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Dokument-Nr. 6006
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 06. September 1917

Regest
Pacelli übersendet eine Stellungnahme mit seinen Reflexionen zur Parlamentarisierung und Demokratisierung Deutschlands. Die Legislativorgane sind Bundesrat und Reichstag, deren Zusammensetzung er beschreibt. Nach der Kanzlerschaft Bismarcks wurden kaum noch Abgeordnete in Regierungsämter berufen. Deshalb fordern viele, vor allem die Nationalliberalen, die Demokratische Fortschrittspartei und die Sozialisten, eine Parlamentarisierung. Eine Vermittlungsposition zwischen diesen und den Konservativen nimmt das Zentrum ein, das aber energisch eine stärkere Beteiligung von seinen Sympathisanten an der Reichsregierung fordert. In jedem Staat ist das parlamentarische System gemäß seiner Geschichte ein anderes, so hat etwa der Präsident der USA mehr Rechte als der deutsche Kaiser. In Bezug auf Deutschland muss man sich zunächst dessen Charakter als Bundesstaat vor Augen führen. In der Innenpolitik sind die Länder vom Reich unabhängig. In Reichsangelegenheiten sind die Abgeordneten im Bundesrat den Landtagen verantwortlich und streben danach, den Einfluss der Länder zu wahren, was ein Hindernis für eine weitere Parlamentarisierung ist. Zudem ist die Parteienlandschaft in Deutschland zerklüfteter als anderswo, was seit der Reichsgründung zu instabilen Koalitionsmehrheiten geführt hat. Dies glaubt man, entspreche dem Charakter Deutschlands, wo man nicht einfach ein fremdes System implementieren könne. Trotz all dieser Schwierigkeiten ist sich Pacelli aber sicher, dass die Parteien auf ihren wachsenden Einfluss als Legislative und bei der Besetzung der Verwaltung und der Ministerien nicht verzichten werden. Ein enger Kontakt zwischen Reichstag und Reichsregierung wird auch nach Ende des Krieges nötig sein und immer mehr Abgeordnete werden in die Regierung berufen werden. So werde eine Parlamentarisierung entsprechend der nationalen Eigenheit und der historischen Entwicklung des Landes voranschreiten. Der wichtigste Schritt ist die Einführung des direkten, gleichen und geheimen Wahlrechts in Preußen, die der Kaiser in seiner Osterbotschaft und einem Erlass vom 11. Juli ankündigte. Eine Reform des Wahlrechts in Preußen wird dort eine linke Mehrheit zur Folge haben. Viele halten auch eine Änderung der Verfassung für sicher, dass künftig neben der Zustimmung des Bundesrates zu einer Kriegserklärung seitens des Kaisers auch die Zustimmung des Reichstags verlangt wird. Auch ist es wahrscheinlich, dass der Reichstag bald einen Artikel verlangen wird, nach dem der Reichskanzler dem Parlament verantwortlich sein wird. Der Übergang zu einem liberalen und demokratischen System geschieht in Deutschland also stufenweise, während ähnliche Reformen in zentralistischen Ländern wie Italien, England und Frankreich einfacher einzuführen sind. Pacelli lobt Gasparris Erklärung an den Korrespondenten der "United Press" über das Schweigen des Papstes bezüglich einer Demokratisierung der Regierungen, da die Geschichte lehre, dass eine mit Gewalt durchgesetzte Regierungsreform keine Dauer habe. Die Völker haben nach Benedikt XV. das Recht, die ihnen gemäße Regierungsform zu wählen. Im gegenwärtigen Krieg müsse man aufpassen, dass die Demokratie nicht eine zu exzessive Form annehme und zur Anarchie degeneriere. Tatsächlich fürchten einige auch in Deutschland, so Pacelli, von der preußischen Wahlrechtsreform schwerwiegende und nachteilige Konsequenzen für die katholische Sache und die Konfessionsschule, worüber er unter Umständen einen weiteren Bericht schreiben möchte.
Betreff
Sulla "parlamentarizzazione" e "democratizzazione" della Germania
Eminenza Reverendissima,
Facendo seguito al mio rispettoso Rapporto No. 1013 in data del 14 agosto p. p., mi permetto di aggiungere all'Eminenza Vostra Reverendissima alcune brevi notizie e riflessioni sulla cosiddetta " parlamentarizzazione " e " democratizzazione " della Germania.
I°) S ituazione attuale . – Come è ben noto all'Eminenza Vostra, gli organi del potere legislativo sono nell'Impero Germanico il Bundesrat o Consiglio Federale ed il Reichstag o Dieta dell'Impero.
