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Dokument-Nr. 5470
Gasparri, Pietro an Pacelli, Eugenio
Vatikan, 16. Mai 1921

Regest
Gasparri bestätigt den Erhalt des Nuntiaturberichts vom 2. Mai und informiert Pacelli über die vatikanischen Bemühungen für eine Vermittlung der Vereinigten Staaten von Amerika in der Reparationsfrage. Nach dem Amtsantritt des amerikanischen Präsidenten Harding habe er den Apostolischen Delegaten in Washington Bonzano damit beauftragt, Harding auf den Frieden in Europa anzusprechen. Bei der Begegnung am 2. März habe Bonzano weisungsgemäß um die Mitwirkung Hardings bei der Lösung der Reparationsfrage gebeten; dieser habe ihm daraufhin anvertraut, dass ein amerikanischer Plan in diesem Sinn existiere. Gasparri habe diese Information dem deutschen Botschafter beim Heiligen Stuhl von Bergen mitgeteilt und Bonzano angewiesen, eine Unterredung mit dem einflussreichen Senator McCormick zu organisieren. Die amerikanische Regierung habe durch McCormick mitteilen lassen, dass sie den Vorschlag einer Vermittlung durch sie vorerst weder annehme noch ablehne. Zuerst wolle sie durch Vermittlung des Heiligen Stuhles erfahren, zu welchen Reparationszahlungen das Deutsche Reich bereit sei und welche Garantien es biete. Daraufhin habe sich von Bergen nach Lugano zu einem Treffen mit dem Reichsaußenminister Simons begeben. Wie aber der ehemalige Reichskanzler Fehrenbach Pacelli mitteilte, habe es bei der deutschen Antwortnote wochenlange Verzögerungen gegeben; diese kommentiert Gasparri wegen unnötiger Besuche und Urlaube als geradezu unfassbar. Als die Antwortnote ankam, sei sie derart lang und ungenau gewesen, dass Gasparri sie mit Hilfe Pizzardos und von Bergens zu kurzen und klaren Vorschlägen redigiert und der Reichsregierung zur Zustimmung übersandt habe. In der Zwischenzeit habe es allerdings ausgehend von der Zeitung "Germania" Verlautbarungen in der internationalen Presse über den vatikanisch-amerikanischen Vermittlungsversuch gegeben, weshalb der Heilige Stuhl die Vorschläge nicht mehr habe übermitteln können, um nicht den Zorn Frankreichs auf sich zu ziehen. Pacelli soll die bayerische und die Reichsregierung darauf hinweisen, dass die Indiskretionen die einzigen Gründe für das Nichtübersenden der Vorschläge gewesen seien. Die Schuld hierfür weist Gasparri ausschließlich den Versäumnissen der Reichsregierung zu. Die Reichsregierung habe nun ihre Vorschläge direkt nach Washington weitergeleitet - die Antwort der amerikanischen Regierung habe Gasparri aufgrund der Kompliziertheit und Länge der deutschen Vorschläge nicht überrascht.
Gasparri erläutert im Folgenden seine Vorschläge zur Lösung der Reparationsfrage, die von von Bergen wohlwollend aufgenommen wurden: Deutschland hätte anbieten sollen, umgehend Reparationen in Höhe von 50 Milliarden in Gold zu zahlen, was den auf 42 Jahren angelegten Zahlungen von 226 Milliarden ungefähr entspreche. Um diese hohe Zahlung leisten zu können, hätte das Reich die Kriegskredite der Entente bei den Vereinigten Staaten übernehmen sollen, wofür die deutschen Häfen, Eisenbahnen, Bergwerke und die Industrie als Garantien hätten dienen können. Der Vorteil für die USA hätte darin bestanden, nur noch einen einzigen anstatt mehrerer Schuldner zu haben und sich eine wirtschaftliche Lage erster Güte im Herzen Europas zu verschaffen. Auf Wunsch der Entente hätte das Reich einen Teil der Summe durch Sachvergütungen oder Bauarbeiten ableisten können. Hätte etwa Frankreich einen Teil der Kredite durch den Erlass der eigenen Schulden gegenüber den USA als Bargeld verlangt, hätte Deutschland auf ein internationales Darlehen zurückgreifen sollen. Gasparri weist darauf hin, dass die römische Zeitung "La Tribuna" seinen Vorschlägen, wie sie durch die Indiskretionen bekannt geworden seien, im Großen und Ganzen zugestimmt habe. Der Kardinalstaatssekretär geht davon aus, dass die Vereinigten Staaten einer Überarbeitung der deutschen Vorschläge wohlwollend gegenüber stünden. Präsident Harding sei nämlich nach Bericht Bonzanos von besten Absichten bewegt und habe gehofft, auf eine Verschiebung der Ruhrbesetzung hinwirken zu können.
