Dokument-Nr. 8286

[Erzberger, Matthias]: L'Imperatore Guglielmo ed i Papi, 18. September 1917

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Già da principe l'Imperatore Guglielmo ebbe rapporti con membri eminenti del clero cattolico. Molto interessante è una lettera del principe Guglielmo al cardinale principe zu Hohenlohe nella quale egli lo prega di manifestare al Papa la sua devozione. La lettera, che reca la data del 1 aprile 1887, è di questo tenore:
"Galimberti, qui in Berlino, è piaciuto a me e a tutti moltissimo, ed anche ciò che egli disse ha fatto buona impressione. Io sono lietissimo che questo malaugurato "Kulturkampf" sia finito. Ultimamente parecchi eminenti cattolici, come Kopp ed altri, sono venuti da me e mi han fatto l'onore di una fiducia senza riserve che mi fece bene. Più volte ebbi anche la fortuna di esser l'interprete dei loro desideri e di render loro un servizio, cosicché pure alle mie forze modeste fu dato di collaborare a quest'opera di pace. Ciò mi fece sincero piacere ed io sono felice. Saluta Galimberti e presenta al Papa i miei omaggi. Il tuo affezionatissimo nipote Guglielmo, principe di Prussia."
Nel suo discorso del trono, nella seduta del Landtag prussiano, il 27 luglio 1887, l'Imperatore disse:
"Seguendo l'esempio dei miei illustri antenati, io considererò sempre mio dovere di concedere la mia regale protezione a tutte le confessioni religiose del mio paese nella libera manifestazione della loro
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fede. Io ho provato particolare soddisfazione per il fatto che la nuova legislazione politico-ecclesiastica ha condotto a un genere di rapporti tra lo Stato, la Chiesa cattolica e il suo supremo Capo spirituale accettabile per ambe le parti. Io mi sforzerò di mantenere nel paese la pace religiosa."
Allorché, a mezz'ottobre del 1888 l'Imperatore si recò a Roma, egli non fece visita soltanto a Re Umberto d'Italia, ma conformandosi al cerimoniale desiderato dalla Curia, che escluse ogni diretto contatto tra il Vaticano e il Quirinale, pure al Vaticano, per annodare personali relazioni con Papa Leone XIII, e promuovere mediante questo colloquio diretto la pace definitiva con la Chiesa cattolica. Egli si recò al Vaticano con il principe Enrico, il conte Herbert di Bismarck e tutto il seguito, partendo dalla sede della legazione di Prussia, ed ebbe dapprima un lungo abboccamento a quattr'occhi con Leone XIII, dopo di che anche il principe Enrico fu ammesso alla presenza del Papa. Sul colloquio del Papa con l'Imperatore non si è venuto a sapere nulla di sicuro.
Il 7 novembre 1888 l'Imperatore rispose ad un indirizzo d'omaggio dei vescovi tedeschi, del 29 agosto, con un ringraziamento scritto contenente questi periodi:
"Il sapere, la libertà di coscienza dei miei
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sudditi cattolici assicurata dalle leggi rinsalda la mia fiducia nel mantenimento duraturo della pace religiosa. Ringraziando sinceramente Lei, signor Arcivescovo, e quanti hanno firmato l'indirizzo per la leale manifestazione, me Le confermo volentieri Suo Guglielmo, Re."
Nel febbraio 1889 ebbe luogo, d'intesa coll'Imperatore, la nomina di monsignor Assmann a vescovo dell'esercito. Nella sua pastorale, il nuovo vescovo dell'esercito espose chiaramente ciò che lo confortava in particolar modo nell'assumere il suo ufficio e cioè la benevolenza e la fiducia di S. M. l'Imperatore e Re, "che mi ha chiamato a questo posto, d'accordo, con il Santo Padre."
Per il 15 marzo 1890 l'Imperatore aveva fatto diramare l'invito ad una conferenza internazionale operaia alla quale aveva desiderato che fosse presente un principe della Chiesa tedesco come suo delegato.
