Dokument-Nr. 7208

[Erzberger, Matthias]: La Lorraine Allemande. Un capitolo di lotte tedesco-francese per la lingua e per la civiltà, prima del 1870, vor dem 05. Juli 1918

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Indice.
Introduzione
I. La Lorena tedesca.
II. Fanatismo e superstizione.
III. La lingua Materna.
IV. Sotto la Lex Guizot.
V. Franciser les Germains.
VI. Il compromesso e i suoi risultati.
VII. Proteste.
Conclusione.
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"L'Allemand nous est nécessaire parce que c'est notre idiome maternel, le seul que l'on parie au milieu et autour de nous; parce que nous ne sommes pas précisément séparée de l'Allemagne par une muraille de Chine, aujourd'hui moins que jamais."
(I Lorenesi nell'anno 1869 a Napoleone III.)"
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Introduzione.
Tutto il mondo sa che nell'Alsazia si è sempre parlato tedesco fino dai tempi remotissimi, e che al dominio francese, durante 200 anni, non riuscì dì indurre gli alsaziani a rinunciare al loro idioma materno: la lingua tedesca. Ma non tutti sanno abbastanza che nella maggior parte della Lorena attuale la lingua del paese è sempre stata la tedesca fin da tempo immemorabile. Ci si fa un falso concetto del passato della Lorena in quanto alla lingua, se, dall'uso dell'idioma francese in una sottile zona lungo il confine francese, si deduce che questa lingua abbia avuto originariamente la sua sede in tutta la Lorena, e sia stata ricacciata poi alla periferia del paese dalla signoria tedesca dal 1870.
Entro i confini della Lorena odierna la popolazione ha sempre parlato tedesco: nella famiglia, nella scuola, nelle strade, negli affari, nelle preghiere. È vero che qui, come nell'Alsazia o in altra parte dove trovavansi stirpi tedesche, non si parlava il puro tedesco classico, ma si pregava, si cantava, si conversava, si faceva la corte alle fanciulle parlando in un dialetto locale al quale meglio di tutto si adatta la denominazione di miscuglio franco-tedesco. I documenti, invece, venivano scritti tutti in pura lingua tedesca.
Nel 1870, quando la Lorena ridivenne anche politicamente tedesca, eran passati 300 anni da quando la Francia aveva iniziato il suo processo d'annessione in questo paese se, e circa cento da quando questo possesso poté dirsi compiuto. Appena la Francia si fu assicurata il possesso
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della Lorena tedesca fece tutti gli sforzi possibili e immaginabili per cancellare dalla carta di Francia il neo rappresentato dalla lingua tedesca. Il Governo Luigi XV diede il segnale; ma il vero processo di depurazione cominciò, veramente, dopo lo sfacelo dell'Ancien Régime dall'epoca della Convenzione, le autorità dell'amministrazione politica e dell'ispezione scolastica, guidate da un vero fanatismo nazionale e furore di tutto uniformare, spregianti le caratteristiche di una nazionalità straniera nel suo stesso corpo statale, intolleranti fino all'offesa, senza possedere la benché menoma traccia di intendimento per lo spirito di una lingua materna quando questa lingua non è la francese, ostinati nella dottrina della langue nationale; non han fatto che condurre una guerra accanitissima contro la lingua tedesca dei Lorenesi. Ma questi hanno sempre opposto la più energica resistenza a tutti gli sforzi miranti a sopprimere l'idioma tedesco ed a surrogarlo con quelle francese. I Lorenesi, impossibilitati a difendersi dalla sopraffazione, non ebbero altro mezzo che di protestare semplicemente e continuamente, appunto coi mantenersi fedeli ed usando imperterriti il vecchio idioma tedesco, senza curarsi del lavoro di infraciosamento [sic] che si volgeva loro attorno; e, quando in Francia si riconobbe l'impossibilità di decretare la sentenza di morte ad una lingua e si pensò ad introdurre la scuola francese nella Lorena tedesca, facendo della scuola stessa un baluardo della lingua tedesca grazie al personale insegnante, al clero e all'autorità locale, appoggiata dall'intera popolazione. Quanto la Lorena abbia lottato per mantenere la lingua tedesca, nessuno lo sa maglio di quelle autorità che praticarono uf-
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ficialmente la politica di infranciosamento [sic]. Fra i tantissimi rapporti ufficiali scambiati fra le autorità, scolastiche ed amministrative francesi in tutto il tempo fino al 1870, non ve n'è un solo che non esprima la dissoluzione per il fallimento complete degli storsi intesi a cacciare il tedesco dalla Lorena. Questi rapporti non fanno che ripetere con vera monotonia che le condizioni di lingua non sono affatto migliorate data la resistenza, attiva e passiva dei Lorenesi tedeschi i quali continuano irremovibili a parlare il tedesco; e che anche colla scuola non si è riusciti ad ottenere nulla. Ai Lorenesi tedeschi la lingua era altrettanto sacra come al popolo francese; soprattutto per essi era la depositaria della Fede ereditata. Nel loro pronunciatissimo istinto religioso nutrivano una forte sfiducia contro la lingua che aveva annunciato la detronizzazione di Dio, e che la pretendeva a simbolo di progresso intellettuale. Stando così le cose si può ben comprendere che il clero rappresentava in prima linea l'opposizione, e questa opposizione esercitava in via pratica apertamente e nascostamente, grazie all'alta autorità che godeva presso i fedeli e il grande influsso che esercitava nelle scuole del paese. Ora, quando i Francesi van dicendo che è stato il clero ad impedire il propagarsi della lingua francese nell'Alsazia, hanno in parte ragione, ma solo fino ad un certo punto. Vorrebbe dire negar completamente l'essenza di una lingua radicata nel popolo, se si ammettesse che il sopravvivere della medesima si debba ad una sola circostanza, come, in questo caso, sarebbe quella degli interessi religiosi.
La ragione perché una popolazione si mantiene fedele alla sua lingua materna, perché una lingua materna conti-
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nua a vivere e si oppone vittoriosa a tutti i tentativi esterni di annientamento, lo si spiega coll'essenza della lingua stessa. La lingua è strettamente collegata colla totalità delle circostanze riguardanti la stirpe, nonché quelle intellettuali, spirituali e materiali formanti la vita propria di un popolo. Essa trasmette di generazione in generazione i beni nazionali (civiltà) ed è il simbolo per la caratteristica compatta di un popolo; è, in certo qual nodo, un baluardo contro la penetrazione delle influenze dissolventi. La lingua materna protegge cosi anche i beni religiosi ereditati, e fu questo uno dei motivi perché i Lorenesi ed i loro capi intellettuali si opposero all'introduzione violenta della lingua di Voltaire. E considerisi [sic] che il tesoro religioso di un popolo è solo una parte, sebbene grande, della sua vita la quale nel suo complesso si svolge intorno al fulcro della lingua materna.
Espresso altrimenti: la lingua materna è l'espressione della nazionalità di un popolo. I Lorenesi-tedeschi furono e sono ancora oggi Franchi, Alemanni, I Francesi che, vista vana la lotta per la lingua, ne ascrivevano le cause all'opposizione del clero, non facevano che ignorare coscientemente il fatto positivo che sopra.
La lingua tedesca nella Lorena resistè a tutte le tempeste, semplicemente perché aveva profonde radici nell'origine tedesca, dei Lorenesi.
Nell'intimità dei loro rapporti confidenziali i francesi spiegavano tutto, è vero, col motto "race allemande"; ma questa loro confessione non determinava in loro nessunissimo scrupolo; e cosi la campagna dei Francesi contro la lingua nella Lorena, altro non è che una violazione cosciente e continua del principio delle nazionalità a ser-
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vizio della politica pan-francese.
Dopoché, nel corso di decenni, l'organizzazione delle scuole fu più tesa e dalle autorità amministrative perfezionato l'apparato per esercitare la pressione politica, riuscì ai Francesi di ottenere qualche debole successo nelle scuole del dipartimento della Meurthe, dove le comunità tedesche si trovavano in minoranza. Tuttavia il Governo francese, non si fece illusioni, e seppe fino all'ultimo momento che la scuola non è ancora il popolo intiero. L'école est française, - si diceva "mais la comune est allemande".
Il debole risultato in poche scuole si dovette a metodi ricercatissimi. Ha tanto più forte era la pressione, tanto più ostinata si rivelava là. reazione; ed è caratteristico che nei dieci anni precedenti il 1870, quando le autorità francesi, come presagite dei prossimi avvenimenti, cercarono dì scongiurarli inasprendo la loro politica di infrancesamento, alte e sonore salirono al cielo in tutto il passe della Lorena le fiamme della protesta contro la violazione della lingua tedesca.
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I. La Lorraine allemande.
Quella parte dell'Alsazia-Lorena, chiamata distretto lorenese, ebbe il suo nome dall' antico Ducato tedesco di Lorena nel cui territorio era venuta a trovarsi. Già dalla fine del secolo XIII i Francesi rivolsero i loro sguardi su questo ducato tedesco che si trovava ai loro confini orientali, sentinella avanzata dell'Impero germanico. Il loro spirito annessionistico fu favorito dal fatto che sei Ducato di Lorena, anche entro i limiti del distretto attuale, alcuni Signori e alcune Città vi fondarono, già fin dal 1000, una forte potenza dinastica e speciale; la quale, nel corso del tempo e nell'ambito della signoria imperiale e ducale si sforzarono di rendere indipendente, fondando in tal nodo una specie di feudalismo di piccole proporzioni. Approfittando abilmente della varia conformazione feudale della Lorena, la Francia non tardò a stabilirvisi saldamente e ad allargare la sua padronanza, gradatamente, su tutto il paese, servendosi di qualsiasi mezzo dettato da una politica annessionistica lungimirante. Entro i confini della Lorena politica odierna, l'annessione francese cominciò ad impadronirsi colla violenza di Metz, città libera tedesca, nell'anno 1552. Negli anni seguenti l'imperialismo francese allungò le mani ora su un territorio confinante coll'Impero, ora su un pezzo di terra del granducato, ora su un feudo tedesco, ora su un feudo lorenese. Nel 1766, quando la Francia coronò la sua opera coll'incorporazione del ducato di Lorena, ridotto frattanto alla minima espressione, gli ultimi territori del ducato di Lorena che trovavansi entro i confini del distretto odierno
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passarono alla Corona francese. Tutti i territori confinanti coll'Impero, che ancor rimanevano della Lorena odierna furono annessi dalla Contenzione alla Francia rivoluzionaria, la quale, quando si trattava di prendere, non si distingueva in nulla e per nulla dell'Ancien régime.
Se, così, all'incirca tutto il territorio dell'antico ducato tedesco di Lorena – cioè a dire anche le zone che comprendono il distretto odierno omonimo - andò alla Francia, un tal fatto politico non ha significalo alcune per la nazionalità di una grande parte degli abitanti del paese annesso.
Fin dai tempi remoti nel Ducato di Lorena si parlava tedesco e francese, poiché comprendevo, terre dove nel V secolo si erano, stabiliti alemanni e Franchi fra il Reno e la Iosa, venutisi cosi ad incontrare colle popolazioni celtico-romane. La popolazione del Ducato di Lorena eran formata, dunque, di celtico-romani parlanti il francese, e di germani parlanti il tedesco. Più precisamente: una terza parte all'incirca della popolazione del ducato era di origine e di lingua tedesca. Il confine della lingua che divideva la popolazione in due parti, non si è essenzialmente spostato nel corso dei secoli. Verso la fine del medioevo questo confine, partendosi dal Vosgi di cui percorreva la giogaia, si stendeva nella direzione dei confini meridionali politici odierni del distretto di Lorena, toccava Metz e proseguiva in direzione nordovest lungo il confina meridionale dal Lussemburgo alla Mosa. Tutti quelli che abitavano ad est di questa linea parlavano tedesco. L'origine tedesca e la lingua della popolazione ad est del confine delle due lingue si rivela anche nei nomi delle
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località, che son quasi tutti tedeschi.
Valla fine del XIII secolo i duchi lorenesi avevano suddiviso il loro paese in tre grandi distretti amministrativi: quello di Bailliages de Nancy; quello dei Vosgi; ed infine quelle d'Alemagna. Quest'ultima denominazione la troviamo già nel 1204. Il distretto di Bailliages de Nancy si chiamava, in contrapposto del Bailliages d'Allemagne, "Bailliages français". Se in un editto ducale del 31 agosto 1698 vengono citati eone appartenenti al Bailliages d'Allemagne (con Saargemünd a capitale) le podesterie di Saargemünd, Insmingen, Dieuze, Bolchen, Busendorf, Siersberg. Schambourg, Saaralben, St. Avold, Bitsch e Saarunion, non son queste tutti i territori entro i confini dell'antico ducato e dell'attuale distretto di Lorena in cui si parlava tedesco. Infatti, nel 1698 la Francia era già in possesso della terra di Metz, della terra di Diedenhof, del distretto di Sierck e di parti delle terre di Saarburg e Pfalzburg. Altri territori eran liberi in quest'epoca dalla sovranità ducale, o dipendevano immediatamente dall'Impero, o non ancora annesse dalla Francia. In tutti questi territori entro confini della Lorena attuale, si parlava egualmente tedesco.
Anche in Francia, quando si volevano nominare i territori di lingua tedesca della Lorena, si parlava di Bailliages d'Allemagne, ma ancor più di Lorraine allemande, colla qual ultima denominazione si intendeva l'intera zona di interessi della Francia dove si parlava il tedesco. Tutte quante, le descrizioni della Lorena del XVII e XVIII secolo fanno grande foggia di questa denominazione. Il nobile borgognone Claude Joly scrisse in una relazione dell'anno 1674 suo viaggio nella Lorena e nell'Alsazia:
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"Lorsque nous passâmes près de Saarbourg, qui est une belle ville de la Lorraine allemande, bâttie sur la Saare…!" Questa espressione si ritrova molte volte verso la fine del XVII secolo nei memoriali dei soprintendenti dei Re francesi nella Lorena e nella regione dei Tre Vescovadi. Si parla qui della "Lorraine propre" e della "Lorraine allemande"; intendendosi con ciò la Lorena dove si parla francese quella dove si parla il tedesco. La Medesima distinzione vien fatta nella stessa epoca da Turgot, il soprintendente del Re a Metz; si ritrova nei rapporti ufficiali dei funzionari francesi nella, Lorena i quali dovevano preparare dopo i preliminari del trattato di Vienna del 1735 l'imminente
annessione del Bucato di Lorena da parte della Corona di Francia. Anche le carte geografiche francesi del XVII e XVIII secolo, nonché la carta di Nolin del 1696 e quella di Delmarche del 1784 adoperano la medesima denominazione "Lorraine allemande". Lo storico Durival scrive nelle sue "Memoires sur la Lorraine et le Barrois" (Nancy 1753) che 20 anni prima nessuno aveva mai udito una parola di francese nei dintorni di Saargemünd e descrive i confini della Lorraine allemande come appresso.
