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Dokument-Nr. 7182

[Erzberger, Matthias]: La risposta di Wilson del 14 Ottobre e l'opinione pubblica in Germania, 17. Oktober 1918

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La seconda nota di risposta del presidente Wilson al Governo tedesco, ha determinato, a giudicar dai commenti dei giornali pubblicati all'ora presente, una grande disillusione nell'opinione pubblica tedesca. Questa disillusione è tanto più grande, perché che la nota del Governo tedesco costituiva la pura e semplice accettazione senza riserve, delle condizioni di Wilson, ed una chiara risposta alle domande della sua prima nota; e perché l'opinione pubblica, confidando nella persona del Presidente come si era rivelata nelle sue diverse manifestazioni, riponeva grandi speranze nella sua imparzialità e lealtà. Le nuove condizioni e pretese di Wilson mettono gli organi della maggioranza, onesti propugnatori di pace, nella situazione di reprimere a grande fatica il sentimento nazionale; e certi giornali tentano persino di spuntare gli strali di Wilson, animati dal desiderio che lo scambio di note non abbia a risultare già fallito. Si considerano le proposte di sgombro e d'armistizio di Wilson come una questione militare riguardo alle quali si deve attendere la decisione dei competenti. A quanto sembra i giornali della maggioranza vogliono astenersi dall'esprimere il loro giudizio fino a che non sapranno quale atteggiamento sta per prendere il Governo; essi esprimono il pensiero che anche la Germania deve chiedere garanzie da Wilson, e fanno dipendere l'ultima decisione – se si verrà, cioè, ad una pace o ad una lotta disperata per la vita e per la morte, nella quale la Germania riunirà tutte le sue forze morali e materiali – dall'atteggiamento che Wilson prenderà insieme alle sue alleate dinanzi alle
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domande che la Germania proporrà e alle premesse che farà valere. In quanto alla stampa nazionalistica, il tono e il contenuto della nota di Wilson porta, naturalmente, molta acqua ai suoi mulini. Questi giornali rilevano aver essi giudicato giustamente l'umore della bestia e trovar conferma nella sua nota la volontà di Wilson di disarmare la Germania prima, per annientarla poi. Non risparmiano acerbe parole al nuovo Governo la cui offerta di pace non è stata, secondo essi, che una speculazione sbagliata sull'onestà di Wilson; onestà che non esiste. La stampa nazionalistica, fatte poche eccezioni, dopo la nota di Wilson, considera ormai spezzato qualsiasi filo, e domanda, senza voler più oltre aspettare, che il Governo dia a Wilson una risposta negativa, organizzi la difesa nazionale e prosegua la lotta. Qua e la si domanda ancora il regime della mano ferrea.
Nessun dubbio su questa verità: Wilson, colla sua nota, ha iniziato in Germania una nuova mobilitazione dei propugnatori di una politica violenta e degli elementi nazionali, mentre egli dovrebbe perseguire l'intento diametralmente opposto: promuovere in Germania lo spirito nuovo se veramente crede che, senza di esso, non vi possa essere pace.
Rispondendo in questo modo alla onesta fiducia del Governo tedesco e del popolo germanico egli annienta l'autorità del nuovo Governo e facilita il trionfo di quegli elementi che hanno sempre ritenuto Wilson come un grande ipocrita mercatante [sic] politico. Se il tono e il contenuto della nota di Wilson corrisponde in realtà ai sentimenti del Presidente, o seppure la nota costituisce una semplice con-
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cessione allo spirito conquistatore e vendicativo gallo-britico [sic] concessione che Wilson farebbe all'Intesa per motivi tattici, per renderla poi più accessibile e cedevole quanto alla concertazione del suo programma di pace – lo vedremo nella ulteriore discussione alla quale, per ora, la Germania non opporvi ostacoli di sorta.
Passiamo a riportare, qui appresso sunti ed estratti della stampa tedesca.
