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Dokument-Nr. 7175

[Erzberger, Matthias]: I discorsi del Cancelliere e del Vicecancelliere al Reichstag germanico nella seduta del 25 febbraio 1918, e la loro accoglienza nei vari partiti. I, vor dem 08. März 1918

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Alla seduta del Reichstag germanico del 25 febbraio deve annettersi un significato tutto speciale. Questo significato deve ricercarsi nel discorso del Cancelliere – il quale ha continuato la discussione pubblica sulla pace con Wilson, illuminando più chiaramente che non è stato il caso sin qui, le questioni controverse, – e, d'altra parte, nel discorso del vice-Cancelliere, von Payer, il quale, con una chiarezza obbiettiva e con grande risolutezza ha difeso la politica del nuovo orientamento tanto nell'Impero come in Prussia, invitando il radicalismo all'estrema destra e all'estrema sinistra di por termine alle inutili manovre; e questo a beneficio dell'unità interna e della volontà della grande maggioranza del popolo. Il significato storico tutto speciale deve ricercarsi nel passo ulteriore verso la chiarezza, fatto coi due discorsi tanto nei riguardi di politica interna come di politica estera.
Il conte von Hertling, che parlò soltanto della situazione politica estera, osservò apertamente che i discorsi pubblici degli uomini di Stato non contribuiscono ad avvicinare la pace, e che sarebbe molto meglio, se si vuol giungere ad un risultato, che i governanti – e qui si riferì ad una dichiarazione di un membro della Camera dei Comuni britannica ed ex-Ministro, Walter Runciman, – o i loro plenipotenziari si riunissero in un cerchio più ristretto per procedere allo scambio di opinioni e di idee. A ragione il conte von Hertling rilevò che in un piccolo cerchio di statisti è facile chiarire i malintesi nelle singole questioni; malintesi che sorgono invece
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e continuamente nei dibattiti pubblici. Il Cancelliere, così dicendo, pensava specialmente al Belgio, riguardo al quale rilevò ancora una volta nettamente che la Germania non pensa di ritenerlo o di farne una provincia dell'Impero germanico. Dice che occorre anzitutto discutere la questione del come si possono regolare le cose, perché il Belgio non divenga un territorio di marcia degli intrighi avversari, e aggiunse che questo può avvenire meglio di tutto in un dibattito reciproco fra rappresentanti delle Potenze in guerra. Diede poi a comprendere al Governo belga a Le Havre che il Governo tedesco è pronto ad una tale discussione. Chiamò il messaggio del presidente Wilson dell'11 febbraio un piccolo passo per l'avvicinamento reciproco. Dichiarò di poter aderire ai princìpi fondamentali di Wilson, colla riserva che questi principi venissero effettivamente riconosciuti anche da tutti gli altri Stati e popoli. Aggiunse che volentieri collaborerebbe al concretamento di un Tribunale arbitrario imparziale; ma che, sin tanto i nemici persisteranno nel loro programma di conquista, deve rigettare come pregiudicato il Tribunale arbitrario citato da Wilson nel suo messaggio. Rilevò quindi che la Germania anche se procede offensivamente combatte solo per la sua difesa. Anche l'attuale avanzata in Oriente non ha che lo scopo di assicurare la pace conclusa coll'Ucraina e di riportare la tranquillità e l'ordine nella Estonia e nella Livonia nei quali paesi la Germania non pensa affatto di stabilirsi. A questo punto il Cancelliere comunicò all'alta Assemblea che il Governo russo aveva accettato le condizioni tedesche e che
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si stavano riprendendo i negoziati di pace sul cui esito egli non dubitava. Il conte von Hertling espresse la sua speranza che anche la Rumenia, venutasi ormai a trovare in condizioni ancor più precarie, concludesse una pace sulla base dell'appianamento e dell'accordo. Cosi – concluse – la pace è ormai assicurata su tutto il fronte orientale, e il mondo si trova dinanzi alla grave decisione in Occidente; decisione che dipende esclusivamente dall'Inghilterra e dalla Francia; le quali possono scegliere fra la pace immediata o la guerra ad oltranza, che per esse è guerra di conquista. In quest'ultimo caso le Potenze dell'Intesa sono responsabili per tutto il sangue che verrà ancora versato; mentre la Germania è ben armata e pronta a qualsiasi evenienza.
