Dokument-Nr. 9315

[Erzberger, Matthias]: La Questione Belga. Dal discorso del Cancelliere Conte von Hertling nella Commissione principale del Reichstag il 12 Luglio 1918, 13. Juli 1918

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Per ciò che si riferisce all'avvenire del Belgio, l'occupazione e l'odierno possesso significano soltanto, come dissi già ieri, che noi abbiamo un pegno per le future trattative. È il proprio del concetto di pegno che ciò che si ha in mano come pegno non si vuol conservare se le trattative conducano a un buon risultato. Noi non abbiamo l'intenzione di conservare in qualsiasi forma il Belgio.
Noi desideriamo, precisamente come io già dissi il 24 febbraio, che il Belgio, risorto dopo la guerra, non sia come Stato indipendente vassallo di nessuno, e viva con noi in buoni rapporti d'amicizia. Questo è il punto di vista che io ho abbracciato, sin dal principio, nella questione del Belgio e nel quale oggi ancora persiste.
Signori: Questo lato della mia politica è strettamente connesso con le linee direttive generali che io ho esposto a Voi ieri. Noi combattiamo la guerra come guerra di difesa! Perché noi la combattiamo come tale, perché da noi, sin dal principio, fu lontana ogni tendenza imperialistica, ogni idea di predomino mondiale, anche i nostri scopi di guerra non saranno in contraddizione con ciò. Quel che noi vogliamo è l'integrità del nostro territorio, libertà per lo sviluppo del nostro popolo, specialmente nel campo economico, e, com'è naturale, pure l'assicurazione necessaria da future critiche situazioni. Ciò vale interamente anche per il punto di vista che ho abbracciato rispetto al Belgio.
Ma la determinazione particolare di questo punto di vista dipende dalle future trattative. Su ciò io non posso fare ora nessuna dichiarazione impegnativa. Io mi devo restringere a ripeter qui esplicitamente, ancora una volta, queste generali linee diret-
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tive, ma credo, tuttavia, di poter rivolgere adesso a Voi la preghiera: Aiutateci Voi pure affinché ci riesca di mantenere all'interno l'unità del fronte così importante per i nostri fratelli al campo; aiutateci tutti affinché ci riesca di perseverare con successo in questo duro tempo della guerra che siamo costretti a combattere, sinché dobbiamo combatterla, sino ad una fine onorevole.

Queste dichiarazioni del Cancelliere sul Belgio e sui fini di pace tedeschi, alla Commissione principale del Reichstag, hanno avuto dapprima un carattere confidenziale, ma essendo state riprodotte dalla stampa in modo da ingenerare malintesi, sono state comunicate susseguentemente alla stampa.
Le dichiarazioni del Cancelliere sul Belgio vengono considerate da tutti i partiti, qualunque sia il loro contegno dinanzi alla questione, come le più importanti dichiarazioni ufficiali sul Belgio fatte sin qui nel corso della guerra. Ciò risulta dalle risposte dei capi-partito nella Commissione principale dopo il discorso del Cancelliere e nei discorsi privati dei deputati. Nei circoli della maggioranza vengono considerate come importante conclusione della crisi superata. Si osserva che esse non contengono, è vero, nulla di nuovo, ma che caratterizzano con confortante chiarezza il vecchio punto di vista condiviso dal Governo e dalla maggioranza del Reichstag. Esse debbono esser considerate come l'interpretazione autentica della risposta alla Nota pontificia e alla Risoluzione di pace del Reichstag del 19 luglio dell'anno scorso. Tutti se ne dichiarano soddisfatti. Anche la frazione socialista non esclude sé stessa
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dal concetto dei due altri partiti della maggioranza, del Centro e dei progressisti; e così secondo dichiarazioni di circoli dei partiti della maggioranza, la crisi ormai superata non solo ha, grazie specialmente al discorso del Cancelliere, condotto allo sgretolamento del blocco, ma, al contrario, ad un rafforzamento interno della maggioranza.
D'altra parte il conte Westarp ha già protestato energicamente nella seduta della Giunta a nome dei conservatori contro le parole del Cancelliere sul Belgio. Egli ha detto testualmente: "I miei amici non approvano le dichiarazioni odierne del Cancelliere sulla questione belga, specialmente non le approvano riguardo alle Fiandre." Sembra anche molto dubbio che il capo dei liberali nazionali, on. Stresemann, e i suoi amici approvino la dichiarazione del Cancelliere, perché l'on. Stresemann aveva dichiarato nella Commissione, prima che il Cancelliere prendesse la parola: "Da una dichiarazione sulla restituzione del Belgio noi non ci ripromettiamo nessun effetto favorevole alla pace, come si suol fare alla sinistra."
Sennonché l'ala sinistra dei liberali-nazionali condivide in tale questione il punto di vista della maggioranza, talché ne risulta la situazione seguente: Governo dell'Impero e maggioranza del Reichstag son d'opinione che il Belgio debba essere ristaurato quale Stato indipendente.
I Paesi dell'intesa dovranno prendere cognizione di ciò. Se tutto ciò influirà in qualche modo sulle argomentazioni avversarie, lo vedremo; comunque sarà molto istruttivo per avanzare un giudizio sulla mania belligera dell'Intesa.
Empfohlene Zitierweise
[Erzberger, Matthias], La Questione Belga. Dal discorso del Cancelliere Conte von Hertling nella Commissione principale del Reichstag il 12 Luglio 1918 vom 13. Juli 1918, Anlage, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 9315, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/9315. Letzter Zugriff am: 04.03.2024.
Online seit 20.12.2011.