Egli inviò quindi, l'8 marzo 1900, questa lettera a Papa Leone XIII:
"Pontefice augusto! Le nobili azioni con le quali Vostra Santità ha fatto sempre valere la sua influenza a pro dei poveri e dei derelitti dell'umana società mi confortano a sperare che la conferenza internazionale, che si adunerà, per mia iniziativa, il 15 del mese, in Berlino, attirerà
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l'interesse di Vostra Santità, che ne seguirà con simpatia le discussioni dirette a migliorare la sorte degli operai. Io ritengo perciò mio dovere di far pervenire a Vostra Santità il programma che deve servire di traccia ai lavori della conferenza, il successo della quale sarebbe straordinariamente agevolato se Vostra Santità concedesse all'opera filantropica che mi sono proposta il suo efficace patrocinio. Io ho quindi invitato il vescovo principe di Breslavia, che so penetrato delle intenzioni di Vostra Santità, a prender parte, come mio delegato, alla conferenza. Io colgo volentieri l'occasione per rinnovare a Vostra Santità l'assicurazione della mia profonda stima e della mia personale devozione. Guglielmo."
Il 2 agosto 1890 l'Imperatore fece visita al Re del Belgio in Ostenda. Dopo il banchetto gli venne presentato il vescovo di Bruges. E poiché l'"Associazione degli operai e per la protezione dei garzoni" in Ostenda, aveva inviato all'Imperatore un indirizzo d'omaggio, questi fece pervenire al vescovo le seguenti parole di ringraziamento:
"Monsignore! Io sono felice di aver occasione di manifestarle la viva soddisfazione che provo per l'indirizzo inviatomi da un'associazione operaia
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di questa città ed approfitto di questa circostanza per dichiararle che io sono interamente d'accordo con le idee e i principi di Sua Santità Leone XIII nella questione operaia."
Il 13 settembre 1890, in un discorso ai rappresentanti della Slesia, in Breslavia, discorso in cui fece notare come la Slesia fosse la prima provincia che aveva tradotto in atto le sue idee per il bene della popolazione lavoratrice, l'Imperatore, richiamandosi alla costituzione di associazioni operaie per iniziativa del vescovo principe Kopp, disse:
"Lodevolmente gareggiano qui Chiesa e laicato per migliorare la sorte delle classi meno fortunate e per mantener l'ordine nella vita della provincia. Uomini come il principe Pless e il principe vescovo hanno dato per primi il buon esempio, che non è rimasto senza effetto. Io non voglio mancare di esprimer qui a questi signori, come ad alcuni altri della provincia, che hanno seguito questo esempio, il mio regale ringraziamento.
Io desidero che questo buon esempio, dato dalla provincia, senza distinzione di partito e di confessione, venga imitato da tutto il mio paese; che i nostri sudditi si scuotano, finalmente, dal sonno nel quale si son sin qui adagiati e non lascino sol-
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tanto allo Stato e ai suoi organi la lotta contro gli elementi sovversivi, ma vi partecipino essi stessi direttamente.
Io sono persuaso che se la provincia persiste su questa via, non solamente a lei ma a tutto il mio paese riuscirà di restaurare il rispetto per la Chiesa, il rispetto per le leggi e l'ubbidienza incondizionata alla corona e a colui che la porta."
Gli sforzi dell'Imperatore, diretti a mostrare l'importanza da lui data all'elemento cattolico-politico in Germania, si rivelò nelle più diverse occasioni. Egli visitò di persona il capo del Centro, Windthorst, gravemente ammalato; si fece rappresentare ai funerali del medesimo, il 18 marzo 1891, nella chiesa di Sant'Edvige e alla sua tumulazione in Annover. Nello stesso intento l'Imperatore, alla morte del capo del Centro von Schorlemer-Alst, inviò al figlio un affettuoso telegramma di condoglianza.