La democratica "Berliner Tageblatt" scrive: Era da prevedersi che Wilson, dopo la nota tedesca che rispondeva affermativamente alle sue domande, non sarebbe venuto fuori colla semplice dichiarazione che i negoziati sull'evacuazione e l'armistizio avrebbero potuto essere iniziati. La sua domanda d'evacuazione deve aver prodotto, evidentemente, le più aspre opposizioni in Francia e in Inghilterra, dove si desidera la prosecuzione della lotta. E allora, Wilson, ha mutato tono e contenuto nella sua seconda risposta. Chiamando l'evacuazione e l'armistizio una questione da lasciarsi alla decisione e alle proposte dei consiglieri militari del Governo degli Stati Uniti e delle Potenze associate, vien fatto vien fatto [sic] di domandarci se egli intende dire che il diritto della decisione spetta ai consiglieri militari dell'Intesa soltanto, oppure che la questione dello sgombro riguarda soltanto le autorità militari in generale, e non quelle civili. Il giornale dice che per procedere ad un accordo nel quale le soluzioni tecniche costituiscono una parte essenziale, ci vogliono entrambe le parti. Anche dopo tutte le disfatte subite dalla Francia nel 1870, Bismarck negoziò con Thiers sulla questione dello sgombro. Riferendosi alle sicurtà e garanzie completamente soddisfacenti domandate da Wilson per mantenere la superiorità
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militare odierna dell'Intesa al fronte, il giornale scrive che per la Germania le cose non stanno poi tanto male da dover senz'altro sottoscrivere certe condizioni. Ma bisogna aspettarci che Wilson passi dai suoi 14 punti filosofici ai suoi vanti strategici. Quanto all'accusa di Wilson contro la guerra subacquea questa cesserà, naturalmente, nel momento istesso in cui sarà fissato l'armistizio. Perché vi siano possibilità che questa guerra abbia a cessare ancor prima, bisogna che crescano le prospettive di un sicuro armistizio. Quello che Wilson va dicendo di distruzioni e saccheggi di città e villaggi da parte dei Tedeschi, non è che il risultato di notizie tendenziose e false da parte dell'Intesa. A ragione il "Berliner Tageblatt" osserva che sono gli stessi Francesi ed Inglesi i quali bombardano le città tedesche che trovansi dietro il fronte, costringendo così la popolazione civile, ad abbandonare le case e ad errare pazza per le campagne. Giacché assicura che il suo cuore è pieno di orrore e di sdegno, occorre dirgli che non lui soltanto sente così, dappertutto vi sono uomini onesti che hanno cuore in petto. Ma questi uomini, popoli e neutrali, debbono essere ben meravigliati che vi possa essere chi, come Wilson, deplori, a parole, le devastazioni, e voglia, contemporaneamente anche oggi prolungare il conflitto ed ampliarlo. La Germania ha dimostrato arrendevolezza sacrificandosi per amor della pace. Per questo suo sacrificio non ha da temere il giudizio della storia. Come stanno invece le cose con quelli che potrebbero ottenere il raggiungibile e che pur tuttavia, coi cuori pieni d'orrore e di sdegno come dicono, determinano, nella loro scatenata brama di
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trionfo, la rovina di tanti uomini, la morte di centinaia di migliaia? Commentando la pretesa di Wilson che il popolo germanico debba operare cambiamenti nella sua costituzione, il giornale osserva che la Germania l'ha già fatto di sua propria iniziativa e si richiama agli emendamenti della costituzione, secondo i quali vien tolto una volta per sempre all'Imperatore il diritto di decidere sulla guerra e sulla pace senza la rappresentanza del popolo. Quello che ancora manca a farsi, sarà fatto; ma, nello stesso tempo che la Germania abroga nella sua casa tutte le illiberalità, non pensa affatto di curvarsi ad una ingiunzione venuta dal di fuori. La nuova nota di Wilson ha ribaciato indietro il pensiero di pace. Wilson si atteggia a profeta del diritto, della riconciliazione e della felicità dei popoli; ma in verità lo spirito della sua nota è quello dell'arbitrio e della violenza. Wilson dice di aver combattuto sempre i vecchi metodi della diplomazia, ed ecco che oggi egli stesso adopera quei mezzi, aumenta con ogni nota le sue pretese e tiene un pugnale na-scosto nelle pieghe del mantello. Le sue pretese non creavano sin qui un ostacolo insormontabile; ma la nuova Germania, che vuole onestamente la riconciliazione con tutti i popoli, non può sopportare che le si parli nel tono del dittatore.
