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Dokument-Nr. 914

[Erzberger, Matthias]: Il capo dello Stato maggiore della marina germanica sulla guerra subacquea, 29. Juli 1918

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Il capo dello Stato maggiore nella marina germanica ha accordato al corrispondente da Berlino della "Kölnische Zeitung" un'intervista sui risultati della guerra sottomarina nel primo semestre del 1918. L'intervista, nella quale vennero toccate e confutate varie asserzioni della stampa dell'Intesa, è riferita dal menzionato corrispondente nel modo che segue:
Dopo brevi parole di saluto, io rivolsi anzitutto a Sua Eccellenza la domanda se egli fosse disposto a manifestarmi il suo avviso intorno alla affermazione di uomini di Stato inglesi e dell'ammiraglio Jellicoe che la guerra sottomarina ha fatto fiasco, che ha cessato di significare un pericolo per l'Inghilterra giacché il numero delle nuove costruzioni dell'Intesa supera quello delle navi affondate e di sottomarini ne vengono più distrutti che costruiti.
L'ammiraglio von Holtzendorf mi rispose: Le affermazioni cui Ella ha accennato sono inesatte e se oltre Manica si volesse loro prestar fede, si commetterebbe un errore fatale. Vero è soltanto che un miglioramento passeggero è subentrato nell'approvvigionamento di tonnellaggio dei nostri nemici. I giornali hanno fatto sapere che l'Intesa, sotto la pressione della rapidamente crescente penuria di tonnellaggio ha utilizzato per sé una non piccola quan-
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tità di navi neutrali, in parte appropriandosele colla forza, come è il caso delle circa 530.000 tonnellate olandesi; in parte, ricorrendo alla coercizione economica, per mezzo di trattative, come per esempio per ottenere una parte (250.000 tonnellate in cifra tonda) della flotta mercantile svedese."
Alla mia breve osservazione che si era anzi parlato di 400.000 tonn., l'ammiraglio von Holtzendorf rispose che questa cifra non è quella delle tonnellate di stazza ma quella delle tonnellate di carico, secondo l'uso quasi costante specialmente degli Americani anche nelle nuove costruzioni.
Tornando in argomento, Sua Eccellenza proseguì: "Appropriandosi tonnellaggio neutrale, i nemici sono riusciti a migliorare i loro servizi di trasporto d'oltre Oceano, specialmente i militari dall'America." Qui io interruppi per ricordare che molti sono delusi perché i sottomarini hanno affondato troppo pochi trasporti americani di truppe. "Io mi permetterò allora la domanda," replicò Sua Eccellenza,: "i nostri sottomarini avrebbero potuto essere impegnati specialmente contro i trasporti americani di truppe? Per lo sbarco dei loro soldati gli Americani hanno a disposizione la distesa di coste che va dalla punta settentrionale della Scozia fino ai porti mediterranei della Francia con dozzine di punti adatti. Dobbiamo noi appostare i nostri sottomarini nelle vicinanze di questi porti e farli attendere sino a che
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venga a portata dei loro cannoni un convoglio di trasporti di truppe americane composto di navi veloci e bene scortate? I convogli non giungono già colla regolarità e la frequenza di treni ferroviari in una grande stazione, ma ad intervalli irregolari, con grandi pause intermedie, spesso di notte e in giornate nebbiose. Se si riflette a tutto ciò, si vede quanto poco successo si avrebbe concentrando l'azione dei sottomarini contro i trasporti americani di truppe. Noi non dobbiamo mai dimenticare che compito dei nostri sottomarini è di colpire e di diminuire nel suo complesso il tonnellaggio dei nostri nemici, giacché della esistenza di una sufficiente quantità di tonnellaggio in complesso dipende la capacità di vivere e di guerreggiare di essi. Imponendo alla nostra guerra sottomarina compiti speciali come il summenzionato, noi intralciamo il suo successo generale. Noi dobbiamo impedire ad ogni costo che le nuove costruzioni dei nemici superino di numero le navi affondate. Ma io vorrei accennare ancora a ciò che sin qui abbiamo ottenuto combattendo la guerra sottomarina secondo il principio: obbiettivo d'attacco è ogni nave che viaggi per conto del nemico. Pure a prescindere interamente dalle grandi quantità di materiale bellico e dagli approv-
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vigionamenti direttamente o indirettamente destinati a scopi militari che sono stati distrutti, il danno economico dei nostri nemici è enorme. Il valore delle perdite dei nemici, solo per quel che concerne le navi e i carichi, ha superato, secondo calcoli approssimativi, al primo luglio 1918, la somma di 50 miliardi di marchi; il tonnellaggio inglese è stato ridotto alle proporzioni del 1900, cioè ricacciato indietro nello sviluppo di diciott'anni. Sono stati i nostri sottomarini che hanno portato per i primi in casa agli Inglesi la guerra e che l'hanno fatta sentire loro economicamente. Le conseguenze che ne seguiranno per la vita economica inglese nell'avvenire prossimo sono ammesse senz'altro da competenti inglesi. Quanto più la guerra dura, tanto più sicuramente sfugge di mano agli Inglesi la direzione economica, che passa ad altri, specialmente agli Stati Uniti e al Giappone. Tornando alla sua obiezione, il numero degli annunziati affondamenti dei vapori trasportanti truppe americane non è stato sin qui notevole, ma io La invito, da un lato, a riflettere alla difficoltà che un sottomarino ha di accertare la specie e il nome della nave affondata, salvo il caso che si tratti di grandi transatlantici di spettacolose proporzioni e lineamenti caratteristici, come, per esempio i due vapori distrutti negli ultimi due mesi Covington e Presidente Lincoln; dall'altro alle oscillazioni cui
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il caso sottopone dappertutto i successi dei sottomarini. E adesso ancora una parola sulla sua domanda come io giudichi l'affermazione dei nemici che le nuove costruzioni dell'Intesa superano gli affondamenti e che di sottomarini ne vengono distrutti più che non costruiti. Quanto a quest'ultima affermazione, Le dirò subito che la verità è proprio il contrario. Non è molto il Segretario di Stato per la marina ha affermato pubblicamente il medesimo. Il rapporto fra le nuove costruzioni dell'Intesa e gli affondamenti si può determinare solo sulla scorta delle cifre. Io me le sono appuntate; eccogliele. Da gennaio fino a giugno (inclusive), secondo i dati forniti da fonti inglesi ed americane, hanno costruito mensilmente, in media:
l'Inghilterra 127208 tonnellate
gli Stati Uniti 112986 tonnellate
dunque insieme 240194 tonnellate
al mese, in media.