"La Lorraine allemande touche à l'Orient la Basse-Alsace, au nord le duché de Deux-Ponts, le Palatinat et le Trévirois. Le Pays messin la borne l'occident et la Lorraine propre au midi." Ebbene; questi sono, nelle loro grandi linee, i confini politici dell'odierno distretto di Lorena, La determinazione "Lorraine allemande" fu adoperata non solo dall'Ancien régime ma anche e ufficialmente dalle; autorità della Convenzione anche quando le province di Barr, Trois Evêche e Lorena, risultate, dall'antico duca-
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to, furono suddivise nei 4 dipartimenti di Meuse, Vôges, Meurthe e Moselle, senza nessun riguardo alle loro diversità di idioma e di origine o al loro passato politico. La Lorraine allemande venne a trovarsi in questi ultimi dipartimenti. Nel dipartimento della Meurthe comprendeva l'angolo nordest, con i circondari di Saarburg e Château-Salins, i quali nel 1870 furono egualmente ripresi dalla Germania nel dipartimento della Mosa la maggior parte dei circondari di Metz, Diedenhofen e Saargemünd, ripresi egualmente dalla Germania nel 1870. Il primo prefetto del dipartimento della Meurthe, Marquis, in un memoriale statistico trattò del suo circondario amministrativo della "Lorraine allemande" o della "partie allemande" del suo dipartimento. Con grande franchezza disse che
"dans la partie du nord-est (circondario Château-Salins e Saarburg) qui dépendait de l'Empire d'Allemagne, tous les habitants sont de race allemande; cette langue est toujours la seule que l'on y parle dans les campagnes, et les moeurs comme les usages y ont conservé dans tonte sa force l'empreinte de cette origine."
Con altre parole, il prefetto del dipartimento della Uenfthe constatò che gli abitanti della "Lorraine allemande" eran tedeschi per origine, lingua, costumi ed abitudini, nonché per il loro passato politico. Costatazioni simili le fece anche il prefetto del dipartimento della Mosella.
I duchi lorenesi hanno sempre tenuto a che la minoranza di origine e di lingua tedesca non venisse a subire limitazione dì sorta nella libertà di parlare la sua lingua materna. Alla fine del XVI secolo fu pubblicato il codice
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civile lorenese in lingua tedesca e francese, I duchi non
solo non preselo misure contro la lingua tedesca, ma anzi
la favorivano. Così Francesco II il 1 dicembre 1630 nel decreto di fondazione per il Collegio gesuita di Bockenheim (Saarunion) prescrisse che ì maestri in questa scuola parlassero tedesco e le prediche fossero pure tenute in tedesco,
"pour ce que notre intention est que la langue allemande soit entretenue, voire cultivée, le mieux qu'il se pourra en faveur de nos sujets allemande qui sont environ le tiers des habitants de Lorraine". Le cose andarono, però, ben diversamente quando la Francia si fu assicurata dei preliminari del trattato di Vienna del 3 ottobre 1735 il diritto sui ducati di Barr e Lorena riuniti fin dal XV secolo. E noto che il cosiddetto ultimo duca di Lorena, l'ex-re dei Polacchi, Stanislao Lesczinski, non fece che la parte di figura decorativa. Egli portava i distintivi esterni del suo potere locale ma, in verità, altro non era che un pensionato della Francia, la quale regnava di fatto e, dietro lo sfarzo della corte di Nancy che faceva credere alla indipendenza del duca, preparava l'occupazione definitiva del paese. Non si può dire che il regno di Luigi XV abbia, nella preparazione dell'annessione politica della Lorena, proceduto con mezzi atti ad acquistare alla Corona di Francia la simpatia della vittima. Già negli accordi segreti di Meudon del 30 settembre 1736 la Francia si arrogò il diritto di riscuotere le imposte nel Ducato di Lorena, a reclutare soldati, a costruire fortezze e a nominare gli impiegati. Per poter raggiungere tutto ciò, fu messo a fianco del ducatravicello Stanislao Lesczinski, un soprintendente del Re
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di Francia. Fu questi Galaizière il quale aveva completa-mente in pugno il re dei Polacchi ed angariava i Lorenesi con ogni sorta di vessazioni grandi e piccole.
Fra le altre cose Galaizière riuscì ad ottenere dal Duca maneggevole un decreto contro la lingua tedesca (27 settembre 1748).
Questo decreto ci interessa oggi in modo speciale, in quanto che il soprintendente francese, lavorava con mezzi che, ai contemporanei della guerra mondiale, sono ornai fin troppo noti dalla fraseologia dell'Intesa. Il decreto presentava arbitrariamente le cose in maniera da far credere che i Lorenesi avessero cessato l'uso dell' idioma francese - la lingua naturale del Bucato - di punto in bianco, così, per vezzo e per capriccio a favore della lingua tedesca. La vicinanza dell'Alsazia coll'Impero tedesco (!) – diceva il decreto – esser la causa "de cette fâcheuse habitude". I duchi avevano ordinato ai loro impiegati di parlare soltanto francese, ma questi esser ricaduti nei loro vecchi errori. Gli impiegati di tribunale "mettent en allemand des sentences, jugements, actes, contrats et procedures", ciò che induceva gli abitanti "à quitter leur langue naturelle pour parler, uniquement celle qui leur est étrangère". Per rimediare a queste inconveniente il decreto ordinava che, d'allora in poi, tutti ì documenti giudiziari, gli atti, i contratti, le procedure e le copie fossero redatti in lingua francese; caso contrario sarebbero stati dichiarati nulli e comminate gravi ammende.
Anche troppo evidente è qui il più completo svisamento dei fatti; e persino storici francesi hanno fatto risaltaree il falso presentando ai Lorenesi tedeschi la lingua francese come la lingua originaria e naturale, che
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essi avrebbero tralasciato sol per riguardo alle loro relazioni sconomiche [sic] coll'Alsazia e coll'Impero germanico. I medesimi storici francesi approvano, è vero e ciò nonostante, la tendenza del decreto, deducendone per la politica francese il diritto dall'annessione, allora imminente, del Ducato da parte dalla Francia, di sopprimere la lingua tedesca a favore di quella francese, parlata dalla maggioranza della nazione. L'atto di violenza del soprintendente francese alla Corte del Duca di Lorena destò, naturalmente, - come la maggior parte delle misure di quest'urna la cui politica violenta fece rimpiangere ai Lorenesi quel che erano in procinto di perdere - le proteste di tutto il paese. In uno scritto anonimo si fece osservare soprattutto che il decreto sulla lingua stava in contraddizione cogli interessi economici della Lorena "qui n'ont jamais eu la moindre notion de la langue française". Per scrivere i documenti in lingua francese (dans une langue qui leur est absolument étrangère) bisognava far venire avvocati e notori di lontano e le parti rimanevano sempre nell'incertezza che i fatti loro non fossero trattati e giudicati come si doveva. In quanto agli atti notarili, poi, gli inconvenienti erano ancora più gravi e all'ordine del giorno. Le parti si sarebbero rifiutate di apporre la loro firma non potendosi persuadere della regolarità e validità del documento. La popolazione sarebbe stata costretta a procedere a accordi orali invece che scritti, e la vita giuridica ne avrebbe risentito. Il memoriale conclude eolla richiesta categorica di concedere ai Lorenesi il diritto di mantenere la loro lingua tedesca almeno nelle questioni legali.
Da questo avanzare ragioni politiche della protesta
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dei Lorenesi contro una siffatta brutale politica dell'ancien régime non si deve dedurre che fossero soltanto punti di vista materiali quelli che inducevano la popolazione ad aggrapparsi tenacemente alla sua lingua, materna. Considerato lo stato ielle cose, la ragione economica doveva essere presentata in prima linea. I Lorenesi soffrivano dolorosamente sotto i gravami e le "fronde" che il tempo e la perdita della loro indipendenza aveva accumulalo su di essi. La Corte del duca Leopoldo, il quale regnò dal 1697 al 1729 seguendo le pedate di Versailles, aveva avuto l'effetto, specialmente nella Lorena tedesca, che molti al completo dissanguamento preferirono vendere le loro proprietà ed emigrare. Le emigrazioni presero ben presto tali dimensioni che il 17 marzo 1724 un decreto proibiva ai Lorenesi tedeschi di abbandonare i loro possessi e annullò i documenti di vendita. Il sistema di sfruttamento francese, iniziato su grande scala con Stanilao col cancelliere francese Galaizière, diede poi all'emigrazione un nuovo e vigoroso impulso; ed è caratteristico che uno dei primi decreti governativi del duca per grazie della Francia, abbia vietato ancora volta l'emigrazione.
Il decreto sulla lingua del 1748 non era certamente adatto per indurre i Lorenesi tedeschi a rimaner nel paese, poiché portò ad essi un aumento senza rimessione delle loro sofferenze economiche.
Il tempo in cui la Francia iniziò e proporrò il definitivo possesso del ducato segnò l'epoca di decadenza della Lorena. Chiamate abbondanti e senza riguardo sotto l'esercito francese: gravi tasse e balzelli; obbligo per i contadini di aprire strade e di consegnare gli animali
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da tiro, ottennero che i capi rimanessero deserti ed inariditi. I Lorenesi emigravano ogni giorno a truppe numerose per quanto fossero trattati come disertori. Non è certo un caso che la protesta anonima sia del medismo anno di un decreto, secondo il quale gli emigrati dovevano essere arrestati e i loro averi confiscati. Verso il 1760 gli abitanti della Lorena che nel 1731 ammontavano a 760.000 erano diminuiti del 25 % a causa delle coscrizioni, perdite in battaglia ed emigrazioni; quasi 24.000 contadini si trovavano in miseria, in parte emigrati in Ungheria e in America, parte divenuti giornalieri. I campi erano ridotti in uno stato compassionevole. Questa decadenza aveva colpito in modo tutto speciale i Lorenesi tedeschi i quali davano la maggiore percentuale all'emigrazione. Niente cale a caratterizzare meglio la causa di questo stato di cose della lettera pastorale del Vescovo di Toul nel 1758, nella quale biasimava acerbamente gli arbitri del soprintendente Galaizière.
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II.
Fanatismo e superstizione.
Questi gli effetti, per il misero paese, del consolidamento della signoria della Francia reale nella Lorena.
Come è dunque possibile meravigliarci che il sovvertimento sociale portato dalla rivoluzione sia stato salutato anche nella Lorena?
La liberazione dei contadini da gravami insopportabili imposti loro dal regime francese, operò come un grande beneficio; e per i Lorenesi Libertà, Eguaglianza e Fratellanza furono, come altrove, un avvenimento. Ma sarebbe un grave errore credere che tutto quanto il tesoro ideologico della rivoluzione fosse stato accettato dai Lorenesi senza nessuna riserva. La tendenza antireligiosa ed anticlericale della nuova èra non trovò accoglienza, specialmente preso i Lorenesi tedeschi, saldi nella loro fede ereditata, unita ad uno spirito religioso conservatore e ad un sano scetticismo, dinanzi a tutto ciò che sa di rinnovamento. Appunto il lato antireligioso della rivoluzione, passata la prima ebbrezza rivoluzionaria, fu preso in considerazione dai Lorenesi tedeschi come un fatto importantissimo per il loro paese. Non andò guarì che ebbero ben presto a fare personalmente delle tristi esperienze.
Ben volentieri si era disposti nella Lorena tedesca ad accettare il principio della uguaglianza nel suo impiego sociale. Ma nel momento in cui uguaglianza voleva dire ancora uniformità della lingua per tutta la Francia, la bella parola si risolvette in una oppressione dell'idioma tedesco nella Lorena. Ben presto i Lorenesi riconobbero
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questo: quella che Galaizière aveva voluto ottenere colla sua politica sulla lingua doveva esser ottenuto in misura rinforzata grazie alla tesi della langue natio
nale, come dicevano e volevano gli uomini della rivoluzione:
Dapprincipio, è vero gli uomini della rivoluzione furono disposti ad aver riguardo della lingua dei Lorenesi tedeschi. È un fatto che l'Assemblea costituente deliberò il 14 gennaio 1790 di far tradurre le nuovi leggi in tedesco, perché fossero comprese nell'Alsazia e nella Lorena. Si diedero persino alla Costituente un certo numero di traduttori ufficiali, e lo stesso avvenne nei vari dipartimenti ti amministrativi nei quali trovavasi popolazione parlante una lingua straniera. Così il Consiglio Generale del dipartimento della Mosella, richiamandosi al fatto che dipartimento consistevo "pour une grande partie d'admìnistrés allemands" prego il 26 novembre 1790 il Ministro francese Dupertail perché gli rilasciasse il permesso di ordinare una traduzione in tedesco del decreto governativo. Ciò fu approvato. Del resto, il dipartimento della Meurthe aveva il suo oravo traduttore ufficiale.
Ma questa libertà, che mostrava d'avere intendimento del vero stato di cose, cessò ben presto. La Convenzione che mirava ad una uniformazione amministrativa della nuove Francia, si decise a sacrificare al suo ideale di una fisionomia a unitaria tutte le diversità linguistiche e culturali nelle varie zone francesi; e, violando il principio democratico delle nazionalità, iniziò una violenta lotta contro la lingua tedesca nell'Alsazia e nella Lorena.
Bisogna leggere i rapporti dei primi prefetti dei dipartimenti della Mosella e della Meurthe per riconoscere
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subito, dallo, caratteristica data in essi della lingua e dell'indole dei Lorenesi, da qual parte soffiasse il vento. Marquìs, il primo prefetto del dipartimmo della Meurthe, chiana la lingua degli abitanti del suo dipartimento amministrativo un "dialecte grossier et désagréable à l'oreille". Presso a poco lo stesso riferì Kolchen,il primo prefetto del dipartimento della Mosa, nel quale era compresa la più grande parte della Lorena tedesca. Egli si richiama ai costumi grossolani soprattutto al "fanatisme et la superstition" della popolazione della Lorena tedesca. Questo corrisponde alla caratteristica segnalata più volte in scritti francesi riguardo ai Lorenesi. La lingua di questi sembra esprimere continuamente "ira e minaccia", - si legge in una descrizione del dipartimento della Meurthe e della Mosella. I Lorenesi vengono chiamati "semi selvaggi", dediti al bere e pronti a passare a vie di fatto. Si tentò comprovare che la maggiore percentuale per atti brutali si aveva in quel circondario del dipartimento nel quale abitavano Lorenesi tedeschi.
Per qual ragione si parlasse del fanatismo del popolo, perché si caratterizzasse in modo cosi spregevole e senza intendimento, alcuno il tedesco dialettico dei Lorenesi, si comprende subito quando si scorge l'intenzione di dare alla lotta contro la lingua tedesca la base di una fallace Motivazione estetica ed etica.
La prima a provare il morso di questa lotta fu, l'Alsazia, forse perché dai bollenti Alsaziani si temevano sorprese politiche più che dai Lorenesi, miti e bonari. Surrogando rapidamente la lingua francese a quella tedesca la convenzione viveva nella monomania di poter decretare un cambiamento di lingua in quattro quattr'otto si cre-
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dette di evitare, una volta per sempre, le sorprese politiche che sopra. La convenzione fu fortemente influenzata dai rapporti dei suoi commissori in Alsazia, i quali, venuti dal cuor, della Francia e meravigliati di incontrate, in Alsazia una popolazione che, che per la lingua sia per usi e costumi, si dimostrava tedesca, cedettero di poter fare degli Alsaziani cittadini di lingua francese da oggi a domani, e provocarono invece colle loro misure violenti col loro terrorismo rivoluzionario contro la Chiesa, la lingua e la scuola, contro il Clero e il corpo insegnante, confusione e disillusione amara in tutto il paese. Questi commissari compresero ben tosto che la via per infrancesare l'Alsazia passava dalla scuola, e cosi soppressero le scuole tedesche surrogandole con scuole francesi. Ma anche qui la distruzione avveniva più rapida che non la castrazione. Da dove prendere maestri di lingua francese? Nell'Alsazia non ve n'erano così, sì dovette, per amore o per forza, lasciare i maestri alsaziani al loro posto.