La "Vossische Zeitung" (liberale) scrive relativamente alle garanzie domandate da Wilson, non esservi garanzia migliore di questa: La Germania ha mutato radicalmente il suo Governo ed ha pregato Wilson di far da mediatore di pace perché egli ha parlato sempre di una pace ba-
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sata sulla giustizia e sulla riconciliazione. Se Wilson domanda nuove garanzie, ancora noi abbiano il diritto di domandargli quali garanzie offre il Presidente al popolo tedesco che la superiorità militare dell'Intesa non venga poi sfruttata da questa in un modo che contraddica ai principi fondamentali della giustizia e della riconciliazione. Il nuovo Governo tedesco condivide il medesimo punto divisa fondamentale di Wilson; ha dunque il diritto di pretendere che questo punto di vista venga riconosciuto. L'esercito tedesco non è meno disumano dì qualsiasi altro esercito; la guerra è la guerra, I soldati tedeschi si vergognerebbe di agire come i numerosi popoli ausiliari di colore dell'Intesa, i quali hanno fatto carneficina in massa di soldati tedeschi inermi, Le atrocità mentovate dal Presidente e che sarebbero state commesse dai Tedeschi in Fiandra e in Francia durante la loro ritirata, si debbono a calunniose notizie diramate dall'Intesa. È la condotta bellica francese che distrugge le città di Francia, uccide cittadini e tratta crudelmente i superstiti. Il giornale osserva che ancora ultimamente il Governo ha tentato, per tramite della Svizzera di mettersi d'accordo con il Governo della Repubblica per proteggere la popolazione francese. In quanto alla guerra subacquea e alle accuse che si fanno riguardo ad essa,, sarebbe molto desiderevole, nell'interesse della riconciliazione da avviarsi, che Wilson non facesse sue simili accuse. La discussione iniziata adesso dal Presidente americano conduce diritta ad un prolungamento della guerra, se non si procederà almeno, parallelamente, ad iniziare negoziati per un armistizio. L'armistizio sarà il nocciolo
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delle ulteriori discussioni. Nel momento in cui i plenipotenziari militari delle commissioni miste proposte dalla Germania si convocheranno, in quel giorno sarà fatto un gran passo nella questione della pace. Se Wilson fosse venuto a conoscenza dei mutamenti di costituzione avvenuti in Germania in questi ultimi giorni, egli non avrebbe potuto avanzare le pretese che ha avanzato a tal riguardo. Per Wilson egli non incontrerebbe più ostacoli per avviare senz'altro i negoziati. Col tono delle sue manifestazioni non si può proprio dire che egli abbia facilitato la discussione al popolo tedesco, d'altra parte certi suoi passi dimostrano che egli desidera la prosecuzione dei negoziati, la sua nota costituisce un rallentamento ma non una rottura. È però necessario di ricordare all'Intesa e di avvertirla che nella storia del mondo è avvenuto molte volte che un grande e forte popolo, per non esser costretto a mettere in pericolo la sua esistenza, abbia offerto la nano per la pace, e che una ripulsa lo abbia indotto a riunire tutte le forze latenti della patria per una lotta nazionale.
La democratica "Frankfurter Zeitung" costata anzitutto il tono altezzoso e rude della nota. Essa è informata allo spirito di Clemenceau e Lloyd George, e vi son gravi dubbi che questa via possa condurre alla meta. Wilson deve ricordare che non è possibile concludere una vera pace di diritto con un popolo al quale si toglie la condizione fondamentale di qualsiasi negoziato moralmente pregevole, la libertà. L'insinuazione che l'esercito tedesco compia atrocità coscienti o evitabili, la "Frankfurter Zeitung"
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la rigetta giustamente bollandola di calunnia. Conclude le sue considerazioni come appresso:
La nota di Wilson sarà per molti in Germania una disillusione. Ma che le cose non sarebbero andate tanto lisce lo dovevamo dedurre dagli avvenimenti degli ultimi mesi. Gli uomini responsabili che sanno cosa è necessario per la sorte del nostro popolo, non debbono lasciarsi indurre, dal contenuto e dal tono della nota a non fare ciò che essi ritengono giusto alle circostanze attuali.
