Dokument-Nr. 3809

Riassunto, vor dem 24. Januar 1921

A. Lettera della Signora Elsa Overbeck. – Berlin-Charlottenburg, 13 Gennaio 1921.
Si tratta dei prigionieri tedeschi, circa 3-400, ancora ritenuti in Avignone. Tutti i passi fatti dal Governo tedesco per ottenere il rimpatrio sono stati vani. Vi è speranza che l'intervento del S. Padre ottenga qualche cosa. Di più bisognerebbe interessarne la stampa dei paesi neutri. La lettera acclusa scritta da Avignone è stata mandata già alla stampa spagnuola e al Re di Spagna. La Signora Overbeck prega il Nunzio di interessare il S. Padre al riguardo. Si dice persino che parte dei prigionieri debba essere trasportata a Cayenne – ragione di più perché il S. Padre intervenga.
B. Lettera del prigioniero capotimoniere Heickhaus, allegata alla precedente.– Avignone, 5 Novembre 1920.
Lo scrivente ha potuto leggere una lettera inviatagli dalla detta Signora solamente in fretta per la connivenza dell'interprete, essendo stata sequestrata. Prima non si era sognato mai di odiare la Francia, ma adesso non pensa che al giorno della vendetta.
Il giorno dell'armistizio 1918 fu portato al tribunale di guerra in Nantes; la gente si mostrava gentile; gli si offri-
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vano sigarette; un sacerdote gli disse che se avessero vinto i tedeschi, un Borbone od un Orléans sarebbe salito al trono. Nella prigione di Nantes il trattamento era peggiore che a Belle Ile. La finestra non aveva vetri; la cella era umida, il nutrimento consisteva in due cucchiaiate di riso con acqua calda e 200 grammi di pane; sicché dopo 12 settimane aveva perduto 15 chili di peso. Siccome in questo stato aveva maggior bisogno di sonno, la guardia lo svegliava con una nerbata. Finalmente ebbe per compagno di cella un soldato francese, reo di assassinio con stupro, poi un altro che aveva ucciso la moglie per gelosia con 22 coltellate.
La causa della sua condanna fu questa: A Belle Ile cinque prigionieri preparavano la fuga, ed egli era del numero. Uno di essi, quando tutto era preparato, si introdusse nel magazzino rubando tre pani. In seguito alla malattia di uno dei cinque, la partenza si dovette differire di un giorno, ma nel frattempo due altri compagni denunziarono il piano di fuga. Colui che aveva rubato il pane e lo scrivente furono messi in carcere. Durante il processo in tribunale i giudici parte fumavano o leggevano i giornali o dormivano; finalmente lo scrivente fu condannato ad otto anni di segregazione cellulare ed il ladro a cinque anni carcere. Prima di esser condotti al luogo di detenzione, furono degradati. Di tutti quelli, che si trovano attualmente in Avignone, non vi sono nemmeno dieci, che abbiano commesso un atto, il quale si potrebbe seriamente qualificare come "delitto". La lettera è stata mandata per mezzo di un rimpatriato.
Empfohlene Zitierweise
Anlage vom vor dem 24. Januar 1921, Anlage, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 3809, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/3809. Letzter Zugriff am: 20.07.2024.
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