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Dokument-Nr. 310
Schioppa, Lorenzo an Gasparri, Pietro
München, 03. Januar 1919

Regest
Die Österreichisch-Ungarische Gesandtschaft in München wurde besetzt, wie Schioppa von deren Sekretär erfuhr. In der Stadt könne man die Ausbreitung des Bolschewismus an der Verletzung der Bürgerechte und der Immunität völkerrechtlicher Personen messen. Die Einrichtung einer Bürgerwehr wurde von den Arbeiter- und Soldatenräten verhindert und das Diplomatische Korps verfügt – obwohl eher aufgrund der Lebensmittelknappheit – nicht mehr über eine zweifache Lebensmittelkarte. Trotz einer amtlichen Mitteilung des Ministerpräsidenten und Außenministers Kurt Eisner über die Exterritorialität und die persönliche Immunität der Diplomaten sei das aufgelassene Österreichisch-Ungarische Generalkonsulat in Abwesenheit des Generalkonsuls, Egon Freiherr von Ramberg, und des untergeordneten Personals besetzt worden. Der Sekretär der Gesandtschaft habe bei Ministerpräsident Eisner protestiert; dieser entschied sich aber erst nach langem Zögern dazu, die Gesandtschaft zu besichtigen und seinen Aufhebungsbefehl zu erteilen. Angeblicher Grund für die Besetzung sei der Schutz der Gesandtschaft und des Konsulats gegen mögliche Demonstrationen österreichischer Bürger in München gewesen, die sich von der Gesandtschaft schlecht behandelt fühlten. In Anbetracht des Hasses gegen Priester und der Drohungen gegen den Münchener Erzbischof Faulhaber fürchtet Schioppa, dass auch die Nuntiatur besetzt werden könnte, auch weil die Regierung den Bolschewismus nicht aufhalten könne. Das Diplomatische Korps in München habe vor, am nächsten Tag dem Außenminister eine Note, die Schioppa Gasparri zukommen lässt, auszuhändigen. Der Auditor habe sich aber nicht persönlich sondern durch Vertretung des Sous-Doyen des Diplomatischen Korps angeschlossen. Die Gründe seiner Zurückhaltung bestehen darin, dass Nuntius Pacelli ihn nicht offiziell als Geschäftsträger angekündigt habe, aber auch in der Befürchtung, Eisner würde wieder um eine Unterredung mit ihm ersuchen, wie Schioppa schon zuvor mit Chiffre vom 2. Januar berichtet hatte. Er habe dem Geschäftsträger der Österreichisch-Ungarischen Gesandtschaft die Schwäche der besagten Note erläutert und eine neue verfasst, die er dem Kardinalstaatssekretär zusendet. Der österreichisch-ungarische Generalkonsul habe diese letzte für wirksamer gehalten, aber eine Besprechung derselben sei aus Zeitmangel nicht mehr möglich.
Betreff
Occupazione militare della Legazione Austro-Ungarica in Monaco.
(con 3 allegati)
Eminenza Reverendissima,
Purtroppo qui si va sempre innanzi sulla via del Bolcevismo. Quantunque la città abbia aspetto di tranquillità e di calma, pure sono continue le violazioni dei diritti privati e pubblici. Si è arrivato al punto di credere necessaria la formazione di una guardia borghese armata ed il proclama, che chiamava i cittadini ad inscriversi in questa milizia "per la difesa delle persone e della proprietà privata" era sottoscritto perfino da due Ministri: quello degli Interni e quello della Giustizia. Essi però hanno dovuto ritirare la loro firma, in seguito agli attacchi violenti ed alle minaccie [sic] del consiglio dei soldati e tutti gli altri firmatari sono stati arrestati.
Sembrava che si potesse sperare un po' di rispetto almeno pel diritto internazionale, specialmente per ciò che riguarda la protezione del Corpo diplomatico e delle prerogative inerenti alla sua missione. È vero che già da qualche tempo
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sono state soppresse le doppie carte pei viveri, concesse dal passato Governo a tutti i Membri del Corpo Diplomatico; è vero anche che ad una domanda fatta da questa Nunziatura per provvedersi di una modesta quantità di generi alimentari è stato risposto negativamente, ma ciò, in certo modo, può essere giustificato dalla mancanza di viveri che ogni giorno si fa più sensibile e penosa.