Il vice-Cancelliere, von Payer, si partì dal concetto che sia necessario di riunire in fascio tutte le forze fino alla fine della guerra; si riferì alla politica di Bethmann-Hollweg al quale il popolo deve la sua riconoscenza, ed espose particolareggiatamente ciò che il Governo ha già fatto a tale scopo e ciò che pensa ancora di fare. Von Payer sviluppò quindi un programma come a suo tempo fu concertato dalla maggioranza del Reichstag, come lo desidera la maggioranza dei popoli e quale corrisponde ai nuovi tempi. Prese occasione di ricordare con aspre parole tutti gli ostacoli che vengono posti dalla destra e dalla sinistra radicale agli sforzi intesi al mantenimento dell'unità e alla cooperazione di tutte le forze verso un solo scopo. Così egli biasimò lo sciopero e stigmatizzò l'agitazione dei pangermanisti i quali pretenderebbero che si governasse secondo la loro
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volontà; cioè a dire la volontà di una piccola minoranza; e che si oppongono all'introduzione in Prussia del diritto elettorale eguale. La circostanza che il discorso del Cancelliere scatenò alla destra un uragano di risentimento e negli altri partiti sciolse un fragoroso applauso, fece riconoscere subito che il Centro, il partito democratico progressista, il partito socialista e una gran parte anche di liberali-nazionali si schiereranno negli ulteriori dibattiti uniti e compatti a fianco del rappresentante del Governo.
Dopo il discorso del Cancelliere e del vice-Cancelliere, il primo a prender la parola fu l'on. Trimborn , presidente della frazione del Centro. Disse che il primo successo del lavoro di pace del Reichstag germanico è stato il trattato di pace coll'Ucraina; secondo successo: la incondizionata accettazione da parte della Russia delle condizioni di pace poste dalla Germania. Le Potenze centrali dichiararono subito a suo tempo l'appello di pace del Pontefice in data 1 agosto 1917, qual base idonea per negoziati di pace generale. Il Belgio ha indugiato a rispondere fino a Natale del 1917 e la sua risposta non costituisce una decisiva ripulsa. La risposta di Wilson al Papa fu, invece, tenuta in un tono e in un senso che non fece punto riconoscere l'onesto desiderio di pervenire ad una pace. La mancata risposta da parte delle altre Potenze dell'Intesa ha impedito che il nobile tentativo del Papa fosse coronato da successo. Tuttavia l'alto e indimenticabile merito del Santo Padre rimane; rimane l'appello col quale Egli – nonostante la sua difficilissima situazione – ha proclamato al mondo –
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risoluto, deciso e pervaso da altissima serietà morale nei grigi tempi dell'odio popolare – giustizia e amor del prossimo, umanità e ritorno al lavoro pacifico. L'on. Trimborn passò, quindi, a parlare dell'ultimo messaggio di Wilson ed espresse l'assentimento della sua frazione per il contegno assunto dal Cancelliere dinanzi ai quattro punti fondamentali esposti dal presidente americano. Salutò, poi, in modo speciale le dichiarazioni del Cancelliere sul Belgio; le quali importano 4 chiarissime linee d'azione; e cioè:
1) La Germania non vuole annettersi il Belgio.
2) Il Belgio non deve divenire in futuro il campo d'azione di intrighi bellici. Alle parole del deputato del Centro on. Fehrenbach pronunciate nell'ottobre del 1917 il quale disse che il Belgio non deve venirsi a trovare mai più in futuro sotto la dipendenza politica e militare delle Potenze dell'Intesa, si deve oggi aggiungere: "e nemmeno alle dipendenze della Germania." La Germania non chiede nessun privilegio dinanzi agli altri Stati, ma nemmeno gli altri Stati devono godere preferenze di qualsiasi genere. Così finalmente si ritorna alla formula dell'Appello pontificio del 1 agosto: "piena indipendenza politica, militare ed economica del Belgio dinanzi a qualsiasi Potenza."
3) La Germania nutre l'onesto desiderio di vivere col Belgio in pace e in amicizia.
