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Dokument-Nr. 6007
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 27. September 1917

Regest
Pacelli lässt Gasparri den Brief Michaelis' vom 24. September 1917 über die belgische Frage zukommen. Darin teilt der Reichskanzler die Meinung, dass der Weg zum Frieden über die gegenseitige Darlegung der Kriegsziele führe und hierbei der belgischen Frage besondere Bedeutung zukomme. Doch könnten Verhandlungen nur bei gegenseitigem Respekt und einer objektiven Haltung zum Erfolg führen. Die Gegner würden aber den Mittelmächten einseitig die Kriegsschuld geben und sie auf die Anklagebank setzen. Diese Tendenz habe auch das Telegramm der englischen Regierung auf die Päpstliche Friedensnote beherrscht, obwohl einige Male englische Staatsmänner auch eine objektivere Sicht gezeigt haben. Michaelis möchte deshalb einen Weg zum Frieden vorschlagen, der sich von Wilsons Antwortnote unterscheidet, die auf die Niederschlagung Deutschlands und seiner Verbündeter zielt. Basis für die Friedensverhandlung kann nur sein, keine der Parteien als Sieger zu bezeichnen und die Ehre keines Volkes zu verletzen. Dass die Reichsregierung Belgien noch nicht erwähnt hat, heiße nicht, dass für sie diese Frage nicht von entscheidender Bedeutung oder ein Hindernis für den Frieden sei. Es scheinen nur die Vorbedingungen für eine derartige Erklärung noch nicht genügend geklärt. Die Reichsregierung hofft aber, bald zu einer solchen Erklärung ihrer Ziele in der Lage zu sein und hofft, dass die Friedensbemühungen des Papstes Erfolg haben werden. Pacelli hatte in der Nuntiatur am 15. September 1917 ausführlich mit Kühlmann über Belgien gesprochen, der ankündigte, eine erste Erklärung könne sehr vage sein. Er wollte ihn darum vor einer Enttäuschung warnen. Die Antwort war dann noch weniger vage. Am 25. September hatten die Parteivorsitzenden eine Besprechung mit Michaelis, der ihnen einen Feldbericht Hindenburgs über die hervorragende deutsche Militärlage mitteilte; der U-Boot-Krieg erreiche sein Ziel und die Westfront stehe fest. Dann sprach der Reichskanzler über die Strategie der Reichsregierung hinsichtlich der Kriegsziele und Belgiens, worüber man öffentlich nicht ins Detail gehen sollte. Alle Welt wisse, dass Belgien kein Hindernis für den Frieden sein werde; es bleibe aber ein noch auszuspielender taktischer Trumpf. Pacelli machte auf die zunehmende Agitation der Pangermanisten und der neuen Vaterlandspartei aufmerksam. Am 24. September erklärte Admiral Tirpitz in Berlin bei der ersten öffentlichen Veranstaltung der neuen Partei, Belgien sei nie neutral gewesen und man wolle, dass künftig Deutschland und nicht England dessen Schutzmacht sei. Für die "Kölnische Volkszeitung" sei ein neutrales Belgien unvorstellbar. Das "Düsseldorfer Tageblatt" veröffentlichte eine Erklärung von sechzig Zentrumsmitgliedern gegen Erzberger, in der diesem die Verbreitung von Uneinigkeit und Schwäche im deutschen Volk vorgeworfen wird. Pacelli bedauert, dass das Thema des Friedens in Deutschland Rückschritte gemacht hat. Letztendlich sei es immer so gewesen: Die Deutschen sind zu einem Vergleich bereit, wenn die Lage schlecht ist, jedoch geben sie sich sofort Illusionen gegen die wahren Interesse ihres Landes hin, sobald die Lage sich verbessert. Pacelli fügt die Erklärung des Reichskanzlers vor dem Reichstagsausschuss hinzu, die eine einseitige Präzisierung der Kriegsziele zum Nachteil Deutschlands ablehnt. Dies scheint ihm eine raue und kategorische Antwort auf all sein Drängen zu sein, aber von einem fanatischen Protestanten wie Michaelis dürfe man nichts anderes erwarten. Pacelli bedankt sich für die Erklärung, dass der Papst und Gasparri mit seiner Arbeit zufrieden sind.
Betreff
La Germania e la questione del Belgio
Eminenza Reverendissima,
Facendo seguito al mio cifrato di oggi [sic], ho l'onore di trasmettere qui acclusa all'Eminenza Vostra Reverendissima una lettera del Signor Cancelliere dell'Impero in data del 24 corrente (giuntami però soltanto stamane) concernente la richiesta dichiarazione intorno al Belgio.
