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Dokument-Nr. 9003

[Max von Baden]: Il discorso programmatico del nuovo Cancelliere dell'Impero Germani co, Principe Massimiliano di Baden, pronunziato al Reichstag nella seduta plenaria del 5 ottobre 1918, vor dem 09. Oktober 1918

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Discorso del principe Massimiliano di Baden, Cancelliere dell'Impero.
Onorevoli Signori!
Conformemente al rescritto imperiale del 30 settembre, l'Impero tedesco ha subìto una trasformazione radicale nella sua direzione politica. Io sono stato chiamato da Sua Maestà l'Imperatore alla testa del nuovo Governo qual successore del Conte Hertling, resosi grandemente meritorio della sua patria. Corrisponde alla natura del nuovo sistema di Governo ormai introdotto da noi che io esponga senza indugio al Reichstag e al Paese i princìpi sui quali intendo di esercitare il mio ufficio, grave di responsabilità. Prima di decidermi ad accettare l'alta carica, questi princìpi sono stati fissati d'accordo coi Governi alleati e coi capi dei partiti della maggioranza del Reichstag. Essi contengono, dunque, non soltanto la mia stessa professione di fede, ma anche quella della stragrande maggioranza della rappresentanza popolare tedesca, e quindi della nazione germanica che ha eletto il Reichstag a immagine e somiglianza dei suoi desideri mediante il suffragio generale, uguale e segreto.
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Solo il fatto di sapermi sorretto dalla persuasione e dal volere della maggioranza del popolo mi ha dato la forza di addossarmi gli affari di cancellierato nei tempi gravi e seri in cui ci ritroviamo. Le spalle di uno solo sarebbero troppo deboli per portare la enorme responsabilità che ricade oggi sul Governo. Solo se il popolo prenderà parte attiva ed ampia alla conformazione della sua sorte, se estenderà, cioè, la responsabilità anche alla maggioranza dei suoi capi politici liberamente eletti, l'uomo di Stato alla testa del Governo potrà addossarsi fiducioso la sua parte a servizio del popolo e della patria.
La decisione mi è stata specialmente facilitata dal fatto che nel nuovo Governo anche uomini competenti e fiduciari del ceto operaio sono pergiunti alle più alte cariche dell'Impero. Io scorgo in questo fatto la sicura garanzia che il nuovo Governo gode della salda fiducia degli ampi strati del popolo, senza il cui appoggio fedele le sue azioni sarebbero condannate fin dal principio all'insuccesso. Quello che io dico oggi qui dentro, lo dico non soltanto in nome mio e dei miei collaboratori al governo, ma anche in nome del popolo germanico.
Il programma dei partiti della maggioranza, sui quali io mi appoggio, contiene anzitutto l'adesione alla risposta del passato Governo alla Nota pontificia del 1 agosto 1917, e l'approvazione incondizionata alla risoluzione del Reichstag del 19 luglio di quest'anno. Esso manifesta inoltre la ferma decisione di partecipare ad una lega universale dei popoli in base agli uguali diritti di tutti, cioè a dire tanto di quelli deboli che di quelli forti.
La soluzione della tanto tormentata questione belga
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esso la scorge nella completa ristaurazione del Belgio, specialmente della sua indipendenza e del suo territorio. Si deve mirare anche ad un accomodamento nella questione dell'indennità.
I trattati di pace conclusi sin qui non debbono essere, secondo il medesimo programma, un ostacolo per la conclusione della pace generale. Esso mira precipuamente a che nei paesi baltici, in Lituania e in Polonia, vengano formate al più presto possibile rappresentanze popolari su larga base. Noi vogliamo promuovere senza indugio la concertazione delle premesse a ciò necessarie introducendo amministrazioni civili. Quei territori regoleranno indipendentemente le loro costituzioni e i loro rapporti coi popoli finitimi.