Nel novembre 1891 fu nominato arcivescovo di Posen e Gnesen monsignor Floriano Stablewski. Il 12 gennaio 1892 l'Imperatore lo ricevette nel Palazzo di Berlino, per il giuramento, e alla allocuzione dell'arcivescovo rispose con un discorso nel quale, fra l'altro, disse:
"Proponendo Lei, reverendissimo monsignore, a S. S. il Papa per la cattedra arcivescovile
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di Gnesen-Posen, e accordandole adesso il mio gradimento sovrano, io ho manifestato di aver fiducia che l'ufficio pieno di responsabilità sarà da Lei esercitato secondo i principi ai quali, come cristiano e suddito, è tenuto a me, Suo sovrano, e allo Stato di cui è cittadino."
Il 19 febbraio 1893 Leone XIII festeggiò il suo giubileo episcopale. L'Imperatore inviò come incaricato speciale il generale von Loë, il quale consegnò al Pontefice, come dono dell'Imperatore, una mitria, e gli rivolse il seguente discorso:
"Sua Maestà l'Imperatore e Re mi ha incaricato di consegnare a Vostra Santità questa lettera, che contiene i sinceri auguri di Sua Maestà per il giorno memorabile che raccoglie i rappresentanti di tutte le nazioni intorno alla cattedra apostolica. Sua Maestà l'Imperatore prega Vostra Santità di accettare benignamente questo ricordo del 19 febbraio come un simbolo della dignità vescovile cui la Provvidenza elevò la Santità Vostra in questo giorno, or sono cinquant'anni. Sua Maestà coglie ben volentieri questa lieta occasione per riconfermare a Vostra Santità i suoi caldi sentimenti d'amicizia e per unirsi al desiderio dei suoi sudditi cattolici. Quanto a me, che fo parte della grande comunità cattolica della Germania, io sono fiero e felice di essere stato scelto dal mio augusto sovrano a interprete dei suoi sentimenti verso la veneranda persona di Vostra Santità."
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Il 23 aprile 1893 l'Imperatore, accompagnato dall'Imperatrice, fece una seconda visita al Papa, in Vaticano. Il rigido cerimoniale cedette allora il posto ad una cordiale amabilità. Il Papa fece dono all'Imperatrice d'un quadro in mosaico, opera della fabbrica vaticana, che rappresenta la basilica di San Pietro e la piazza omonima. L'Imperatore donò al Papa una fotografia a colori, il gruppo di tutti i componenti la famiglia imperiale. Il Papa manifestò la sua viva gioia per il dono e aggiunse che avrebbe collocata la fotografia accanto al ritratto del defunto Imperatore Guglielmo inviatogli, dopo la sua morte, dall'Imperatrice Augusta. L'Imperatore si trattenne quasi un'ora da solo con il Papa. All'uscita dalla sala gialla l'Imperatore, contrariamente al consueto cerimoniale, venne accompagnato dal Papa sino alla sala del trono, dove avvenne il commiato. Al Segretario di Stato, cardinal Rampolla, fu conferito, in questa occasione, l'ordine dell'Aquila nera. (Dal "Reichsanzeiger").
Il 3 settembre 1893 l'Imperatore, rispondendo in Metz ad un'allocuzione del vescovo Fleck, disse d'esser grato a monsignore per l'assicurazione che il clero della diocesi si sforzava di conservare al popolo il sentimento religioso e i buoni costumi. Questo è, disse l'Imperatore, uno dei più grandi compiti del Santo Padre, come mi sono potuto convincere nella conversazione avuta con il Papa nella passata primavera. Al che il vescovo si permise di dire all'Imperatore che il Papa aveva fatto menzione al vescovo di questo colloquio, aggiungendo di essere [ohne Seitenzahl <20 bis>r] stato assai lieto di trovarsi d'accordo coll'Imperatore di Germania sulla questione argomento del colloquio. L'Imperatore si rallegrò di queste parole e rispose di aver ricevuto recentemente informazioni dal Papa stando alle quali la sua salute si fortificava meravigliosamente, sebbene egli attendesse a preparare una nuova enciclica sulla questione sociale.
