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Dokument-Nr. 7176

[Erzberger, Matthias]: I discorsi del Cancelliere dell'Impero tedesco e del Vicecancelliere nel Reichstag germanico il 25 febbraio 1918 e la loro accoglienza nei partiti. II., 01. März 1918

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Continuando il dibattito al Reichstag, prese la parola per il primo, nella seconda tornata, l'on. Erzberger, deputato del Centro. Egli tenne un gran discorso sulla politica interna ed estera; un discorso che non solo nel Reichstag ma anche nell'opinione pubblica di tutta la Germania è stato considerato come un vero e proprio avvenimento politico. Questo suo discorso costituì una disamina acutissima contro gli intrighi degli annessionisti ed una splendida giustificazione della risoluzione di pace del 19 luglio presa quale base per la politica di pace della maggioranza del Reichstag e del Governo. Ritorse in modo efficacissimo ed eloquente il sistema delle calunnie, escogitato e praticato da parte dei pangermanisti dinanzi alla politica della maggioranza del Reichstag. Non mancò di riferirsi alle invettive e alla apostrofi rivolte contro la sua persona. Nel campo della politica estera difese risolutamente la politica dell'accordo; nel campo della politica interna pose qual supremo postulato il suffragio uguale nel Regno di Prussia. Dato il significato programmatico del discorso dell'on. Erzberger accolto nel Reichstag con grandi applausi e nella stampa come un avvenimento, abbiamo ritenuto opportuno di far pervenire una [?] traduzione esatta del testo originale.
Dopo l'on. Erzberger parlò per il partito socialista il deputato Landsberg. Egli trattò anzi tutto della pace tedesco-russa che può essere mantenuta nello spirito della risoluzione della pace del Reichstag purché non venga abbandonata la linea direttiva dell'accomodamento. In questo
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concetto il partito socialista è d'accordo col Centro e col partito democratico progressista. La risoluzione di pace del Reichstag mantiene anche per il partito socialista tutto il suo valore futuro. Lo stesso dicasi delle parole del Cancelliere pronunziate il 28 novembre 1917 riguardo al diritto dei popoli di disporre di sé in Polonia, nella Curlandia e nella Lituania. La pace colla Russia deve esser conclusa in modo da potersi dire una pace durevole. La migliore sicurezza dei popoli consiste in una politica pacifica estera e in una politica liberale interna. In quanto al Belgio le parole del Cancelliere sono del tutto chiare. L'oratore di parte conservatrice ha tentato, è vero, di intorbidare il senso di quelle parole nette. Sarebbe, quindi, desiderevole che il Cancelliere cogliesse la prima occasione per ripetere ancora con maggior chiarezza quello che ha inteso dire riguardo al Belgio. I Fiamminghi debbono pensare essi stessi alla loro libertà, non avendo la Germania il compito di esercitare una polizia internazionale. L'oratore salutò, poscia, l'invito fatto dal Cancelliere al Governo di Le Havre, e disse che, ora, sta all'Intesa ad entrare in negoziati prima che si venga ad una nuova offensiva. L'oratore seguitò a parlare di politica interna e negò che nell'ultimo sciopero vi siano state influenze estere. Il bolscevismo, disse, non opera sulle masse operaie tedesche influenza alcuna. In Germania esso viene considerato ovunque come un'escrescenza puramente russa, una conseguenza dello facelo del dispotismo zaristico. E psicologicamente impossibile che gli operai tedeschi chiudano le loro fabbriche perchè influenzati dall'estero. Se gli operai hanno scioperato lo si deve in primissima linea a motivi di politica interna. La Germania è stata toccata du-
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rante la guerra meno di qualsiasi altro paese dal male degli scioperi; ciò che comprova l'altissimo senso di dovere del ceto operaio tedesco. In Germania vi sono persone per le quali la lotta contro il movimento operaio tedesco riveste un'importanza eguale alla lotta contro l'Inghilterra. È uno dei più grandi meriti del signor Bethmann-Hollweg l'aver riunito il 4 agosto 1914 tutti i partiti sotto la bandiera del lavoro collettivo, socialismo compreso. I conservatori, naturalmente, vorrebbero escludere i socialisti dalla collaborazione positiva nel governo. Continuando nel suo discorso, l'on. Landsberg si richiamò alle forti parole pronunziate dal deputato Erzberger contro lo spirito della calunnia, e le approvò senza riserve. Passando al diritto elettorale domandò che si effettuasse incondizionatamente nella Prussia il suffragio uguale. L'isolamento dei conservatori è un buon sintomo per la soluzione della questione elettorale la cui necessità viene riconosciuta da tutti i partiti della maggioranza.