Grazie al metodo col quale è stato composto il nuovo Governo ho potuto prendere nella politica interna un atteggiamento netto e deciso. Dietro mia proposta i capi dei partiti della maggioranza sono stati chiamati ad essere i miei consiglieri immediati. Ero d'opinione, o Signori, che l'unità del Governo dell'Impero non dovesse esser garantita soltanto della pura e semplice appartenenza schematica ai partiti dei singoli membri di Governo, ritenendo io ancor più importante l'unità degli intendimenti. Anche nella scelta dei miei collaboratori non presi dalle file del Parlamento mi son partito da questo punto di vista. Ho posto il massimo valore a che i membri del nuovo Governo si pongano sul terreno della pace basata sul diritto, indipendentemente dalla situazione bellica; terreno da essi calcato pubblicamente anche in una fase della guerra nella quale noi ci trovavamo all'apice dei nostri successi militari.
Signori Deputati! Son convinto che il metodo col quale il Governo dell'Impero è stato oggi composto colla cooperazione del Reichstag, non costituisca qualche cosa di
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passeggero, e che in pace non possa esser più formato un Governo che non si basi sul Reichstag e che non prenda da esso i suoi membri. La guerra ci ha portato al di là della vecchia e litigiosa vita di partito, di quella vita che rendeva tanto difficile l'effettuazione di una volontà politica unitaria e risoluta. Formazione di maggioranze vuol dir formazione della volontà politica; ed un incontestabile risultato della guerra è che in Germania grandi partiti si siano fusi per la prima volta in un programma fermo e coerente e si siano, quindi, messi in grado di contribuire a decidere la sorte dei popoli. Questo pensiero non si spegnerà giammai; questo sviluppo non potrà essere arrestato mai più (Applausi). Confido che, finché la sorte della Germania sarà tempestata dal pericolo, anche quei circoli popolari che vengono a trovarsi fuori dei partiti della maggioranza, e i loro rappresentanti che non fanno parte del Governo, metteranno da parte tutto ciò che può dividere gli animi e daranno alla patria ciò che la patria domanda. (Rinnovati applausi).
Questo sviluppo rende necessario un cambiamento delle nostre prescrizioni statutarie nel senso del rescritto imperiale del 30 settembre; cambiamento che renda possibile ai membri della Camera, passati al Governo di conservare i loro seggi nel Reichstag. Un corrispondente disegno di legge è stato inviato al Consiglio federale e sarà sottoposto senza indugio alla loro deliberazione. Onorevoli Signori. Teniamo sempre presenti le parole pronunciate dall'Imperatore il 5 agosto 1914 e che io ripetei nel Decembre dell'anno scorso parafransandole come appresso: Vi sono, s ì , partiti; ma son tutti tedeschi: (Vivi applausi). Anche lo sviluppo politico nello Stato tedesco alla testa della Federazione, – in Prussia, dico, –
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dovrà compiersi sotto la divisa di queste parole imperiali; e i messaggi del Re di Prussia che promettono il suffragio democratico dovranno essere concretati presto e radicalmente. (Applausi). La questione elettorale prussiana è una questione tedesca, data la posizione preponderante della Prussia (Approvazioni), ed io non dubito che anche gli Stati federati nei quali lo sviluppo delle loro condizioni costituzionali è alquanto arretrato, seguiranno risoluti l'esempio della Prussia. (Applausi). Ciò dicendo rimango incrollabilmente fedele alle basi federative dell'Impero, i cui singoli membri decidono in completa indipendenza la loro vita costituzionale interna; diritto questo a cui deve essere ammessa anche l'Alsazia-Lorena. (Vivissimi applausi). Indipendenza e varietà della vita nei singoli Stati confederati, rapporto stretto e fedele che lega ciascun tedesco colla sua terra e il sovrano del suo paese, son le sorgenti dalle quali sono scaturite durante tutta la guerra la forza meravigliosa, l'ardore per la patria e lo spirito di sacrificio.