4) Tutto il resto è facilmente risolvibile al tavolino dei negoziati.
Il Cancelliere ha pronunziato sul Belgio la tanto desi-
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derata e chiara parola e l'ha fatta seguire da un invito diretto al Governo belga. Gli uomini di Stato inglesi hanno dichiarato esser la chiarezza sulla sorte del Belgio premessa imprescindibile per l'inizio dei negoziati generali. Orbene: su questo punto vi è ormai chiarezza, e sta all'Inghilterra trarne le conseguenze corrispondenti.
L'oratore salutò la imminente pace col Governo di Pietroburgo, e dichiarò che la sua frazione approva l'avanzata militare in Oriente colla quale la Germania non persegue fini di conquista, ma esclusivamente la garanzia della pace coll'Ucraina e la liberazione dei popoli che tanto soffrono sotto il malgoverno bolscevico negli Stati di confine ex-russi.
La pace generale dipende soltanto dal desiderio di pace o dalla brama di distruzione delle Potenze occidentali. Se questa brama trionferà, il popolo germanico continuerà a combattere ed avrà, come sin qui, i successi dalla sua parte.
Passando alle questioni di politica interna, l'on. Trimborn salutò il Cancelliere nel suo ufficio ed approvò il programma da lui testé sviluppato. La questione alsaziano-lorenese – disse – non è che una questione puramente tedesca, e il Centro spera di udire ben presto proposte concrete del Governo su tale questione. La pace dovrà servire non solo al riallacciamento del commercio, ma anche alla ricostruzione delle forze morali del popolo. Questa ricostruzione dovrà avvenire sulla base della religione e degli immutabili comandamenti di Dio. L'oratore si riferisce all'ultima lettera pastorale collet-
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tiva dei vescovi tedeschi della quale si dice che la patria sarà forte e potente solo se il suo Stato e la sua costituzione onorerà e proteggerà la Chiesa fondata su Dio, e se i suoi cittadini saranno educati e guidati nello spirito di Cristo, il supremo Pastore di tutti i popoli. Per queste ragioni il Centro chiede, non solo nell'interesse della Chiesa cattolica ma anche nell'interesse del rifiorire della patria, libertà illimitata per la più completa azione di tutti gli organi della Chiesa in ogni Stato della Confederazione, anche per tutti gli ordini cattolici e le congregazioni. Per gli organi religiosi ed anche per i Gesuiti vi deve essere maggior libertà; la legislazione retrograda e la pratica amministrativa in alcuni Stati della Confederazione in questo campo debbono essere rivedute e cambiate. La riforma elettorale prussiana avrà un buon esito nonostante tutte le difficoltà che vi si oppongono. L'ora che corre è una delle più grandi che la Germania si ritrova a vivere; e noi non dobbiamo tralasciare di rivolgere i nostri occhi anche in alto, a Colui che si degnerà di benedire la Patria, l'Imperatore e l'Impero.
Quando l'on. Trimborn ebbe terminato di parlare, prese la parola il Sottosegretario di Stato, barone von Bussche-Haddenhausen per leggere le condizioni di pace imposte dalla Germania alla Russia accettate dal Governo di Pietroburgo, e sulle quali si negozierà a Brest-Litowsk.
Il deputato Scheidemann parlò per la frazione maggioritaria del partito socialista. Domandò che gli Stati di confine staccatisi dalla Russia vivano colla Germania
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nel rapporto che questi Stati medesimi desiderano. Bisogna evitare che in Russia nasca uno spirito di rivincita. Se la politica, difesa sin qui dal partito socialista, dovesse naufragare, sarebbero i bolscevichi ad averne la colpa. La ricetta bolscevica non ha fatto un così buon effetto da doverne consigliare l'uso anche in Germania. A questo modo il capo del partito socialista tedesco fece un taglio netto fra i bolscevichi e i socialisti di Germania. Proseguì dicendo esser bene che il Cancelliere abbia tolto di mezzo qualsiasi dubbio all'estero relativamente al Belgio. La indipendenza e l'autonomia del Belgio debbono esser completamente garantite; e si deve lasciare ai Fiamminghi e ai Valloni il compito di intendersela e di andare d'accordo. Il discorso del Vicecancelliere ha provato che la minoranza annessionistica non possiede nessun significato decisivo nella politica del Governo tedesco. L'on. Scheidemann si dilungò, quindi, a parlare dello sciopero e delle sue cause, rimproverando al Governo mancanza di abilità. Terminò affermando che lo sciopero era stato spontaneo; ma il Segretario di Stato agli Interni, dottor Wallraf, gli dimostrò il contrario, producendo sufficiente materiale dimostrativo dal quale risulta che non mancarono gli influssi internazionali specialmente da parte bolscevica.