Il liberale nazionale deputato Riesser discusse quasi esclusivamente di questioni economiche.
L'on.  Roesicke difese ancora una volta con un lungo discorso il punto di vista conservatore. Chiamò la risoluzione del Reichstag un errore, perchè esclude a priori qualsiasi indennità di guerra. A sentir dire che i conservatori vanno dietro a fini di guerra stravaganti bisogna rispondere che, or non è molto, anche il Centro accarezzò tali fini, disse che il 27 febbraio 1917 l'allora leader del Centro ed oggi Ministro di Giustizia in Prussia, dottor Spahn, aveva difeso nel Reichstag il concetto dell'indennità di guerra. Lo stesso dottor Spahn dichiarò più volte che i fini di guerra tedeschi dovevano ispirarsi al-
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la forza e che il Belgio doveva rimanere politicamente, economicamente e militarmente, in mano tedesca. L'on. Erzberger interruppe, obbiettando che i tempi erano cambiati e che siffatte dichiarazioni non avevano valore eterno né erano impegnative per il futuro. Il dottor Roesicke, proseguendo, affermò esser le cerchia che seguono i conservatori molto più grandi di quel che non pensino i deputati della maggioranza. Passò quindi a parlare dei Fiamminghi di cui chiese la liberazione, dichiarò che il partito conservatore non ha responsabilità alcuna per le offese, pubblicate dalla stampa ad esso partito devota, contro membri dei partiti della maggioranza; ed aggiunse di non approvare affatto un mezzo di lotta così velenoso e personale. Vivamente contraddetto da membri dei partiti della maggioranza affermò che gli organi conservatori non sono animati da spirito maligno ma solo da amore di patria. Il partito conservatore non combatte che la politica obbiettiva della maggioranza, visto che questa politica non abbrevia ma allunga la guerra. Egli è nemico di ulteriori offerte di pace perché in tal modo la Germania si rende ridicola all'estero e fa credere di aver un assoluto bisogno della pace. L'Inghilterra non cederà mai a parole miranti ad un accordo, ma soltanto alla forza. Il Vicecancelliere signor von Payer non ha parlato come un Ministro, ma come un rappresentante del partito democratico progressista. Il Cancelliere ha pregato i conservatori di voler seppellire l'ascia di guerra e di collaborare. I conservatori sarebbero pronti a ciò fare, se si accordasse coi loro principi e se non si praticasse una politica che esclude i conservatori per il volere dei socialisti. Allo Stato prussiano dovrebbe essere accordato il diritto di disporre di sé, l'oratore concluse esprimen-
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do la sua opinione che la vera pace debba essere imposta colla spada, come hanno dimostrato a sufficienza gli ultimi avvenimenti in Oriente.