Il "Vorwae rts" socialista scrive che le pretese, in parte troppo spinte, della stampa inglese e francese sorte quale accompagnamento musicale della nota wilsoniana e certamente ispirate, avvertono seriamente di non tendere troppo l'arco. Il popolo tedesco è pronto, oggi come non mai, alla pace esso lavora attivamente a rinnovarsi democraticamente ed è pronto a compiere gravi sacrifici per il pensiero di una pace assicurata con una lega di popoli. Ma non è assolutamente impossibile che l'umore popolare cambi, qualora si rinforzi l'impressione che dall'altra parte non sono disposti a risparmiare al popolo tedesco un'ultima lotta disperata. Sia che questa lotta continui sotto l9attuale Governo, sia sotto un altro Governo, un fatto è certo: che per essa, astrazion fatta dall'annientamento di nuove e numerosissime vite umane, verrebbero messi in pericolo due altri beni ideali, il cui raggiungimento, secondo le assicurazioni della stessa Intesa, costituirebbe l'intimo scopo della guerra: il democratizzamento [sic] della Germania e la fondazione d'una lega di popoli intesa a garantire una pace duratura. Grandi cose si potrebbero ancora compiere se si addivenisse subito ad un armistizio;
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grandi cose possono, però, essere ancora annientate se i predicatori della distruzione e dell'assoggettamento dell'Intesa continueranno ad avere il sopravvento. Oggi si decide dell'avvenire dell'umanità per secoli e secoli. Tutti quei che posseggono una certa influenza sull'andamento delle cose, neutrali, socialisti, sinceri amici della pace all'estero, ecc., dovrebbero contribuire a che il programma di Wilson, accettato dal nuovo Governo tedesco, non venga mutato nel suo contrario e svisato fino a farne una maschera. Socialismo e borghesia della Germania son pronti a far tutto il loro possibile per ridare la pace al mondo. L'Intesa, però, deve sapere che vi sono limiti che non possono esser sorpassati senza che l'opera iniziata frani miserevolmente. Forse questa guerra finirà secondo ì desideri dei guerrafondai dell'Intesa ma se questo fosse il caso, alla soglia di una cosiffatta pace nascerebbero i germi di una nuova guerra.
L'organo berlinese "Germania" (Centro) si esprime con una certa ritegnosa fiducia scrivendo che la nota di Wilson ha distrutto una parte delle speranze in quanto alla pace, ma che non è esclusa ancora qualsiasi possibilità di pervenire ad un accordo, e molto meno la possibilità di ulteriori trattative. Corrisponde alle usanze internazionali che le condizioni d'armistizio vengano affidate ad una commissione militare. Passando a parlare delle garanzie assolute che Wilson domanda per il mantenimento della superiorità militare odierna dell'Intesa, l'organo del Centro si domanda di che genere possono essere le garanzie domandate da Wilson. Se le sue condizioni saranno accettabili o no, lo deciderà il Supremo Comando tedesco. Obbietta che
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questa pretesa di Wilson è nuova; è che non è certo coretto, trattando con un avversario, avanzare nuove condizioni non appéna le prime siano discusse ed accettate. In quanto all'accusa di azioni contrarie al diritto internazionale commesse dalle truppe tedesche, il miglior modo per sfatare l'accusa sarebbe quello di nominare una commissione completamente neutrale. In quanto ai mutamenti della costituzione Wilson dovrebbe contentarsi, di quelli già in essa apportati e di quelli elle verranno specialmente dell'emendamento che, decidendo la guerra e la pace, si debba anzitutto interpellare il Reichstag.
La "Kölnische Volkszeitung" (Centro) scrive:
Il popolo tedesco deve convincersi della necessità di rimaner forte perché ha bisogno di tutta quanta la sua energia, morale e fisica sia per conchiudere una pace onorevole che gli garantisca l'esistenza, sia per combattere l'ultima lotta per la libertà e per l'esistenza.
La "Kölnische Volkszeitung" liberale nazionale constata essere stata prima impressione alla lettura della nota di Wilson che il Presidente americano non abbia corrisposto alla parte di giudice arbitrario, come egli si era fatto credere nei suoi discorsi e come l'aveva ritenuto il Governo tedesco. In effetto egli ha fatto sue le pretese dell'Intesa ed oggi si contenta di condannare. Chi giudica così unilateralmente e parzialmente si gioca la fiducia che forse si era guadagnata presso una gran parte del popolo germanico grazie ai suoi piani rinfronzoliti d'idealismo sulla felicità dei popoli e la pace mondiale. Oltre a ciò sembra che il Presidente voglia sottrarsi ad una decisione, perché altrimenti si sarebbe dato la pena di notifi-
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care le sicurtà e le garanzie che oggi egli pretende. Ora si deve ammettere che anche il Governo tedesco abbia da porre alcune questioni a Wilson, e voglia sapere finalmente e con tutta chiarezza ciò il Presidente americano vuole. La speranza, però, che ci si possa avvicinare alla pace in forza di negoziati con quest'uomo, ha arretrato di un buon pezzo dopo le sue ultime dichiarazioni.
La "Berliner Boersenzeitungn" liberale nazionale di sinistra, dice che sull'accettazione o il rigetto delle condizioni di Wilson spetta in prima linea la parola al Supremo Comando dell'esercito. Tur di sentirsi vincitore, Wilson non arretra dinanzi ad un tono offensivo. Le sue pretese sono indegne se fatte ad un popolo che da più di quattro anni tien testa ad un mondo di nemici. Se Wilson vuole creare una lega di nazioni cominciando coll'umiliare un gran popolo, egli non avrà certo da rallegrarsi dell'opera sua. Può anche darsi che le necessità costringano la Germania a cedere dinanzi alle sue pretese. In questo caso egli avrebbe piantato un mal seme nel cuore tedesco; un mal seme che, prima o poi germoglierebbe. Come, ce lo insegnerà il futuro!
