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Dokument-Nr. 2609

[Erzberger, Matthias]: Il Principe Massimiliano di Baden, nuovo Cancelliere dell'Impero . Il programma dei partiti della maggioranza. I seggi occupati dal Centro nel Governo dell'Impero.. Berlin, 03. Oktober 1918

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Caduta la candidatura dell'attuale vicecancelliere signor von Payer, la nomina del principe Massimiliano del Baden a Cancelliere dell'Impero può esser considerata ormai, anche se non formalmente, come un fatto compiuto.
Il principe Massimiliano di Baden è il successore al trono del Baden. Egli nacque il 10 luglio 1867 ed è figlio del principe Guglielmo di Baden e della principessa Maria, nata duchessa di Leuchtenberg e nipote del figliastro di Napoleone I e viceré d'Italia Eugenio Bauharnais. Egli è sposato fin dal 1900 colla principessa Maria di Cumberland, la sorella più vecchia del duca Ernesto Augusto di Braunschweig. Frequentò a Karlsruhe il Ginnasio e studiò, quindi, diritto e scienze politiche a Friburgo e a Heidelberg. All'Università di Lipsia conseguì, più tardi, il titolo di dottore in legge. Appartenne poi alcuni anni all'esercito, ne uscì il 1911 e, astrazion fatta di un breve servizio nelle prime settimane della guerra, non ha coperto più alcun ufficio militare. Fin dal 1907 il principe Massimiliano è presidente della prima Camera badese, e come tale conosce bene l'ingranaggio parlamentare. Durante la guerra ha svolto la sua attività specialmente nell'assistenza dei prigionieri. Si deve alle sue energiche intromissioni ed al suo pronto agire (egli si recò a Stoccolma e nella Svizzera ogni volta che lo ritenne necessario) se la sorte dei prigionieri tedeschi in Russia conseguì un miglioramento. Concluso lo scambio dei prigionieri più
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volte si recò egli personalmente alla frontiera, per portare ai soldati tedeschi permutati il saluto della patria.
I discorsi e le dichiarazioni pubbliche del Principe hanno sempre rivelato le sue alti [sic] doti intellettuali. Il Principe Massimiliano è un democratico nel vero senso della parola. Egli condivide il punto di vista del Governo popolare, cioè a dire della partecipazione del popolo alla direzione e conformazione della sua propria vita statale e politica. Egli vuole libertà all'interno. In quanto alla politica estera egli è un avversario dichiarato del nazionalismo autocrate e dello sciovinismo. Nella tragica atmosfera di sobbillamento, nella quale i popoli vivono dacché dura la guerra, egli non ha perduto la fede nella vittoria, né la ragionevolezza, né il senso umanitario. L'idea dell'intesa fra i popoli non è, per lui, un qualsiasi mezzuccio tattico ma una convinzione intima. La fede nei fini comuni dell'umanità lo induce a rigettare le idee dei politicanti fautori della forza.
Questa sua fisionomia intellettuale e politica, il Principe la rivelò durante la guerra già nel decembre 1917, in occasione della seduta inaugurale della prima Camera badense. Non si può dire dunque di lui che i suoi intendimenti politici sieno [sic] un prodotto della crisi nella quale si dibatte attualmente l'Impero tedesco. Lo dimostrano alcuni passi che vogliamo citare qui appresso, e che togliamo appunto dal discorso tenuto dal Principe Massimiliano nella seduta inaugurale della prima Camera badense:
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…Può venire un giorno nel quale l'Europa non troverà più la forza necessaria per rimarginare le sue orribili ferite.