Finora però non vi era stata alcuna aperta violazione al diritto internazionale relativamente ai Rappresentanti Diplomatici. Anzi il Ministero degli Esteri aveva fatto pervenire tanto a questa Nunziatura quanto alle Legazioni qui esistenti (rette ora da Incaricati di Affari, giacché i Capi si sono tutti allontanati ed alcuni anche dimessi) una Nota per la immunità locale ed un'altra per quella personale, ambedue firmate dallo stesso Ministro Presidente e Ministro degli Esteri, Kurt Eisner.
Ma la notte scorsa, malgrado la detta Nota Ministeriale, che riconosce la extraterritorialità degli edifici diplomatici, la Legazione Austro-Ungarica è stata né più né meno che occupata militarmente. Lo stesso è avvenuto al Consolato d'Austria-Ungheria. Verso la mezzanotte, mentre alla suddetta Legazione non vi era né il Ministro, che è fuori residenza, né alcuno del personale subalterno, che dimora nelle proprie abitazioni, si sono presentati alla Legazione medesima una ventina di
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soldati armati di tutto punto ed hanno occupato l'edificio.
Per un puro caso si è trovato a passare di lì un Segretario della Legazione stessa (che mi ha poi personalmente raccontato il fatto) ed, avendo visto le finestre illuminate, è entrato e naturalmente ha con tutta energia protestato contro una simile incredibile violazione. La sua protesta non è valsa a niente. Gli hanno perfino vietato di telefonare all'incaricato d'Affari ed è stato messo alla porta. Egli però, pure assicurando di recarsi nella sua privata abitazione, è andato subito dal Ministro Eisner per protestare contro l'avvenimento, dopo aver per telefono avvertito del fatto l'incaricato d'Affari. Il Segretario suddetto mi aggiungeva che non è stata cosa facile persuadere il menzionato Ministro sulla gravità di quanto era stato commesso e soltanto dopo una lunga conversazione e dopo avergli chiaramente detto che ciò non era avvenuto neppure nella bolcevica Russia, il Signor Eisner si è deciso a recarsi personalmente alla Legazione per ordinare che fosse ritirata l'occupazione militare tanto della Legazione stessa quanto del Consolato Austro-Ungarico.
Fino ad ora non è stata data una ragione chiara e precisa per cui si è fatto questo passo così grave. Si è detto che vi erano dei dubbi su di un certo movimento monarchico, in cui la Legazione suddetta sarebbe stata complicata; mentre in verità a tutti è noto che la Legazione medesima è stata inca-
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ricata della rappresentanza di tutti e singoli gli Stati dell'antica Monarchia Danubiana non esclusa la Repubblica Ungherese. Si è detto pure che il motivo della descritta occupazione doveva cercarsi nel fatto che numerosi reclami erano stati avanzati contro la Legazione ed il Consolato pel trattamento fatto ai sudditi austriaci qui dimoranti, e quindi l'occupazione sarebbe stata fatta per proteggere sia la Legazione sia il Consolato da possibili dimostrazioni ostili da parte degli Austriaci! ...
Qualunque però sia la ragione, rimane il fatto che qui una Legazione Estera ha potuto essere occupata militarmente da soldati repubblicani e da poliziotti, e si deve ad una pura combinazione, cioè all'arrivo del Segretario, se si sono potuti salvare gli Archivi diplomatici e consolari.
Non mi farebbe maraviglia se un brutto giorno la medesima sorte toccasse pure a questa Nunziatura, anche perché l'odio contro i preti va sempre più dilagando nei circoli socialistici e rivoluzionari. Monsignor Arcivescovo mi ha raccontato che tutti i giorni riceve lettere anonime di minaccie e spesso per le strade gli si mostrano i pugni. Ieri sera poi in una Assemblea di Comunisti il nome dell'Arcivescovo è stato fatto apertamente come quello di una persona che deve essere tenuta presente quando i Comunisti avranno in loro mano la forza, e dovranno fare ... giustizia.
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I giornali di stamattina pubblicano che il Ministro Eisner ha spedito un telegramma di scuse al Ministero degli Esteri a Vienna per la riferita occupazione; ma ogni giorno apparisce sempre più chiaramente che il Governo non ha alcuna forza per dominare il Bolcevismo minacciante e cittadini e diplomatici, le loro case e le loro proprietà sono completamente in balia della plebaglia, patrona assoluta della vita del paese.