[Kein Betreff]
Ill.mo e Rev.mo Signore,
Ho regolarmente ricevuto il Rapporto della S. V. Ill.ma e Rev.ma  N.°20493, in data 2 Maggio 1921, e La ringrazio vivamente delle notizie che Ella mi dà a proposito del Concordato da stipularsi colla Germania nonché sull'opuscolo pubblicato da Scheidemann e del quale mi ha favorito una copia.
Mi preme ora di fermarmi sulla prima parte del di Lei Rapporto perché potrà essere non poco utile alla S. V. conoscere esattamente quale sia stata l'azione svolta dalla Santa Sede allo scopo di ottenere un intervento degli Stati Uniti nella questione delle riparazioni di guerra: Appena eletto il Signor Harding a Presidente degli Stati Uniti ed insediato nel suo ufficio, ordinai a Monsignor Bonzano di chiedere un'udienza privata onde presentargli le felicitazioni e gli auguri di Sua Santità ed approfittare dell'occasione per portare la di lui attenzione sul problema della pace europea.
L'udienza fu concessa il giorno II dello scorso Marzo.
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Il Signor Harding mostrò di apprezzare altamente il delicato pensiero del Santo Padre e, mentre incaricava Mons. Bonzano di ringraziarLo vivamente, soggiungeva che confidava assai nelle di Lui preghiere e che ne avrebbe sempre accolto con piacere i suggerimenti.
A questo punto, Monsignor Bonzano, secondo le istruzioni ricevute, faceva subito osservare al Signor Harding che il Sommo Pontefice contava molto sulla di Lui influenza per por fine al doloroso conflitto europeo, e che se Egli avesse potuto riuscirvi ciò sarebbe stata la più grande opera con cui avrebbe potuto incominciare il suo governo. Come lo stesso Mgr. Bonzano riferiva, Harding accolse con visibile soddisfazione queste parole e rispose che Egli ed il Santo Padre stavano appunto escogitando un progetto a questo fine: "Mi dispiace, soggiunse testualmente; di non poter ancora rivelarlo per ragioni facili a capirsi; ma Le dirò che abbiamo già un piano che riuscirà soddisfacente."
In seguito a tali notizie, pensai di farne un cenno con l'Ambasciatore di Germania, il quale ne fu contentissimo. Fu anzi dietro un secondo colloquio avuto con l'Ambasciatore medesimo, che ordinai a Monsignor Bonzano di abboccarsi con il Senatore Mac Cormick, che avevo avuto occasione di conoscere qui in Roma nel Novembre u. s., e che sapevo persona assai influente negli ambienti di Governo.
Monsignor Bonzano avrebbe dovuto parlare al detto Senatore del
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passo ch'egli, a nome del Santo Padre, aveva fatto presso il Presidente Harding e della risposta che n'aveva avuta; aggiungendo, inoltre, che la Germania aveva ufficialmente partecipato alla Santa Sede che accetterebbe ben volentieri la mediazione dell'America per determinare sia la sua solvibilità sia il modo del pagamento. Se la mediazione non fosse in massima rifiutata dall'America, la Germania indicherebbe la base che riterrebbe accettabile e le garanzie opportune.