Dacché dura il conflitto non son mai cessati i lamenti per il modo con cui veniva applicato lo stato d'assedio. Questi lamenti hanno avuto azione disgregatrice, hanno amareggiato gli animi e posto ostacoli alla lieta collaborazione ai gravi compiti della guerra. (Giustissimo!). Come insegna l'esempio di tutti gli Stati belligeranti, non possiamo, per ora, fare a meno dell'autorità straordinaria di cui lo stato d'assedio investe certi organi. Ma si deve stabilire uno stretto rapporto fra le autorità civili e militari che renda possibile che in tutte le questioni non puramente
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militari, cioè a dire specialmente nell'ambito della censura e del diritto di associazione e di riunione, si impongano i punti di vista delle autorità amministrative competenti; e che, in ultima analisi, sia rimessa la decisione al Cancelliere dell'Impero. (Applausi). A tal uopo l'Imperatore emanerà un ordine ai Comandanti militari, e l'ordinanza imperiale del 4 Decembre 1916 sarà corrispondentemente concretata senza ulteriore indugio. Col 30 settembre 1918, il giorno del rescritto sovrano, comincia una epoca nuova nella storia interna della Germania. (Calorosi applausi). La politica interna, così tracciata nei suoi tratti principali, è di significato decisivo per la questione di guerra e di pace. La forza propulsiva del Governo, in quanto al suo desiderio di pace, dipende dall'aver essa dietro di sé la volontà popolare unita, salda ed incrollabile. Sol quando i nemici sentiranno che il popolo tedesco si è serrato, compatto attorno ai suoi uomini di Stato responsabili, soltanto allora le parole diverranno fatto (Approvazioni e applausi). Il Governo tedesco farà tutti i suoi sforzi nei negoziati di pace perché siano incluse nei trattati prescrizioni sulla protezione degli operai e le assicurazioni dei medesimi (applausi); prescrizioni che impegnino i Governi contraenti a procedere nei loro paesi, entro un certo spazio di tempo, ad un minimo di istituzioni simili o per lo meno equivalenti; per assicurare la vita e la salute nonché l'assistenza agli operai in caso di malattia, infortunio o invalidità. Conto, in quanto alla preparazione di queste istituzioni, nel consiglio pratico delle associazioni operaie e degli accollatari. Finché tedeschi saranno in prigionia, mi dedicherò
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con tutte le forze ad essi perché non venga meno la loro assistenza. (Applausi) Mi curerò ancora in modo giusto dei nemici che vivono da noi in captività.
Signori Deputati!
Io son certo che questo programma, del quale non ho esposto che i tratti fondamentali, può stare benissimo a confronto con tutti i principi fondamentali di governo stranieri. Per oggi non ritengo opportuno venire ad ulteriori particolari.
Naturalmente, le conferenze svoltesi fra noi prima di procedere alla composizione del nuovo Governo, sono scese ben più in fondo, nella desamina dei problemi, di quello che io posso esporre qui dentro nella mia breve sintesi di ciò che costituisce il più importante. D'altra parte ritengo che a quest'alto consesso non importi troppo di sapere quale è la mia opinione su cose di secondaria importanza. L'essenziale – se io ben giudico la situazione – sta nella mia dichiarazione sullo spirito generale che anima il nuovo Governo. Infatti, chiunque voglia bene intenderlo, può senz'altro argomentarne qual sarà il contegno del Governo dinanzi alle singole questioni pendenti. Come ben si comprende io sarò sempre pronto in avvenire a dare al Reichstag tutti gli esatti schiarimenti che esso richiederà.
Di importanza immediata sono le conseguenze che il nuovo Governo, nel brevissimo tempo della sua esistenza ha tratto praticamente dalla situazione trovata, e dall'impiego pratico dei suoi principi politici su questa situazione (Segni di grandissima attenzione). Più di quattro anni di lotta cruentissima contro un mondo di nemici grandemente superiori di numero, sono già scorsi. Anni di furibonde e accanite lotte e di inenarrabili sacrifici. Ognuno di noi
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ha le sue cicatrici. E troppi, troppi, anche ferite aperte, sia che esse dolorino nel fondo dell'anima o sanguinino nei corpi sacrificati sui campi di battaglia per la libertà tedesca. Ciò nondimeno i nostri cuori son saldi e – fermamente convinti della nostra forza, – risoluti a compiere sacrifici ancor più gravi, se questo sarà inevitabile, per il nostro onore, per la nostra libertà e per il bene dei nostri discendenti. (Scroscio d'applausi fragorosi e prolungati.) Col cuore gonfio di riconoscenza, noi pensiamo alle nostre valorose truppe che, guidate da condottieri di genio, hanno compiuto durante la guerra gesta sovrumane, garanzia certa che la nostra sorte suprema si trova in mani sicure e fidate.