Ma i commissari non si fiancarono di agire sulla Convenzione per determinare un cambiamento dello stato di cose. "Il faut fair des efforts pour franciser autant que faire se pourra les parties allmandes de la republique", si legge, continuamente nei loro rapporti. E il risultato fu un'ordinanza della Convenzione in data 9 decembre 1793 affinché si procedesse all'erezione di una scuola gratuita in ogni Comune q alieno in ogni cantone del dipartimento per l'insegnamento della, lingua francese. Ma siccome si tralasciò di mettere a disposizione dei Comuni alsaziani i mezzi necessari, e siccome gli Alsaziani non avevano desiderio alcuno di, contribuire coi loro mezzi alla soppressione della propria lingua materna, il decreto rimase se-
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speso. Il 27 gennaio 1794 Barrere presenta alla Convenzione, in nome del Comitato di salute pubblica, un rapporto circostanziato sulla necessità di togliere via dalla Francia tutte quante le diversità di lingua. Oltre alla lingua tedesca variò di quella bretone, italiana e basca, che avrebbero dovuto cedere il posto alla "langue nationale". Interessante è il punto di vista coi quale egli giustificava una tale necessità. Barrère disse che i suddetti idiomi stranieri "ont perpétue le règne du fanatisme et la superstitition, assuré la domination des prêtres". La lotta contro la lingua tedesca - poiché di questa si trattava in prima linea - si rivolgeva, dunque, contro la lingua materno, dei Lorenesi tedeschi, in quanto che essa lingua era la depositaria della loro tenace volontà di rimaner fedeli alla loro religione e alle loro tradizioni e di non permettere la distruzione della loro vita religiosa da parte della cosiddetta "Aufklärung" (chiarificazione). Questa volontà di mantener le tradizioni fu battezzata da repubblicani "fanatismo", la loro fede "superstizione". Barrare vuol portare ai Lorenesi "l'éducation première"; e come per educare il popolo si è rivoluzionato il Governo, le leggi, i costumi, le foggie e persino i pensieri, così lo stesso sì deve fare con la lingua. Non basta mettere il berretto frigio alla vecchia lingua parlata da tanti secoli in certe Provincie, me bisogna addirittura sopprimerla. Con un grandissimo accanimento lo zelantissimo Barrire avversò la traduzione delle leggi francesi; quella traduzione che al principio dalla rivoluzione non solo era stato tollerata ma persino ordinata. Non sarà opera della Francia gridò egli – di curare lo
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sviluppo dei "jargons barbares", i quali servono esclusivamente al fanatismo.
Quale conclusione delle sue dichiarazioni Barrire propose l'invio di maestri francesi nei comuni dove si parlavano lingue straniere, e la Convenzione Nazionale fece di questa proposta una legge il 27 gennaio 1794. Tra i territori francesi nei quali si parlavano lingue straniere furono indicati soprattutto i dipartimenti dell'alto e del basso Reno e uria parte del dipartimento della Mosella, il 18 febbraio 1784 fu inserito nella lista di propagando, della Convenzione anche quello della Méurthe. Per completare l'azione antitedesca, il 20 luglio 1724 venne fuori un'ordinanza che prescriveva la redazione di tutti li atti in lingua francese, vietava il protocollamento di qualsiasi atto formulato in qualsiasi altra lingua che non fosse la francese, e comminava gravissime pene agli impiegati in naso di recidiva.
Come si vede, la Convenzione, seguiva e pedate ai Galaizières, un tipico rappresentante della politica del vecchio regime.
I decreti della Convenzione nazionale erano netti sul tappeto verde, nella sbornia dell'uniformamento e edierificamento [sic], statale, senza, prendere in considerazione le circostanze reali. Ben presto gli zelanti pionieri della lingua francese dovettero riconoscere che una lingua materna non si può cancellare a mezzo di paragrafi contro la volontà e i bisogni di una popolazione. Appena due mesi più tardi il decreto del 20 luglio dovette essere abrogato perchè non aveva senso alcuno lasciarlo in vita mentre le circostanze eran tali che esso non poteva essere osser-
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vato. Anche l'istituzione di scuole francesi non andono [sic] avanti, perché non si trovarono maestri che conoscessero la lingua francese e perché le amministrazioni comunali del paese considerarono queste scuole come inutili, anzi contrarie ai loro interessi. I comuni non poterono nascondere la loro indignazione che per certe scuole contrarie ai loro interessi e alle loro persuasioni dovessero dare del denaro per mantenerle scuole in cui si tentava di uccidere la lingua materna della popolazione e dove non si impartiva nemmeno istruzione religiosa. Si aggiunga a tutto ciò che certi comuni non avevano neanche trovato il danaro, per una scuola tedesca; figuriamoci come fossero ben disposti a darlo per una scuola francese. Le scuole non erano organate a quei tempi come oggi; se ne istituivano solo qua e là, a secondo dei bisogni dei singoli comuni. Gli scolari non frequentavano regolarmente le lezioni, specialmente nell'estate; il materiale di studio si licitava a scrivere, leggere e far un pò di conto. Ed ora, di punto in bianco, tutti quanti i comuni avrebbero avuto avere scuole francesi.
Questo innovamento invece che l'ordine portò un ben più grande disordine nelle scuole del paese. Alcuni comuni preferirono chiudere quelle che esistevano, piuttosto che far di essi focolari francesi. Molti maestri che non volevano piegarsi all'imposizione e che, oltre a ciò, non comprendevano il francese, furon senz'altro sfrattati dai commissari, o messi in prigione o obbligati a sottoporsi al servizio militare. In breve: non andò guari che vennero a mancare i maestri. Quanto i comuni fossero indifferenti dinanzi all'introduzione delle scuole francesi ri-
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sulta da una statistica compilata nel 1795 dalla Commissione della pubblica istruzione. In questa statistica sì legge che per il circondario di Saarburg erano state istituite scuole francesi eccettuati i comuni tedeschi. Sotto la rubrica Bitsch e Falkenberg nonché in quella di altri territori nel dipartimento della, Mosella, si legge: niente scuole. L'amministrazione del cantone Pfalzburg si espresse come segue sui sentimenti della popolazione in una lettera all'amministrazione del dipartimento in data del 11 febbraio 1796:
"Les gens de la campagne s'imaginent que les institutions républicaines de cette espèce (die französische Schule) ne peuvent pas s'accorder avec leur calte en sorte que se ne sera qu'avec répugnance qu'ils enverront leurs enfants dans une école où ile n'apprendront pas leur religion et ils manqueront pas de saisir le prétexte de la distance ou des mauvais chemins pour s'en dispenser."
Come si vede, la popolazione rurale disertava le scuole francesi. Non voleva sapere nulla dell'istruzione francese che sottraeva ai bambini l'istruzione religiosa; niente della lingua francese costituente il ponte di paesaggio per ogni sorta d'influenze, e che essa ricusava. I Lorenesi non vollero sapere di mutare i loro usi e costumi e domandarono che ai loro bambini fossero impartite lezioni di religione in lingua tedesca, in quella lingua che era inseparabile dai loro sentimenti religiosi. Questo stato di cose ritorna continuamente negli innumerevoli rapporti delle amministrazioni circondariali e distrettuali agli organi centrali a Parigi, e vien pre-
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sentato come motivo per il fallimento della politica nazionale in quanto alla lingua: il "fanatismo" dei Tedeschi lorenesi, il loro attaccamento invincibile alla loro fede ai loro usi e costumi, la loro riluttanza dinanzi alle idee ed alla pratica della ehi ari fio azione. Ma le autorità francesi non si lasciano commuovere e gli ostacoli opposti ai loro piani dalla lingua tedesca le incitano ad agire sempre più spietatamente contro di essa. Per giustificare la necessità di iniziare un nuovo grado di cultura si torna continuamente a ribattere sulla caratteristica dei Tedeschi lorenesi, compiendo così un'azione ignobile, poiché si oltraggiano i Lorenesi più poveri e più semplici ma che più saldamente si aggrappano alle loro tradizioni. I Lorenesi vengono presentati come una banda di selvaggi, il loro paese come un paese di malfattori, e barbara la loro lingua. E questo un inglorioso capitolo della pratica segreta della propaganda nazionale, e questa calunnia contro i Lorenesi, intessuta nei tanti atti confidenziali, si rincontra insistentemente per molti decenni.
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III.
La lingua materna.
Non si deve dimenticare questo: che l'istruzione primaria era ancora rudimentale in Francia e quando, dopo la burrasca ideologica della rivoluzione, si cominciò ad occuparsi seriamente dell'organamento [sic] della scuola elementare, anche la scuola nella Lorena prese parte a questa sviluppo. Va da sé che tanto più l'ordinamento, in quanto all'istruzione elementare, veniva preso in mano da i Governi che seguirono alla rivoluzione, in tanto maggior pericolo venne a trovarsi la situazione delle scuole tedesche nell'Alsazia e nella Lorena. La tendenza di tutti i Governi fu, più o meno, quella di ottenere l'unità della scuola anche nel dominio della lingua e tanto più lo sviluppo progrediva in questo senso tanto più scuola e popolo dovevano combattere in Lorena per il loro idioma; l'idioma della loro esistenza. Fino al Governo di Luigi Filippo ciò non si rilevò che, relativamente, in modo debole; e questo non tanto perché non si conoscesse ancora il grande significato delle scuole, quanto perché i fondamenti per l'organamento dell'istruzione primaria dovevano essere creati di sana pianta e mancavano assolutamente uomini energici capaci di assumersi la direzione delle scuole. Oltre a ciò il primo Impero e la Restaurazione eran talmente occupati di rimestamenti ideali concernenti la politica estera ed interna, che ben poco tempo ed interesse rimaneva ad essi per un conveniente e lungimirante trattamento dell'istruzione pubblica.
Il Governo di Napoleone I, di quell'uomo che riem-
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piva ed occupava i pensieri del popolo coll'immortale gloria bellica delle sue campagne, non aveva nessun interesse per la scuola elementare. Si lasciava la scuola nello stato in cui trovavasi, sebbene ci si accorgesse dell'effetto distruttivo, conseguenza della rivoluzione, e che continuò ad agire ancora per lungo tempo. E si sapeva bene quali danni infliggeva all'educazione della gioventù la scristianizzazione della scuola. Ciò non pertanto anchè il Governo di Napoleone I non perdette di vista lo scopo di far proseliti alla lingua francese per mezzo della scuola. Questo risulta dal decreto imperiale del 1808, secondo il quale la istituzione di scuole normali per maestri e maestre doveva essere avviata all'intento di istruire un corpo insegnante capace di diffondere la lingua francese in tutte le classi sociali. I mezzi per fondare queste scuole normali dovevano essere procurati dalle università incaricate allora dell'amministrazione e dell'ispezione dell'istruzione pubblica. Nello stesso tempo i prefetti di dipartimento esercitavano un influsso fortissimo sulle scuole, ed è evidente che questo influsso fosse di natura politica nel dipartimento della Meurthe e della Mosella. Fu così che la lotta contro la lingua tedesca nell'Alsazia e nella Lorena fu tenuta viva fino al 1870 in primo luogo dai prefetti. Solo fra il 1840 e il 1850 le autorità accademiche preposte all'ispezione delle scuole, diedero il loro valido soccorso alla lotta stessa.
Le proposte e le misure del secondo prefetto del dipartimento della Mosella, Vaublanc, intese fin dal 1805 contro la lingua tedesca nel suo distretto, ci danno un esempio convincente di qual fosse la politica prefettizia
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riguardo alla lingua.
Nel suo rapporto al direttore generale dell'Istruzione pubblica il Fourcroy richiamò l'attenzione sul fatto che in più di 400 comuni del suo dipartimento i maestri insegnavano in tedesco. Egli propose di destituire i maestri che non istruivano in lingua francese, e di vietare l'uso dei testi scritti in tedesco; di forzare, oltre a ciò, il Clero a predicare e a spiegare il catechismo in francese. Questo programma, fu sempre e insistentemente ripresentato in futuro; esso contiene quasi tutti i punti che l'amministrazione e le autorità francesi volevano ottenere che fossero introdotti in Germania.
Il Governo parigino, del resto, accettò le proposte del Vaublan. Il prefetto emanò il 18 gennaio un decreto che proibiva ai maestri di insegnare in tedesco e di tollerarne l'uso dei libri di testo. Il 30 ottobre dello stesso anno il Vaublan riferì sull'effetto di questo decreto al ministro dell'istruzione pubblica. Come era da aspettarsi, il rapporto risentiva di delusione. "Se una possibilità ci fosse - si leggeva in esso - di mettere in pratica il decreto, questa si riferirebbe alle città. In campagna è assolutamente escluso perché non vi sono maestri che parlino contemporaneamente tedesco e francese." Allora il prefetto amareggiato scrisse: "Il est certain que la langue fait la patrie et qu'il est bien difficile d'être Français dans toute l'acception du mot quand on ne parle qu'allemand." – Si aggiunga a tutto questo – continuava – che il Clero predica in tedesco e "entretiennent les habitants dans la fausse idee qu'ils n'ont pas besoin d'en apprender une autre". E come se volesse allontanare da sé una qualche temuta responsabilità, determinata dalle
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sue stesse proposte, il prefetto, in un suo nuovo rapporto del 17 novembre riferì che i preti di Sankt Avol, Saarlouis, Forbach, Saaralben, Bitsch, Falkenberg predicavano in tedesco, della qual lingua specialmente si servivano i sacerdoti venuti dal seminario di Metz. "E debbono esser chiamati costoro sacerdoti francesi? – esclama il prefetto pervaso da sacro sdegno – costoro qui ne peuvent certainenent pas avoir les sentiments de vrais Français, puisqu'ìls n'en parlent pas la langue?" Riconoscendo che l'ostacolo più grande per la propaganda, della lingua francese era da ricercarsi nel Clero, il prefetto propose che l'amministrazione cercasse di assicurarsi la collaborazione delle autorità ecclesiastiche. Vedremo come quest'idea assumesse più tardi delle forme concrete.
I lamenti di Vaublan poc'anzi menzionati, toccano nella relazione il rapporto che passa fra il sentimento nazionale e la lingua. Tuttavia né egli né i colleghi che lo seguirono più tardi, né i sottoprefetti dei distretti si rendon conto del perché i Lorenesi tedeschi non sostituissero semplicemente la loro lingua tedesca alla francese. Non si comprese o non si volle comprendere la forza vitale che sta racchiusa in un linguaggio parlato. Ben differentemente dagli altri il prefetto del basso Reno, Lanmond, giudicò la situazione. Egli riferì:
"Il existe dans l'ancienne philosophie scolastique un adage, qui n'en est pas moindre vrai pour être vieux, semper cogitamus idiomate materno. Il n'y a pas de puissance humaine qui puisse empêcher un enfant de parler le langage de sa nourrice ...
Je ne sais rien qui puisse prévaloir qu'entre cet or-
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dre de choses".
A ragione Laumond richiamò l'attenzione che gli atti violenti coi quali la rivoluzione aveva provato per far trionfare le sue aspirazioni di francesizzamento, specialmente il verdetto sulla lingua tedesca, avessero legato ancor più saldamente gli Alsazioni alla loro lingua, un popolo "si attaché à ses usages". Raccomandò di mirare all'estirpazione della lingua tedesca per mezzo della scuola. In ogni caso egli fu abbastanza sincero da confessare che la lotta contro la lingua materna tedesca degli Alsaziani sarebbe stata lunga e difficile. Il Laumond -bisogna riconoscerlo - rifuggendo dalla politica della violenza in quanto alla lingua tedesca, dimostrò di possedere un certo intendimento in quanto alla psicologia popolare, sebbene il suo scopo fosse identico a quello perseguito dalla rivoluzione.
Al pari degli Alsaziani, anche i Lorenesi si attaccarono con somma tenacia alla loro lingua tedesca, né in questa loro irremovibile decisione si lasciarono distogliere nemmeno quando la aloriu [sic] dei drappelli napoleonici faceva fremer di gioia i loro cuori.
