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Dokument-Nr. 2039
Pacelli, Eugenio an [Pizzardo, Giuseppe]
München, 16. Juli 1923

Regest
Pacelli empfiehlt Pizzardo den russischen Archimandriten Sergy Dabič, der eine Konversion zum Katholizismus plant und nach Rom reiste. Hauptanliegen seines Schreibens ist jedoch eine Aussprache mit Pizzardo, der Pacelli in seinem letzten Schreiben Vorhaltungen machte. Der Nuntius betont seine Dankbarkeit gegenüber Pizzardo für dessen Unterstützung, hebt aber anhand konkreter Beispiele hervor, wie tatkräftig er selbst Pizzardo in der Vergangenheit protegierte. Im Gegenzug habe er, so Pacelli, von Pizzardo jedoch nur zwei kleine Gefälligkeiten erhalten, nämlich die – noch nicht geleistete – Erstattung der Miete und die – mittlerweile unterbrochene – Lieferung der Tageszeitung 'Corriere d'Italia'. Wie enttäuscht er von Pizzardo ist, für den er, so der Nuntius, Wertschätzung und echte Freundschaft wie nur für wenige andere empfindet, verdeutlicht Pacelli durch den Hinweis darauf, dass Pizzardo anderen das ermöglichte, was er bei Pacelli als problematisch ansieht.
[Kein Betreff]
La venuta a Roma dell'Archimandrita Sergio mi obbliga a scriverLe per raccomandarlo alle Sue premure. Io ho fatto qui quanto ho potuto per lui, e mi sembra, – quantum humana fragilitas nosse sinit, specialmente trattandosi di Orientali –, che egli sia ben disposto e vi siano le più fondate speranze per la sua conversione. Occorre dimostrargli interesse ed affezione; inoltre egli desidera che la cosa rimanga ancora del tutto segreta. Mi duole che il P.  d'Herbigny non sia ora a Roma; speriamo che l'Abate di S. Paolo sappia ispirargli eguale fiducia.
La necessità, in cui mi son tenuto di scriverLe, mi costringe pure a dire qualche cosa dell'ultima Sua del 29 Maggio.
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Io non avrei mai creduto che una frase scritta in un momento di qualche sconforto (e non senza fondamento) mi avrebbe attirato una così lunga e forte replica. Da essa sembra quasi emergere l'accusa che io Le abbia chiesto cose "contro la Sua coscienza ed il Suo dovere". Sebbene io mi ritenga sotto mille riguardi indegno e colpevole, non ho coscienza di esser caduto moralmente in basso fino a tal punto. – Ella mi ricorda pure ancora una volta quanto ha fatto per me nella Segreteria, ed io ancora una volta riconosco con piena gratitudine i segnalatissimi servigi che Ella mi ha reso allorché ero Segretario degli AA. EE. SS. – Ma ciò mi costringe fargl 1 per quanto ciò possa ripugnarmi, a ricordarLe ciò che io pure <pure>2 ho fatto da mia parte per Lei. Ricordi, Monsignore, le lettere imploranti e supplichevoli, che Ella mi scriveva da Monaco per venire a Roma.
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Ella si dichiarava pronto a venire anche come Segretario particolare, pur qualsiasi lavoro, a qualsiasi condizione, venendo in ufficio anche nei giorni festivi, anche per copiare indirizzi, ecc. ecc. Io me ne occupai con ogni impegno, sebbene fosse difficile allora di ottenere un aumento di impiegati, ed Ella venne a Roma come Minutante. Certamente, torno a ripetere, io fui contentissimo della Sua collaborazione, ma mi ritenni pure in dovere di metterLa in buona vista con tutti ed in tutte le occasioni. – Partito da Roma, Ella mi chiese nel Febbraio 1919 di raccomandarLa al Cardinale; io ero allora tornato dalla Svizzera e passavo un periodo ben triste; tuttavia superai la ripugnanza che avevo in quel momento di chiedere qualche cosa all'Emo e scrissi subito. – Nel Febbraio 1920 venni
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a Roma ed Ella mi parlò in termini amari dell'ingiusto trattamento, di cui si riteneva vittima. Io non solo La raccomandai a tutti i Superiori, ma mi recai anche dal Barone de Ritter per preparare una Sua eventuale successione nella Nunziatura di Monaco. Tornato qui, chiesi ed ottenni che il Governo bavarese La domandasse come mio successore in Monaco, ed allorché la S. Sede mi ordinò di informarmi se Mons. Marchetti sarebbe stato persona grata, io, nel rispondere, pur senza nuocere a quel mio caro amico, trovai il modo di mettere Lei in prima linea. Se la cosa non riuscì, fu unicamente perché in Roma non La vollero lasciar partire; in ogni modo ciò valse efficacemente a metterLa sempre più in vista ed a facilitare le ulteriori promozioni. – Da che Ella è sostituto,
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mi sono tante volte rivolto a Lei con cuore aperto e con piena fiducia; tante volte ho chiesto a Lei aiuto, come faceva Ella stessa allorché mi scriveva le lettere supplichevoli da Monaco; ma che cosa ho ottenuto? Per quanto io <ora>3 ricordi, due cose ben lievi, e che poi son rimaste distinte. Vale a dire 1°) il rimborso della pigione di casa, accordato dal S. Padre (quindi certamente cosa non "contro la Sua coscienza"), ma che è rimasto senza attuazione. 2°) L'invio del Corriere d'Italia , che del resto mi è stato ora di nuovo soppresso; almeno così debbo pensare, non ricevendolo più da tempo notevole. Eppure dovrebbe essere evidente a qualunque persona serena e oggettiva che un Nunzio di Germania nelle attuali condizioni non può e non
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deve limitarsi, se vuole esercitare una qualche influenza, a leggere i soli giornali tedeschi, ma deve conoscere, almeno un poco, l'opinione ed i sentimenti anche degli altri Paesi! –So poi che Ella si è adoperato (e ne godo vivamente e sinceramente) per ottenere a favore di altri cose identiche a quelle, che invece ha a me rifiutato, portando argomenti che avrebbero dovuto valere anche per gli altri. E potrei continuare, se non fosse per me troppo spiacevole e doloroso di scrivere su questo tema a Lei, per cui ho avuto, come per pochi al mondo, affezione, stima, amicizia profonda!
Intanto si abbia cordiali saluti dal
Suo affmo
+ Eugenio Pacelli
1Hds. gestrichen von Pacelli.
2Hds. gestrichen und eingefügt von Pacelli.
3Hds. eingefügt von Pacelli
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an [Pizzardo, Giuseppe] vom 16. Juli 1923 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 2039, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/2039. Letzter Zugriff am: 18.02.2020.
Online seit 24.10.2013, letzte Änderung am 25.02.2019