L'on. von Heydebrand, oratore dei conservatori, salutò l'imminente conclusione di pace colla Russia. Disse che questa pace è stata ottenuta grazie alla forza della spada. Ci sono persone e popoli i quali, purtroppo, non comprendono nessun'altra lingua che quella della forza; ed a questi popoli appartiene ancora l'Inghilter-
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ra la quale si adatterà alla pace solo se si vedrà di fronte una forza invincibile. Disse che il suo partito approva il contegno del Cancelliere dinanzi ai princìpi fondamenti di Wilson, opinando, ben inteso, che il Cancelliere non abbia voluto procedere così ad una nuova offerta di pace all'Intesa. Il Belgio non deve essere annesso, no, ma rimanere politicamente, militarmente ed economicamente in mano tedesca. (Con questa dichiarazione il partito conservatore si mette in stridente contrasto colla espressa dichiarazione del Cancelliere.) Passando a parlare del discorso del vice-Cancelliere, von Payer, l'on. von Heydebrand non fece mistero dello sdegno della sua frazione. Affermò che il Reichstag germanico non ha alcun diritto di mischiarsi nelle questioni di politica interna prussiana relative alla riforma elettorale. Non esser vero, come ha affermato il vice-Cancelliere, avere i conservatori messo in pericolo la pace interna. Essere inaudito che il vice-Cancelliere metta i pangermanisti e il Partito della Patria al medesimo livello dei socialisti minoritari indipendenti.
Si alzò allora il Cancelliere per rispondere alle parole dell'on. von Heydebrand. Il conte von Hertling osservò che il vice-Cancelliere non aveva assolutamente mosso rimprovero ai conservatori per lo zelo col quale fanno propaganda ai loro fini di guerra. Egli ha soltanto protestato contro l'agitazione della estrema destra; non ha affatto messo questa allo stesso livello dell'estrema sinistra, colpevole dello sciopero; ma ha detto espressamente che anche "a parte lo sciopero" si pecca moltissimo tanto a sinistra che a destra col-
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l'agitazione radicale. Anche il rimprovero venuto da parte conservatrice che il vice-Cancelliere si sia mischiato in questioni di politica interna prussiana riguardo al diritto elettorale, non quadra. Il vice-Cancelliere non ha affatto domandato la competenza dell'Impero su questo campo, ma soltanto, e con ragione, tenuto conto dello stato di fatto; che, cioè, la questione del diritto elettorale uguale in Prussia è di grande significato anche per l'Impero. Il Cancelliere terminò pregando ancora una volta che siano finalmente deposte le discordie fra i partiti.
