Betreff
Sullo stato degli studi biblici in Germania
Durante lo scorso anno ebbi occasione di incontrare il Revmo
P. Leopoldo Fonck S. J., Presidente del Pontificio Istituto Biblico di Roma, il
quale mi manifestò le più vive preoccupazioni per lo stato degli studi biblici in Germania
dal punto di vista della dottrina cattolica. Secondo quanto egli mi affermò, le teorie
larghe e liberali sull'ispirazione proposte dal P. Lagrange e dal P. von
Hummelauer sono quasi universalmente accolte e diffuse
così nella scuola nell'insegnamento come nelle varie pubblicazioni, e mentre nessun conto si tiene delle decisioni della
S. Sede ed in particolare della Pontificia Commissione per gli Studi biblici. Data la
gravità della situazione descrittami dal sullodato Padre, lo pregai ad di [ein
Wort unlesbar] redigere sull'argomento una relazione sull'argomento; ed
intanto io stesso dal canto mio mi sono studiato,in quanto me lo han potuto
per-117v
mettere lo straordinario lavoro e le incessanti difficoltà derivanti dalle turbolentissime
circostanze attuali, di
assumere informazioni a riguardo. Ora, avendomi il P. Fonck fatto avere la
summenzionata relazione, credo mio dovere di non tardare a trasmetterla
all'E. V. R., affinché cotesta Pontificia Commissione
possaprendere quei provvedimenti, che giudicasse del caso,ed al tempo stesso mi permetto di
esporre
qui appresso rispettosamente qui
appresso alcune osservazioni nel proposito,valendomi sia delle notizie raccolte come dall'esame
diretto da me fatto delle principali opere in questione.
La relazione del P. Fonck rappresenta lo stato degli studi biblici in Germania con
colori troppo foschi; tuttavia non vi è dubbio che,
sfrotolte le innegabili esagerazioni e ridotta alle
vere proporzioni, essa denunzia una condizione di cose, a cui sembra
necessario portare rimedio.
I. I fatt i. – Il P. Fonck afferma che le moderne
teorie sull'ispirazione comin-118r
ciarono a propagarsi in
Francia e che egualmente in Francia principiò ebbe inizio la opposizione contro
l'Enciclica Providentissimus. Ora questi esegeti francesi desunsero le loro dottrine non dagli
esegeti tedeschi cattolici, ma dai protestanti
razionalisti, contro i quali i primi comb lottarono con successo per lungo
tempo. Soltanto "dopo d circa due decenni, ed in parte anche più, dacché in Francia
ed in altre regioni si navigava a vele spiegate nell'alto mare della critica biblica" (1), e non si
mancava anzi di deridere "des exégètes stationnaires de la nuance de catholiques allemands
(Bardenhever, Hoberg, etc.) qui n'admettent pas qu'il y ait une =question biblique=" (2), si
principiò anche in Germania a d sostenere dai cattolici
le nuove idee, prima dall'Holzhey (3), e poi soprattutto dal P. von Hummelauer, il
quale, del resto, nella prefazione al suo 118v
ben noto
opuscolo "Exegetisches zur Inspirationsfrage. Mit besonderer Rücksicht auf das Alte
Testament (Biblische Studien IX, 4, Freiburg im i. B. 1904)", dice
espressamente: "Tali questioni vennero sono state dibattute massimamente in Francia e
dagli scrittori francesi l'Autore ha raccolto molto utile materiale utile". Il male
quindi pur troppo non esiste soltanto in Germania né si può affermare che fra gli
scritt asserire, che, fra i dotti cattolici, abbia avuto qui le sue origini.
II. Attualeestensionedelle nuove teorie in Germania. – Nella sua più volte citata relazione afferma
asserisce il P. Fonck che "in generale quasi tutti i professori delle facoltà
teologiche seguono le teorie larghe e liberali sull'ispirazione proposte dal
P. Lagrange e dal P. von Hummelauer. Uomini eruditi nella teologia e negli studi
orientali, … che sono ancora veramente conservatori e difensori della dottrina
dell'Enciclica di Leone XIII, sono una vera eccezione" .