L'aspirazione di Luigi XVIII fu di mettere la scuola a servizio del consolidamento del Regno. Egli voleva raggiungere questo intento rinnovando tutto quanto la rivoluzione aveva distrutto, riavvicinando nuovamente la scuola alla chiesa, come si leggo (sic!) nell'ordinanza reale del 18 febbraio 1816, "per mezzo d'un'istruzione pubblica, basata sulla religione, sul rispetto delle leggi e sull'amore verso il monarca". Fino a qual grado Luigi XVIII mirasse ad una stretta unione fra Chiesa e Scuola, lo si
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deduce da un'ordinanza dell'8 aprile 1824 che tolse all'Università l'ispezione sulle scuole e il diritto della nomina dei maestri; ispezione e nomina che affidò ai vescovi. Fu poi Carlo III che nel 1828 rimise le cose come stavano prima.
È facile ammettere che in virtù del diritto spettante alle autorità ecclesiastiche, le quali, tanto in Alsazia quanto in Lorena, avevano un ben fondato interesse alla conservazione della lingua tedesca, le scuole in questi territori prosperassero, inquanto all'uso della lingua tedesca. D'altra parte si potrebbe anche supporre che i principi della prefata ordinanza reale fossero adatti a togliere alla lingua francese nelle scuole la cattiva fatta di ostilità alla religione e di rendere il Clero meno contrario all'introduzione del francese. E' vero che, nella restaurazione, la pressione non veniva da Parigi. Ma i prefetti, anche senza che venisse loro pressione dall'alto, facevano della politica in quanto alla lingua, ed anche le accademie non mancavano di fare le zelanti nell'ambito delle loro attribuzioni; dimodoché, tanto per la popolazione quanto per il Clero, non vi fu mai la ragione di mostrarsi più condiscendenti che per lo (sic!) passato. In principio, naturalmente, anche il Governo centrale insisteva nell'aspirazione di eliminare la lingua tedesca e di surrogarla col francese.
Comunque è un fatto che i rapporti dei prefetti in questo tempo rilevano continuamente essere il tedesco rimasto la lingua d'insegnamento in una grande maggioranza delle scuole lorenesi, e che laddove un maestro istruiva la scolaresca parlando in francese, bene spesso si avevano aspre proteste da parte dei genitori. Il 12 aprile 1818
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il prefetto del dipartimento della Mosella ebbe a riferire che soldati bavaresi acquartierati in Lorena si erano abbaruffati cogli abitanti negli alberghi; e spiegò questi episodi col fatto che Bavaresi e Lorenesi si comprendevano facilmente, data la grande somiglianza delle due lingue. Il prefetto stesso si serviva di questo episodio per provare quanto minimo fosse stato il successo raggiunto dalla politica ufficiale, intesa a francesizzare la popolazione. Egli scrive ancora che simili baruffe non avvennero in territori di lingua francese della Lorena dove trovavansi truppe prussiane.
La spensieratezza e la naturalezza colle quali i Lorenesi rimanevano fedeli alla loro lingua materna, si rispecchia in grandi linee anche nel contegno passivo tenuto dai consigli generali e circondariali nei due dipartimenti della Lorena, in quanto alle questioni della scuole e della lingua. Notoriamente i conseils généraux e conseils d'arrondissement si componevano di tanti membri quanti erano i cantoni nei dipartimenti o nei distretti. I membri di questi consigli provenivano da elezioni. I deputati dei cantoni ove sì parlava tedesco non sostenevano, naturalmente, le aspirazioni rivolte contro la lingua tedesca e contro la volontà del corpo elettorale da essi rappresentato. Per questa ragione non troviamo, specialmente nel consiglio generale del dipartimento della Mosella, dove i cantoni di lingua tedesca erano in maggioranza, che poca disposizione ad acconsentire ai desideri dei prefetti e del Governo centrale. Comunque, il partito preso da questo consiglio generale quando riusciva a non sottrarsi all'influenza del Governo, non oltrepassava la semplice manifestazione di desideri e la constatazione dello
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stato di cose. Più volte furone rilevate le difficoltà che le leggi rese note nella sola lingua francese causavano agli abitanti ignari di quell'idioma. Nel 1818 il conseil général prese in considerazione la fondazione di una scuola superiore o seminario, ove si parlassero le due lingue, da aprirsi nel territorio di lingua tedesca. Il ministro dell'istruzione pubblica a Parigi accolse il progetto che, però, non trovò via d'attuazione. Solo negli anni susseguenti il conseil général accordò un credito di 1000 franchi perché le leggi in francese potessero portar a fianco anche la esatta traduzione in tedesco. Non si può davvero dire che una tale risoluzione servisse alla propaganda della lingua francese.
No. Era una decisione che corrispondeva alla situazione. Rapporti delle autorità accademiche inviati nell'anno 1820 dal dipartimento della Mosella, contengono i seguenti dettagli:
Nel cantone Bolchen i maestri non insegnano in francese. A Saaralben i genitori protestano contro l'istruzione impartita in lingua francese, osservando che, colà, la lingua parlata è il tedesco. Nel cantone Gross-Tännchen si parla generalmente in tedesco; lo stesso dicasi dell'intiero [sic] distretto di Diedenhofen. A Busendorf i maestri non conoscono che il tedesco ecc., ecc.
Tutto ciò non era, certo, incoraggiante per le autorità preposte all'ispezione delle scuole. L'accademia di Metz rimise nel 1821 il fardello delle sue pene fiduciosamente nelle mani di ...un concorso a premio. La misera somma di 150 franchi era destinata in premio a chi fosse stato al caso di proporre un mezzo infallibile per
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uccidere il drago della lingua tedesca.
Un premio davvero inadeguato per un tal compito!
Cinque furono i concorrenti, e cinque le proposte; fra le quali quella di gravare i domini di lingua tedesca con un'imposta speciale.
L'Accademia di Metz non accettò la proposta del concorrente. Di questo non vogliamo fargliene un merito speciale, ma nemmeno torna a suo onore l'aver consegnato una "medaglia d'incoraggiamento" a quel tale anonimo che raccomandò l'introduzione del francese a danno della educazione religiosa. Fu appunto questo fatto che determinò l'opposizione del Clero, il quale volle liberare innanzi tutto dal francese l'insegnamento religioso.
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IV.
Sotto la Lex Guizot.
Quando Luigi Filippo ascese al trono, l'istruzione primaria in Francia si trovava ancora molto in basso. La terza parte dei comuni francesi non era ancora arrivata ad avere una scuola. Il merito di aver conferito un nuovo impulso all'istruzione francese si deve al primo ministro dell'istruzione pubblica del Re borghese, Guizot; il cui progetto d'una nuova legge scolastica fu accettato dalla Camera e promulgato il 28 giugno 1833 in forma di legge. L'essenziale di questa legge consiste in questo: che, anzitutto, fu imposto l'obbligo ad ogni comune d'istituire una scuola e di mantenerla; oltre a ciò che tutte quante le scuole furono sottoposte al controllo dello Stato. Di grande significato per le scuole tedesco-lorenesi erano i paragrafi dell''art. primo della legge sulle materie d'insegnamento: "Elementi di lingua francese, leggere e scrivere." In quanto al leggere e scrivere non c'era, naturalmente, nulla di nuovo; essendo state anche fin allora le materie principali di studio. Nelle scuole francesi si leggeva e si scriveva in francese; nelle scuole lorenesi si scriveva e si leggeva in tedesco. Il nocciolo della questione e l'importante stava in questo: che le scuole lorenesi dovevano, d'allora in poi, in virtù della legge che fissava la materia d'insegnamento, sforzare gli allievi a leggere e a scrivere in francese, o, per lo meno, a leggere e scrivere in francese oltre che in tedesco. Si aggiunga a tutto ciò la prescrizione di considerare la lingua francese come materia fissa di in-
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segnamento. Di ulteriore grande significato per la sorte della lingua tedesca nella Lorena era l'importanza che la legge Guizot annetteva all'istituzione degli asili infantili. Questi asili dovevan servire, naturalmente, in prima linea, a facilitare l'insegnamento dei primi elementi della lingua francese. Le autorità politiche e scolastiche cominciarono a dedicare all'insegnamento del francese una grande attenzione. Specialmente gli ispettori scolastici che, secondo il decreto ministeriale del 26 febbraio 1835, dovevano essere impiegati in ciascun dipartimento per presiedere all'ispezione dell'insegnamento pubblico, erano gli istrumenti principali della propaganda politica in fatto di lingua. Essi erano quasi gli agenti del Governo, al quale manifestavano le loro idee e da cui ricevevano le istruzioni che essi stessi eseguivano.
Il ministro dell'istruzione pubblica sapeva benissimo come stavano le cose nella Lorena. Prima di presentare la sua legge alla Camera, si era fatto pervenire da tutti i dipartimenti rapporti confidenziali sul vero stato dell'istruzione primaria colà. Nel rapporto pervenuto dal dipartimento della Meurthe, specialmente il cantone Pfalzburg si trovava in circostanze specialmente spiacevoli secondo il concetto e il desiderio francese; e nel rapporto del prefetto del dipartimento della Mosella si toccavano anzitutto le relazioni del cantone di Falkenberg e nel distretto di Diedenhofen la cui popolazione veniva designata coll'appellativo "allemand" e ove il Clero "ne prêchent, ne font le catechisme qu'en allemand et la plupart, au nom de la réligion, repoussent le français de tout leur influence."
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Poté la lex Guizot determinare un cambiamento visibile in questo stato di cose? I prefetti erano zelantissimi nell'osservare a puntino lo spirito e la lettera della nuova legge. La pressione esercitata da essi sui consigli generali forzava questi a prender partito in quanto all'introduzione del francese nelle scuole di quei territori dove si parlava tedesco.
Ostacolo principale all'osservanza della legge Guizot era nell'Alsazia Lorena la grande mancanza di Maestri che sapessero il francese. Le amministrazioni dei dipartimenti rivolsero, allora, la loro cura principale a togliere di mezzo un tale inconveniente. Si trattava di istruire maestri che sapessero il francese. Nel 1836 il prefetto del dipartimento presentò al suo consiglio generale una proposta riferentesi [sic] alla fondazione d'una scuola preparatoria francese a Pfalzburg, nel mezzo, cioè, del territorio di lingua tedesca. Si era fatta l'osservazione che il distretto di Saarburg non aveva nemmeno uno scolare nel seminario per l'istruzione dei maestri a Metz. E questo è comprensibile; imperocché i candidati dovevano legittimarsi in quanto alle loro cognizioni in lingua francese, per essere accolti nel seminario per l'istruzione dei maestri, ciò che non poteva fare chi veniva dai territori di lingua tedesca. La scuola preparatoria progettata a Pfalzburg doveva rimediare a queste deficienze e creare con un corso di lingua francese le necessarie premesse per l'accettazione nel Seminario. Il consiglio generale del dipartimento della Meurthe, nel quale i deputati dei cantoni tedesco-lorenesi erano in minoranza, accordo una sovvenzione; la scuola fu istituita, mentre
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un'altra ne fu progettata per il distretto Château-Salines. Anche questa fu fondata nel 1838 a Insmingen, da dove fu trasferita più tardi a Albersdorf. Ma la frequenza e i risultati delle due scuole furono straordinariamente esigui. Nel 1847 questo insuccesso fu argomento di discussione nel consiglio generale; si ascrisse la causa della colpa alle scuole nei comuni tedeschi ove, come ebbe a dire il prefetto, "le français n'est même pas enseigné". Le due scuole furono abolite. La commissione d'insegnamento del consiglio generale profittò dell'occasione per spiegare ancor più dettagliatamente come stavano le cose in quanto a scuola e lingua nei distretti di Saarburg e Château-Salines. Secondo tali spiegazioni, in questi due distretti v'erano 73 comuni nei quali si faceva uso esclusivo di lingua tedesca, e 3 nei quali, oltre che tedesco, si parlava anche il francese. In queste 73 comuni eranvi 95 scuole maschili, 68 femminili e 1 asilo infantile, nelle quali tutte non si parlava né si insegnava il francese. Ecco spiegato il perché questo non fosse un terreno adatto per recrutarvi [sic] quei giovani che, più tardi, avrebbero dovuto prendere in mano la propaganda della lingua francese!
Specialmente doloroso per le autorità era il fatto che i comuni tedesco-lorenesi si interessavano tanto poco degli asili infantili; di quegli asili infantili che avevano una missione tutta speciale nel territorio di lingua tedesca, e nei quali si erano riposte grandi speranze. Nel 1839 il sottoprefetto di Saarburg ebbe a riferire, dietro domanda del suo superiore, che nel suo distretto non v'era nessun asilo infantile; il suo collega di
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Château-Salines rispose che ve n'era uno solo. Questa notizia fu tanto più dolorosa per l'amministrazione, quanto più da Parigi si insisteva reiteratamente sulla necessità di fondare asili infantili qual mezzo più acconciò per l'infrancesizzamento [sic] dei Tedesco-lorenesi. Il successore di Guizot, il ministro dell'istruzione pubblica, Villemain, scrisse il 12 agosto 1844 al prefetto della Meurthe:
"L'institution des salles d'asile doit être surtout encouragée comme moyen de civilisation et de fusion nationale dans l'ancienne Alsace et dans les départements limitrophes où la langue allemande est encore en usage ... je remarque que dans l'arrondissement de Saarbourg il n'existe encore aucune salle d'asile. Je sais qu'un grand nombre de localités sont hors d'état de s'imposer des sacrifices un peu considérables et que généralement les secours de l'état ne sont accordés qu'à des conditions que ces communes ne peuvent remplir. J'ai pensé dès lors que le maintien de ces conditions devait céder ici à un intérêt plus grand, celui de populariser la langue nationale dans les communes où elle est encore presque hors d'usage. C'est dans les salles d'asile que les enfants peuvent en prendre le plus facilement l'habitude."
Villemain si dichiarò pronto a mettere a disposizione di ciascun comune tedesco un sussidio equivalente alla metà delle spese sostenute per l'istituzione di un asilo infantile, a condizione che le direttrici conosces-
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sero la lingua francese e che coi bambini si parlasse esclusivamente il francese. Il prefetto doveva presentare al consiglio generale una lista dei comuni da prendersi in considerazione per l'istruzione di asili infantili e motivare la necessità dei crediti. È oltremodo caratteristico che la somma stanziata a tale intento fosse rifiutata dal consiglio generale del dipartimento di Meurthe nel 1844, 1845 e anni susseguenti.
Nel consiglio generale del dipartimento della Mosella si discusse nel 1833 degli "entraves, que plusieurs curés et vicaires apportent à l'instruction primaire, en empêchant les enfants de suivre exactement les leçons et, dans les communes allemandes, en engageant les parents à ne pas laisser apprendre à leurs enfants la langue française". Un membro del consiglio generale sì rivolse all'autorité ecclesiastique supérieure", perché ammonisse il clero "qu'ils n'entravent en aucune manière l'étude de la langue française". Non si può proprio far un torto ai Lorenesi se non erano entusiasmati della propaganda in quanto alla lingua francese; visto che certi loro bisogni, molto più importanti, venivan troppo spesso dimenticati. Ecco un esempio tipico a questo riguardo: Il consiglio distrettuale di Saargemünd domandava nel 1833 che l'ispettore delle scuole distrettuali avesse almeno una leggera infarinatura di lingua tedesca.