Il Bundesrat o Consiglio Federale contò in origine cinquantotto membri; ma dal 1911, accordatasi una rappresentanza anche all'Alsazia-Lorena, i suoi componenti divennero sessantuno. Il numero dei voti assegnati ai singoli Stati confederati è proporzionato alla loro importanza: diciassette la Prussia, sei la Baviera, quattro il Wuerttemberg, quattro la Sassonia, e così di seguito. Un membro del Consiglio federale non può essere al tempo stesso membro del Reichstag. Il Bundesrat, oltre le sue mansioni legislative, deve assolvere anche tutta una serie
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di compiti amministrativi.
Il Reichstag si compone attualmente di 397 membri. I deputati vengono eletti a suffragio universale, eguale, segreto e diretto. Essi non possono essere vincolati né da istruzioni, né da incarichi. Se un membro del Reichstag accetta un ufficio governativo retribuito oppure se un deputato funzionario è promosso ad un ufficio più alto, viene a perdere il suo mandato e deve sottoporsi ad una nuova elezione.
Queste disposizioni di legge spiegano perché un deputato al Reichtag non possa divenire al tempo stesso membro del Bundesrat. Il membro del Bundesrat non vota per sé, né secondo la sua convinzione, ma in conformità delle istruzioni ricevute dal rispettivo Governo. Invece il deputato al Reichstag non deve (come si è detto), secondo la costituzione, essere vincolato nel suo voto.
Durante il cancellierato del Principe di Bismarck parecchi deputati furono chiamati a far parte del Governo e tutti deposero regolarmente il mandato. Sotto i successori di Bismarck le chiamate dei deputati al Governo si fecero più rare. Gli è perciò che la trasformazione del Governo in senso parlamentare viene chiesta da molte parti con insistenza sempre maggiore. I soli a non volerne sapere sono i conservatori. I nazionali-libe-
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rali
, i democratico-progressisti ed i socialisti ne sono i fautori più zelanti, mentre il Centro tiene una condotta di mezzo, d'attesa e di mediazione fra gli estremi. Esso domanda però energicamente che un maggior numero de' suoi amici venga chiamato a far parte della direzione della cosa pubblica.
II°) Difficoltà contro la " Parlamentarizzazione " .
Il sistema parlamentare è vario in ogni Stato, perché in ciascun paese è il risultato di un diverso svolgimento storico.
Negli Stati Uniti dell'America del Nord il Presidente eletto dal popolo ha maggiori diritti che l'Imperatore di Germania. Egli non sceglie i suoi ministri nella maggioranza del Congresso; i ministri non si dimettono, quando anche ricevono in pieno petto un voto contrario della Camera e del Senato. Non di rado i ministri, che sono esclusivamente gli uomini di fiducia del Presidente, appartengono ad un partito politico diverso da quello che ha la maggioranza nel Congresso. Il Governo parlamentare in Francia è diverso dal Governo parlamentare dell'Inghilterra, ed ambedue sono alla lor volta diversi dal Governo parlamentare d'Italia. – Per ciò che riguarda la Germania, occorre tener presenti queste due considerazioni:
1 ° ) La Germania è uno Stato Confederato. I singoli
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Sovrani hanno istituito nel 1871 la Confederazione germanica (Impero Germanico). Essi hanno rinunziato alla loro sovranità nella misura determinata dalla Costituzione dell'Impero. In tutte le questioni di politica interna (scuole, ferrovie, amministrazione, ecc.) sono rimasti pienamente liberi ed indipendenti, e in ciò che concerne gli affari comuni dell'Impero agiscono per mezzo dei loro rappresentanti nel Bundesrat. Del suo contegno nel Bundesrat ogni Governo è responsabile verso il proprio Landtag, e difatti nel corso degli anni le Diete dei singoli Stati hanno chiesto conto più volte ai rispettivi Governi di questo o quel voto dato nel Bundesrat.
Ora, com'è ben naturale, i singoli Stati confederati non vogliono lasciar indebolire questa loro influenza nelle cose dell'Impero e temono che ciò avverrebbe se il Governo si trasformasse in senso parlamentare, giacché allora mentre la potenza del Reichstag aumenterebbe, diminuirebbe e verrebbe meno la loro. D'altra parte, non desiderano neppure che i loro rappresentanti nel Bundesrat facciano parte del Reichstag, giacché vogliono liberamente disporne, come loro meglio piace.
2°) La Germania sotto l'aspetto politico è assai divisa. Non vi sono in Germania due grandi partiti, come in altri paesi, ma un partito di destra, il Centro, due partiti liberali ed
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infine una forte sinistra socialista. Nessuno di questi gruppi può sperare di costituire in un prossimo avvenire la maggioranza. In Germania dunque (così almeno qui si pensa) non si potrebbe mai avere una maggioranza monocroma e compatta, ma si dovrebbero sempre formare Ministeri di coalizione. Non si sono mai avute al Reichstag dal 1870 maggioranze durature, ma solo occasionali, per determinati scopi, come ora, ad esempio, per la mozione della pace. Al sorgere di nuove questioni si formano nuove maggioranze. Tale configurazione politica corrisponde al carattere particolare della Germania, ove si ritiene perciò <che>1 non sarebbe possibile trapiantare senz'altro le istituzioni degli altri popoli.