Il 7 marzo 1904 il Papa ricevette il fratello dell'Imperatore, principe Enrico.
Il viaggio in Palestina dell'Imperatore, nel 1898, diede occasione a molti atti di riguardo dell'Imperatore verso il Papa e verso i cattolici tedeschi. Il 27 ottobre la coppia imperiale venne salutata in Haiffa dal direttore della colonia cattolica. L'Imperatore gli rispose:
"Io colgo volentieri l'occasione per affermare una volta per sempre che i miei sudditi cattolici, dove e quando ne abbiano bisogno, possono contare sicuramente sulla mia imperiale protezione."
Al ricevimento nel consolato germanico l'Imperatore partecipò al direttore dell'ospizio cattolico in Gerusalemme, Padre Schmidt, di aver stabilito che l'area denominata la Dormition de la Sainte Vierge, in Gerusalemme, da lui acquistata durante la sua dimora [ohne Seitenzahl <20 bis>v] in Costantinopoli, fosse lasciata in libero usufrutto al "Deutscher Verein vom Heiligen Land" nell'interesse dei cattolici tedeschi. L'Imperatore comunicò tale notizia al presidente di questa Associazione in un telegramma nel quale si legge:
"Io mi compiaccio di poter appagare così un vivo desiderio dei miei sudditi cattolici. I quali vorranno, spero, ravvisare in ciò una prova della paterna sollecitudine colla quale, sebbene di altra confessione, io mi sforzo sempre di vigilare sui loro interessi religiosi. Guglielmo, Imperatore e Re."
Contemporaneamente l'Imperatore inviò al Papa questo telegramma:
"lo sono felice di poter portare a conoscenza di Vostra Santità che per la graziosa mediazione di S. M. il Sultano, che volentieri mi ha dato questa prova di personale amicizia, io ho potuto acquistare in Gerusalemme l'area denominata la Dormition de la Ste. Vierge. Io ho disposto che quest'area, santificata da tante pie memorie, sia messa a disposizione dei miei sudditi cattolici e specialmente del "Deutscher Katholischer Verein vom Heiligen Land". Mi ha fatto piacere in questa occasione, di manifestare quanto mi stiano a cuore gl'interessi religiosi dei cattolici, che
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la Provvidenza divina mi ha affidato. Io prego Vostra Santità di accogliere l'assicurazione della mia sincera simpatia."
Il 31 ottobre 1891 la coppia imperiale si recò nel terreno in parola per la solenne presa di possesso. Nel discorso tenuto, l'Imperatore, fra l'altro, disse:
"Nel mentre ringrazio S. M. il Sultano e prendo possesso dell'area, io spero che questo dono, espressione della mia intima amicizia e insieme del mio profondo interesse per i miei sudditi tedeschi, in mano del "Deutscher katholischer Palästina Verein" ridondi a vantaggio dei miei sudditi cattolici e specialmente degli sforzi in Terra Santa."
Detto ciò, l'Imperatore ordinò al distaccamento di marinai presente alla cerimonia che presentasse le armi, e fece issare lo stendardo reale sulla piazza al suono della banda militare. Il patriarca latino di Gerusalemme, mons. Piavi, espresse il suo ringraziamento ed aggiunse:
"Il Santo Padre è assai commosso e grato per la nobile idea di Vostra Maestà."
Il 23 ottobre 1899, dopoché mons. Simar, eletto
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ad arcivescovo di Colonia, ebbe prestato nelle sue mani il giuramento, l'Imperatore gli rivolse un discorso, nel quale, tra l'altro, disse:
"Suo compito sarà di educare i membri fedeli della Sua Chiesa a buoni cittadini e patrioti. La lealtà dei Suoi sentimenti mi affida che Ella saprà esercitare il nuovo ufficio con il medesimo buon frutto per lo Stato e per la Chiesa. Dio gliene conceda la grazia."