Mons. Bonzano adempì con ogni sollecitudine all'ordine ricevuto ed il Senatore Mac Cormick ben volentieri s'incaricò di fare i passi opportuni presso le autorità responsabili. N'ebbe in risposta che il Governo di America "non accettava né declinava la proposta di mediazione né voleva prenderne conoscenza ufficiale, a meno che il Governo Tedesco volesse confidare alla Santa Sede e pel tramite di Mons. Bonzano, allo stesso Mac Cormick la somma ch'esso era disposto a pagare e le relative garanzie. Il Governo Americano considererebbe la comunicazione di detta somma come una prova importante di buona fede."
Mi affrettai a comunicare tale risposta a questo Ambasciatore che ne fu oltremodo soddisfatto; ed a pregarlo di farsi trasmettere con sollecitudine dal suo Governo proposte giuste, precise e concrete. L'Ambasciatore promise e per rendere, anzi, le pratiche più agevoli si recò esso stesso a Lugano per incontrarsi con Von Simon [sic].
Ma, come la S. V. riferisce nel Suo Rapporto ed ha già appreso dalla viva parola del Cancelliere Fehrenbach e del Dr. Von Simon [sic], passaro-
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no varie settimane (sembra incredibile!) di tempo preziosissimo, perdute in visite e vacanze inutili, prima che tali proposte venissero inviate. Quando poi lo furono, esse apparvero subito così lunghe e confuse che dovetti rispondere di non poterle trasmettere se non venivano chiaramente sunteggiate, tanto più che un cifrato di vari fogli avrebbe senza dubbio suscitato, in quel momento, non poca ammirazione.
Con il concorso del Signor Ambasciatore, di Mons.  Pizzardo e mio fu redatto uno schema di proposte breve e chiaro nel senso che dirò in seguito; ed il Signor Ambasciatore lo trasmise a Berlino.
In questo frattempo il giornale "Germania" parlò, il primo, della mediazione di America e dell'opera svolta da questa Segreteria di Stato; seguirono altri giornali tedeschi, italiani, francesi, attaccando, specialmente alcuni giornali francesi, tra i quali il Temps, in modo malevolo la Santa Sede. Lo stesso Cardinale Dubois sollecitò una smentita a causa dell'eccitamento della pubblica opinione; e siccome, fortunatamente, i giornali, generalmente parlando, avevano annunziato che la Santa Sede aveva trasmesso alla Casa Bianca le proposte tedesche, noi potemmo in tutta verità negare il fatto avvenuto.
In tali condizioni era evidente che la trasmissione delle proposte tedesche da parte della Santa Sede non era più possibile e ciò per colpa esclusiva del Governo tedesco il quale aveva lasciato trascorrere un tempo prezioso ed aveva fatto trapelare al pubblico la notizia delle trattative in corso, notizia (avrebbe pur dovuto suppor-
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lo) che aveva suscitato le ire della Francia contro la Santa Sede. Noi, dissi io testualmente all'Ambasciatore, siamo ben disposti nell'interesse di tutta l'Europa, a favorire, come meglio possiamo, la Germania nella grave situazione in cui si trova, ma non possiamo esporre la Santa Sede ai colpi dei suoi avversari a causa delle indiscrezioni di Berlino. Il Governo tedesco trasmetta dunque direttamente a Washington le sue proposte; noi raccomanderemo al Governo Americano di interessarsi per una equa e definitiva soluzione del conflitto europeo; ciò che non mancai di fare.