Prese allora la parola l'on. dottor Wiemer il quale parlò a nome del partito democratico progressista e disse a ragione che le argomentazioni del deputato von Heydebrand sulla politica interna ed estera contrastano col modo di vedere della grande maggioranza del Reichstag sulla quale il Governo si basa e regola la sua politica. Il partito democratico progressista si unisce agli oratori della maggioranza i quali hanno approvato le dichiarazioni del Cancelliere sulla politica estera. Questo partito si incontra sul terreno delle dichiarazioni del Cancelliere, che le conquiste non debbono essere il fine della politica tedesca. Solo persistendo nei pensieri d'una guerra di difesa si potrà impedire che torni a chiudersi il cerchio di ferro spezzato, ormai, grazie alla pace coll'Ucraina e alla pace imminente col Governo di Pietroburgo. Il partito democratico progressista approva le dichiarazioni del Cancelliere anche sul Belgio. Tutti i partiti sono d'accordo che la Germania non debba ritenersi il Belgio. Ma, purtroppo, questo
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scopo comune non viene favorito da dichiarazioni del genere di quelle dell'oratore von Heydebrand. Si tratta soltanto, come ha detto il Cancelliere, che il Belgio non abbia a divenire più il campo di intrighi avversari. Quando una tale premessa sarà soddisfatta, nessuna difficoltà si opporrà alla ripresa delle buone relazioni col Belgio. Anche le parole pronunziate dall'oratore del partito conservatore sulle basi wilsoniane della pace, non sono scevre davvero di ambiguità: In contrasto a tali parole il partito democratico progressista approva completamente ed unanimemente le dichiarazioni del Cancelliere sui 4 princìpi fondamentali di Wilson, i quali dovranno formare la premessa per il raggiungimento della pace generale, e per evitare le guerre future. Il popolo germanico desidera ardentemente che si evitino ulteriori sacrifici di sangue. Ma se l'Intesa è irretita a voler continuare la guerra, apprenderà allora che la forza tedesca è intatta, e ferma la volontà del popolo tedesco di difendere la patria e di mantenere la sua integrità territoriale. La Germania attende tranquilla la decisione, confidando nel suo esercito e nei suoi capitani.
Passando alla politica interna, l'oratore che sopra approvò le dichiarazioni del Cancelliere; quelle dichiarazioni che i conservatori non hanno saputo confutare. Se i conservatori credono di poter pretendere che un Ministro si arresti pavido dinanzi alla loro opposizione, ogni volta che si tratta di constatare sintomi spiacevoli della vita pubblica, sappiano che sono passati i tempi nei quali certe manovre della destra radicale contro
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l'unità e la compattezza del popolo rimanevano senza monito da parte del banco dei Ministri. Prendendo motivo da questo, l'oratore ricordò la propaganda sobillatrice del cosiddetto "Partito della Patria" e le invettive che la maggioranza del Reichstag si è sentita rivolgere da questo partito. Il vice-Cancelliere non solo aveva il diritto, ma anche il dovere di opporsi agli accessi di questo radicalismo. Il vice-Cancelliere non avrebbe che da fare una politica conservatrice per guadagnarsi le facili grazie della minoranza conservatrice. Ma questo non è il suo compito, qual membro del Governo. L'agitazione che invade adesso i conservatori non è che l'espressione dell'ira per veder vacillare la loro signoria, e al constatare che la politica conservatrice è rimasta senza successo. Tutti gli altri partiti, invece, si rallegrano del nuovo corso preso dalle cose e sperano che condurrà a buona mèta. Parlò, quindi, del diritto elettorale prussiano, rilevandone tutta l'urgenza. La circostanza che allo sciopero presero parte giovani operai e alcuni sbarbatelli non giustifica la conclusione che il popolo non sia maturo per il suffragio uguale, e che, per questo, ne debba rimanere ancora privo. Il ceto operaio della Germania ha compiuto durante la guerra un'opera immane, ed ha mostrato un'altissima maturità politica. È vero, sì, che il suffragio uguale in Prussia è una questione puramente interna prussiana; ma è vero altresì che la sorte del suffragio prussiano è una questione che tocca ben da vicino anche l'Impero, essendo un compito importantissimo stabilire basi uguali per le rappresentanze
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nell'Impero e in Prussia. Chi riuscirà a far passare la legge sul suffragio uguale quegli rinforzerà e rinsalderà la Monarchia prussiana.
Riguardo all'Alsazia-Lorena l'oratore chiese l'autonomia nell'àmbito dell'Impero tedesco.
Alla fine del suo discorso dichiarò che il suo partito farà di tutto per rinforzare e per mantenere l'attuale maggioranza del Reichstag – dietro la quale trovasi la stragrande maggioranza del popolo – e la politica del Governo.