Secondo informa-119r
zioni, che debbo ritenere degne di fede, una tale
affermazione sarebbe esagerata, giacché potrebbe ben
citarsi una dozzina di esegeti cattolici, le cui pubblicazioni non offrono alcun fondamento
per quel rimprovero o che sostengono direttamente il contrario. Egualmente non può dirsi che le riviste ivi citate hannoper programma la difesa delle nuove dottrine; esse lasciano
la parola ad ambedue le tendenze; ma è vero pur troppo che la
tendenza moderna vi apparisce assai più spesso
dell'antica. Vi sono poi senza dubbio in
Germania altre riviste teologiche, per quanto io sappia, irreprensibili e di tendenze conservatrici,
quali il Katholik, il Pa s tor
Bonus (Treviri), le Stimmen der Zeit (prima Stimmen aus Maria Laach),
la Theologisch-praktische Monatsschrift (Passau), come pure la
Theologisch-praktische Quartal-119v
schrift di
Linz e la Zeitschrift für katholische Theologie di Innsbruck, le quali , sebbene vengano pubblicate in Austria, collaborano anche scrittori tedeschi. Nei Seminari è spesso adoperato come libro di testo la Introduzione del
Kaulen (rimaneggiata dal Hoberg) ed in parte altresì il Compendium del Cornely.
Non è neppure completa del tutto esatto l'asseverare che "quanto all'effetto
dell'ispirazione,si nega semplicemente l'inerranza per l'elemento secondario profano, restrigendo la
verità divina alle sole cose religiose." Così, ad esempio, infatti si esprime, ad
esempio, il Peters, che è senza indubbiamente uno dei principali
rappresentanti delle nuove tendenze: "I seguaci della scuola progressista si pongono innanzi
tutto per principio con ambedue i piedi sul terreno della dottrina
cattolica. Essi hanno quindi
la convinzione che i Libri sacri hanno il contrassegno della ispirazione e
che tutti i libri del Canone della Chiesa cattolica, i protocanonici come i deuterocanonici,
con 120r
tutte le loro parti sono ispirati nel senso dei
Concili Tridentino e Vaticano. Essi respingono, non meno degli esegeti strettamente
conservatori, l'opinione che soltanto le verità religiose della Bibbia siano state scritte
sotto l'influsso dello Spirito Santo, e non già le parti gli elementi profani ivi
contenuti, … l'ispirazione è totale ed universale … Ma coll'ispirazione è data l'inerranza.
Ciò è richiesto senza dubbio dalla tradizione cristiana ed è stato energicamente inculcato
da Leone XIII nell'Enciclica Providentissimus Deus. Anche questa inerr
inerranza della Bibbia è quindi affermata dalla esegesi conservatrice progressista
non meno che dalla conservatrice." (1) Pur troppo, però, sebbene essi teoricamente (2)
ammettano tale inerranza, allorché discendono vengono a determinarne più precisamente
il concetto, ne distruggono praticamente l'efficacia colle note distinzioni fra lea
verità assoluta e relativa, fra l'elemento 120v
primario e
secondario, fra ciò che la Sacra Scrittura
"insegna" e ciò che essa soltanto "contiene", ecc. ecc. (1).