L'autorità preposta all'ispezione delle scuole non porse orecchio a questo desiderio. Nel 1839 il Consiglio distrettuale protestò per la negligenza dimostrata in quanto ai suoi desideri e alle sue deliberazioni, molto più che un'ordinanza reale del 13 novembre 1837 prescriveva
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che l'ispettore del dipartimento fosse accompagnato nei singoli distretti da sotto-ispettori. Il prefetto del dipartimento si addossò presso il Ministro la nomina di un tale ispettore scolastico per il distretto di Saargemünd.
Nel 1841 e 1842 il Consiglio distrettuale ripeté la sua domanda, anche questa volta senza ottenere soddisfazione. Solo nel 1843, dopo proteste durate anni e anni, si venne alla nomina di un ispettore scolastico per Saargemünd. Ed ora viene il bello: quando l'ispettore scolastico apparve, non sapeva una sola parola di tedesco, il che determinò nuove proteste del Consiglio distrettuale, le quali nulla poterono mutare, sebbene ripetute ininterrottamente fino al 1846. Dato un siffatto trattamento degli interessi dei territori di lingua tedesca, si troverà comprensibile che il Consiglio generale del dipartimento della Mosella sia stato refrattario e riluttante ad appoggiare la politica dei prefetti e dei sotto-prefetti.
Lo stato di cose in quanto alla lingua rimase il medesimo nella Lorena. La popolazione si rifiutò come per lo passato di favorire i desideri dell'amministrazione ed oppose alle misure dì questa la massima resistenza passiva. Il quadro che continuò ad offrirsi all'autorità preposta all'ispezione era, quindi, molto triste per essa. Gli ispettori cercano continuamente di rendersi conto nei loro rapporti sulle cause, e sul modo di toglierne di mezzo. Secondo un certo Jaquet, ispettore in quel tempo nel dipartimento della Meurthe, l'inconveniente più grande doveva ricercarsi nella mancanza di un numero bastante di maestri edotti tanto nella lingua francese come in quella tedesca, e indispensabili per la pro-
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paganda dell'idioma francese. Ostacolo ancor più grande costituivano per lui le suore di S. Giovanni di Bassel, preposte all'insegnamento. Egli chiama queste religiose "des pauvres filles allemandes, peu instruites et qui ne savent point de français". E prosegue: "Esse non sanno leggere nemmeno il francese! A questo nodo esse facilitano, specialmente presso le donne, l'incoscienza della lingua nazionale". Siffatti lamenti il Jaquet li ripete continuamente dal 1836 al 1850. In questo tempo egli credé di poter costatare un piccolo miglioramento nello stato delle scuole; tuttavia i lamenti riguardo alle suore non cessarono nemmeno più tardi. Egualmente grande è la delusione di Jaquet in quanto all'indifferenza dei comuni per gli asili infantili francesi. Nel 1846 egli costata l'esistenza di due soli asili infantili nel suo dipartimento di lingua tedesca. Che era appunto il problema della lingua materna quello che determinava il cattivo esito di tutti i tentativi di francesizzamento, lo riconobbe nel 1836 allorché riferì:
"Bien des personnes de ces contrées voient avec peine qu'on y donne des leçons de français dans les écoles. Elles craignent qu'on ne déshérite leur pays de la langue maternelle et qu'avec une langue étrangère on y apporte d'autres mœurs et d'autres usages."
Nel dipartimento della Mosella le cose andavano, press'a poco, egualmente. Nel 1836 il sottoprefetto di Saargemünd presentò le sue lagnanze al consiglio distrettuale. Nel suo distretto, disse, dove "l'on parle partout une langue barbare qui n'est que l'un des idiomes
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les plus corrompus de l'Europe", la lingua francese era esiliata dalla scuola. Anche secondo la sua opinione il Clero era il primo nemico della cultura francese, alla quale, invece, i Lorenesi dovevano essere assoggettati per mezzo della lingua. Con quali mezzi si volevano colpire appunto i preti, risulta dal fatto che il ministro dei culti presentò il 29 aprile 1844 la protesta al vescovo di Metz che i preti facevano uso della lingua tedesca. Invece di lasciarsi intimidire il vescovo rispose, fra l'altro: "Qu'arriverait-il dans la capitale de la France, si le clergé adoptait pour ses prônes et catéchisme une langue étrangère? (!) Se ciò facessero, - continuò - i fedeli si ribellerebbero". Aggiunse che la medesima situazione era anche nel dipartimento della Mosella. E scrisse ancora: "Pour répondre à sa vocation, le prêtre doit, avant de propager la langue de son pays, propager la foi et le faire par l'instrument qui le met le plus prontement et le plus facilement en communication avec le peuple".
La risposta era caustica. Noi constatiamo qui, che il vescovo di Metz, ancor dopo mezzo secolo di attiva politica in quanto alla lingua, chiamava l'idioma francese un'idioma straniero nella Lorena, e dichiarava non esser fatto il Clero per servir d'istrumento politico, ma per promuover la fede per mezzo della lingua materna, ponte immediato e naturale per arrivare al cuore del popolo.
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V.
Franciser les Germains.
Fra le leggi che determinarono lo sviluppo dell'istruzione primaria in Francia, si deve menzionare anzitutto, per l'epoca che comincia colla fine del Re borghese, la legge sull'istruzione pubblica del 18 marzo 1850, la più notevole per la scuola tedesca in Lorena, astrazion fatta da una rinnovata conferma delle autorità accademiche quali autorità preposte alla ispezione delle scuole, e che portò la parificazione delle scuole femminili con quelle maschili. Data l'importanza attribuita specialmente alle scuole femminili per l'introduzione della lingua francese, questo innalzamento di rango fu piacevolmente accolto dai propagatori della lingua francese in Lorena, il cui zelo non ristava ad onta delle tante disillusioni patite. Le fanciulle - si dicevano - divengano più tardi madri, le madri pronunziano le prime parole ai loro bambini. Tale il corso delle idee dei propagandisti, che riponevano le loro speranze nelle scuole femminili. Per le medesime ragioni si vide con grande interesse l'istituzione di asili infantili cui si richiamava un nuovo decreto del 31 ottobre 1854. Qui si diede un vero e proprio colpo di leva, e si fece di tutto per impadronirsi del bambino e insegnargli, in certo qual modo giuocando, la lingua francese. Nel 1852 si pubblicò già un libretto di canzoni col testo in francese, perché fossero cantate negli asili infantili; segno questo che si procedeva psicologicamente e con metodo.
Il decreto menzionato del 31 ottobre 1854 passò ai
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prefetti l'autorizzazione della nomina e della destituzione dei maestri, affidata fin allora nelle mani dei rettori dell'Accademia. All'ispettore dell'Accademia rimase, è vero, il diritto di far proposte, e, oltre a ciò, la direzione e l'ispezione per tutto ciò che si riferiva all'educazione e alla materia insegnamento. Gli ispettori scolastici gli erano sottoposti.
Questo mutamento amministrativo non volle dir nulla di nuovo per la Lorena, dove le due autorità si erano sempre aiutate a vicenda per la divulgazione del francese. Per i Lorenesi la distribuzione formale delle competenze era indifferente. Nella questione delle lingue, prefetti e autorità accademiche erano stati solidali nel sentire e nell'agire; e lo stesso avveniva anche ora, sebbene l'istanza amministrativa fosse, esternamente, separata dall'istanza metodica. Considerata la parte affidata alla scuola per la propagazione della lingua nazionale, tutto quanto lo sviluppo dell'istruzione francese nella Lorena doveva aver la tendenza di portare la lingua francese al potere. Per questo, l'epoca seguente, ossia il tempo nel quale la scuola francese è sulla via di raggiungere un ordine unitario, vien caratterizzata in Lorena dalla tendenza di introdurre, poco a poco, il francese come lingua di insegnamento, e di abolire gradatamente la lingua tedesca anche nell'insegnamento della religione. Questi scopi dovevano, naturalmente, condurre a gravi disillusioni. Comuni, genitori, Clero e l'intero popolo lorenese, perseverarono nell'opposizione praticata fin allora, e che tanto più divenne tenace quanto più gli in-
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tenti francesi si delinearono. Dall'altra parte tanto più forte era questa opposizione, tanto più saliva agli occhi delle autorità amministrative e scolastiche il grande significato della scuola colla quale soltanto si sarebbe potuto vincere l'opposizione.
Ma questa opposizione rimase quasi insormontabile. Nel 1852 il prefetto del dipartimento della Meurthe, de Sivrey, constatò in un viaggio d'ispezione attraverso i distretti tedeschi del suo dipartimento, che la lingua parlata era rimasta il tedesco, e che nemmeno i sindaci conoscevano una parola di francese. Come sessant'anni avanti la Convenzione nazionale, così il prefetto, disilluso, propose che maestri e parroci non fossero presi dal paese ma ivi trasferiti da luoghi dove si parlava il francese. Il 14 gennaio 1853 il sottoprefetto dei distretti di Saarburg e Solard si lamenta della fatale "indifférence et apathie qui constitue le caractère dominant les communes allemandes". Il suo successore, Chambau, profetizzò ai Lorenesi la loro completa rovina a causa della resistenza da essi opposta alla lingua e alla civiltà francesi; resistenza di cui egli ricercava il motivo nella loro "infériorité intellectuelle". Egli aveva preso specialmente di Mira il cantone di Finstingen che qualificò il più tedesco di tutti. Considerò, invece, il cantone di Pfalzburg come il più adatto a subire riforme, sebbene i suoi abitanti "ayant un aspect plus sauvage". Con rincrescimento Chambau osserva che in più della metà del suo distretto "la civilisation françaìse n'a pas pénétré ...
La langue est le premier obstacle qui s'oppose à l'action
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pénétrante de la civilisation. L'idiome tudesque se perpétue à coté des contrées françaises sans être moins vivace qu'il ne l'était autrefois". Quest'ultima costatazione è caratteristica per l'insuccesso della politica francese in quanto a lingua e cultura, nella Lorena tedesca. Tutto il male Chambau lo vedeva nella lingua tedesca dei Lorenesi: "La situation morale et matérielle des cantons allemands ne s'améliorera que lorsque l'allemand aura faìt place au français". Disgraziatamente - scrisse egli - i maestri ed i preti continuano ad impartire le lezioni in lingua tedesca. Essi sono ostili alla lingua francese; il loro influsso "est véritablement funeste".
Da queste espressioni risulta che Chambau era un partigiano della mano forte. Come riferì, il 1 ottobre 1853, al prefetto del dipartimento, egli aveva già iniziato l'opera di selezione, ed andava surrogando i maestri tedeschi con maestri francesi. Davanti al Consiglio distrettuale dichiarò che non bastava per i Lorenesi tedeschi portare il nome di "Francesi" ma che dovevano accettare ancora "les moeurs, l'intelligence du peuple français". Qual fosse la cosa che egli massimamente odiava, risulta dalla frase seguente:
"Il est peu de communes allemandes qui n'aient dépensé sans autorisation pour le luxe de leurs églises des sommes qui rendues productives par un placement auquel l'administration les invite, auraient suffi au traitement de plusieurs institutrices."
Il sottoprefetto riconobbe subito e giustamente quale più grande ostacolo per il fracesizzamento del pae-
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se il senso religioso e dì attaccamento alla Chiesa dei tedesco-lorenesi. Il Clero e i maestri. Ecco la via per la quale avrebbe dovuto passare la propaganda francese. Ma purtroppo l'uno e gli altri rimanevano fedeli e attaccati al loro idioma tedesco "par l'habitude, par la comodité", dice Chambau, e così egli dimostra di non comprendere nulla della essenza e della forza di una lingua materna. La sua conclusione è davvero caratteristica. "Si dovrebbe - dice - surrogare le persone ribelli e irriducibili con strumenti più ubbidienti". Il suo più forte rancore era rivolto contro le Suore adette (sic!) alle scuole, il cui lavoro non corrispondeva al suo spirito attivo.
I colleghi di Chambau nei distretti di Diedenhofen e Saargemünd del dipartimento della Mosella ebbero a segnalare il medesimo cattivo risultato della politica sulla Lingua. Il 6 novembre 1852 il sottoprefetto di Diedenhofen riferì, quasi a mo' di scusa, doversi il piccolissimo successo del francese nell'insegnamento al fatto che due buoni terzi del suo distretto parlavano tedesco e dover la lingua francese combatter colle più grandi difficoltà. Il sottoprefetto di Saargemünd riferì che la civilizzazione francese era ben lontano dall'aver preso la mano nel paese ove "les moeurs et les usages allemands dominent, où le langage étranger rend pour les fonctionaires le tâche difficile, où les propositions de changement dans les anciens usages soulèvent des défiances extraordinaires et rencontrent une opposition inerte, difficile à vaincre". Non si insisterà mai sufficentemente - proseguiva - sulla- necessità.he lo studio della lingua francese divenga obbligatorio nelle scuole, specialmente nel
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distretto di Saargemünd, "qui comprend 132.000 habitants, il y a peut-être 115.000 habitants qui ne savent pas un mot de français". Come Chambau, i suoi colleghi a Diedenhofen e a Saargemünd opinano che soltanto un'istruzione impartita obbligatoriamente colla lingua francese potrebbe determinare un cambiamento.
Orbene: questa era proprio l'opinione e lo scopo ininterrotto delle autorità accademiche che non erano punto all'oscuro della situazione.
Un rapporto dell'ispettore scolastico di Château Salines al redattore di Nancy, in data 1851, dice che in 6 scuole femminili del suo distretto insegnavano Suore "qui ne connaissent pas un mot français;" che in tutte le altre scuole si insegnava anche il francese, ma con un risultato scarsissimo. Che i bambini ricevessero insegnamento religioso in lingua tedesca era "un obstacle presque invincible au progrès du français". Desiderevole sarebbe stato, quindi, l'insegnamento religioso in lingua francese. Sfortunatamente "les curés favorisent peu l'étude du français qu'ils regardent comme l'écueil de la sagesse e des bonnes mœurs". Genitori e comuni erano ricalcitranti all'introduzione della lingua francese. I genitori ricusavano ai loro bambini i libri francesi necessari, e quando alcuni genitori desideravano avere un maestro adatto per l'insegnamento delle due lingue, questo loro desiderio falliva "devant l'indifférence et le mauvais vouloir des autorités locales".
In modo simile l'ispettore scolastico del distretto di Saarburg giudicò la situazione nel suo rapporto uf-
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ficiale. Per l'esito cattivo della lingua francese egli dava la colpa alla stupidità e alla sottomissione dei maestri, al contegno del Clero e dei genitori che rendevan ancor più arduo il compito dei maestri; dei genitori, infine, "qui ne tiennent pas à l'enseignement du français qu'ils ne parlent pas" mentre i Comuni li appoggiavano in questa loro avversione.
Secondo la legge del 15 marzo 1850 le autorità accademiche dovevano riferire ai consigli generali entro certi periodi di tempo intorno alla situazione dell'insegnamento nei loro distretti d'ispezione. I rapporti giunti dai dipartimenti della Meurthe e della Mosella pronunciano l'identico giudizio in quanto alle condizioni scolastiche di lingua; questo giudizio combacia, a sua volta, e completamente colle costatazioni fatte in via fiduciaria dalle stesse autorità. - Nei distretti di Saarburg e di Château Salines "habités par des populations de race et de langue germaniques" esservi tutt'ora un gran numero di scuole nelle quali il francese non viene né insegnato né parlato.- Come mezzo principale per l'introduzione del francese, le autorità accademiche di Nancy raccomandano l'istituzione di numerosi asili infantili "qui prennent pour ainsi dire l'enfant au berceau", insistono inoltre sulla necessità di non riporre alcuna fiducia nelle Suore adette alle scuole e di affidare la direzione degli asili infantili a veri francesi ("français d'origine"), i quali fungano nei Comuni di lingua tedesca, in certo qual modo, da maestri ausiliari ed assolvano il compito "de franciser les germains" (!), cominciando dai più piccoli.