Dopo di lui parlò l'on. Stresemann per i liberali-nazionali. Salutò l'imminente pace colla Russia e rilevò la possibilità di effetti morali per la pace mondiale. L'avanzata delle truppe tedesche in Oriente – proseguì l'on. Stresemann – è un'opera nobile e umanitaria, imperocché si tratta di liberare dall'atrocità delle bande russe la Estonia e la Livonia. Espresse la sua speranza che si riesca a vivere in pace e in amicizia cogli Estoni ed i Lèttoni, per quanto gli sembri dubbio che questi Stati possano vivere completamente indipendenti. In quanto al discorso del Cancelliere l'oratore non vorrebbe che si scorgesse in esso una nuova offerta di pace. È, però, d'opinione che nella formulazione delle dichiarazioni del Cancelliere sul Belgio, sia possibile trovare la tutela degli interessi tedeschi. Non può, tuttavia, dichiararsi d'accordo colla formula della Nota pontificia, che il Belgio debba essere ricostruito completamente indipendente contro chicchessia. Dice che una tale soluzione ci porterebbe allo Status quo ante bellum. Le promesse fatte ai Fiamminghi debbono esser man-
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tenute. La Rumenia non merita nessun riguardo, perché ha sfruttato fino all'ultimo momento la sua situazione neutrale, rigettando ogni scrupolo morale. Se dinanzi ad un nemico mancante di qualsiasi coscienza non si chiedesse nemmeno un indennizzo di guerra, un tal agire sarebbe incomprensibile. L'indennità di guerra non è necessario sia pagata in danaro; essa può esser pagata in forma di vantaggi economici. In quanto alle colonie tedesche, esse debbono essere restituite alla Germania. Devesi impedire assolutamente la effettuazione del piano inglese mirante a costituire per l'Inghilterra una comunicazione ininterrotta dal Cairo alla città di Capo. L'oratore passa, quindi, alle deliberazioni della Conferenza internazionale socialista indetta a Londra, nella quale si domanda una Polonia autonoma fino al Mar Baltico; la separazione dell'Arabia, della Mesopotamia e della Palestina dall'Impero turco; uno Stato sud-slavo autonomo; e un referendum sull'appartenenza futura dell'Alsazia-Lorena. Se i socialisti – domanda Stresemann – hanno di tali pretese; che cosa non dovranno mai fare gli imperialisti? Spera tuttavia che la conclusione della pace colla Russia, nella quale le richieste tedesche sono state alquanto inasprite a causa della Russia stessa rifiutandosi di concluder la pace, avrà un effetto educativo anche in Occidente.
In quanto al suffragio in Prussia disse che il vice-Cancelliere lo ha detto, a ragione, una questione tedesca. A lungo andare dovrebbe esser tolta di mezzo qualsiasi contraddizione fra la politica dell'Impero e quella prussiana. Anche se il suffragio uguale in Prussia
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spianerà la via al democratizzamento, non si deve dimenticare che, qualora il suffragio uguale fallisse, ci sarebbe da temere un democratizzamento ancor più largo di quello che il partito liberale-nazionale desidererebbe. Non è possibile rigettare il suffragio uguale senza che non ne conseguano gravissime crisi interne e la frazione liberale-nazionale del Reichstag condivide quasi concorde il punto di vista che l'introduzione del suffragio uguale in Prussia sia assolutamente necessaria. Concluse dicendo di aderire alle parole conciliative del Cancelliere riguardanti la politica interna e dichiarò che il suo partito approva esplicitamente il programma del Governo.
