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Dokument-Nr. 7181

[Erzberger, Matthias]: L'accusa di Wilson nella sua Nota del 14 ottobre contro la condotta della guerra da parte della Germania, 17. Oktober 1918

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Nella sua nota di risposta del 14 ottobre 1918 al Governo tedesco, Wilson ha affermato che le armate tedesche, ritirandosi dalle Fiandre e dalla Francia del Nord si danno ad inutili distruzioni contrarie al diritto internazionale; che i soldati tedeschi saccheggiano e distruggono città e villaggi e spogliano gli abitanti. Quest'accusa fa il paio con altre di provenienza anglo-francese, radiotelegrafate a tutto il mondo, è combacia esattamente con una protesta del Governo francese contro gli effetti disastrosi del proseguimento della guerra nei territori occupati della Francia del Nord. Siamo dinanzi ad una delle solite offensive propagandiste dell'Intesa a base di atrocità, inventate di sana pianta; e che anche Wilson levi contro la Germania l'accusa di azioni contrarie al diritto internazionale, dimostra che egli non è stato informato secondo verità sul vero stato delle cose, e che ha creduto semplicemente ai rapporti tendenziosi franco-inglesi.
In verità non dovrebbe esser necessario spendere molte parole sulla questione delle responsabilità per le distruzione [sic] nella Francia del Nord. Se l'orribile guerra dovrà esser continuata sul suolo di Francia, se ogni giorno e ogni settimana nuovi paesi e nuove città saranno ridotte in cumuli di macerie, l'Intesa soltanto ne porta la responsabilità perché è essa che, disprezzando la volontà di pace tedesca, vuol continuare imperterrita l'atroce guerra di distruzione. Chi conosce le tremende conseguenze della moderna guerra d'annientamento, i cui mezzi tecnici di di-
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struzione superano qualsiasi immaginativa, può farsi un'idea che cosa significhi per la Francia ed il Belgio l'avanzata delle truppe franco-anglo-americane. I Governi dell'Intesa sono benissimo al corrente, naturalmente, delle conseguenze necessarie del loro procedere, essi sanno che la zona di guerra si trasforma in un deserto, e appunto perché lo sanno cercano di scaricare la responsabilità che loro incombe per il proseguimento delle ostilità, sulle spalle dell'esercito tedesco, il quale altro non fa che difendere il terreno palmo a palmo e di frapporre fra sé e il nemico più ostacoli che è possibile. Finché durerà la guerra dureranno ancora le necessità militari; e, del resto, come si sa, non è la Germania che insiste nella prosecuzione delle ostilità. Gli stessi Inglesi e Francesi fanno tutt'altro che risparmiare il paese. Senza il benché minimo riguardo bombardano, colle loro artiglierie pesanti, località francesi che sorgono dietro il fronte tedesco, ed é per essi indifferente se, così agendo, i loro stessi compatrioti vengano a soffrirne tremendamente. Dall'8 settembre al 9 ottobre, per dare uno fra i tanti esempi, gli Inglesi non hanno fatto che bombardare Cambrai ininterrottamente e metodicamente; e mentre le loro granate facevano crudele scempio della città, il Governo britannico affermava cinicamente che truppe inglesi non avevano mai sparato un colpo su Cambrai. Nella campagna propagandista dell'Intesa, a base di atrocità, si riscontra un'ipocrisia duplice. Facendo apparire le cose in modo da far credere che siano i Tedeschi a distruggere città e paesi, l'Intesa vorrebbe dare ad intendere al mondo che l'opera di struggitrice [sic] non solo ricade esclusi-
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vamente sui soli Tedeschi, ma che questi potrebbero benissimo evitarla se volessero; mentre le distruzioni non sono, purtroppo, che una conseguenza della guerra che l'Intesa continua contro la espressa volontà della Germania. La seconda ipocrisia sta nel fatto che le Potenze dell'Intesa partecipano formidabilmente all'opera di distruzione senza curarsi affatto se i loro compatrioti vengono così uccisi o feriti o privati dei loro averi, e questo mentre rincitrulliscono il mondo coi loro radiotelegrammi intesi a far credere che la loro condotta della guerra sia sotto ogni aspetto esemplare e si attenga ai principi strettamente umanitari.