Egualmente sarebbe ingiusto l'estendere a tutti gli esegeti non conservatori della
Germania la deplorevole espressione del professore di Monaco, cui si riferisce il
P. Fonck, che cioè l'Enciclica "Providentissimus
Deus" [sic] debba essere considerata come "opinione privata" di Leone XIII ed i decreti della Commissione Biblica come "decisioni
puramente storiche". È d'uopo, tuttavia, d'altra parte, riconoscere che daimenzionati esegeti sifa troppo spesso intorno ai decreti anzidetti il silenzio,
ovvero se ne abusa nella pratica applicazione. Così, a mo' di esempio, mentre questi permettono soltanto in via d'eccezione e colla condizione di una
solida e sicura prova ("excepto casu in quo, salvis sensu ac iudicio Ecclesiae, solidis
argumentis probetur", "excepto casu, non facile nec temere admittendo, in quo, Ecclesiae
sensu non refragante eiusque salvo iudicio, solidis argumentis probetur") di ricorrere nella
interpreta-121r
zione della Sacra Scrittura alle "citazioni
implicite" od alle "narrazioni apparentemente soltanto storiche",
gli esegeti moderni non tengono quasi in nessun conto le sapienti limitazioni della suprema
Autorità ecclesiastica. Questa sfrenata libertà presenta gravissimi pericoli. Si dimentica
troppo facilmente che per la Sacra Scrittura valgono non solo le leggi dell'interpretazione
profana filologica, ma soprattutto i principi teologici, e si prende così l'abitudine di
parlare dei libri Santi nel
modo leggero e superficiale, che usano gli scrittori protestanti razionalisti, la cui
il cui modo di esprimersi, irriverente e scandaloso, adoperano sovente gli esegeti
progressisti. È questo un difetto fondamentale del commento del Prof. Šandaai Libri dei Re, <contro il i quali ha giustamente min una speciale relazione il P. Fonck muove> di cui tratta in particolare il P.
Fonck giustamente muove vivaci severe critiche, essendo esso viva fra le più avanza
giustamente severe critiche. – [Ein wort unlesbar] simili opere le Curie vescovili dovrebbero mostrare un
maggior rigore nella concessione dell'Imprimatur; una opportuna istruzione confidenziale della S. Sede al riguardo
potrebbe arrecare eventualmente non lievie vantaggio.
121v
III. Le cause.
1) Tra le cause interne di
questa condizione degli studi biblici in Germania
ben a ragione il P. Fonck pone in primo luogo la
mancanza di una solida formazione filosofica e teologica. È questa, infatti, almeno per
molti dei moderni esegeti, il principale motivo dei loro errori. Una sana e soda cultura
teologica, la quale mostrasse loro l
ea
conseguenz portata di molte false ed inammissibili asserzioni, li preserverebbe senza
dubbio dall'accettarle.
Questa manca Tale mancanza è pur troppo una
conseguenza del metodo della formazione filosofica e teologica in Germania, la quale
trascura pur troppo la parte speculativa e scolastica di quelle discipline. Assai
sapientemente perciò la S. Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi
pur
concedendo un biennio di tempo, affinché i Vescovi della Germania potessero superare le molte
e varie difficoltà innegabilmente inerenti all'applicazione del Can. del nuovo Codice di diritto 122r
canonico circa l'obbligo
delbiennio
peragli studi filosofici, neha però voluto inculcato e confermato l'obbligo per questa Nazione. Da parte mia, non solo mi feci un
dovere di comunicare a suo tempo senza indugio agli interessati questa decisione della S. Sede, accompagnandola
con opportune riflessioni ed esortazioni, ma non ho lasciato sfuggire occasione per intrattenermi cogli ordinari, coi quali insistere,
prudentemente ma fermamente, nel senso medesimo. Dio faccia che i nuovi tempi, pur in mezzo
a tantitravolgimenti ed a tanti mali, apportinotuttaviauna maggior libertà dalle antiche oppressive ingerenze dello
Stato e rendano quindi più men difficile una salutare riforma dell'ordinamento degli studi ecclesiastici in
Germania!
2) Dipendenza degli esegeti progressisti dagli Autori protestanti.