Prese allora la parola il Segretario di Stato al Ministero delle Colonie, dottor Solf, per rispondere alle dichiarazioni del generale inglese dei Boeri, Smuts, sulla questione coloniale. Disse che da parte tedesca non sono stati mai lasciati dubbi che tanto il Governo come il popolo tedesco condividono concordi i punti di vista che la Germania debba riavere le sue colonie. La politica coloniale non è per la Germania un lusso, ma una questione vitale. L'Intesa non è stata mai chiara su questo punto. Essa ha avanzato la tesi della crudeltà della Germania per dedurne che alla Germania non si debbano restituire le colonie. Con una siffatta tesi filantropica si cerca di fare breccia soprattutto nella mentalità americana. Una seconda tesi dice che tutte le colonie specialmente quelle africane debbono esser messe sotto una signoria internazionale. Altre voci, che si atteggiavano a moderate, pretendevano che tutto quanto
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il complesso delle questioni sia rimandato alla futura Conferenza della pace. È venuto finalmente il discorso del generale inglese dei Boeri, Smuts, che ha gettato un po' di luce in questa semi-oscurità. Se Lloyd George vuole distruggere la Germania qual Potenza continentale, Carson qual Potenza industriale, Smuts vuole distruggerla qual Potenza coloniale. Egli basa le sue intenzioni di annientamento su formule morali; non su quelle formule che, come nel passato, ponevano sull'avanscena il fine umanitario del benessere degli indigeni, ma quelle formule che mettono in cima a tutto il punto di vista inglese crassamente imperialistico, dicendo esser necessario l'annientamento dell'Impero coloniale tedesco per assicurare all'Inghilterra l'Impero mondiale. In prima linea egli domanda, così, l'Africa orientale per arrotondare l'Impero mondiale inglese e farne una zona d'unione fra l'Egitto e l'India. Smuts espose una dottrina di Monroe inglese su tutto quanto l'emisfero meridionale; lo stesso che, del resto, i Francesi hanno già fatto per l'Africa occidentale. Smuts pensa, così, a collegare la città del Capo col Cairo, coll'Egitto e con Calcutta, perché sia possibile andare da un luogo all'altro, passando esclusivamente su territorio inglese, senza bisogno di attraversare a destra o a sinistra possessi stranieri. A ragione il Segretario di Stato al Ministero degli Esteri rilevò come un tale piano faccia risaltare il punto di vista della potenza, ben più che non l'esigere la sicurezza dei propri confini. Per giustificare la sua politica di forza, insostenibile da qualsiasi punto di vista, Smuts costruisce colle sue mani il pericolo tede-
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sco in Africa, consistente, secondo lui, nel militarizzamento delle tribù di colore da parte della Germania. E qui il dottor Solf dimostra in modo calzante che le argomentazioni di Smuts riguardo alla Germania non sono giuste, ma che si adattano invece per l'Inghilterra e per la Francia, le quali hanno già compiuto su larga scala il militarizzamento delle loro colonie. La Germania prima della guerra non possedeva nelle sue colonie, nelle quali si contavano 11 milioni di abitanti, che truppe coloniali non superiori a 4000 uomini. Le truppe indigene eran limitate all'Africa orientale e al Camerun, mentre nel Togo non vi era che una polizia locale e nell'Africa sudoccidentale nessun corpo di truppe nere. Con un pugno così esiguo di soldati naturalmente non si poteva presumere di andare in guerra contro Potenze bianche. Oltre a ciò quei pochi soldati laggiù erano privi di artiglieria. Essi avevano esclusivamente il compito di mantenere la tranquillità e l'ordine fra le truppe indigene.
La Francia, invece, dalla fondazione del suo Impero coloniale africano nell'anno 1870, procedette coll'intento di sfruttare militarmente anche per l'Europa le sue colonie africane. Essa ha creato nei suoi possessi africani un esercito attivo di circa 100.000 uomini. Anche l'Inghilterra ha mantenuto nelle sue colonie africane forti nerbi di truppe indigene e utilizzato continuamente truppe bianche nelle piazze più importanti della costa; e questo, fatta completamente astrazione del servizio militare obbligatorio degli indigeni in India. Tutta l'Intesa che rimprovera alla Germania un ipotetico militarizzamento avvenire dell'Africa, aveva già, prima
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della guerra, mobilizzato e militarizzato con metodo gli indigeni delle sue colonie. L'intenzione tedesca di neutralizzare, all'inizio della guerra, l'umore fra gli indigeni e fra i bianchi in Africa, fallì per volere dell'Inghilterra. L'Inghilterra, e la Francia che le tenne subito dietro, hanno portato la guerra in Africa non solo, ma han trasportato negli scacchieri europei truppe indigene in cifre enormi. Pressata dalla Francia e dall'Inghilterra, – la Francia è stata la prima a mobilizzare la razza nera – anche il Belgio ha dovuto procedere alla leva forzata nel Congo belga. Il Segretario di Stato al Ministero degli Esteri, disse, quindi, che l'esercito coloniale messo dall'Intesa in piede di guerra ammonta a molte centinaia di migliaia di uomini. Se le truppe dell'Africa orientale tedesca hanno resistito fin qui valorosamente, lo si deve al fatto che è riuscito alla marina tedesca di portare ad esse per ben due volte l'aiuto di armi e di munizioni dalla patria.