Per il novantesimo compleanno di Papa Leone, il 2 marzo 1900, l'Imperatore telegrafò a Roma:
"Prego Vostra Santità di accogliere i miei più caldi auguri per il novantesimo compleanno. Io Le auguro sincerissimamente felicità e salute, e prego Iddio che riversi su Vostra Santità tutte le sue benedizioni. Guglielmo I. R."
Il Papa rispose:
"Negli auguri che Vostra Maestà ebbe la cortesia di inviarci per il Nostro novantesimo compleanno Noi scorgiamo con piacere una nuova prova dei suoi sentimenti d'amicizia. Gradisca Vostra Maestà il Nostro ringraziamento e gli auguri che Noi, da parte Nostra, facciamo per la salute e la felicità di Vostra Maestà e dell'intera famiglia imperiale. Leone XIII."
L'opera delle missioni cattoliche, special-
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mente in Cina, si ebbe l'appoggio costante dell'Imperatore. Il vescovo della missione cattolica, Anzer, fu sempre, nei suoi soggiorni in Berlino, ospite dell'Imperatore e suo consigliere in importanti faccende cinesi.
Un'altra prova dell'intelletto dell'Imperatore per l'attività degli ordini religiosi e delle missioni è il suo vivo interesse per l'Ordine dei Benedettini, la cui abbazia in Maria-Laach egli visitò più volte, come, per esempio, il 19 marzo 1897 e il 25 aprile 1901. In quest'ultima visita egli disse, tra l'altro:
"Siate persuasi che anche in avvenire la mia benevolenza imperiale aleggerà sul vostro Ordine, e che dovunque uomini si stringano insieme per promuovere la religione e diffonderla anche nei popoli saranno sicuri del mio patrocinio."
La conservazione ed erezione di nuove chiese cattoliche fu sempre a cuore dell'Imperatore. Basti ricordare Maria-Laach, la cattedrale di Metz e il duomo di Aquisgrana. Che l'Imperatore consideri ciò suo dovere si ricava dal discorso tenuto in Aquisgrana nella visita di quel duomo, in cui disse (19 giugno 1902):
"Attraverso tutti i secoli si riscontra costante nei Tedeschi l'amore per la natura, che il Creatore ha radicato nel nostro cuore. Sentimento schiettamente germanico, essi trasfusero questo
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amore nell'arte ad ornamento delle loro chiese e dagli esemplari così sorti nessun Tedesco può prescindere: la loro protezione è per il Sovrano un dovere."
La conservazione della religione nel popolo e l'armonica parallela attività delle confessioni stanno assai a cuore dell'Imperatore. Per conferire maggior efficacia alla manifestazione dei suoi desideri, nel suo discorso nella sala del Palazzo comunale di Aquisgrana, il 29 giugno 1902, egli si richiamò espressamente alle parole del Santo Padre, dicendo:
"lo aspetto da voi tutti, ecclesiastici e laici, che mi aiutiate a mantener viva nel popolo la religione. Noi dobbiamo lavorare insieme per conservare allo Stato germanico la sua sana energia, il suo fondamento morale. Questo però è solo possibile se gli si conserva la religione, e ciò vale in egual misura per entrambe le confessioni. Tanto maggiore è oggi la mia gioia per la notizia che sono superbo di poter dare ai signori ecclesiastici qui raccolti. Il generale von Loë, qui presente, servitore fedele del suo Re, venne inviato da me a Roma per il giubileo del Santo Padre. Il quale, come il generale gli ebbe dato i miei auguri, consegnato il mio dono, e, in intimo colloquio, messo al corrente delle condizioni del nostro paese, gli dichia-
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d'esser lieto di potergli dire di aver avuto sempre un alto concetto della pietà dei Tedeschi e soprattutto dell'esercito tedesco. Volergli anzi dire ancora di più, perché lo riferisse all'Imperatore: – Il paese d'Europa in cui regna ancora freno, ordine e disciplina; rispetto per l'autorità; rispetto verso la Chiesa, e dove ogni cattolico può professare, libero e indisturbato, la sua fede essere l'Impero germanico, e di ciò ringraziare egli l'Imperatore.