Il Segretario di Stato agli Esteri, Dr. Solf, protestò subito, con una circolare, contro le calunnie proclamate dalla campagna franco-inglese. Egli disse che la guerra porta seco, purtroppo, sì, distruzioni, ma che queste si mantengono da parte tedesca nello strettissimo limite delle dure necessità militari veramente indispensabili. Finché la guerra continuerà vi saranno necessità imperiose belliche; e si richiamò, a ragione, alla circostanza che la stessa Intesa ha bombardato dietro il fronte tedesco, non soltanto Cambrai, ma anche Roulers, St. Quentin, Douai ed altre città francesi.
Infondata come l'accusa di distruzione, è l'accusa che le truppe tedesche trascinino seco gli abitanti delle località francesi. È sempre stato ed è anche oggi dovere del Supremo Comando tedesco offrire alla popolazione civile francese e belga protezione contro le granate sterminatrici dei loro connazionali ed alleati. Cambrai e Douai furono evacuate verso i primi di settembre, quando i canno-
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ni inglesi cominciarono a bombardar la città, e questo secondo il desiderio della stessa popolazione civile, durante l'evacuazione furono prese a favore della popolazione tutte quelle misure che eran possibili in quel frangente. Per mezzo di avvisi pubblici fu notificato alcuni giorni prima alla popolazione il momento in cui sarebbero cominciati i trasporti. Seguirono gli inviti personali, gli accordi col sindaco, la consegna alle famiglie di tessere per la suddivisione dei gruppi, la ripartizione in colonne, e la distribuzione di tessere vitto-alloggio per più giorni. Lontano dal raggio del bombardamento furono preparati posti di adunata. L'autorità militare mise a disposizione cavalli, veicoli e treni ferroviari, il cui uso a scopi militari fu vietato per tutta la durata dell'evacuazione della città da parte degli abitanti. Le varie colonne furono affidate a riparti di soldati incaricati di condurle a salvamento attraverso strade più agevoli e più sicure fino a che non fossero pergiunte [sic] in altre località, ove erano stati inviati precedentemente forieri d'alloggiamento. Si è avuto sempre cura che membri della medesima famiglia rimanessero insieme, e si è permesso alla popolazione di portare con se indumenti, masserizie ed altri oggetti necessari. La popolazione ha fatto un largo uso di questo permesso e ha portato seco, su carri grandi e piccoli, tutto quello che poteva. Con tutte le cure e le cautele del caso, più di 750 malati, uomini, donne e bambini, furono portati via dalle varie case private e dagli ospedali, collocati in grandi e comodi barconi e trasportati al sicuro dalle granate inglesi, sotto la vigilanza e la
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cura di medici, coadiuvati da numeroso personale sanitario. Nella propaganda franco-inglese tutto ciò viene esposto in modo da far credere che il comando tedesco abbia "trascinato" via la popolazione civile per puro spirito di crudeltà e per tormentarla; mentre non si trattava che di proteggerla, come abbiam detto, e di sottrarla alla furia assassina delle granate di provenienza franco-inglese.