In essa il Signor Michaelis, dopo di aver accusato ricevimento del mio foglio in data del 30 agosto scorso (di cui mi sono già dato premura d'inviare all'Eminenza Vostra la traduzione italiana col mio rispettoso Rapporto N°. 1523 del 22 corrente) e dopo aver cortesemente ringraziato per le fattegli comunicazioni e per le sollecitudini dell'Eminenza Vostra in favore della pace, osserva come il Governo Imperiale divide l'opinione che una precisa determinazione dei fini della guerra rappresenta la via, per la quale si potrà giungere ad un accomodamento fra le Parti belligeranti. Giacché appunto una tale determinazione delle reciproche condizioni renderà possibile di valutare se per mezzo di un esame condotto con spirito di ragionevole conciliazione possano essere rimosse le difficoltà esistenti. Inol-
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tre, nella trattazione dei vari punti da esaminarsi, conviene senza dubbio fissare un certo ordine, ed a questo riguardo anche secondo il modo di vedere del Governo Imperiale la questione del Belgio deve essere posta in prima linea.
Ciò non di meno (prosegua a notare il Signor Cancelliere) tutti gli sforzi di accomodamento sarebbero a priori condannati all'insuccesso, se nello scambio delle idee non prevalesse quello spirito di oggettività e di rispetto verso il punto di vista del nemico, di cui certamente Sua Santità durante tutto il corso di questa terribile guerra ha dato ai popoli un così luminoso esempio.
Invece presso i nemici della Germania ha predominato generalmente la tendenza di gettare unicamente sulle Potenze Centrali la colpa della guerra e di parlare di esse come di accusati che devono comparire dinanzi al tribunale di un giudice severo. Anche nel telegramma del R. Governo Britannico relativo all'Appello di pace di Sua Santità il Governo Imperiale ha con dispiacere riscontrato simili affermazioni. Eppure, secondo le informazioni pervenute al Governo medesimo, parecchie volte anche nelle espressioni dei principali uomini di Stato inglesi (?) si
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sono manifestate opinioni più oggettive, le quali potrebbero essere accettate dalla Germania e corrispondere al giudizio che la storia darà un giorno sulle cause di questo immane conflitto.
Soltanto un siffatto spirito di calmo giudizio e di conciliazione può creare un'atmosfera favorevole ad un felice scambio di vedute. Sarebbe invece del tutto incompatibile col legittimo amor proprio del popolo germanico di intraprendere sul terreno di altre idee o sentimenti una discussione coi suoi nemici circa la possibilità e le condizioni della pace.
Il Signor Cancelliere prosegue col dichiarare che ha toccato questo punto non già allo scopo di risollevare antiche controversie, che per più di tre anni hanno infiammato i popoli, e di rendere più difficile l'azione per la pace, ma piuttosto a fine di spianare ad essa la via, determinando accuratamente le condizioni di spirito, necessarie anche presso i nemici della Germania, senza le quali anche i più sinceri e bene intenzionati sforzi sono destinati a rimanere infruttuosi.
Siccome, poi, i nemici fanno appello alla risposta data alla Nota del Presidente Wilson, in cui esposero i loro fini di guerra, il Signor Michaelis stima cosa non inutile ri-
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levare come siffatti fini non avrebbero potuto essere presi in considerazione quali basi per uno scambio di vedute, giacché avevano come punto di partenza un presupposto che, grazie alla fermezza del popolo germanico, non si verificherà giammai, cioè il completo schiacciamento della Germania e dei suoi Alleati. Se la Germania volesse pubblicare o far comunicare ai suoi nemici fini di guerra, i quali partissero dalla supposizione inversa, vale a dire del completo schiacciamento dei suoi avversari, con ciò resterebbe non già promossa, ma danneggiata la causa della pace, poiché le divergenze colle pretese della parte contraria sarebbero così grandi che anche la migliore buona volontà dovrebbe perdere qualsiasi speranza di giungere ad un accordo. Se invece nel momento attuale si vogliono intavolare colloqui circa la possibilità della pace, essi dovrebbero essere posti su di una nuova base, sulla base cioè che presentemente nessuna delle due Parti è vittoriosa e che nessuna deve esigere dall'altra nell'ordine morale e politico cose che l'onore di un popolo, anche se vinto, non potrebbe tollerare.