Infine, questa mattina pure, i Membri del Corpo Diplomatico, che per combinazione si sono trovati insieme alla Legazione d'Austria, hanno deciso di redigere, in nome di tutto il Corpo Diplomatico la Nota che ho l'onore di inviare qui unita (All. I) a Vostra Eminenza, insieme alla relativa traduzione italiana (All. II) e parimenti hanno stabilito di presentarla domani tutti insieme al Ministro degli Esteri.
Di ciò mi è stato dato [sic] cortese comunicazione e sono stato richiesto se volevo anch'io associarmi alla Nota e prendere parte all'udienza.
Tutto ben considerato, ho creduto opportuno di declinare l'invito per l'udienza, pur pregando il Sottodecano del Corpo Diplomatico di far presente al Signor Ministro degli Esteri che anche la Nunziatura si associava alla Nota.
Le ragioni per le quali mi è parso di non dovere recarmi all'udienza predetta sono state due:
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l°) Perché non essendo stato presentato come Incaricato d'Affari al Ministro degli Esteri, quando Monsignor Nunzio è partito, mi sembrava di non avere un carattere ufficiale per potere far parte di una riunione diplomatica ufficiale.
2°) Perché non sarebbe stato impossibile, che il Ministro Eisner, il quale, come ho riferito a Vostra Eminenza col mio cifrato N. 278 in data del 2 Gennaio, ha espresso il desiderio di parlarmi, avesse colta questa occasione per invitarmi ad un colloquio. Allora mi sarei trovato nell'alternativa o di dovere accettare l'invito, cosa che non potevo e non volevo fare senza l'autorizzazione già chiesta a Vostra Eminenza, e non ancora pervenutami; ovvero di dovere declinare l'invito stesso, cosa che non avrei potuto fare senza commettere una mancanza di tatto.
D'altra parte, avendo pregato, come ho detto di sopra, il Signor Sottodecano del Corpo Diplomatico di fare le parti anche della Nunziatura, mi pare, subordinatamente, di avere sufficientemente tutelati i diritti della Nunziatura medesima, evitando nel tempo stesso i pericoli a cui sopra ho accennato. Del resto tutto ciò non avrà alcun effetto pratico, perché, come ho già detto, il Governo, anche se avesse la migliore volontà, non ha la forza necessaria per imporsi alla forza<piazza>1 dominante.
Giacché, come ho esposto, mi sono associato alla Nota di cui sopra, mi permetto aggiungere, ché in una conversazione confidenziale coll'Incaricato d'Affari della legazione Austro-
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Ungarica, richiesto del mio parere sulla Nota in questione, ho cortesemente fatto rilevare, che al 2 mio umile parere <giudizio>3 la detta Nota era un po' debole, sia perché non esprimeva alcuna rimostranza contro il deplorato avvenimento, sia perché nella seconda parte accennava all'ipotesi che si possa rinnovare il detto avvenimento, cosa che, secondo me, deve in diritto del tutto escludersi. Interessato poi a redigere un'altra Nota in conformità delle mie vedute, l'ho fatto ed oso qui compiegarne il testo (All. III).
Questa seconda Nota, presentata al Ministro d'Austria-Ungheria, che stamattina era di passaggio a Monaco, e che naturalmente è stato interpellato intorno all'affare, è stata trovata preferibile all'altra, ma per mancanza di tempo non si è potuto radunare il Corpo Diplomatico per una discussione in proposito, e si è deciso di presentare domani la prima Nota.
Lusingandomi che quanto ho fatto nella presente circostanza potrà incontrare l'ambita superiore approvazione di Vostra Eminenza mi chino umilmente al bacio della Sacra Porpora e con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di confermarmi
di Vostra Eminenza Reverendissima
Obblmo devmo umilmo servo
Lorenzo Schioppa
Uditore
1Hds. gestrichen und eingefügt.
2Hds. durchgestrichen.
3Hds. gestrichen und eingefügt.
Empfohlene Zitierweise:
Schioppa, Lorenzo an Gasparri, Pietro vom 03. Januar 1919 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 310, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/310. Letzter Zugriff am: 25.10.2020.
Online seit 04.06.2012, letzte Änderung am 29.09.2014