In occidente infuria da più mesi un'unica, orribile battaglia, che mena strage di vite umane. Grazie all'incomparabile eroismo della nostra armata, eroismo che vivrà attraverso i secoli come una imperitura pagina di gloria del popolo germanico, il nostro fronte è ancora saldo. Questo superbo pensiero ci fa guardare fiduciosi nel futuro.
Ora, appunto perché siamo animati da questo sentimento, è nostro dovere assicurarci che la lotta atroce e cruenta non si prolungherà nemmeno di un giorno oltre il termine nel quale ci sembra possibile por fine alla guerra senza che ne risenta il nostro onore. Non ho aspettato, quindi, nemmeno ad oggi per agire in favore del pensiero della pace. Appoggiato dal consenso di tutte le autorità dell'Impero e coll'approvazione degli Alleati che agiscono insieme a noi, nella notte sul [sic] 5 ottobre e pel tramite della Svizzera, ho diretto al Presidente degli Stati Uniti d'America una N ota colla quale lo prego di addossarsi il compito di determinare
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la pace e di mettersi in relazione con tutti gli Stati belligeranti. La Nota giungerà a Washington oggi o domani.
Essa è diretta al Presidente degli Stati Uniti, perché questo, nel suo messaggio al Congresso dell'8 gennaio 1918 e nelle sue manifestazioni ulteriori, specialmente nel suo discorso del 27 settembre a New York, presentò un programma per la pace generale; programma che noi possiamo accettare quale base per i negoziati. Ho fatto questo passo nella via della redenzione non soltanto per la Germania e per le sue alleate ma anche per tutta l'umanità che soffre da anni a causa della guerra; perché credo che i pensieri rivolti alla felicità avvenire dei popoli e proclamati da Wilson, vadano completamente d'accordo con quelli generali nei quali si muove anche il nuovo Governo tedesco e con esso anche la stragrande maggioranza del nostro popolo.
In quanto alla mia persona, i miei passati discorsi tenuti dinanzi ad un altro circolo di persone, possono persuadere che nelle idee da me nutrite relativamente ad una pace avvenire, non si è operato in me cambiamento veruno dacché sono stato incaricato di dirigere gli affari dell'Impero. Quello che voglio è una pace onorevole e duratura per tutta l'Umanità, e credo che una tale pace costituirà contemporaneamente anche la più salda protezione per il benessere futuro della nostra stessa patria. Per questa ragione io non vedo, relativamente alla pace, nessunissima differenza fra gli obblighi nazionali e quelli internazionali. L'essenziale per me esclusivamente questo: che questi comandamenti vengano riconosciuti quali impegnativi da tutti i partecipanti colla medesima onestà di intendimenti, e rispettati come lo saranno da me e dagli altri membri del nostro nuovo Governo. Cosi, con quella calma che
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mi viene dalla buona coscienza quale uomo e qual servo del nostro popolo; – calma che si basa contemporaneamente sulla ferma fiducia in questo popolo grande, libero, capace di qualsiasi abnegazione, nonché sulla sua gloriosa forza armata – io, di questo mio primo atto di governo, sto in attesa del risultato qualunque esso sia. Io so che esso troverà una Germania unita e fermamente decisa tanto ad una pace onesta, che respinge qualsiasi arbitraria violazione di diritti stranieri, quanto ad una lotta finale per la vit a e per la morte, alla quale il nostro popolo sarebbe costretto senza averne colpa, qualora la risposta delle Potenze avversarie alla nostra proposta dovesse esser dettata dalla volontà di annientarci.