Questo, signori, mi autorizza a dire che le nostre due confessioni non debbono mai perder di vista il grande scopo di mantenere e rafforzare il timor di Dio e il rispetto verso la religione. Il fatto che noi siamo uomini moderni, o che noi svolgiamo la nostra attività in questo o quel campo, non significa nulla. Chi non fonda la sua vita sulla base della religione è perduto. Per questo io, come si conviene in questo giorno e in questo luogo, non voglio soltanto dire ma promettere solennemente di mettere l'Impero tutto, tutto il popolo, il mio esercito, simbolizzato in questo bastone del comando,
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me stesso e la mia casa sotto la protezione della croce di cui il grande Apostolo Pietro ha detto: "Non vi è in nessun altro salute, non fu dato agli uomini nessun altro nome, nel quale essi debbano divenir beati, e che disse di se stesso: 'Cielo e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno!'"
Il 14 maggio 1903 fu inaugurato, alla presenza dell'Imperatore, il "Christus-Portal" della cattedrale di Metz. Appagando il desiderio dell'Imperatore, il Papa aveva inviato a questa festa come suo rappresentante, il principe vescovo di Breslavia, cardinal Kopp. Da ciò prese le mosse l'Imperatore, nel suo discorso al vescovo Benzler di Metz, dicendo:
"Un capolavoro dell'architettura e della scultura, la sua raffigurazione plastica ha ottenuto l'aperta approvazione ed ammirazione del Papa. La presenza del suo rappresentante costituisce un onore particolare per il vescovato e il paese di Lorena e di ciò io Le fo le mie più vive congratulazioni."
Il 15 maggio 1905 il vescovo principe di Breslavia, cardinal Kopp, consegnò all'Imperatore, da parte di mons. patriarca di Gerusalemme, Piavi, in segno di ringraziamento per il dono della Dormition, alla
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presenza di due delegati dell'Ordine, le insegne di cavaliere grancroce dell'Ordine del Santo Sepolcro. Al discorso del vescovo principe l'Imperatore, fra l'altro, rispose:
"Due anni fa, pure in un giorno di maggio, Vostra Eminenza comparve alla inaugurazione del portale del duomo da me donato, in rappresentanza di S. S. Leone XIII, del venerando vegliardo che nel suo lungo pontificato mi si è accostato pure personalmente.
Oggi Vostra Eminenza si presenta a me con un incarico del suo successore, il Papa regnante, per il quale io nutro alta stima già per l'opera sin qui svolta. Ella mi reca, soddisfacendo il desiderio del defunto patriarca Piavi, la cui nobile figura, dalle giornate di Gerusalemme, vive sempre nella mia memoria, le insegne dell'Ordine del Santo Sepolcro.
Io accetto volentieri queste insegne e ravviso in questo onore un nuovo vincolo con l'attività religiosa dei cristiani in Terra Santa."
Nulla rivela meglio i rapporti cordiali che intercedettero tra l'Imperatore e Leone XIII che le parole pronunziate dall'Imperatore, il 9 agosto 1905, in un discorso al suo ingresso in Gnesen. Prendendo le mosse
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dal già detto prima in Posen, l'Imperatore disse:
"Come allora, io desidero anche oggi di ripetere che ogni polacco cattolico dev ' essere persuaso che la sua religione è da me onorata e che nelle pratiche del suo culto non è in alcun modo intralciato. Egli è però tenuto a rispettare le altre confessioni come noi la sua.
Essere attivi qui nell'Est è un dovere verso la patria, la nazione, e come la sentinella non deve allontanarsi dal suo posto di fazione, così i Tedeschi non devono ritirarsi dall'Est. Per ogni cattolico, polacco o tedesco, aggiungerò questo ancora.