E passiamo ad alcuni commenti di giornali conservatori e pang ermanisti.
La conservatrice "Kreuzzeitunag" trova che le esigenze più sfrontate di Wilson sono quelle della capitolazione dell'esercito tedesco e dell'allontanamento della monarchia tedesca. Le proposte di Wilson significano il tramonto dell'Impero germanico. Se il presidente Wilson - che l'ottimistico Governo tedesco riteneva quasi per un amico della Germania - rimarrà sordo alle controproposte, altro non
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rimarrà che -proseguire la lotta e tramontar con onore. Nemmeno un palmo di terra tedesca dovrebbe cader, prima, in mano dei nemici. Nel profondo del suo cuore Wilson non vuol sapere di pace; quel medesimo uomo che sulla bandiera stellata ha scritto le parola "Pace di diritto" e "Lega di popoli" non conosce che la pace basata sull'umiliazione.
Il pangermanista "Reichsbote" si richiama alle forze morali insite nel popolo e domanda dal Governo che esse siano utilizzate. La "Post" rileva il carattere assolutamente inconciliabile della nota; la "Deutsche Zeitung" intitolata un articolo di fondo. I1 secondo schiaffo, e descrive le orribili conseguenze di una guerra perduta, collegate coll'accettazione delle richieste di Wilson. Il "Berliner Lokalanzeiger" accusa il Governo di ingenuità, per aver sperato da Wilson più di quello che oggi esso offre.
La "Deutsche Tageszeitung" scrive: Soltanto un popolo completamente vinto potrebbe vergognosamente assoggettarsi nel modo che Wilson vorrebbe facesse la Germania. Oggi anche l'ultimo tedesco deve riconoscere che l'Intesa non cerca l'accomodamento, ma l'annientamento del popolo germanico. L'onore nazionale vien così provocato che il popolo tedesco dispererebbe di sé stesso se accettasse la vergogna di cui il nemico lo erede capace. L'onore di un popolo non $ un bene teoretico o passeggero, che oggi si può buttar via e domani riconquistarlo. Il popolo germanico possiede ancora forza bastante per difendersi da una pace vergognosa, distruggitrice [sic] del suo avvenire. Con tutta la sua superiorità l'Intesa non riuscirà giammai a schiacciar la Germania se questa non cederà alle esigenze dei nemici. Il giornale
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si appella, quindi, ai popoli tedeschi i quali non hanno esercitato sin qui la direzione che loro spetta. La nota di Wilson mostra qual Germania lui e i suoi alleati riterrebbero degna d'entrare a far parte d'una lega di popoli: una Germania umiliata, impotente, smembrata; una Germania di cui gli abitanti dovrebbero vergognarsi d'essere i figli. La "Tägliche Rundschau" scrive: L'ira divamperà in milioni di cuori quando la nota arrogante di Wilson sarà letta nel paese. Ma ancora non siamo al momento dell'ultima decisione estrema: al momento di decidere fra l'assoggettamento incondizionato alle tracotanti ed arbitrarie leggi nemiche è la lotta fino al coltello. Ancor una volta avranno la parola il comando dell'esercito tedesco, e il Governo tedeschi, ancora una volta avranno la parola Wilson e i suoi accoliti.
Ma finalmente non si potrà sfuggire alla ultima decisione, Wilson dovrà essere forzato a dare una risposta chiara e sarà allora l'ultima scelta; allora si tratterà della tragica questione dell'essere e del non essere.
L'atteggiamento del Governo tedesco si può dedurre da un articolo di fondo della ufficiosa "Norddeutsche Allagemeine Zeitung" nel quale si legge tra l'altro:
"La risposta alla nota americana richiede, naturalmente, ben maturate deliberazioni. Come sin qui, così anche in avvenire il Governo tedesco si farà guidare nelle sue deliberazioni dallo spirito della conciliazione e dal desiderio di metter fine allo spargimento di sangue; e- prenderà una deliberazione che sia contemporaneamente una salvaguardia degli interessi del popolo germanico."
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Empfohlene Zitierweise:
[Erzberger, Matthias], La risposta di Wilson del 14Ottobre e l'opinione pubblica in Germania vom 17. Oktober 1918 , Anlage, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 7182, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/7182. Letzter Zugriff am: 31.05.2020.
Online seit 02.03.2011