Se però il Governo Imperiale per le esposte considerazioni non è ancora in grado, nell'attuale fase degli
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avvenimenti, di dare la richiesta precisa dichiarazione circa le sue vedute relativamente al Belgio ed alle garanzie da esso <dalla Germania>1 desiderate, ciò non significa, tuttavia, in alcun modo che il Governo medesimo sarebbe in massima contrario a rilasciarla ovvero che non ne apprezzi la importanza decisiva per la questione della pace o stimi che le sue intenzioni e le garanzie da esso ritenute indispensabili costituiscano un ostacolo insormontabile per la pace, ma semplicemente che le condizioni preliminari per poter dare la detta dichiarazione non sembrano ancora abbastanza chiarite.
Il Governo Imperiale si sforzerà di ottenere una tale chiarezza e spera – se le circostanze favoriranno il suo proposito – di essere in condizione, in un avvenire non troppo lontano, di fornire esatte notizie circa le sue vedute e le sue richieste, particolarmente per riguardo al Belgio.
Il Signor Cancelliere conclude coll'esprimere la viva speranza che la grande iniziativa del Santo Padre di dar nuovamente ai popoli, dopo i tanti orrori di questa lotta senza esempio, le benedizioni della pace, sia coronata da pieno successo.
Tale è esattamente la risposta del Signor Cancelliere. – Come ebbi già l'onore di significare all'Eminenza Vo-
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stra col mio cifrato del 15 corrente, nella visita fattami quel giorno in questa Nunziatura dal Signor von Kuehlmann, Segretario di Stato per gli Affari Esteri di Berlino, trattai con lui lungamente la questione del Belgio, ed egli finì per convenire sulla necessità di una dichiarazione favorevole. Mi prevenne, tuttavia, ad evitare disillusioni (com'egli disse), che la prima risposta sarebbe stata probabilmente alquanto vaga; ma mi lasciò pure chiaramente sperare che, sopratutto se l'Intesa mostrasse dal canto suo un poco di buona volontà, si giungerebbe lentamente, ma fermamente, ad una formula del tutto concreta e soddisfacente. Purtroppo la prima parte delle previsioni si è verificata anche al di là di quel che il Signor von Kuehlmann mi avesse manifestato, giacché la risposta del Signor Cancelliere mi è sembrata anche meno che semplicemente vaga; Dio faccia che si attuino le speranze concepite per l'avvenire!
Intanto, ier l'altro, martedì 25 corrente, i Capi dei Partiti ebbero una lunga conferenza confidenziale col Signor Cancelliere dell'Impero. Questi comunicò in base ad un rapporto del maresciallo di campo Hindenburg: che la situazione militare è ottima, la guerra dei sottomarini raggiunge pienamente
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il suo effetto, la fronte occidentale rimane incrollabilmente salda, tutte le operazioni nemiche sono fallite. Passando a parlare della situazione politica, dichiarò il Signor Michaelis che la risposta del Governo Imperiale all'Appello Pontificio per la pace ha messo in imbarazzo gli avversari, e che il Governo medesimo non può né entrare unilateralmente e pubblicamente in maggiori dettagli, giacché ciò recherebbe danno agli interessi della Germania, né fare ora una più precisa esposizione dei fini di guerra, poiché sarebbe interpretato dai nemici come un segno di debolezza.
Inoltre qualsiasi pubblica dichiarazione al riguardo sarebbe priva di efficacia e piuttosto che avvicinare la pace, allungherebbe la guerra. Per ciò che concerne il Belgio, esso non costituisce alcun impedimento ad una pronta conclusione della pace, come sa tutto il mondo; ma stabilire il modo ed il tempo, in cui la Germania debba giuocare e far valere questa gran carta, che è il Belgio, è una questione puramente tattica e quindi tale argomento non può essere pubblicamente discusso.
D'altra parte, è cresciuta notevolmente in questi ultimi tempi l'agitazione dei pangermanisti e del nuovo "partito della patria". Lunedì scorso ebbe luogo a Berlino una gran-
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de assemblea in favore di una forte pace tedesca; nella quale parlò fra gli altri il famoso Grande ammiraglio von Tirpitz. "La fine di questa guerra, egli disse fra le altre cose, deve chiaramente mostrare a tutti i popoli che l'Inghilterra non ci ha vinto. Per dare una tale prova e per creare una sicura base al nuovo sviluppo della Germania, noi dobbiamo curare che questa mantenga ferma la sua posizione mondiale. Ciò può ottenersi soltanto mediante una buona soluzione della questione del Belgio. Non vi è stato mai un Belgio veramente neutrale. Il Belgio fu sempre il ponte dell'Inghilterra. Noi dobbiamo invece volere che non l'Inghilterra, ma la Germania sia la potenza protettrice di quello Stato. È questa per noi una questione di esistenza militare ed economia".