a) Il
P. Fonck nota nella sua rela-122v
zione che "quasi tutti i
candidati deall'insegnamento in questi studi fanno una gran parte dei loro studi
preparatori nelle scuole e nei seminari universitari dei professori razionalisti". È senza
dubbio vero che la maggior parte degli esegeti cattolici durante il tempo della loro
prepazione [sic] all'insegnamento nell'Università seguono frequentano le lezioni anche di professori non cattolici. Si tratta però
non di corsi teologici, ma delle discipline ausiliari storiche, letterarie e filologiche, la
cui conoscenza, indispensabile per i futuri esegeti candidati suddetti, e
raccomandata anche da Leone XIII nella Lettera Apostolica "Vigilantiae" del 30 Ottobre
1902: "multae operae in excolenda
philologia doctrinisque finitimis earumque persequendis progressionibus collocent". In molti
casi gli studenti cattolici non hanno altro modo se non di seguire i corsi di professori non
cattolici, giacché pur troppo nelle Università della Germania sono assai pochi i laici
cattolici che insegnano tali materie, mentre i più dotti specialisti nelle medesime sono di
regola 123r
protestanti. Non vi è in Germania nessun Istituto,
ove si insegni da professori cattolici per studenti di fil teologia e di esegesi, ad
esempio, la storia dei Babilonesi e degli Assirii, degli Egiziani, dei Persiani,
dell'Ellenismo, la storia della religione, della cultura, della letteratura di questi popoli, ecc. In tal
modo spesso ai Vescovi non resta altro se non di dare, sebbene a malincuore, il loro consenso perché i
candidati all'insegnamento delle materie bibliche ascoltino le lezioni di dotti non
cattolici; il che, del resto, è sovente già perciò
necessario, che essi soltanto in questa guisa possono conseguire i gradi accademici
richiesti per l'abilitazione. Affine, tuttavia, di diminuire i
pericoli derivanti da una
talesimile condizione di cose, non potrà mai abbastanza raccomandarsi ai
Vescovi di procedere colla massima cautela e circospezione nella scelta di
coloro, a cui permettono quegli 123v
studi, di esigere che i medesimi [premettano] abbiano in
precedentiza una seria e sana formazione filosofica e teologica e di chieder loro
conto circa la frequenza alle lezioni suddette e l'insegnamento che vi si impartisce. –
Occorre infine ricordare che, secondo i presenti ordinamenti, i Vescovi anche per ciò che
riguarda i professori diteologianon sono del tutto liberi nella scelta e nella
rimozione dei professori, giacché a norma dei Concordati e dei regolamenti lo
Stato pure ha una notevole influenza nel conferimento delle
cattedre teologiche. È da augurarsi che anche in questo punto così importante lenuove tendenze politico-sociali importate dallavalgano almeno a far ri conquistare alla Chiesa
quella maggior libertà, mercé la quale può soltanto sperarsi di apportare rimedio ai lamentati inconvenienti.
b) Circa l'uso delle opere di
Autori non cattolici, sembra che esso in una certa misuranon possa essere
omessoevitato dagli esegeti cattolici, i quali debbono conoscere gli errori,
124r
gli argomenti ed i metodi degli avversari affine di
combatterli combattere le loro perniciose dottrine. Inoltre, in Germania le discipline ausiliarie (filologia, archeologia, storia, storia della letteratura)
sono il più spesso coltivate più specialmente da dotti non
cattolici, i quali sono quindi in esse il più delle volte le prime autorità; le c
le cui pubblicazioni non è quindi
possibile evitare di consultarne le pubblicazioni. Se, tuttavia, un tale uso non importa per
sé la dipendenza degli esegeti cattolici dagli Autori protestanti, non si può, è ciò
nondimeno, innegabile che per parecchidi essi, non solidamente formati nella scienza teologica, costituisce un pericolo; è d'uopo anzi riconoscere che
non pochi di fatto si lasciano troppo influenzare dai metodi della esegesi protestante. Da
ciò deriva che in vari commenti moderni la parte teologica è eccessivamente trascurata,
mentre si dà invece importanza essenziale, come nelle opere dei
124v
protestanti, alle questioni filologiche, archeologiche,
critiche e storiche. Una tale osservazione vale pur troppo per i volumi finora pubblicati dell'"Exegetisches Handbuch
zum Alten Testament" pubblicato dal Prof. J. Nikel.A differenza, infatti, dei
commenti dei sec. XVI e XVII ed anche di recenti commenti cattolici, il lato dogmatico
è in essi assai negletto, e vi èquindi il pericolo cheil clero cattolico della Germania non ricaveràla necessaria istruzione teologica. Siccome, tuttavia, l'opera è ancora al principio, stimo che una paterna ammonizione del Vesuo Vescovo al suddetto Professore varrebbe sia ad evitare sia il deplorato difetto come pure
ad impedire che esso accolga nuovamente lavori, come quelli del Prof. Šanda.