Nessuno sgomento mi assale al pensiero che il resultato possa essere il secondo, perché conosco le sorgenti grandiose di forza che ancor oggi sgorgano dal nostro popolo, e so che la inconfutabile persuasione di combattere per null'altro che per la nostra vita nazionale , centuplicherà queste forze.
Spero, però, per il bene di tutta l'umanità, che il Presidente degli Stati Uniti accetti la nostra offerta come noi la intendiamo. Allora sarebbe aperta la porta per una pronta ed onorevole pace del diritto e della riconciliazione tanto per noi come per i nostri avversari. (Scroscio d'applausi all'indirizzo dell'oratore. Anche le Tribune partecipano all'ovazione.)
Ha quindi la parola l'on. Fehrenbach, presidente del Reichstag.
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On. Fehrenbach: Le significantissime dichiarazioni del Cancelliere sulla politica interna ed estera, saranno oggetto di particolareggiate discussioni nelle nostre prossime sedute. Mi permettano, però, di aggiungere poche parole all'offerta di pace del nuovo Governo al Presidente degli Stati Uniti dell'America del Nord. Pace! Parola grande, ricca di speranze. Essa significherebbe la redenzione dell'umanità da tormenti di anni; sarebbe salutata soprattutto dalle nostre donne e dai nostri bambini, ed anche i soldati saluterebbero con gioia il ritorno alle loro case, quando coi duri combattimenti avessero davvero spianato la via alla pace d'accomodamento, che sola nasconde in sé le garanzie della durata. Il popolo tedesco rivolge lo sguardo, con giustificato orgoglio, al suo esercito provato, alla sua marina, che da oltre quattro anni difendono la nostra patria contro la preponderanza nemica. Il popolo germanico deplora vivamente e sente dolorosamente le ferite aperte non soltanto al fronte ma anche nel paese. Ma come ogni singolo soldato al fronte, così ogni cittadino in patria è pronto a fare qualsiasi sacrificio per il suo paese, qualora venisse domandato. (Applausi.) Desidero che tali sacrifici non siano necessari, perché il popolo tedesco vuol la pace e non la guerra. (Verissimo) Al pari degli altri popoli anela la pace che metta fine a questo terribile spargimento di sangue. Per questo salutiamo il passo comunicatoci dal Governo, il quale apre una probabilità, sebbene incerta, all'avvento della pace.
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In nome del popolo tedesco e del Reichstag, la cui grande maggioranza è d'accordo col Governo in questo suo passo d'alta importanza, dichiaro che noi approviamo l'offerta di pace e che la facciamo nostra.
(Applausi scroscianti).

La nota tedesca a Wilson.
Berlino 5 ottobre 1918
La Nota rimessa al Presidente Wilson pel tramite del Governo svizzero è del seguente tenore:
"Il Governo tedesco sollecita il Presidente degli Stati Uniti d'America a prendere in mano il ristabilimento della pace, a portare a cognizione tutti gli Stati belligeranti questa sollecitazione, e di invitarli ad inviare i loro plenipotenziari per l'allacciamento dei negoziati.
Il Governo tedesco accetta qual base dei negoziati di pace il programma esposto dal Presidente degli Stati Uniti d'America nel messaggio al Congresso dell'8 gennaio 1918 e nelle sue manifestazioni successive, specialmente nel discorso del 27 settembre.
Per evitare un ulteriore spargimento di sangue, il Governo tedesco sollecita la conclusione immediata di un armistizio generale in terra, in mare e nell'aria.
Massimiliano principe di Baden, Cancelliere dell'Impero.["]
Come il Cancelliere ha già alluso nel suo discorso, anche la Turchia sta per fare un identico passo.
Empfohlene Zitierweise:
[Max von Baden], Il discorso programmatico del nuovo Cancelliere dell'Impero Germani co, Principe Massimiliano di Baden, pronunziato al Reichstag nella seduta plenaria del 5 ottobre 1918 vom vor dem 09. Oktober 1918 , Anlage, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 9003, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/9003. Letzter Zugriff am: 04.08.2020.
Online seit 02.03.2011