Anche secondo il giornale "Koelnische Volkszeitung", purtroppo assai più nazionalista che cattolico, un Belgio neutrale è inconcepibile. O sarà signora nel Belgio la Germania o i suoi nemici. Se fin dal principio della guerra la stampa ed il Governo avessero con costante pertinacia affermato che il Belgio politicamente, economicamente e militarmente deve rimanere nelle mani della Germania, l'opinione pubblica anche dei paesi nemici si sarebbe dopo tre anni a ciò adattata come ad un
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fatto immutabile. Chi vuole adesso spingere il Governo Imperiale a pronunziare fin da ora una rinunzia del Belgio, sacrifica gli interessi vitali del popolo germanico. – Anzi il "Düsseldorfer Tageblatt" ha pubblicato una dichiarazione contro il Signor Erzberger, che è stata firmata da sessanta membri del Centro. In essa si dice: "Noi vediamo con preoccupazione che l'attività del deputato Erzberger semina nel popolo tedesco la discordia e la debolezza. Tutti vogliamo di cuore la pace. Ma l'agitazione in favore di una pace senza riguardo alle condizioni vitali del popolo tedesco non è la via per raggiungerla. Riteniamo cosa urgente e necessaria che la frazione del Reichstag si opponga in modo chiaro e risoluto al deputato Erzberger, prima che sia troppo tardi."
Decisamente, la causa della pace ha fatto in questi ultimi tempi in Germania parecchi passi indietro. Del resto, è stato <qui>2 sempre così: quando le cose vanno piuttosto male, sono pronti ad ogni accomodamento; ma se per un poco l'orizzonte si rischiara, si abbandonano alle più folli illusioni ed avanzano pretese inaudite, contro i veri interessi del Paese. Voglia il Signore che l'immortale azione del Nostro amatissimo Santo Padre non incontri qui nuovi e più potenti ostacoli.<!>3
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Avevo appena finito di redigere questo rispettoso Rapporto, quando mi è giunta la Bayerische Staatszeitung colle dichiarazioni del Signor Cancelliere dell'Impero nella Commissione del Reichstag. Il Dr. Michaelis fra le altre cose ha detto: "È difficilmente comprensibile come un conoscitore della situazione internazionale e degli usi internazionali potrebbe mai credere che noi fossimo in condizione di pronunciarci con una unilaterale e pubblica dichiarazione, a tutto nostro svantaggio, sulla soluzione di così importanti questioni, indissolubilmente legate col complesso dei problemi da trattarsi in eventuali negoziati di pace. Una simile dichiarazione non riuscirebbe attualmente che a produrre confusione ed a danneggiare gl'interessi della Germania. Io debbo perciò al momento presente rifiutare di precisare i nostri fini di guerra e di vincolare i nostri negoziatori." Tali parole sembrano una rude e categorica risposta alle vive e ripetute premure invano da me fatto in tutto questo tempo, – ed anche ultimamente dopo il cifrato di Vostra Eminenza del 24 corrente – a nome della Santa Sede affine di ottenere una chiara ed esplicita accettazione dei punti 3o e 4o della proposta Pontificia. A dir il vero, da un
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protestante fanatico, qual'è [sic] il Dr. Michaelis, non vi era da attendersi altro!
In mezzo a tante contrarietà, mi è stata di sommo conforto l'espressione della soddisfazione del Santo Padre e di Vostra Eminenza, benignamente trasmessami col suddetto cifrato; onde io, umilissimamente ringraziandoLa per così segnalata ed immeritata grazia, m'inchino al bacio della S. Porpora e con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di rassegnarmi
dell'Eminenza Vostra Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
172r, zwischen dem Briefkopf und dem Datum, hds. vermutlich vom Empfänger: "V. [prec.] cifrati".
1Hds. gestrichen und eingefügt von Pacelli.
2Hds. eingefügt von Pacelli.
3Hds. gestrichen und eingefügt von Pacelli.
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 27. September 1917 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 6007, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/6007. Letzter Zugriff am: 11.12.2019.
Online seit 24.03.2010, letzte Änderung am 29.09.2014