III°) La " Democratizzazione " della Germania.
Nonostante queste difficoltà, è tuttavia indubitato che i Partiti ed i Parlamenti (Reichstag e Landtag) otterranno un'influenza sempre maggiore non soltanto nell'esercizio del potere legislativo, ma altresì nell'amministrazione e nella composizione dei Ministeri. Il Centro esige fermamente eguaglianza di trattamento nell'assegnazione dei pubblici uffici, e lo stesso domandano anche altri partiti. Un più intimo contatto fra il Reichstag ed il Governo sarà necessario non soltanto durante la guerra, ma anche dopo la conclusione della pace, e farà sì che un numero sempre maggiore di deputati verrà chiamato al Governo;
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d'altra parte, si troverà modo di risolvere il problema in guisa che a questi deputati sia lecito di conservare il loro mandato. Così la trasformazione politica in senso parlamentare sarà attuata in conformità del diritto germanico e della particolare evoluzione storica della Nazione.
Il passo più importante sulla via dell'orientamento democratico è l'introduzione del suffragio universale, eguale, diretto e segreto in Prussia, come il Messaggio di Pasqua dell'Imperatore ed il rescritto del 17 dello scorso luglio hanno promesso e stabilito. Fra l'Impero e la Prussia si otterrà così una piena omogeneità. Attualmente l'Impero ha, da molti anni, una maggioranza di sinistra; invece la Camera dei Deputati e la Camera dei Signori prussiane hanno una maggioranza spiccatamente conservatrice. E siccome la direzione del Governo trovasi quasi interamente nelle mani dei Ministri prussiani, ne è seguito che essa ha dovuto battere necessariamente una via tortuosa, piegando ora a sinistra ora a destra. Quando invece il diritto elettorale vigente per l'Impero sarà esteso, some si è detto, anche alla Prussia, allora entrambi i rispettivi Parlamenti, ossia il Reichstag ed il Landtag, avranno un carattere uniforma, ed una politica orientata verso sinistra sarà l'inevitabile conseguenza del nuovo ordine di cose.
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Inoltre si ritiene da molti per certo che, dopo la guerra, l'articolo della Costituzione, secondo il quale l'Imperatore soltanto ha la facoltà di dichiarare la guerra (all'occorrenza coll'approvazione del Bundesrat), verrà modificato nel senso che sia necessaria l'approvazione del Reichstag. Non si pensa di attuare fin d'ora una simile riforma, affine di non suscitare all'estero l'impressione che il popolo germanico la voglia, perché persuaso che l'Imperatore sia responsabile dello scoppio della guerra attuale. Ma, chiuse le ostilità, essa sarà chiesta ed ottenuta per considerazioni generali d'indole democratica.
È probabile, poi, che il Reichstag esiga presto la presentazione di un disegno di legge sulla responsabilità del Cancelliere; mi è stato anzi recentemente assicurato, che un tale disegno di legge verrà presentato fra non molto. Così si compie in Germania il ricordinamento interno in senso liberale e democratico, gradualmente e non sulla falsariga degli Stati unitari. Ciò che è naturale e facile in Italia, in Inghilterra, in Francia, è invece difficile in uno Stato confederato come la Germania. Anche la Svizzera, la quale è una Confederazione, non ha il regime parlamentare che vige, per esempio, in Italia.
Ben a ragione quindi Vostra Eminenza conchiudeva
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testé le Sue dichiarazioni al corrispondente romano della "United Press" con quelle parole profondamente saggie e previdenti: "Il Papa non ha detto nulla circa la democratizzazione di Governi esistenti, perché la Storia insegna che una forma di Governo imposta colle armi non dura e non può durare. Il Papa pensa che bisogna rispettare la libera volontà dei popoli, i quali, avendo il suffragio universale, possono scegliere la forma di Governo che a loro piaccia. Del resto, la democrazia riceverà dalla guerra tale impulso, che occorre piuttosto adoperarsi con prudenza per impedire che degeneri in una forma eccessiva, quale è, ad esempio, l'anarchia".
Ed in realtà, per non parlare che della Germania, vi sono già alcuni i quali dalla surricordata riforma elettorale in Prussia temono gravi conseguenze per la causa cattolica e per la scuola confessionale. Ma di ciò mi propongo trattare eventualmente in un distinto Rapporto.
Intanto chinato al bacio della S. Porpora, con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di rassegnarmi
dell'Eminenza Vostra Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
1Hds. eingefügt von Pacelli.
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 06. September 1917 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 6006, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/6006. Letzter Zugriff am: 11.08.2020.
Online seit 24.03.2010, letzte Änderung am 29.09.2014