Il Supremo Comando tedesco non tralascia di far tutto quello che è nelle sue forze, per risparmiare alla popolazione civile gli orrori della guerra. La prova migliore che non si tratta di un'arbitraria deportazione, è il fatto che la popolazione abbandona in massa la zona di terreno battuta dal fuoco dell'Intesa e nella quale si trovano le città di Lilla, Roubaix, Tourout, Thielt, Kortrijk. Per quanto il Comando dell'esercito si sforzi di alleviare la dura sorte dei disgraziati, pure non è materialmente né tecnicamente in grado di assistere, come sarebbe necessario, tante migliaia di persone. Quando gli abitanti di Lilla e di altre città si impossessarono di una grande agitazione dinanzi all'imminente bombardamento dell'Intesa, e quando si poté contare con tutta sicurezza in un esodo in massa dalla zona battuta dalle granate franco-inglesi, il Governo tedesco sollecitato dallo stesso Comando dell'esercito, si rivolse immediatamente al Governo svizzero con la preghiera di comunicare al Governo francese questi timori. Cominciata la fuga in massa, il Governo tedesco non mancò di ripetere la comunicazione al Governo francese. L'esodo ha cominciato anche nelle Fiandre, dall'ultimo attacco colà delle truppe dell'Intesa; e va continuamente allargandosi alle città
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in pericolo ed alla zona anche lontana dal fronte. Veri torrenti umani cercano scappamento in direzione est. Sebbene tutto si faccia per alleggerire la sorte di questi poveri Belgi cacciati dalle loro case, costretti a percorrere strade impantanate sebbene provvisti appena dello stretto necessario, a coprire lunghi tratti di via a tappe dolorose, l'insufficienza dei mezzi di trasporto per tutte queste masse umane e la scarsità d'approvvigionamento traboccante di balzo dal quadro della organizzazione attuale, determina una miseria senza nome. Non molto dissimili sono le circostanze nella Francia del Nord, e anche fatta astrazione dai valori annientati dei fuggitivi, è veramente impressionante vedere tutta la miseria di quelli che ritengono utile darsi alla fuga.
Il Governo tedesco si è rivolto al Governo olandese per domandargli se non sarebbe possibile di addossarsi l'assistenza dei fuggiaschi. Il Governo olandese si è dichiarato pronto ad aiutare secondo i suoi mezzi. Il Comandante olandese a Rosendael, ebbe ai confini un colloquio con un generale tedesco. La città di Rosendael è pronta a ricevere i fuggiaschi dal Belgio, per quanto questi non siano ancora giunti in prossimità dei confini. Il Governo olandese ha messo a disposizione vettovaglie sufficienti per diecimila persone e per dieci giorni. L'autorità militare in Olanda cercherà di registrare subito tutti quanti i fuggiaschi al loro arrivo, perché non abbiano a cercare i loro parenti per giorni e giorni invano. Quattordici grandi treni ferroviari capaci di trasportare ognuno circa mille persone, sono già pronti.
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Stando così le cose, è addirittura inutile avanzare ancora una volta la questione della responsabilità. I Francesi del Nord e i Belgi fuggono dinanzi alle granate dell'Intesa soltanto. La Germania, che vuole la pace, non è davvero quella che rende necessaria la nuova pioggia di granate su terra franco-belga; e la campagna di calunnie alla quale si è data ancor una volta l'Intesa, serve soltanto a mascherare le sue proprie brame guerresche.
Se l'Intesa ed anche Wilson sentissero davvero uno sdegno sincero, avrebbero un grandissimo interesse di concludere immediatamente l'armistizio domandato dalla Germania. Sarebbe questo il mezzo migliore e più sicuro per far cessare di colpo tutte le discussioni e tutti gli orrori della guerra. La Germania si è già dichiarata volontariamente pronta a sgombrare i territori occupati, ed è chiaro che una tale evacuazione, molto più se avesse luogo sotto l'ispezione delle commissioni proposte dalla Germania, avverrebbe con tutti i riguardi dovuti agli abitanti dei territori invasi. Sembra però che un armistizio non sia nelle intenzioni dell'Intesa, la quale vuole dettare la pace senza curarsi delle sofferenze della sua propria gente. A maggior ragione, dunque, lo sdegno dell'Intesa risulta quale una manovra; ed è deplorevole che Wilson si ponga sul terreno di questa manovra per farne un capo d'accusa contro la Germania in una nota che dovrebbe essere una risposta onesta ed arrendevole alla dichiarazione del Governo tedesco di accettare nell'interesse della pace le condizioni esposte da Wilson nei suoi messaggi.
Empfohlene Zitierweise:
[Erzberger, Matthias], L'accusa di Wilson nella sua Nota del 14ottobre contro la condotta della guerra da parte della Germania vom 17. Oktober 1918 , Anlage, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 7181, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/7181. Letzter Zugriff am: 31.05.2020.
Online seit 02.03.2011