Il rappresentante del partito democratico progressista fu l'on. barone von Schulze-Gaevernitz. Questo oratore basò il suo discorso sulla richiesta che in Germania si rianimi la fede della libertà. Il Vicecancelliere von Payer – disse – è un rappresentante del pensiero della libertà. Nell'istruzione obbligatoria generale e nel suffragio universale l'Impero tedesco è lo Stato più progressista del mondo. L'estero chiama barbari i tedeschi: bisogna però confessare che i Tedeschi sono, per lo meno, barbari tutti sui generis; barbari che nel Belgio hanno introdotto la protezione dell'infanzia e la politica sociale, e che nella Francia hanno cura dei monumenti artistici. Animati dai medesimi sentimenti i Tedeschi hanno stigmatizzato gli insensati attacchi aerei su città tedesche indifese, specialmente su Friburgo e Karlsruhe. A Friburgo oltre alcuni morti e feriti è andato distrutto un istituto scientifico che in tempi di pace apriva ospitale le sue porte a tanti stranieri nemici. L'effetto psicologico di questi attacchi aerei è che tutti invocano ad alta voce le rappresaglie. Ma siccome questa sarebbe una spirale senza fine, si solleva la questione se non contribuirebbe all' abbreviamento della guerra un accordo internazionale vietante qualsiasi attacco aereo fuori di una certa zona stabilita dietro il fronte. I Tedeschi dovrebbero imporre anche a sé stessi la sonda della critica. Il principio tedesco della libertà non deve essere annebbiato dal principio pangermanista che la forza è l'unica garanzia dei popoli. La censura deve esser abolita; confessa però che l'influenzamento operato dai giornali
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è grandemente dannoso. Se davvero i grandi fornitori arricchiti durante la guerra tentassero di influire i giornali per mezzo di inserzioni pagate profumatamente perché, prolungando la guerra anche i loro guadagni continuassero, bisognerebbe procedere con tutta l'energia. Bisognerebbe tassare così fortemente i soprapprofitti di guerra da escludere un interesse di questi signori al proseguimento delle ostilità. Passando il diritto elettorale disse che il popolo prussiano si è meritato il suffragio uguale, del resto anche l'Impero ha il diritto che la Prussia venga ringiovanita. L'introduzione del diritto elettorale uguale è un mezzo importante per condurre la guerra a buon fine. L'ultimo sciopero è stato determinato dal trascinamento in lungo della riforma elettorale. La guerra non sarà finita soltanto con mezzi militari. La Germania dovrà combattere ancora con mezzi morali, e il popolo tedesco è più forte delle idee anglo-sassoni se gli riuscirà ad effettuare il vecchio pensiero di libertà. Questo avverrà in prima linea al diritto elettorale uguale quando sarà divenuto legge. Anche politici conservatori qualificarono nei tempi passati la riforma elettorale prussiana come una necessità inevitabile della politica interna ed estera. Nel "Partito della Patria" vive, indubbiamente, una gran parte di idealismo patriottico. Se si potesse sperare che il "Partito della Patria" aderisse al pensiero tedesco della libertà, si chiuderebbe un profondo abisso fra i partiti. Sui fini di guerra si verrebbe ben presto ad un accordo, poiché la maggioranza del Reichstag mira a raggiungere il massimo ottenibile per la patria, semprechè non vi sia contraddizione colla risoluzione di pace del Reichstag. L'Alsazia-Lorena dovrà ricevere l'autonomia nell'ambito
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dell'Impero tedesco. Grazie ai suoi eserciti la Germania ha potuto compiere la più grande opera di liberazione di tutti i tempi. La rivoluzione russa è il portato delle vittorie tedesche. Verrà il tempo in cui tutto il mondo sarà grato alla Germania per aver essa ricacciato indietro verso Oriente il caos bolscevico. Quando sarà rinato un nuovo e libero Belgio nel quale i Fiamminghi potranno continuare a godere la loro autonomia; quando lo spirito di rivincita in Francia sarà finalmente condannato a morte; quando l'imperialismo britannico, che ingolla intere parti del mondo, avrà in questa guerra iniziato la sua parabola discendente; quando il movimento operaio britannico, spezzata la barriera insulare, sfocerà nel mare del movimento operaio generale; quando lo Stato americano avrà celebrato la sua vittoria sui trusts; allora sull'orizzonte sorgerà la luce di una pace che porterà di balzo in avanti la civiltà mondiale, e continuerà a vivere nella storia del mondo coll'appellativo di pace della libertà. Se oggi all'estero si va dicendo che in Germania si combatte la Corona per ottenere l'introduzione del parlamentarismo dell'Europa occidentale, si commette un grande errore che, purtroppo, viene favorito dagli svisamenti della stampa pangermanista. In verità la Germania combatte per la libertà ed è, in quest'opera nobilissima, appoggiata dalla Corona.