Oggi sembra che la guerra debba continuare fino all'esaurimento dell'Europa. Tale è la volontà dell'America e tale ancora la volontà dei Governi francese ed inglese. Essi respingono brutalmente quei fini generali dell'umanità, perché scorgono in essi i pilastri sui quali potrebbero essere edificati i grandi ponti fra i popoli …
Signori! Una responsabilità terribile pesa su quelli che avevano il compito di guidare i destini delle nazioni. Tutti quelli che, in patria, seguono la guerra collo spirito attento e col cuore ardente, debbono sopportare la loro parte di peso. Dappertutto le forze sananti si spiano reciprocamente; dappertutto si è stanchi di assistere alla moratoria del sermone della montagna. L'umanità vuol vederla denunciata prima ancora della fine della guerra. Sir William Byles, il cristiano recentemente deceduto che pronunciò queste terribili parole della moratoria del sermone della montagna, non pensò, pronunciandole, agli orrori inevitabili dei campi di battaglia, ma a quel genere di sentimento pagano che tanti uomini di spirito eminenti di tutti i paesi si son fatti quasi una gloria di professare durante la guerra.
Si è affermato esser l'odio indispensabile per la continuazione energica della guerra. Una
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principessa tedesca ha dato la seguente risposta: "L'amore della patria basta per dare il meglio di sé". La forza sola non può assicurarsi quella posizione nel mondo che, secondo il nostro modo di vedere, ci compete. La spada non può vincere le resistenze morali che si sono sollevate contro di noi. Perché il mondo si riconcili colla grandezza della nostra potenza, deve sentire che dietro questa forza vi è una coscienza universale. Io sono di questa opinione. Per far fronte a questa esigenza basta che noi apriamo le porte della nostra anima, considerato che tutta la storia dello spirito tedesco respira il sentimento della responsabilità dinanzi all'umanità. La Germania deve scrivere questo motto nelle sue bandiere".
Libertà nel paese, fede nella comunità dei popoli –, sono i medesimi pensieri che il principe sviluppò il 22 agosto 1918 in un suo discorso davanti alla rappresentanza popolare in occasione della festa dello Statuto badense. Citiamo i seguenti passi:
"Due esigenze rimarranno sempre la base di un forte Stato nazionale: l'esigenza che lo Stato rispetti la dignità umana e la libertà personale del singolo; l'esigenza che il singolo sia disposto, per il bene dell'universalità, ai massimi sacrifici. Se nel passato vi furono Governi i quali credettero di avere assicurato a sufficienza l'au
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torità dello Stato con l'ubbidienza coatta di sudditi recalcitranti, questa fede, che può aver avuto, forse, valore nei tempi andati, è oggi fallace, giacché oggi l'esistenza dello spiegamento esterno delle forze comprende quella della libertà intera.
…Guai a quelle nazioni che credessero di poter, durante la guerra, abbassare la fiaccola dei sentimenti cristiani nella speranza di poterla risollevare di nuovo viva e superba, dopo la pace! Una simile nazione avrebbe perduto il suo posto all'avanguardia della civiltà.
…L'accomodamento degli interni contrasti politici e religiosi in Germania è divenuta, in piccolo, una preparazione spirituale alla collaborazione dei popoli. Infatti l'unificazione dell'Impero tedesco poté raggiungersi solo perché la fede in questo ideale pure nei periodi più oscuri periodi della storia tedesca mai si era estinta. Anche coloro, quindi, che coltivano sinceramente nel cuore l'ideale dell'alleanza dei popoli non devono perdere le loro grandi speranze".
A causa dei suoi sentimenti manifestati colle parole che sopra, il Principe Massimiliano fu fatto segno a suo tempo agli strali maligni e beffardi della stampa conservatrice e pangermanista.
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Quanto ai sentimenti religiosi del principe Massimiliano, egli era ritenuto prima della guerra per un uomo di idee alquanto liberali. Durante la guerra i suoi sentimenti son divenuti più positivi, come risulta anche dai suoi discorsi nei quali parla più volte di sentimenti cristiani.