IV. – Oltre ai
rimedi già accennati ed a quegli altri, il cui che la il
supremoa giudizio autorità della S. Sede potrà eventualmente decretare, sembra che sarebbe
opportuno di procurare che per mezzo di
pubblicazioni d'indole privatagli esegeti cattolici venissero illuminati sugliargomenti in discorso. 125r
Credono, infatti, molti
di essi che le difficoltà storiche, critico-filologiche e di scienza naturale non possano
essere consufficientemente risolte, se si estend
ea
l'
inerranza assolutainerranza dei Libri sacri anche alle cose non religiose,ed affermano quindi intorno ad essa più ciòche, assolutamente parlando, avrebbe potuto essere il disegno di Dio
nell'ispirare i Libri Sacri, che [ciò tra] la dottrina costante ed universale della Chiesa c'insegna su questo
disegno nell'ordine presente. Converrebbe quindi che un buon teologo,
conoscitore altresì degli studi esegetici recenti, fosse incaricato di scrivere un'opera,
nella quale a) si stabilisse il punto essenziale della controversia e delle
difficoltà, che hanno non pochi dotti cattolici nell'accettare e spiegare i decreti della
Commissione Pontificia, b) si esponessero, non in forma polemica, ma in maniera po oggettiva e pacifica, i principi teologici,
dai quali deriva la perfetta inerranza degli
125v
Scrittori sacri anche nelle cose non religiose, secondo la
dottrina costante ed universale della Chiesa, cc) mostricome, anche posto tale concetto, si possanosciogliere tutte le
difficoltà apparenti. – Anche la
discussione delle opinioni contrarie dovrebbe essere fatta in modo sereno, cercando
unicamente di far valere la verità nella maniera più convincente. – In Germania sembra che
sarebbe adatto per tale difficile incarico il P. Pesch S. J., buon teologo, come
lo prova la sua grande opera dogmatica, e ben istruito nelle questioni speculative
sull'ispirazione, come lo attesta il suo volume "De inspiratione Sacrae Scripturae",
scrittore chiaro e pacifico.
Sarebbe inoltre [anche] assai utile che si
stampasse e si diffondesse in Germania un'es una raccolta completa di tutti i decreti
della Commissione Pontificia deg per gli Studi biblici.
*
*
*
126r
Ho infine l'onore di significare
all'E. V. che, interessando l'argomento del presente Rapport ossequioso
Rapporto, per ciò che concerne l'insegnamento,
anche la S. Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi, mi son creduto
in dovere d'inviarne copia all'Emo Sig. Cardinale Prefetto della sullodata
S. Congregazione.
Ho infine
l'onore di significare all'E. V. che del il presente ossequioso Rapporto è stato
da me inviato anche, come di dovere, all'Emo Sig. Cardinale Presidente della
Commissione Pontificia per gli Studi biblici.
Dopo di ciò, chinato
118r
(1) Fonck, Der Kampf um die Wahrheit der
hl. Schrift seit 25 Jahren, 1905, pag. 108.
(2) Bulletin de littérature
ecclésiastique, 1903, 66.
(3) Holz h ey, Schöpfung, Bibel und
Inspiration, 1902.
120r
<(1) Peters, Die
Wahrheit der hl. Schrift nach der Anschauung der neueren katholischen Exegese (in
Hochland, IV. Jahrg. 2. Bd. pag. 281).
(2) Fonck, op. cit., pag.
136.
120v
(1) Cfr. anche Sawicki, Die Wahrheit des
Christentums, Paderborn 1913, pag. 248 e seg.
126r, "Per l'Emo van Rossum" und
"Per l'Emo Bisleti" hds. von Pacelli hinzugefügt und von unbekannter Hand in blauer
Farbe in runden Klammern erschlossen.
Empfohlene Zitierweise
Pacelli, Eugenio an Rossum, Willem Marinus van vom 25. März 1919, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 5253, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/5253. Letzter Zugriff am: 04.04.2025.