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In qual modo l'insegnamento del francese nelle scuole venisse esercitato, risulta da un rapporto delle autorità accademiche al consiglio generale del dipartimento della Mosella nell'anno 1852. Secondo questo rapporto ci si limitava a leggere e a scrivere il francese "comme une langue étrangère que l'on ne comprend pas".
Nel febbraio del 1856 il Ministro dell'istruzione pubblica diramò [sic] una circolare a tutte le accademie invitandole a dare contezza sugli elementi di lingua straniera nel paese, a indicare i mezzi idonei a propagare la lingua francese, e a dire qual fossero gli ostacoli da superarsi. Sulle condizioni della lingua nei dipartimenti della Meurthe e della Mosella giunsero al Ministro rapporti sconfortanti. In questi dipartimenti tutti gli sforzi intesi a introdurre la lingua francese erano rimasti nulli; il metodo aveva subito un fallimento su tutta la linea. Gli elementi dell'opposizione furono enumerati ad uno ad uno, e ad essi si ascrisse la colpa del completo naufragio di tutti gli esperimenti. Da questi rapporti apprendiamo che popolo, Clero e corpo insegnante, son refrattari al francese; che i maestri fatti venire di fuori non sanno da qual parte cominciare, perché non possono intendersi che a cenni coi bambini; che il francese non ha oltrepassato l'ambito dell'esercizio meccanico; che la scuola infantile va a rotoli perché i bambini, appena varcata la soglia della scuola, sulla strada, giuocando, scherzando, ricominciano subito a riparlare in tedesco.
L'insuccesso era mastodontico e così radicale che le autorità accademiche deliberarono di portare la
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questione e lo stato della lingua nella Lorena tedesca dinanzi al foro del pubblico francese. Per incarico dell'Accademia di Nancy il Presidente del Cour impérial di Nancy, Lezaud, scrisse e pubblicò un opuscolo sullo stato dell'istruzione pubblica primaria nell'ambito dell'Accademia (1856). Quest'opuscolo costituiva una violenta protesta contro la lingua tedesca; una protesta ancora contro tutti coloro che nella Lorena tedesca appoggiavano e promuovevano il mantenimento della lingua tedesca. In esso vien messa in sodo la circostanza sensazionale che nella Lorena vi erano luoghi nei quali gli abitanti "vivent et parlent en France comme à l'étranger". Lezaud deplora che tale situazione abbia determinato un contegno tutto speciale fra i Lorenesi, i quali si son tenuti lontani con ogni studio da qualsiasi influsso francese. I sindaci non capiscono il francese; gli atti dello Stato civile che sono in francese debbono esser estesi da impiegati stranieri. Da un mezzo secolo a questa parte la lingua francese non ha fatto progresso alcuno. I tentativi dei maestri son rimasti infruttuosi e "le clergé préfère entretenir les populations dans l'usage exclusif de l'allemand". La popolazione, vivendo sotto le leggi francesi ma non comprendendone ne lo spirito né la lettera, ha una tendenza pronunciata allo "svisamento" (!). Segue uno dei soliti giudizi sulla popolazione tedesca che si tiene intenzionalmente lontana dalle benedizioni della civiltà francese: "Mauvaise foi dans les marchés, tracasseries et usurpations de terrain, sevrit aveuglément processif, dispositions effrayantes au parjure et au
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faux témoignage, tous-ces vices caractérisent spécialement les populations allemandes."
Come si vede, il Lezaud, facendo dello stato di cose una descrizione che somiglia in modo sorprendente a quelle odierne dell'Intesa, voleva fare assurgere la questione della lingua ad una questione d'etica sociale pubblica. La conclusione trattane dal Presidente, fu questa: esser giunto il tempo che quelle "populations deviennent enfin françaises et que l'instruction primaire leur apprenne la langue nationale, pourqu'elles puissent vivre et se défendre sous la protection de nos lois". La soluzione della questione sul modo di come raggiungere questo intento, il Lezaud la scorgeva in prima linea nell'avviamento di un'intesa col Clero, relativamente all'uso della lingua nell'insegnamento religioso, il baluardo della lingua tedesca.
Il pessimo esito della lingua francese non poteva manifestarsi più evidentemente di così. La lotta per la vittoria del francese e la morte del tedesco non doveva essere abbandonata; al contrario! Tuttavia si dovette riconoscere che si sarebbe pervenuti a un qualche risultato, solo scendendo a patti col nemico e ottenendo concessioni da esso.
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VI.
Il compromesso e i suoi risultati.
L'anno 1858, dopo negoziati lunghi e difficoltosi, portò finalmente ad un accordo delle autorità scolastiche accademiche con i vescovi di Metz e di Nancy. Secondo il programma scolastico convenuto, i bambini avrebbero dovuto parlare, dal sesto all' ottavo anno di vita, esclusivamente francese ed esercitarlo. Dopo di che, leggere e scrivere francese e tedesco avrebbe dovuto andare di pari passo. L'insegnamento religioso sarebbe stato impartito soltanto in lingua tedesca, quello dell'aritmetica in lingua francese.
Non v'è dubbio che il vescovo di Nancy sottoscrisse questo programma a cuor più leggero del vescovo di Metz. I cattolici tedesco-lorenesi del dipartimento della Meurthe non formavano che una piccola parte del vescovato di Nancy, mentre il vescovato di Metz contava un numero preponderante di fedeli di lingua tedesca. A tutti e due i vescovi interessava sopratutto che per insegnamento religioso fosse garantita la lingua tedesca, e questa pretesa parve ad essi tanto alta e così importante che annuirono alfine all'abbandono dei primi due anni scolastici all'insegnamento francese.
In tal modo era stata sottoscritta la pace di compromesso. Ma sarebbe un grande errore supporre che il Clero campagnuolo avesse abbandonato, rispetto ad essa, il suo contegno d'opposizione. Più le autorità accademiche vedevano dinanzi a sé libero il campo della propagan-
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da; più si sentivano incoraggiate, grazie a successi locali, a tastare il terreno per veder d'ottenere che anche l'insegnamento religioso fosse impartito in lingua francese, tanto più il Clero opponeva resistenza.
Un'inchiesta aperta nel 1860 sullo stato dell'istruzione pubblica primaria diede il medesimo risultato di quello precedente. La lingua tedesca è inestirpabile! Nelle scuole maschili si segnalarono piccoli successi, nelle scuole femminili invece, nessuno. Si è d'opinione che la via convenuta nell'accordo di cominciare i primi anni di scuola col francese e di abituare i bambini, a mezzo di esercizi, a perseverare nell'uso pratico della lingua, conduca finalmente allo scopo. Si riconosce l'importanza speciale degli asili infantili e delle scuole femminili perché "c'est par la mère que se fait la première éducation des enfants". Tuttavia, i progressi non sono rapidi abbastanza. Nel 1861 Lezaud se ne lagna davanti al consiglio accademico. Egli propone la destituzione delle Suore addette alla scuola e la consegna degli asili infantili a maestri postisi a servizio della missione patriottica, intesa a sottrarre il popolo "au langage de l'étranger" (!).
Per gli anni 1861, 1862 esistono alcune indicazioni statistiche che danno un'idea approssimativa intorno alla situazione generale della lingua nella Lorena tedesca. Nei confini del dipartimento della Meurthe i territori di lingua tedesca vengono di preferenza qualificati come "cantons allemande". E così nel distretto di Saarburg vi sono i cantoni di Saarburg, Pfalzburg e Fin-
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stingen, nel distretto di Château Salines il cantone di Albersdorf. In 76 comuni fra i 98 di questi 4 cantoni, (cioè a dire il 78 %) si parlava il tedesco. Di circa 47 000 abitanti di questi 76 comuni, appena il 15 % sapeva il francese; mentre vien detto espressamente che questo 15 % di abitanti non era assolutamente al caso di servirsi correntemente della lingua francese.
Per i territori di lingua tedesca nel dipartimento della Mosella non esiste una simile statistica. Solo in quanto allo stato di cose nel distretto di Saargemünd è noto quanto appresso: il 31 decembre 1862 il numero dei bambini fino a 16 anni che avevano già lasciato la scuola e che, secondo un foglio loro rilasciato, parlavano il francese, era di 17 418. Oltre quest'età vi sarebbero stati fra la popolazione, secondo la statistica, altri 25.522 individui che sapevano il francese. Il resto della popolazione, ossia 84.472 abitanti, - dice la statistica -parlando esclusivamente il tedesco. Secondo queste indicazioni, dunque, nel distretto di Saargemünd il solo 33,7 % di tutta la popolazione avrebbe parlato francese e il resto, ossia il 66,3 %, tedesco. La stessa statistica francese dice che nella cifra delle persone che parlano il francese, son compresi anche quelli che lo capivano e parlavano a stento, e che, nell'uso quotidiano, si servivano, naturalmente, della loro lingua materna: il tedesco.
Anche se si ammette che le cifre suesposte siano esatte, era pur sempre, dopo 70 anni di politica francese in fatto di lingue (a contare la rivoluzione), un risul-[ ]a p-"tanto meschino.; ed era naturale che, sanzionato in certo qual modo e per lo meno in certi limiti coll'accordo del 1858, l'introduzione del francese, le autorità non rifuggissero da qualsiasi mezzo, pur di forzare il divulgamento del francese ed ottenere che la lingua nazionale raggiungesse la supremazia assoluta almeno della scuola. Gli anni seguenti furono contraddistinti da una attività e da uno zelo straordinari, specialmente delle autorità accademiche. Il loro intento è anzitutto quello di ottenere successi, approfittando di tutti i vantaggi offerti dalla convenzione del 1858, spazzando via qualsiasi ostacolo; inoltre, per conquistare alla lingua francese, oltre a tutte le materie d'insegnamento, anche l'istruzione religiosa, e, con essa, l'intiera scuola.
Nel dipartimento della Meurthe tutte le zone di territorio nelle quali si parlava tedesco, erano state sottoposte, già fin dal 1859, agli ispettori scolastici di Saarburg; e questo per ottenere une certa unità nell'ispezione delle scuole. Quest'ispezione fu affidata ad un propagatore fervente della lingua francese; ad un certo Kreutzer, appoggiato validamente nel suo compito dall'ispettore Maggiolo, divenuto più tardi rettore dell'accademia di Nancy. Questi due signori non rifuggirono da mezzo alcuno ad essi accessibile, sia per le attribuzioni ad essi affidate, sia per le loro cognizioni metodiche ed infaticabile zelo, sia per i loro accordi colle autorità amministrative e vescovili, pur di avvicinarsi di un buon passo al loro intento, qual era quello di estirpare la lingua tedesca nelle scuole lorenesi, e, se possibile, in tut-
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to il paese.
La loro grande attività si concentrò sul modo migliore di "lavorarsi" i maestri. I maestri dovevano, coll'aiuto del metodo, divenir tanti pionieri della lingua francese. Fu così che la conferenza dei maestri assurse ad un significato tutto speciale. Il suo scopo era questo:
"Les conférences seront essentiellement utiles à l'instruction pratique de nos maîtres; elles leur enseigneront à élever les enfants de race et de langue germaniques pour la France dont ils doivent parler la langue, aimer les institutions et adopter les idées. (Bulletin de l'instruction primaire de la Meurthe 1860/61, p. 148)."
Le conferenze costituivano fatiche di prim'ordine, e duravano una settimana. La presenza del rettore, del prefetto del dipartimento, e di altri funzionari, conferivano ad esse grandissima importanza ufficiale. I maestri dovevano, in queste cerimonie, sentire l'esistenza dello Stato, provarne il potere e scorgerne la grandezza. Gli ispettori scolastici tenevano discorsi nei quali si spiegava quale era lo scopo della scuola: "franciser complètement cette partie de notre vieille Lorraine (!) qui n'a conserve des Germains, ses anciens maîtres (!) quand jargon grossier et incompréhensible". La sovranità del francese e la limitazione del tedesco dovevano procedere in senso inverso fino al punto che ai bambini potesse essere impartito, finalmente, anche l'insegnamento religioso in lingua francese. Dovere il maestro rimanere in buo-
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ni rapporti col parroco. Massima suprema: pensare continuamente a restringere l'uso del tedesco. Alla fine della conferenza i maestri ricevevano istruzioni esatte da osservarsi scrupolosamente.
Senza dubbio la maggior parte dei maestri si faceva solo a malincuore strumento delle aspirazioni che, in tali ricorrenze, venivano manifestate con sì efficace apparato. Ma l'amministrazione non ammetteva scherzi. Chi non si sottometteva e non possedeva cognizioni bastanti del francese, o anche chi non aveva da segnalare successi palpabili in quest'idioma, poteva aspettarsi da un momento all'altro un trasloco inflitto come pena; diminuzione di paga e perfino il licenziamento. Davanti al Conseil général, Maggiolo dichiarò pubblicamente nel 1862, quando espose le misure da lui prese per la soppressione della lingua tedesca, che i maestri erano obbligati a far uso esclusivo del francese nella scuola, altrimenti sarebbero stati loro sottratti i supplementi di paga concessi dallo Stato, Punto contento dei risultati ottenuti nelle scuole femminili – ("la jeune fille reste allemande") - ordinò al prefetto del dipartimento di comunicare alla Priora che, in futuro, sarebbe stata negata la nomina a quelle Suore le cui cognizioni di lingua francese non fossero state al livello delle sue domande. Ottenne infatti che fossero tenute lezioni di pedagogia alle Suore addette alle scuole, e che fossero allontanate quelle che non parlavano correntemente il francese.
Sebbene Maggiolo tentasse ancora di interessare personalmente il corpo insegnante a partecipare ai suoi
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scopi, sia invitandolo ad esporre per iscritto in qual modo si poteva mettere tutta l'istruzione scolastica a servizio della propagazione del francese, sia promettendo loro ricompenso e premi, e ricompensando e premiando effettivamente i più zelanti, il suo appello all'amor proprio del corpo insegnante non fu capace di diminuire l'esasperazione di questo contro il regime dispotico inaugurato dei superiori. Si aggiunga a tutto questo che i maestri avevano da sostenere ad ogni piè sospinto gravi conflitti coi genitori, i quali assistevano con inquietudine crescente alle pressioni usate nella scuola e intese a sopprimere la lingua del paese. Anche il Clero teneva dietro con grande sfiducia ai metodi delle autorità accademiche, perché ornai era troppo evidente la tendenza di aprire una breccia nell'uso della lingua tedesca in quanto all'insegnamento religioso. Sebbene la sfiducia del Clero fosse confermata anche dalla protesta del parroco di Saarburg contro il metodo usato dalle autorità accademiche nel giornale di Nancy "L'Espérance" del 1 novembre 1862 e dalle lagnanze del Consistorio superiore della Chiesa di confessione augsburghese, Maggiolo non si lasciò confondere, e col suo ispettore scolastico seguì disinvolto la via scelta delle misure dispotiche.
Così la scuola tedesca lorenese nel dipartimento della Meurthe divenne una rocca di oppressione per bambini e maestri, per genitori e per sacerdoti. Non c'era davvero da meravigliarsi che le autorità accademiche avessero finalmente da registrare i successi di cui si gloriarono. Dal 1862 al 1867 Maggiolo inviò, ogni anno, un rapporto alla commissione dell'istruzione pubblica del Consiglio
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generale, nel quale rapporto i successi erano espressi con cifre. Ogni anno veniva indicato il numero dei bambini che avevano assolto l'insegnamento obbligatorio e che, secondo il certificato loro rilasciato, avrebbero padroneggiato la lingua francese.