Il Principe Massimiliano entrò subito in colloquio coi partiti della maggioranza. Fra lui e i partiti della maggioranza vi è questo accordo: che il Gabinetto venga formato esclusivamente di membri dei partiti della maggioranza. I conservatori, che sono stati sorpresi grandemente dal rescritto dell'Imperatore sul democratizzamento del Governo, e che, per non vedersi esclusi del tutto, hanno riconosciuto in una loro deliberazione il rescritto stesso, rimangiandosi così tutte le opinioni di politica statale predicate sin qui, hanno fatto tutti gli sforzi possibili e immaginabili per mettere insieme un Gabinetto di coalizione. Il Principe ha ricevuto, sì, anche il capo dei conservatori, conte Westarp, ma si rifiuta decisamente di formare un Gabinetto di coalizione e vuole soltanto un Governo formato esclusivamente coi partiti della maggioranza. Anche i liberali nazionali che, rinnegando i loro fini di guerra difesi sin qui, hanno fatto rapidamente una diversione verso i partiti della maggioranza, debbono essere esclusi dal Governo. I partiti della maggioranza non vogliono assolutamente mischiare nel Gabinetto elementi conservatori e liberali nazionali e nel volere un Governo omogeneo sono d'accordo col Principe Massimiliano. I socialisti hanno dichiarato a grande maggioranza che la democrazia sociale entri a far parte del Gabinetto del Principe, e la commissione del partito ha aderito unanimemente a questa deliberazione
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della frazione. Il partito democratico progressista ha dichiarato egualmente di accettare un cancellierato principe Massimiliano. Lo stesso ha fatto il Centro. I tre partiti della maggioranza hanno fissato in varie conferenze il loro programma d'azione, e il Principe Massimiliano ha accettato questo programma, non solo, ma, in molti punti, va ancor più avanti degli stessi partiti della maggioranza e mette sopra tutto il compito di dare la pace al popolo tedesco. Si attende per stasera la pubblicazione della lista del nuovo Gabinetto. La prossima seduta del Reichstag avrà luogo il 5 c.m. ed in essa il nuovo Cancelliere svilupperà il suo programma, dinanzi al quale i vari partiti prenderanno eventualmente atteggiamento.
Ecco il programma dei partiti della maggioranza:
Programma
dei partiti della maggioranza
1. Mantenersi sul terreno della risposta del Governo dell'Impero all'Appello pontificio del 1. agosto 1917, e aderire senza riserve alla "Risoluzione" del Reichstag del 19 luglio 1917.
2. Dichiarazione di esser pronti ad entrare in una lega di popoli conformemente ai seguenti principi fondamentali:
"Il Reichstag nella sua dichiarazione del 19 luglio 1917 dichiarò di accettare una "pace d'accomodamento e durevole riconciliazione dei popoli". In quanto ad un mezzo essenziale per il raggiungimento di questo fine, si è impegnato a che siano create garanzie di diritto internazionali". La via per ottener ciò consiste nel
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fissare un ampio diritto internazionale che ponga i rapporti fra gli Stati tra di sé sulla stessa base di diritto allo stesso modo dei rapporti giuridici fra i singoli individui.
La creazione di una lega di popoli che comprenda tutti gli Stati; che si basi sul principio fondamentale degli uguali diritti dei popoli ed escluda accordi speciali politici al par degli accordi segreti, è un mezzo efficace per assicurare una pace durevole, un'esistenza indipendente e il libero sviluppo economico dei popoli.
Basi di una lega di popoli sono:
I. Impegno reciproco degli Stati di sottoporre a trattamento pacifico qualsiasi controversia non componibile con mezzi diplomatici.
II. Disarmo reciproco e simultaneo.
III. Uguaglianza di diritti economici e giuridici di tutti gli Stati e dei loro appartenenti; porta aperta e rinuncia a qualsiasi misura di lotta economica a pace conclusa.
IV. Libertà del traffico mondiale, garantito dal riconoscimento fondamentale della libertà dei mari, mediante l'internazionalizzamento degli stretti e dei canali che uniscono i mari; intangibilità della proprietà privata in alto mare; abolizione del diritto di preda e di blocco.
Trattamento uniforme a navi, merci e noleggiatori in tutti quanti gli impianti destinati al traffico in tutti gli Stati;
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protezione internazionale dei cavi transoceanici.
La lega dei popoli dovrebbe assolvere anzitutto i seguenti compiti:
Diritto – protezione – e assicurazione degli operai; diritto del traffico mondiale, da completarsi dal lato internazionale.