Se sintetizziamo il risultato della grande discussione politica nel Reichstag, abbiamo il seguente quadro:
Come abbiamo già detto, la compattezza della maggioranza ne è uscita più rafforzata. Centro, Partito democratico progressista e Partito socialista, appoggiano uniti il Governo; ed anche i liberali nazionali hanno accettato il pro-
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gramma, di politica interna ed estera sviluppato dal Cancelliere e dal Vicecancelliere, riservandosi, però, qualsiasi libertà d'azione al di là di questi limiti. La costellazione dei partiti rimane dunque la stessa: i conservatori costituiscono la minoranza.
In quanto ai singoli punti si deve osservare quanto appresso:
I partiti della maggioranza hanno approvato l'accettazione da parte del Governo dei principi fondamentali di Wilson quali base di una discussione per una pace futura. Hanno approvato altresì tutto quanto il Cancelliere ha detto relativamente al Belgio. Ma sono andati anche più in là: hanno domandato che il Belgio sia ricostituito sulla base dell'Appello pontificio del 1. agosto, cioè politicamente, militarmente ed economicamente indipendente. Fino a questo punto non si sono spinti, però, i liberali nazionali; il loro oratore ha dichiarato soltanto che si può, anche nell'ambito delle dichiarazioni del Cancelliere, corrispondere ai bisogni della Germania. I conservatori opinano invece che non sia assolutamente possibile ridare al Belgio l'indipendenza incondizionata, e che questo o rimarrà sotto l'influenza tedesca o ricadrà sotto quella inglese. Per tal ragione desiderano che, se non territorialmente, almeno politicamente e militarmente il Belgio rimanga sotto l'influsso della Germania. I conservatori sono i soli a difendere un siffatto modo di vedere. L'imminente pace tedesco-russa viene salutata da tutti i partiti. I partiti della maggioranza domandano che il diritto dei popoli di disporre di sé, sia introdotta nei popoli orientali di confine al più presto possibile. Quei popoli debbono decidere della propria sorte. Le cose colla Russia debbono venir rego-
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late in modo da tutelare gli interessi tedeschi e da poter superare il giudizio del tribunale del mondo. Specialmente l'on. Erzberger ha insistito perché la Germania riconosca senza ulteriore indugio in quanto alla Lituania la deliberazione del Consiglio lituano che domanda l'indipendenza e l'autonomia; e questo per creare buoni rapporti futuri fra la Lituania e la Germania. In quanto alla prossima pace colla Rumenia i partiti della maggioranza opinano che guadagni di natura temporanea non debbano far perdere di vista il vantaggio di una durevole amicizia futura. Tutto quanto il Reichstag è unanime in quanto alla restituzione delle colonie. Lo stesso dicasi della questione alsaziano-lorenese che, nel senso internazionale, non esiste per nessun partito in Germania. Per l'Alsazia-Lorena i partiti della maggioranza domandano invece l'autonomia nell'ambito dell'Impero tedesco. Approvano poi insieme ai liberali nazionali il programma del Governo riguardo alla urgenza assoluta di introdurre in Prussia il diritto elettorale uguale. La maggioranza del Reichstag è unanime nel condannare gli intrighi del cosiddetto "Partito della Patria" il quale non fa che mettere in pericolo la pace interna; ed opina che sarebbe un errore grandissimo e ricco di conseguenze distogliere i socialisti dal collaborare al Governo. Desidera, invece, la collaborazione di tutti gli strati della popolazione per il bene di tutti. Il dibattito ha chiarito la situazione ed il Governo può dirsi saldamente ancorato sulla maggioranza della rappresentanza popolare e quindi sulla stragrande maggioranza del popolo tedesco.
1.3.1918.
Empfohlene Zitierweise:
[Erzberger, Matthias], I discorsi del Cancelliere dell'Impero tedesco e del Vicecancelliere nel Reichstag germanico il 25febbraio 1918 e la loro accoglienza nei partiti. II. vom 01. März 1918 , Anlage, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 7176, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/7176. Letzter Zugriff am: 28.05.2020.
Online seit 02.03.2011