La seguente tabella riporta le cifre dei bambini dei negli anni qui sotto indicati parlavano il francese, e quelli che non lo conoscevano:
Anno parlanti il francese non parlanti il francese
1863 2 607 3 388
1864 2 402 4 401
1867 4 076 2 217
Secondo questa tabella il rapporto fra i bambini che parlavano tedesco e quelli che non lo parlavano si era completamente rovesciato fra gli anni 1864 e 1867. Maggiolo affermò che dal 1862 al 1867 la percentuale dei bambini parlanti francese, era aumentata dal 14 % al 64 %.
Senza dubbio il regime coercitivo non era rimasto senza risultato nelle scuole della Lorena tedesca. Ma egualmente certo è che le cifre nei rapporti menzionati pongono i successi in una luce esageratamente favorevole. Per giudicare bene queste cifre è essenziale tener conto del modo di procedere da parte dei maestri e delle autorità accademiche in quanto ai bambini che parlavano francese. Sentiremo più avanti come in verità stessero le cose e con quale critica annientante ì Lorenesi stessi considerassero queste cifre di parata.
Lo stesso Maggiolo non riponeva fiducia troppo grande nella forza dimostrativa delle cifre riguardo al
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loro significato per la lingua francese nel paese. Fu lui che scrisse: "l'école est française, mais la comune est encore allemande"; e in queste parole si legge la costatazione cosciente che i successi ottenuti a forza di misure coercitive, nulla provavano in quanto alla situazione della lingua francese nel paese. Al contrario: l'applicazione del metodo non era stata possibile senza le violente proteste dei Lorenesi; e si prestava meravigliosamente per essi per accentuare, in modo ancor più assoluto, il diritto che essi volevano avere di parlare la propria lingua materna; ed è tanto caratteristico e tanto naturale che in un rapporto del 5 dicembre 1866, fra gli elementi ricalcitranti all'uso della lingua francese da parte dei bambini fuori della scuola, si citi in prima linea l'opposizione dei genitori, nonché lo scherno dei licenziati della scuola che chiamano gli scolari col nomignolo di "Welsche" (galli, latini).
In quanto ai progressi nel dipartimento della Mosella, le autorità accademiche non osavano nemmeno parlare. La preponderanza della popolazione che parlava tedesco costituiva un forte appoggio per la scuola. I comuni delle piccole città potevano agire molto più energicamente dei consigli comunali dei villaggi nel dipartimento della Meurthe. Le autorità, scolastiche lavoravano cogli stessi mezzi ma più cautamente, più diplomaticamente. Esse si servivano di promesse tranquillizzanti, per guadagnare tanto più terreno, nascostamente. Ma i Lorenesi non si lasciavano abbacinare. Tra il 1860 e il 1870 il consiglio generale assunse un contegno d'opposizione sistemati-
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co. Nessuna fondazione, propizia alla propaganda per la lingua francese, fu fatta; nessun credito accordato per l'acquisto di libri di testo francesi e ricompense ai maestri distintisi nella lotta della lingua. Il Clero lavorava con ogni sua forza per scalzare la convenzione del 1858.
Ma qui, come nel dipartimento della Meurthe, non si faceva opposizione soltanto usando una resistenza passiva. In tutto il paese l'indignazione per la lotta radicale di soppressione che le autorità menavano contro la lingua del paese, era cresciuta talmente, che la protesta non era più di singoli, ma della popolazione intera. Or, mentre le autorità presentavano trionfanti le cifre dei loro successi contro il tedesco e con esse cifre alla mano volevan provare quanto a cuore stesse a loro il benessere dei Tedesco-lorenesi, l'intiero paese protestò solennemente contro un siffatto modo per renderlo felice, mostrò il rovescio della medaglia dei trionfi ufficiali e proclamò solennemente il suo incontestabile diritto di parlare, allora e sempre, la sua lingua materna.
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Proteste.
Abbiamo gia detto che il primo novembre 1862 nel giornale di Nancy "L'Espérance", apparve una protesta del Clero contro il regime Maggiolo; protesta che equivaleva ad una dichiarazione, chiara e netta, di non voler rinunciare alla lingua tedesca. Il Clero, si legge in questo articolo, esige che la lingua tedesca non sia completamente bandita. Protesta contro il metodo abominevole della politica francese che mirerebbe "à nous donner des enfants ne sachant ni français ni allemand, ne possédant ni éducation morale et religieuse, ni éducation intellectuelle". Segue un inno commovente alla lingua tedesca e alle sue bellezze; inno che culmina nella seguente esclamazione:
"Nous aimons la langue que nous avons apprise avant toute autre sur les genoux de nos mères et dont les beautés e la richesse nous ravissent à juste titre."
L'articolo profetizza, alla fine, che la lingua francese non radicherà fra il popolo lorenese "non pas dans un an, dans dix ans, pas même dans vingt ans".
Nel medesimo tempo il Concistorio evangelico protestò presso il Ministro della pubblica istruzione contro il trattamento inflitto alla lingua tedesca nelle scuole. Allo stesso modo dei cattolici domandò che l'insegnamento religioso nei comuni tedeschi fosse impartito in lingua tedesca e che l'insegnamento del tedesco fosse fissa-
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to nel piano d'insegnamento e osservato. Secondo la convenzione del 1858 l'insegnamento religioso doveva essere impartito in tedesco; ma noi sappiamo che le autorità accademiche volevano invadere anche questo campo d'azione e ottenere che anche l'insegnamento religioso fosse impartito in francese.
Il 7 novembre 1862 il vicario generale del vescovato di Metz, Beauvallet, inviò una lettera al prefetto colla quale si lagnava del predominio della lingua francese nelle scuole tedesche, e domandava la stessa misura e lo stesso interesse per l'insegnamento del tedesco, per la lettura e i libri dì testo in questa lingua. Domandò soprattutto che la lingua di insegnamento per l'istruzione fosse il tedesco. L'ispettore dell'accademia di Metz, Harriot fu incaricato di rispondere alla lagnanza. Il modo con cui questo personaggio si sbrigò dell'incarico affidatogli, caratterizza, anzi personifica in modo tipico, lo spirito dittatorio della politica panfrancese in fatto di lingua. Harriot rifiutò semplicemente di rispondere alla protesta. Gli bastava di dichiarare che si insegnava secondo le istruzioni del Conseil académique secondo le quali il tedesco non doveva avere che una parte secondarissima. Facendo sfoggio di un certo sarcasmo, disse che i bambini cominciavano a comprendere il catechismo anche se spiegato in francese. Egli voleva dire, in altre parole, che del tedesco non ce n'era più bisogno. Che, infine, non si poteva aver più riguardo al tedesco e che si era lieti che i bambini imparassero una sola lingua (naturalmente la francese).
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Quale più ampia risposta alle domande del vicario generale, e perché la popolazione non sperasse nemmeno un sol minuto che le pratiche vigenti avessero a prendere una piega più blanda, il prefetto pubblicò il 29 marzo 1865 un nuovo programma che superava in rigore e di molto la convenzione del 1858, e che doveva servire di lezione alla popolazione. Secondo questo programma i maestri ricevevano l'ordine di tollerare ("tolérer") l'uso della lingua tedesca solo qual mezzo occasionale per comprendersi nei primi mesi scolastici. La lingua tedesca non doveva esser materia d'istruzione, ma sparire al più presto possibile dall'insegnamento che doveva esser fatto esclusivamente in francese. Insegnare e scrivere in tedesco era severamente punito. Leggere in tedesco era ugualmente vietato, e severamente interdetto negli ultimi tre anni di scuola. Catechismo e storia sacra dovevano essere imparati e recitati in francese; soltanto nelle classi inferiori era concesso che le preghiere fossero recitate in tedesco finché i bambini non avevano imparato a leggere il francese.
Questo programma equivaleva allo strozzamento della lingua tedesca. La popolazione era indignata per questo nuovo disprezzo dei suoi diritti, e subentrò un tale stato d'animo al quale non si può dare altro nome che quello di sommossa popolare. Un sentimento di solidarietà comprendeva tutta la popolazione dei dipartimenti tedeschi, tutta quanta la Lorena tedesca e l'Alsazia. Nell'Alsazia dominavano condizioni simili, sebbene i Lorenesi non scorgessero nel procedimento delle autorità tutto
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il rigore che vi scorgevano i loro vicini; ma anche gli Alsaziani soffrivano dolorosamente sotto la politica francese in fatto di lingua, praticata dai loro zelanti prefetti e dall'accademia di Strasburgo, e giudicavano la situazione nel loro paese allo stesso modo dei Lorenesi. Prova ne sia che il primo canonico della cattedrale di Strasburgo e parroco a St. Johann, L. Cazeaux, pubblicò nel 1867 nel "Niederrheinischen Kurier" (Corriere del basso Reno) una serie d'articoli, riuniti più tardi in opuscolo, i quali, diretti al vescovo di Strasburgo, Andreas Räss, trattavano dell'ingiustizia e delle conseguenze perniciose della politica francese nell'Alsazia e nella Lorena. É sintomatico che il titolo dell'opuscolo, pubblicato in seguito in tedesco e in francese, fosse questo:
"Tentativo per la conservazione della lingua tedesca nell'Alsazia", Cazeaux si pronunciò in favore di un eguale riguardo dovuto alla lingua tedesca, e pregò il vescovo di collaborare con lui in questo senso. Efficacemente egli illuminò il deplorevole stato delle scuole, dicendo che la lingua tedesca era prevenuta, è vero, nel piano d'insegnamento, ma che la continua pressione sui maestri, perché il francese progredisse nel più celere modo possibile, la poca stima dell'ispezione scolastica per il tedesco buttavano completamente da parte questa lingua. Tutto ciò essere per gli Alsaziani di grande svantaggio materiale e morale. Se la demoralizzazione ha fatto in Alsazia grande cammino, ciò si deve in prima linea a "cette manière de brusquer la diffusion de la langue francaise aux dépens de l'allemand". - Egli riassume il suo dire nella seguente ammonizione: che fare la guerra alla lingua
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tedesca equivale a "s'attaquer à la religion, à la morale, et par contre-coup à la civilisation de l'Alsace".
Cazeaux parlava contemporaneamente per la Lorena; come risulta da una postilla del suo opuscolo. Le sue dichiarazioni ebbero, naturalmente, un'eco entusiastica anche nella Lorena. Nel 1868 il giornale di Nancy, "L'Espérance", iniziò la pubblicazione di una serie di articoli, i quali, partendosi dallo stato di cose nella Lorena, sviluppavano pensieri simili. È superfluo, si legge in essi, sopprimere il tedesco; anzi, è pericoloso tentarlo. Interessi morali e materiali verrebbero messi a repentaglio. Togliere al teolesco-lorenese la sua lingua materna, significa cancellare le sue relazioni industriali e commerciali, nonché la sua buona vicinanza colla Germania. Se le autorità francesi credono di poter estirpare una lingua come si sradica una pianta, si ingannano a partito; e il vero stato delle cose dovrebbero richiamarle alla ragione.
Davanti a dichiarazioni così esplicite, a prove così chiare del malumore, e a critiche così taglienti, le autorità si videro indotte a mettere in movimento la macchina semi-ufficiosa dell'"illuminazione degli spiriti".
Nel bollettino ufficiale del dipartimento della Mosella, ossia nel "Moniteur de la Moselle", apparve un lungo articolo firmato col pseudonomo "Un Universitaire", ma presumibilmente uscito dalla penna del prefato ispettore accademico Harriot; un articolo che, naturalmente, riconosceva la giustezza dei metodi usati per l'i'introduzione del francese, e i cui argomenti, invece di tranquillizzare la popolazione, accrebbero l'eccitazione e l'in-
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dignazione generale.
La misura era colma. In apprensione per la sorte e per l'avvenire delle loro lingua materna, i Tedesco-lorenesi, vista l'inflessibile mancanza di intendimento delle autorità e l'alterigia caratterizzante le sue misure e le sue manifestazioni, non scorsero altra via di salvezza che rivolgersi con una petizione direttamente all'Imperatore Napoleone III. Questa petizione, sotto forma di memorandum, e che, vuol titolo di "Pétition en faveur de l'enseignement simultané du francais et de l'allemand dans les écoles primaires de la Lorraine allemande" fu anche pubblicata nel 1869, prendeva il programma del 1865 e l'articolo ufficioso del "Moniteur de la Moselle" come punto di partenza della sua critica, ed assurgeva all'importanza di una resa generale dei conti colla politica francese in fatto di lingua, e coi suoi metodi. Merita, dunque, di esser considerata un po' più da vicino.
Il pensiero fondamentale è che i Lorenesi comprendano l'opportunità di insegnare ai bambini, si, anche la lingua francese, ma purché ciò non avvenga a spese della lingua nativa, il tedesco. Le autorità accademiche, invece, mirano ad estirpare completamente la lingua germanica. È un'offesa sanguinosa per i Lorenesi - si legge - che una "langue étrangère au milieu de nous" debba assorbire la vecchia lingua materna, "la langue parlée par nos ancêtres, sans interruption et à l'exclusion de toute autre, depuis plus de 2000 ans; la langue dans laquelle nous avons tous appris à bégayer sur les genon
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de nos mères les noms des objets les plus chers, les premières notion de Dieu et de la réligion, et qui est encore aujourd'hui le seul dialecte universellement connu, usité dans notre province, surtout à la campagne". È possibile (si legge inoltre) escludere questa lingua dalla sua patria come una straniera, come un'intrusa cui vien conteso il diritto di soggiorno? Se le autorità credono di poter sopprimere la lingua tedesca, si addossano un compito ben più arduo e superiore di gran lunga alle loro forze.
Con lingua efficace ed energica il memoriale fa la disamina dei metodi d'accusa usati contro i Lorenesi per giustificare l'impiego del principio della mano ferrea. Si è tentato - dice il memoriale - di presentare i Lorenesi come una banda di malfattori, di ladri, di vagabondi; e questo per il solo fatto che parlano tedesco. Eppure le statistiche criminali comparate dei dipartimenti di tutta la Francia risulta che nella maggior parte dei dipartimenti di lingua francese si commettono più delitti che nella Lorena tedesca, ove religione e morale si trovano ad un alto livello, e ove appunto nella lingua tedesca e nelle tradizioni del paese si ha la miglior arra e il miglior appoggio per bene agire. Egualmente vengono smascherati i tentativi di presentare continuamente la lingua tedesca dei Lorenesi come un "horribile, affreux patois". Da un siffatto caratterizzamento della lingua tedesca trapela l'ignoranza della medesima, accoppiata ad un inspiegabile odio. Astrazion fatta di alcuni Comuni nel distretto di Diedenhofen il tedesco
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parlato nella Lorena è corretto quanto quello parlato al di là del Reno. Il Lorenese colto parla il buon tedesco; l'uomo del popolo parla un dialetto tedesco, ma ugualmente comprensibile e puro come gli altri vari dialetti tedeschi. Ciò non toglie che anche la bassa popolazione della Lorena comprenda benissimo anche il buon tedesco. Qui non è assolutamente il caso di parlare di una corruzione della lingua tedesca, come avviene in Francia nei diversi patois. I Lorenesi hanno ben diritto di indignarsi e di ribellarsi all'udire che la loro cara lingua vien considerata come una pianta mostruosa, degna di essere sradicata e bruciata. L'obiezione continuamente sollevata da parte francese, dovere il tedesco sparir dalla scuola perché oltre il francese non c'è posto, e gli scolari non possono imparare bene due lingue nello stesso tempo, viene svalutata dalla constatazione che qui non si tratta, come nelle scuole superiori, di far imparare ai bambini due lingue a fondo, sibbene di evitare che i bambini dimentichino la loro lingua materna già imparata senza sforzi, e questo per dar posto alla lingua straniera, il francese. Appunto perché è oltremodo difficile, come le autorità scolastiche vanno continuamente ripetendo, insegnare ai bambini l'a, b, c, in una lingua, questo a, b, c, lo si dovrebbe insegnare loro in una lingua che già è da essi conosciuta. Ai bambini lorenesi si vuol fare il dono della civiltà francese spostando il punto di gravità dalla lingua tedesca materna alla lingua francese straniera; ma i fatti dimostrano altro non essere stato ottenuto che catastrofici insuccessi. Bisogna andar nelle scuole lorenesi e vedere che metodo sciocco e meccanico
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si usa in esse. La maggior parte degli scolari quando abbandonano la scuola, non sanno scrivere né leggere né il francese né il tedesco. Ciò dipende dall'insegnamento impartito esclusivamente in francese e dai libri di testo pure francesi messi nelle mani dei bambini, i quali altro non scorgono in essi che "de vrais hiéroglyphes". I bambini entrano nella vita provvisti di cognizioni insufficentissime e non sanno nemmeno scrivere e leggere nella loro lingua materna, "instrument dont ile ont besoin comme de leur pain quotidien, pour pouvoir lire et écrire eux-mêmes leurs lettres et tout ce qui les intéresse, dans cet idiome". Suona come un ammonimento leggere nel memoriale stesso che i Lorenesi non si lasceranno giammai strappar di mano il loro diritto assoluto, e che il Governo deve guardarsi bene di opprimerli e di angariarli ancor di più."Car nous sommes beaucoup qui avons une volontà arrêtée à cet égard."