Il Reichstag propugna una Lega di popoli eretta su tali basi; una lega che garantisca la proprietà dei singoli Stati e metta a disposizione tutta quanta la sua forza politica, economica, civile e militare per combattere quello Stato che osi infrangere la pace, e per concretare i compiti comuni.
3. Dichiarazione netta sulla questione belga (ristaurazione del Belgio, accomodamento e indennizzo).
4. I trattati di pace conclusi sin qui non debbono formare ostacolo alla pace generale. Nel Baltico, nella Lituania e nella Polonia, debbono essere insediate quanto prima rappresentanze popolari democratiche. Quegli Stati debbono regolare la loro costituzione e i loro rapporti coi popoli finitimi. Nei territori suddetti dovrà essere introdotta immediatamente l'amministrazione civile.
5. Creazione di uno Stato federato indipendente Alsazia-Lorena, con garanzia di completa autonomia corrispondentemente ai desideri della rappresentanza popolare alsaziano-lorenese.
6. Immediata introduzione del diritto elettorale in Prussia.
7. Unità di Governo; esclusione di Governi suppletori irresponsabili; partecipazione al Governo di parlamentari incaricati di concretare una politica unitaria; stretta
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osservanza di tutti [sic] le responsabilità costituzionali in ogni rescritto della Corona.
8. Modificazione della legge sullo stato d'assedio affine di proteggere la libertà personale. Il diritto di riunione e la libertà di stampa. Limitazione della censura alle questioni di strategia e tattica di guerra, movimento di truppe e costruzione di materiale da guerra; istituzione di un Ufficio politico incaricato di controllare tutte le misure decise in base allo stato d'assedio; abolizione di tutte le istituzioni militari destinate all'influenzamento politico.
Berlino, 30 settembre 1918
Chi tenga presenti i principi fondamentali che il nuovo Governo vuol concretare con mano energica, comprende subito che i conservatori non possono trovare posto nel Gabinetto. Durante la crisi oggi risolta, nei giornali conservatori e pangermanisti si è elevato, in fatti, il grido: vogliamo un dittatore.
Il cambiamento nel sistema di Governo significa anche un completo mutamento di sistema nella politica interna dell'Impero tedesco. Quello che i partiti della sinistra e il Centro hanno voluto per tant'anni; che il regime autocratico facesse posto, cioè, a un Governo popolare, intatta rimanendo la monarchia, si è concretato in pochi giorni. La Germania possiede oggi un sistema di Governo parlamentare come gli altri popoli.
Un'altra circostanza è oltremodo notevole. Da tutta la storia del Centro risulta l'aspirazione del medesimo di introdurre la parità nell'occupazione delle
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alte cariche governative. Prima tappa su questa via può essere considerata la nomina, avvenuta a suo tempo, del conte Hertling a Cancelliere dell'Impero e del capo della frazione del Centro al Reichstag, dottor Spahn, a ministro della Giustizia in Prussia. Nella distribuzione attuale degli alti uffici nel nuovo Governo il Centro ha ottenuto:
3 segretariati di Stato;
(1 senza portafoglio nella Cancelleria dell'Impero;
(1 per l'Ufficio degli Interni;
(1 per l'Ufficio della stampa, da fondarsi).
2 sottosegretariati di Stato;
(1 per un Ufficio dei Lavori pubblici, da fondarsi,
(1 per l'Ufficio del Tesoro).
A questo modo vien resa giustizia al principio caritativo. Il segretariato di Stato dall'Ufficio della stampa sarà affidato probabilmente all'on. Erzberger, deputato del Centro.
Empfohlene Zitierweise:
[Erzberger, Matthias], Il Principe Massimiliano di Baden, nuovo Cancelliere dell'Impero . Il programma dei partiti della maggioranza. I seggi occupati dal Centro nel Governo dell'Impero., Berlin vom 03. Oktober 1918 , Anlage, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 2609, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/2609. Letzter Zugriff am: 13.08.2020.
Online seit 02.03.2011, letzte Änderung am 09.03.2011