Il Signor Ambasciatore fu dispiacente di questa nostra decisione; ma tanto egli quanto il suo collega di Baviera deplorarono le indiscrezioni in cosa tanto segreta e tanto importante commesse dal Governo tedesco e non poterono dar torto alla Santa Sede. La S. V. può nel modo più prudente assicurare il Governo di Berlino e di Baviera che questa e nessun altra fu la causa che fece desistere la Santa Sede dal proposito di trasmettere le proposte tedesche al Governo Americano. In seguito, dopo conosciute le proposte trasmesse, dico il vero, io avrei esitato a trasmetterle, perché, ancora una volta, troppo lunghe e troppo complicate, di guisa che non mi ha recato meraviglia la risposta data dal Governo di Washington.
A complemento di quanto sopra, aggiungerò che nei varii colloquii avuti con questo Ambasciatore a proposito del problema delle riparazioni, io stesso mi ero permesso suggerire la base di proposte
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che mi sembrava potessero condurre ad equa soluzione del conflitto, base che fu bene accolta da questo Ambasciatore. Io suggerivo che la Germania offrisse di versare, subito all'Intesa la somma globale di circa 50 Miliardi in oro, somma che, secondo i calcoli fatti, corrisponde più o meno ai 226 Miliardi da pagarsi, senza interessi, in 42 anni richiesti allora dall'Intesa. Come pagare subito una somma così alta? Nel modo seguente: I°=Pregare l'America di trasferire con interesse moderato sulla sola Germania i crediti di guerra che essa ha verso i varii Stati dell'Intesa e che, a quanto ripetesi, ascendono precisamente a circa 50 miliardi di franchi, dandole la Germania garanzia sopra i suoi porti, ferrovie, miniere, oltre una partecipazione sulle industrie tedesche. Non apparisce impossibile da parte dell'America l'accettazione di tale sostituzione, in fondo a lei vantaggiosa sia perché invece di sette od otto debitori ne avrebbe avuto uno solo, più solvibile e con migliori garanzie di molti degli attuali, sia perché tale sostituzione le avrebbe creato una situazione economica di primo ordine in Germania, ossia nel cuore dell'Europa;
2°=Se così preferisse qualche Stato dell'Intesa, la Germania accetterebbe di pagare in natura parte della somma ad esso dovuta, deducendola, naturalmente, dalla somma globale sopra indicata;
3°= Se qualche Stato dell'Intesa esigesse la cooperazione tedesca nelle ricostruzioni, la Germania accetterebbe, deducendo l'importo dalla anzidetta somma globale;
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4°=Finalmente se qualche Stato dell'Intesa (specialmente la Francia) richiedesse in contanti una parte del suo credito verso la Germania, deducendola dalla condonazione del suo debito verso l'America, la Germania, onde avere detta somma (cinque o sei miliardi) si sobbarcherebbe ad un prestito internazionale a condizioni da stabilirsi.
Tale fu in sostanza il mio suggerimento da migliorarsi e precisarsi nei dettagli. È da notare che la Tribuna di Roma, giornale officioso, avendolo, in seguito alle indiscrezioni di Berlino, conosciuto grosso modo, lo approvò.
Ora che l'America ha accettato d'intervenire alle ulteriori Conferenze che si terranno sull'importantissimo argomento, la Germania nella prossima Conferenza, se vorrà procurare di migliorare la sua situazione o in base al mio suggerimento, se pur lo ritiene degno di discussione, adattandolo all' ultimatum accettato, o sopra altre basi, avrà, se non erro, l'America ben disposta ad ascoltare le sue proposte purché queste siano giuste, chiare e precise. Infatti Monsignor Bonzano telegrafava in data 2 Maggio che, essendo stato nuovamente chiamato dal Presidente Harding, questi si era mostrato animato dalle migliori intenzioni e sparava di far ritardare la occupazione della Ruhr.
Coi sensi della più distinta e sincera stima mi è caro raffermi [sic]
della S. V. Ill.ma e Rev.ma 
Servitore
P. Card. Gasparri
Empfohlene Zitierweise:
Gasparri, Pietro an Pacelli, Eugenio vom 16. Mai 1921 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 5470, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/5470. Letzter Zugriff am: 14.12.2019.
Online seit 14.05.2013, letzte Änderung am 16.12.2013