Allorché nell'ultima mia visita al Vaticano, il canuto Leone XIII si accomiatò da me, mi strinse con ambedue le mani, e, sebbene protestante, mi diede la sua benedizione con la seguente promessa: "Io giuro e prometto a Vostra Maestà, in nome dei cattolici suoi sudditi, che essi saranno sempre sudditi fedeli dell'Imperatore tedesco e del Re di Prussia."
Tocca a loro, signori del capitolo, a mantenere l'alta promessa del grande vegliardo, perché questi un giorno,
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dopo la sua morte, non manchi di parola all'Imperatore di Germania. Sul mio aiuto continuino pure a contare. Germanicità significa civiltà, libertà per ognuno, sia nel campo religioso che nel politico e nella generale attività."
Il 12 febbraio 1907 l'Imperatore ricevette una deputazione dell'Ordine di Malta per la consegna della bolla di nomina e delle insegne di cavaliere grancroce e balì onorario. Nel suo discorso all'Imperatore il presidente dell'Ordine di Malta della Slesia, conte Praschma, ricordò che oggidì il mondo cristiano non è minacciato dalla mezzaluna, ma dallo spirito dell'irreligione e dalla negazione di ogni autorità divina e umana. Nella sua risposta l'Imperatore disse di provare soddisfazione di entrare, mediante la dignità conferitagli, in più stretti rapporti anche con i cavalieri di Malta cattolici ed aggiunse:
"La vostra promessa mi è di garanzia che voi tutti vi dimostrerete veri cavalieri pure nella lotta contro lo spirito dell'incredulità e della rivoluzione."
Al banchetto della provincia di Vestfalia, in Münster, il 31 agosto 1907, l'Imperatore pronunziò un discorso nel quale, fra l'altro, disse:
"Come io non fo differenza tra antiche e
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nuove province, così io non fo alcuna differenza tra sudditi cattolici e protestanti. Gli uni e gli altri, infatti, sono cristiani e si sforzano di essere buoni cittadini e sudditi fedeli. Al mio cuore paterno di sovrano tutti i sudditi sono egualmente cari."
In una visita al convento di Beuron, il 13 novembre 1910, l'Imperatore tenne un discorso sulla fecondazione di Stato e popolo con pensieri cristiani nel quale, fra l'altro, disse:
"Ciò che io attendo da voi è che seguitiate a lavorare sulle orme dei vostri predecessori e mi aiutiate negli sforzi diretti a conservare al popolo la religione, cosa assai importante oggi che il secolo ventesimo ha divulgato idee che solo con l'aiuto della religione e l'appoggio del cielo possono combattersi vittoriosamente. Io ne ho la ferma convinzione!
La corona che porto può garantire in questo riguardo il successo solo se si fondi sulla parola e l'individualità del Signore. A simbolo di ciò io ho donato a questa chiesa la croce per provare, come è detto nel mio autografo, che i Governi dei principi cristiani possono
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ispirarsi nella loro attività soltanto al volere del Signore, e che essi devono concorrere a rafforzare il sentimento religioso, ingenito nei Tedeschi, e ad accrescere il loro rispetto per l'altare e il trono."
Grandissimo interessamento dimostrò l'Imperatore per le questioni dell'archeologia cristiana e dell'arte di Roma papale. Opere monumentali, come quelle di monsignor Wilpert "Le pitture delle catacombe di Roma" e "I mosaici romani e le pitture delle chiese dal IV al XIII secolo" furon potute pubblicare solo grazie alle sovvenzioni dell'Imperatore Guglielmo.
Durante la guerra l'Imperatore appagò volentieri, in numerose occasioni, i desideri personali di Benedetto XV, come è dimostrato dalla concessione di un salvacondotto al cardinal Mercier; dalle ripetute condonazioni di pena; dalla sospensione delle deportazioni dei Belgi, ecc. Le sollecitudini del Papa per l'assistenza dei prigionieri di guerra hanno la viva approvazione e il sincero riconoscimento dell'Imperatore.