Si aggiungano ancora 50000 tonnellate di nuove costruzioni fornite all'Intesa da altri paesi e si avrà una media mensile di nuove costruzioni – e l'importante è ciò e non il risultato di questo o quel mese scelto a capriccio – di quasi 300000 tonnellate. La media mensile dei nostri affondamenti da gennaio a giugno (inclusive) è di 630000 tonnellate in cifra tonda. Dunque sono state affondate in media, ogni mese, circa 330000
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tonnellate di più che per l'Intesa non ne siano state costruite." Qui io domandai se si fosse trovata una spiegazione della grande differenza che esiste fra i dati inglesi e i tedeschi sugli affondamenti.
"I dati inglesi", rispose Sua Eccellenza, "non comprendono le perdite di tutto il tonnellaggio comunque dovunque venga impiegato. Per esempio, si è già ammesso ufficialmente che le perdite del tonnellaggio requisito dall'autorità militare non vengono comprese. Sino a tanto che i nostri nemici fanno riserve di qualsiasi specie, ogni gioco di dissimulazione è possibile. Inoltre la conferma della esattezza dei nostri dati noi l'abbiamo dalla bocca stessa di un direttore dell'Ufficio di navigazione britannico, Sir Joseph Maclay, e da un calcolo della rivista tecnica inglese "Daily Freight Register". Nei dati tedeschi degli affondamenti, navi danneggiate, che i comandanti dei sottomarini non hanno visto sicuramente colare a picco, non sono comprese, come non lo sono le rimorchiate nei porti o quelle fatte arenare temporaneamente. Noi ci ispiriamo, dunque, assolutamente a criteri di prudenza e di obiettività giacché noi non intendiamo di ingannare il nostro popolo né soprattutto noi stessi."
"Come si spiega," domandai io, "la diminuzione degli affondamenti dall'alto numero iniziale, in genere, e, di tanto in tanto, in singoli casi?" – "In parte ciò è la con-
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seguenza della diminuzione del traffico, delle difese apprestate e delle contromisure che hanno reso sempre più difficile il lavoro dei sottomarini," dichiarò Sua Eccellenza; "in parte si tratta di oscillazioni che traggono origine dal diverso numero di sottomarini operanti in questo e quel mese, dal favore e dall'avversità della stagione e dalle condizioni atmosferiche. Nonostante tutto, però, il numero degli affondamenti si è mantenuto notevolissimo e ciò noi lo dobbiamo alla intrepidezza ed abilità degli impareggiabili equipaggi dei nostri sottomarini. L'affermazione dei nemici che il loro entusiasmo e la loro intraprendenza sono diminuiti si rivelerà pure in avvenire una calunnia. Calunnie simili fanno bene il paio cogli inauditi vituperi vomitati contro i nostri combattenti da Ministri inglesi nei loro discorsi e permettono interessanti deduzioni sulla condizione del nemico. Io non credo che esse provengano da uomini da uomini appartenenti alla marina inglese. " – Che ne è dello sbarramento di Ostenda e di Zeebrügge?" – "I tentativi di sbarramento, fatti con innegabile valore, sono falliti: gl'ingressi dei due porti non sono ostruiti." – Dopo una breve pausa Sua Eccellenza disse: "Tutto sommato, il pericolo dei sottomarini per i nostri nemici non è rimosso, come essi ben sanno. Noi provvediamo alla continuazione della guerra subacquea tenendo conto non solo delle contromisure dei nemici ma altresì dell'aumento da attendersi delle nuove costruzioni di navi sia in Inghilterra
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che negli Stati Uniti. Noi possiamo guardare con fiducia l'avvenire. Questa si fonda sulla grande abilità e lo zelo instancabile degli equipaggi dei nostri sottomarini come sul lavoro diuturno della nostra flotta d'alto mare. Essa soltanto rende possibile l'attuazione della guerra sottomarina; essa soltanto può assicurare le sue basi e mantenere aperte le vie verso il libero mare. Inoltre questa fiducia riposa sulla energia creatrice di tutti gli uffici militari che cooperano all'aspra lotta e sulla straordinaria capacità dei nostri cantieri ed opifici con le loro maestranze espertissime. Tutto ciò implica e garantisce il successo finale.
Empfohlene Zitierweise:
[Erzberger, Matthias], Il capo dello Stato maggiore della marina germanica sulla guerra subacquea vom 29. Juli 1918 , Anlage, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 914, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/914. Letzter Zugriff am: 10.08.2020.
Online seit 02.03.2011