I vaneggiamenti francesi su Lorenesi che sì sarebbero pronunciati per l'introduzione rapida e violenta della lingua francese, e le mascherature sulle cifre che dovevano dimostrare i successi ottenuti nelle scuole, vengono messi a nudo. Se una volta è potuto avvenire che nel consiglio generale o nei consigli distrettuali si approvassero le misure del Governo, ciò non poteva essere altro che il risultato di losche manovre. Il vescovo di Metz fu, in certo qual modo, forzato ad accettare il programma del 1865. In quanto alle cifre degli scolari, dei quali è detto che parlano "facilement le français" bisogna sapere come stanno davvero le cose. Questi ragazzi che
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parlerebbero il francese con grande facilità, non conoscono, in effetto, che un numero limitassimo di parole francesi, come "cours, va, vièns, oui, non, joue". Oltre a ciò alcune frasi imparate nei libri di testo, come "Réné a fumé sa pipe". In generale, questi bambini che parlerebbero con facilità il francese, abbandonata che hanno la scuola, dimenticano in breve le poche parole imparate a pappagallo. Ed è un fatto
"que, malgré tous les programmes officiels, l'allemand est jusqu'à présent tellement resté maître du terrain, tellement dominant dans nos villages, qu'au bout de fort peu de temps la plupart des enfants des employés français fixés au milieu de nous deviennent allemands et oublient leur langue natale." Dopo aver smascherato queste "statistiche-gonfiature", il memoriale passa a trattar brevemente un argomento escogitato dall'articolo ufficioso nel "Moniteur de la Moselle" per i suoi scopi obliqui, e di cui il memoriale dice a ragione provar vergogna per lo stesso autore dell'articolo. Lo scriba ufficioso si richiamava all'esempio della Prussia che nel territorio della Saar permetteva soltanto scuole e maestri tedeschi; e ne traeva la conclusione che la Francia era nel suo diritto se insisteva perchè nella Lorena le scuole fossero francesi. A ragione dice il memoriale che il metodo prussiano era logico e ragionevole. In Prussia l'insegnamento popolare venire impartito, tanto alla frontiera come altrove, nella lingua nativa comprensibile a tutti. Lo stesso si dovrebbe fare anche nella Lorena; istruire, cioè, i bambini nella loro
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lingua materna (il tedesco). Molto più che le scuole prussiane coi loro successi meravigliosi, dovrebbero dare a pensare alle autorità scolastiche francesi le tristi relazioni nella Lorena tedesca, per le quali è responsabile la loro brutale politica di aggiogamento. Dovrebbero farla una buona volta finita, e lasciare i suoi diritti alla lingua di un paese che non è separata dalla Germania da una muraglia della Cina. Il memoriale termina domandando che i bambini apprendano a scrivere e a leggere il tedesco, nella qual lingua dev'essere impartito anche l'insegnamento religioso.
Che il memoriale, il quale mise a nudo il vero stato di cose con un coraggio veramente ammirevole, producesse una grande impressione, risulta dal fatto che il consiglio imperiale dell'istruzione pubblica nella sua seduta del 15 luglio 1869 annullò il programma dell'anno1865. Il Ministro confermò questa decisione, e il Consiglio accademico fu incaricato di elaborare un piano per regolare in modo più consentaneo e nuovo la questione scolastica della Lorena. Maestri, genitori e Clero respirarono. Si attendeva il nuovo programma, e intanto la lingua tedesca nelle scuole rientrava in possesso del suo diritto naturale. Il prefetto del dipartimento della Mosella riferì – ed è sintomatico - che la lingua tedesca andava riguadagnando il terreno perduto.
Ma il nuovo piano scolastico del 23 febbraio 1870 non diede piena soddisfazione ai Lorenesi sebbene in confronto del passato fosse qua e là alquanto mitigato. In tutte le classi della scuola era permesso di adoperare il tedesco come mezzo per intendersi. Come nell'Alsazia dal
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regolamento di Decassé del 10 agosto 1857, così anche in Lorena si poteva dedicare allo studio della lingua tedesca una mezz'ora al giorno, ma solo quando i bambini avevano imparato a leggere il francese. L'aritmetica doveva essere insegnata in francese, il catechismo, invece, imparato e recitato in tedesco, ma tradotto in francese; oltre a ciò, secondo il bisogno, anche ritradotto dal francese in tedesco.
Il quadro risultatone fu il seguente: piccole concessioni nei dettagli, ma nessun mutamento nella grande linea di principio.
Lo scoppio della guerra fra la Germania e la Francia nel 1870 impedì di provare quale effetto avrebbe avuto il nuovo programma scolastico francese, perché alla fine della guerra la Lorena ritornò alla grande patria tedesca e i Lorenesi riebbero la loro scuola e l'uso illimitato dell'idioma materno ardentemente bramato per secoli e secoli sotto il Governo francese, e alla conservazione del quale avevano consacrato con successo tutta la loro forza.
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Conclusione.
E così noi abbiamo seguito la lotta di soppressione francese contro la lingua tedesca dei Lorenesi, dalla vigilia dell'annessione del Ducato fino al momento in cui il trattato di pace di Francoforte liberò i Lorenesi dai loro martiri in quanto alla lingua. Abbiamo veduto gli sforzi ininterrotti, compiuti per abbattere l'idioma germanico e per aprire la breccia attraverso la quale i Francesi sarebbero passati, per agire con più efficacia contro l'indole dei Tedesco-Lorenesi. Chi è d'opinione che in quest'opera di soffocamento di una lingua l'autorità francese non abbia impiegato mezzi coercitivi; per costui i mezzi coercitivi cominciano soltanto colle multa e coi carcere. Abbiamo ancora veduto come ì Lorenesi abbiano opposto la più forte resistenza e le più energiche proteste a qualsiasi tentativo delle autorità francesi per aprire una breccia nelle loro tradizioni culturali e religiose per mezzo dell'introduzione della lingua francese.
La Francia repubblicana sapeva benissimo che i Tedesco-Lorenesi rappresentavano una parte estrema del suo corpo nazionale. Ma nessun Governo francese pensava di osservare, in quanto ai Lorenesi e agli Alsaziani, il principio delle nazionalità, del quale Lassalle dice essere il fondamento e la sorgente vitale della democrazia. Al contrario! Ogni Governo francese mirava a uccidere in questi popoli tutte le loro caratteristiche individuali e speciali. Siffatta oppressione riceveva maggior incentivo dal fatto che qui si trattava di tedeschi. Considerato il caso attraverso le esperienze della odierna guerra mondiale, è certamente di grande interesse osservare come
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la sola origine tedesca di una parte della loro popolazione bastasse ai Francesi per bollarla di barbara, semiselvaggia; e la sua lingua mostruosa, orribile, degna di essere assolutamente bandita dal paese. Origine, carattere e lingua germanici dei Lorenesi, bastavano ai Francesi per chiamare questi delinquenti, gravati da tutte le caratteristiche e tutti i segni di una razza inferiore. I Lorenesi, allora, dividevano la sorte dei Tedeschi odierni; essi non erano che "boches". É questa la Francia democratica che non si stanca di arrogarsi il titolo di gloria esser la sua "politica di conquiste morali" improntate esclusivamente dalla simpatia e dal riguardo.
Non esiste menzogna maggiore dell'asserzione che il francesizzamento della Lorena e della Alsazia sia avvenuto senza pressione, senza mezzi coercitivi né conflitti o proteste. La lotta per la lingua nella Lorena, che era un Kulturkampf nel vero senso della parola, toglie alla pratica della politica nazionale francese la maschera con cui la Francia della revanche aveva camuffato il triste capitolo dell'Alsazia Lorena.
Che cosa avvenne dopo il 1870? Allorché i Tedesco-Lorenesi furono ridivenuti Tedeschi anche politicamente; quando il loro paese era tornato all'Impero al quale aveva appartenuto per molti secoli; la Francia dimenticò subito "la race et langue allemande" dei Lorenesi. Quelli che erano stati barbari, divennero di colpo fratelli consanguinei, strappati crudelmente alla comune civiltà francese, e la. cui "cultura francese" doveva essere liberata dalla violazione da parte del Governo dispotico dei barbari tedeschi. Fra le altre scempiaggini si disse anco-
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ra che la Germania mirava alla soppressione sistematica della lingua francese, tanto cara al popolo lorenese ed alsaziano. Inutile osservare che la Francia non ha il minimo diritto di rimproverare ai Tedeschi la soppressione della lingua. Le autorità alsaziano-lorenesi hanno sempre reso giustizia alla lingua francese nella misura, si capisce, dei bisogni locali; distanziandosi in questo dalle autorità francesi che angariavano la lingua tedesca che era la lingua del paese. Questa è la verità; nè le falsificazioni della storia valgono a cambiarla.
L'Alsazia-Lorena è uno dei cardini della guerra mondiale, il cui risultato, secondo la volontà dell'Intesa, dovrebbe portare il concretamento del principio delle nazionalità e del diritto dei popoli di disporre di sé.
Senonché, a quel che risulta dai preludi, soltanto gli Imperi centrali dovrebbero osservare a loro danno certi principi e certi diritti; l'Intesa dimostra di non averne bisogno. Essa giunge perfino a rifiutare il diritto di disporre dì sé ai popoli della parte avversa, perché teme che, procedendo ad un referendum, questo possa essere contro le sue richieste, appunto come nell'Alsazia-Lorena. In quanto al principio delle nazionalità si crederebbe che, metterlo in rapporto coll'Alsazia Lorena dovesse porre in imbarazzo la Francia; considerato che nel passato, e come qui siamo andati via via dimostrando, ha rimproverato e rinfacciato espressamente ai Lorenesi la loro stirpe e la loro lingua tedesche. La Germania, invece, non ha nulla da temere in quanto all'impiego del principio delle nazionalità nell'Alsazia Lorena. Al contrario! Mentre nel 1870 il 65 % della popolazione lore-
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nese parlava tedesco, nel 1905 la percentuale toccava il 71,3 %, e in quello stesso anno il solo 11 % della popolazione di tutta quanta Alsazia-Lorena dichiarò essere il francese la sua lingua materna.
Ma per la Franosa non esiste ostacolo alcuno quando si tratta di trovar pretesti. Colla più grande ingenuità del mondo proclama l'applicazione, a suo favore, del principio delle nazionalità sull'Alsazia Lorena, semplicemente dichiarando che il tedesco non è lingua originaria dell'Alsazia Lorena e che gli Alsaziano-Lorenesi appartengono ad una razza latina. Un metodo spicciativo, come si vede.
Abbiamo dinanzi agli occhi un foglio volante stampato a cura del Ministero francese degli Esteri e scritto da Charles Krumholtz, col titolo promettentissimo: "La verità sur les sentiments des Alsacìens-Lorrains», In esso è riportata la seguente spiegazione dì un certo professore Kunstler di Bordeaux, sulla lingua tedesca degli Alsaziani - e ciò che vale per essa si riferisce naturalmente anche alla lingua dei Lorenesi -:
"Le dialecte actuel est né essentiellement des guerres sans fin et des contacts avec l'ennemi (!) Le patois ( !) alsacien a la valeur d'un langage acquis (!)"
Il foglio volante prosegue dicendo esser questa una "verità profonda". L'Alsazia essersi trovata, sotto la pressione delle orde germaniche (!) nel bisogno di unirsi coi suoi vicini al di là del Reno, dai quali non ha imparato a conoscere altro che violenze. Si è così, obbedendo al bisogno, assimilata, in quanto alla lingua, alle or-
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de germaniche (!). E dopo una siffatta argomentazione tutta sui generis viene il colmo: gli Alsaziani possono chiamarsi a buon diritto una razza latina.
Con siffatti svisamenti e falsificazioni dei fatti storici più elementari lavora la Francia per giustificare le sue pretese sull'Alsazia-Lorena, e lo fa in uno scritto che porta sulla testata il motto: Ouvrage honoré d'une souscription du Ministère des Affaires Etrangères".
Chi si è occupato della lotta menata nella Lorena e nella Alsazia, saprà ancora qual valore si deve ascrivere alle parole di Krumholtz laddove scrive:
"Si la fusion de l'Alsace avec la France fut si rapide et si aisée (!) c'est qu'il y avait unité de race (!)"
e in un altro passo:
"On peut regretter aujourd'hui que leu différents gouvernements qui se sont succédés en France n'aient rien fait (!) pour hâter l'unité de la langue."
La Francia - conclude - aveva avuto cura di rispettare tutte le libertà, ed esercitato una "tolérance excessive et dangéreuse".
Facciano grazia al lettore di qualsiasi osservazione sull' "unité de race" e sull'eccessiva tolleranza. Chi avrà letta queste pagine, sapra quel che debba pensare di esse.
Non è intenzione di questo scritto terminare con una richiesta politica, traendo dai fatti suesposti in quanto alla soluzione della questione alsaziano-lorenese conseguenze acconce. Tuttavia noi vogliano citar qui
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due espressioni di parte francese, compendianti la stretta relazione che passa fra lingua e nazione. Le due dichiarazioni furono fatte alla distanza di 108 anni.
Il 30 ottobre 1806 il prefetto del dipartimento della Mosella scrisse al Ministro:
"Il est certain que la langue fait la patrie et qu'il est bien difficile d'être français dans toute l'acception du mot quand on ne parle qu'allemand."
E nel 1914 un capitano francese, che prendeva parte all'offensiva francese nell'Alsazia-Lorena, riassunse le sue esperienze nel modo che segue (citazione secondo Krumholtz, vedasi sopra):
"Je suis parti à la guerre avec la ferme conviction que les Alsaciens étaient restés de bons Français. Maia c'est plus fort que moi. Je ne puis admettre que des gens qui parlent allemand, soient de bons Français."
Empfohlene Zitierweise
[Erzberger, Matthias], La Lorraine Allemande. Un capitolo di lotte tedesco-francese per la lingua e per la civiltà, prima del 1870 vom vor dem 05. Juli 1918, Anlage, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 7208, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/7208. Letzter Zugriff am: 07.02.2023.
Online seit 17.06.2011.