La conferenza episcopale del 1917, in Fulda, inviò all'Imperatore, il 22 agosto, un saluto telegrafico, nel quale fu espressa la speranza che Iddio ridoni presto all'umanità la pace, che l'Imperatore desidera sinceramente e alla quale il Papa vorrebbe spianare la via. L'Imperatore rispose:
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"Io prego di trasmettere ai vescovi raccolti in Fulda il mio ringraziamento più cordiale per il loro omaggio. Io unisco la mia preghiera alla loro perché Iddio restituisca presto la pace al mondo che tanto soffre sotto la calamità della guerra. Guglielmo I. R."
Ancora alcuni fatti:
L'11 luglio 1914 il Ministro di Prussia presso la Santa Sede, barone von Mühlberg, consegnò al Papa come dono dell'Imperatore Guglielmo, una copia del labaro di Costantino il Grande.
Il 20 ottobre del medesimo anno, alla notizia, datagli dall'arcivescovo di Colonia, che l'Imperatore di Germania, accogliendo la sua preghiera, aveva disposto che i sacerdoti francesi prigionieri, i quali avevano dovuto servire come semplici soldati, fossero trattati come ufficiali, il Papa rispose con una lunga lettera in latino nella quale espresse la sua soddisfazione per questa accondiscenza.
I ripetuti tentativi del Papa per indurre le Potenze belligeranti ad una tregua d'armi, nel Natale 1914, si ebbero ogni volta favorevole accoglienza da parte dell'Imperatore, ma fallirono per l'opposizione, di alcune Potenze dell'Intesa, specialmente della Russia (12 e 13 decembre 1914.)
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Degno di nota è pure che la proposta del Centro di ottenere, con la mediazione del Papa, un accordo fra tutte le Potenze belligeranti intorno ai prigionieri di guerra venne, il 10 ottobre 1916, approvata dal Governo e da tutti i partiti nella Giunta del bilancio del Reichstag. Il Governo si ripromise il massimo successo dalla mozione del Centro qualora le proposte in essa contenute partissero direttamente dalla Santa Sede.
Una giornata trionfale per Benedetto XV fu, nel Reichstag germanico, il 2 novembre, come quella in cui la mozione del Centro, diretta ad ottenere la mediazione della Santa Sede nella questione dei prigionieri di guerra, venne accolta a pieni voti. Ogni oratore, sul banco del Governo come sui banchi dei deputati, fece l'elogio del Papa e della sua caritatevole attività e accompagnò l'elogio con parole di profonda riconoscenza.
Il relatore, principe Schönaich-Carolath, disse tra l'altro:
"La Commissione confida nella saggezza, nell'accondiscendenza e nella imparzialità della Santa Sede che, durante questa terribile guerra, ha dato già molte prove delle sue virtù quando fu appellato ai sentimenti di umanità."
Il dottor Kriege, dell'Auswärtiges Amt, riferendosi al Papa, disse:
"Noi non possiamo valutare nella misura che
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meritano gli sforzi caritatevoli per i quali io desidero di esprimere da questo posto il nostro ringraziamento più sincero."
Il generale Friedrich, del Ministero della guerra, disse:
"Anche in nome dell'amministrazione dell'esercito io voglio affermare che i desideri della Commissione coincidono pienamente con il modo di vedere di questa amministrazione."
L'oratore dei democratico-progressisti disse:
"Anche noi ringraziamo il Papa per la sua opera efficace in questo campo."
Un deputato conservatore disse:
"La Santa Sede si è adoperata molto utilmente per migliorare la sorte dei prigionieri. Occorre riconoscerlo apertamente."
Un socialista indipendente dichiarò:
"Noi plaudiamo all'attività del Papa come quella che è diretta ad alleviare la sorte dei prigionieri in tutti gli Stati."
Inoltre il discorso del deputato Erzberger.
Empfohlene Zitierweise
[Erzberger, Matthias], L'Imperatore Guglielmo ed i Papi vom 18. September 1917, Anlage, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 8286, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/8286. Letzter Zugriff am: 08.02.2023.
Online seit 24.03.2010.