Il dottor Solf parlò infine del timore espresso dal generale inglese Smuts che la Germania abbia a servirsi delle sue colonie come basi per la flotta. Il dottor Solf rispose costatando che, prima della guerra, nessuna stazione tedesco-africana lungo la costa era provvista di artiglieria, perché la Germania non aveva mai pensato di fare dell'Africa uno scacchiere di guerra fra bianchi, mentre l'Inghilterra e la Francia hanno equipaggiato completamente quali stazioni di marina un gran numero dei loro porti in Africa. Le aspirazioni della Germania non avrebbero mai mirato a militarizzare gli indigeni, sibbene, al contrario, a reprimere lo spirito
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bellico degli indigeni con un inasprimento internazionale delle prescrizioni dell'atto contro la schiavitù sulla limitazione dell'introduzione delle armi e della guerra in Africa. Il Governo tedesco è ancor oggi del medesimo parere. Il suo programma è questo: niente militarizzamento in Africa. Premessa a ciò è, naturalmente, per l'avvenire, che anche l'Inghilterra e la Francia non continuino, dopo la guerra, a militarizzare l'Africa. Anche in Inghilterra vi sono moltissimi fautori del pensiero di pace e di un'intesa coloniale colla Germania. Ci si può rallegrare di questo; ma, d'altra parte, non si deve dimenticare che dietro il generale Smuts e il suo discorso vi è il Governo britannico, vi sono grandi masse, enormi interessi e passioni colle quali la Germania deve fare i conti.
L'oratore della frazione tedesca (molto vicina ai conservatori) on.  Bruhn, disse desiderare che le cose siano decise in Oriente in modo da evitare che nelle province della Prussia orientale non si formi un'irredenta. In quanto alla soluzione della questione polacca disse che la soluzione austro-polacca gli sembra la meno desiderevole di tutte. Aggiunse che la questione belga non poteva assolutamente andar disgiunta dalle questioni da trattarsi nella pace generale, e che su questo punto il suo modo di vedere stava in contrasto col concetto espresso dal Cancelliere nel suo discorso.
Per i socialisti radicali parlò l'on. Haase. Disse che nemmeno i socialisti indipendenti possono adempiere i desideri francesi e i desideri dei socialisti di Francia, in quanto alla restituzione dell'Alsazia-Lorena.
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Si rivolse, quindi, contro il concetto che lo sciopero sia stato determinato da influenze estere. Lo sciopero, – disse, – è stato fatto per motivi ideali, specialmente per l'amarezza che gli operai provano a veder trascinato tanto per le lunghe il suffragio uguale in Prussia. Appunto i conservatori, i quali si attaccano con grande tenacia alle loro esigenze, dovrebbero comprendere gli operai tedeschi quando combattono colla medesima tenacia per i loro diritti.
Con questo oratore si chiuse la prima tornata dei dibattiti. Già da questa prima parte risulta che la maggioranza del Reichstag si serra compatta come per il passato attorno al programma del Governo. La separazione fra la minoranza annessionistica, la quale, nel contempo, è fonte di tutte le tendenze reazionarie all'interno, e la maggioranza, che mira insieme al Governo ad una pace d'accomodamento e si adopera energicamente per la effettuazione leale delle riforme interne specialmente del suffragio uguale in Prussia, è avvenuta in modo ancor più violento di quello che si poteva supporre. La situazione è chiarita inquantoché il Governo ha proclamato apertamente il suo programma di politica estera ed interna e i partiti della maggioranza gli hanno accordato il suo appoggio senza riserve; dimodoché i partiti della maggioranza gli hanno accordato il suo appoggio senza riserve; dimodoché i partiti della maggioranza son sicuri del Governo e il Governo si àncora colla sua politica saldamente e profondamente nei partiti della maggioranza.
Empfohlene Zitierweise:
[Erzberger, Matthias], I discorsi del Cancelliere e del Vicecancelliere al Reichstag germanico nella seduta del 25febbraio 1918, e la loro accoglienza nei vari partiti. I vom vor dem 08. März 1918 , Anlage, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 7175, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/7175. Letzter Zugriff am: 28.05.2020.
Online seit 02.03.2011