Dokument-Nr. 11047
Bertram, Adolf Johannes an Boelitz, Otto
Breslau, 07. März 1923

(Traduzione)
La pregiata lettera dell'Eccellenza Vostra in data 21 Dicembre 1922 m. U. III. 2325 riguardante la futura sistemazione della formazione dei maestri è stata da me portata a conoscenza dei Vescovi di tutte le diocesi prussiane, con preghiera di manifestare il loro parere in proposito. In base alle risposte avute ho l'onore di esporre all'Eccellenza Vostra, per incarico espresso di tutti i Vescovi, quanto segue:
L'Episcopato delle diocesi prussiane ha la unanime convinzione che i provvedimenti attuati o progettati circa la futura formazione dei maestri avranno effetti funestissimi per l'istruzione religiosa degli insegnanti, per il carattere religioso della educazione della gioventù, e quindi per il bene religioso del popolo.
Le scuole magistrali confessionali per i maestri e le maestre erano uno dei più sicuri sostegni e principii della istruzione ed educazione religiosa di tutto il popolo. È innegabile che il carattere confessionale di questi istituti contribuiva a rafforzare la pratica e la fedeltà religiosa nei maestri, come d'altra parte accresceva la fiducia che il popolo cattolico nutriva per gl'insegnanti formati
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nei medesimi. Ora tali istituti sono destinati a sparire, senza che siano rimpiazzati da alcunché di soddisfacente sotto l'aspetto religioso. Per quanto sia desiderabile che gli aspiranti al magistero dotati di particolare ingegno possano avere una formazione universitaria, nondimeno sarebbe un disconoscere la benefica influenza di dette scuole magistrali sull'attività dei maestri elementari, se si aspettasse tutto il bene per la istruzione ed educazione dei figli del popolo dagli istituti interconfessionali e dalla summenzionata formazione universitaria dei futuri insegnanti. Soltanto allorché si vedranno nella vita del popolo gli effetti della loro soppressione, si comprenderà quali tesori di vera cristiana cultura gli antichi istituti abbiano arrecato al popolo.
Quanto alla affermazione che le Aufbauschulen, le quali vengono dappertutto sostituite alle scuole magistrali, non sono una trasformazione delle medesime, ma una nuova specie di semenzai di istruzione generale, e che in questi secondo le norme vigenti è escluso il carattere confessionale, l'Episcopato osserva non esservi, per quanto è a sua conoscenza, alcuna legge, la quale abbia impedito il Governo di dare alle Aufbauschulen tale carattere. Esso sarebbe invece giustificato e suggerito dalla stessa convenienza di offrire al popolo cattolico un compenso per la grave perdita che la soppressione degli istituti confessionali per la formazione dei maestri ha portato nel possesso del cattolicismo tede-
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sco. Il Governo aveva tutti i motivi di tener conto di questa rivendicazione così profondamente giusta del popolo cattolico, tanto più se si voleva che in dette Aufbauschulen venisse formata gran parte della gioventù di quei ceti, dai quali sogliono provenire i futuri maestri e maestre. Il Ministero non l'ha fatto, e, senza badare agli interessi cattolici, si è attenuto ad una massima, la quale, in quanto è a nostra cognizione, non ha nessun carattere obbligatorio, ma permetteva di usare savii riguardi.
Il fatto menzionato nel rescritto ministeriale, che cioè molti futuri sacerdoti debbono compiere gli studi ginnasiali in istituti interconfessionali, perché non hanno la possibilità di frequentare un ginnasio confessionale, non giustifica affatto quella grave lesione degli interessi cattolici. Altro è invero il frequentare un ginnasio interconfessionale, quando non ve ne sono altri, ed altro il danneggiare così profondamente lo stato di possesso del popolo cattolico relativamente agli istituti confessionali d'insegnamento.
Inoltre per gli aspiranti al sacerdozio i cinque anni di formazione scientifica e pratica, avente per oggetto esclusivamente la religione, costituiscono un approfondimento della cultura generale ben diverso da quello dei maestri che un giorno dovranno impartire l'insegnamento religioso, ed i quali nel breve tempo della loro formazione professionale, già assai gravato da altre materie, non riusciranno a colmare le lacune del loro sapere.
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Sono quindi troppo giusti i reclami dell'Episcopato per il grave nocumento, che dai provvedimenti ministeriali risulta per i più alti interessi del popolo cattolico.
Vostra Eccellenza rifiuta di accordare per le Aufbauschulen un aumento delle lezioni di religione e rimanda ai circoli liberi per la istruzione religiosa degli scolari. Questi circoli facoltativi non compensano sufficientemente le lezioni comprese nell'orario come insegnamento ordinario della religione, ed inoltre tutti quegli scolari, i quali durante gli anni dello studio ancora non sanno quale professione sceglieranno definitivamente, prenderanno, difficilmente parte ai medesimi in vista della eventuale carriera magistrale. Non respingiamo la istituzione di tali circoli, ma non possiamo ammettere che essi costituiscano un compenso sufficiente per l'aumento sistematico delle ordinarie lezioni di religione. È cosa incerta, se praticamente giovi di obbligare i futuri maestri a frequentarli.
Circa la proposta di affidare al professore di religione l'insegnamento della filosofia, i Vescovi non trovano nella pregiata lettera dell'Eccellenza Vostra una esplicita dichiarazione. Da parte nostra ci riteniamo obbligati a dichiarare con ogni energia che annettiamo la massima importanza alla scelta dell'insegnante di tale materia, appunto perché vi è il pericolo che nella mente degli scolari, tuttora immatura ed impreparata a giudicare i più difficili problemi, l'insegnamento della filosofia possa produrre una funestissima confusione, sicché il risultato finale della
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istruzione nelle più importanti questioni della religione, della morale e della concezione del mondo si ridurrà alla domanda di Pilato: "Che cosa è la verità?" La conseguenza sarà che nei cervelli dei futuri maestri si formeranno le idee più strane e confuse. Nonostante tutte le assicurazioni dell'Eccellenza Vostra intorno al valore dell'influenza della religione sulla vita del popolo, non possiamo non concepire i più seri timori a proposito della sodezza e chiarezza delle cognizioni religiose e della formazione religiosa dei futuri maestri e quindi delle future generazioni. È nostro dovere di elevare la voce, affinché, col pretesto che debbasi allargare l'orizzonte dei futuri educatori della gioventù introducendoli nel labirinto dei sistemi filosofici, non si finisca col distruggere in essi tutta la lucidità, la solidità e la intensità della fede.
Tutte queste considerazioni inducono l'Episcopato ad insistere nella domanda che venga assicurata la formazione confessionale dei maestri per mezzo di istituti confessionali, quali si potrebbero avere nel modo migliore riducendo le scuole magistrali confessionali alla forma richiesta dai nuovi regolamenti. Queste scuole offrivano ed offrono la migliore garanzia per la formazione di maestri tali quali sono necessari al popolo cattolico.
Che se il Governo, dopo la soppressione delle scuole magistrali, vuole affidare la formazione dei maestri a speciali istituti professionali, e nota che a questi si
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dovranno assegnare i compiti risultanti dalle finalità della formazione dei futuri maestri e dalla struttura dell'insegnamento elementare, e quindi anche dal riguardo per la scuola confessionale, siamo allora certamente in diritto di attendere che almeno questi istituti abbiano carattere confessionale. Se l'Eccellenza Vostra non consentisse a tale richiesta, il popolo cattolico rileverebbe con chiarezza che gli scopi dell'opera organizzatrice del Ministero sono contrari agli interessi più importanti della Chiesa cattolica in Prussia. Le scuole confessionali presuppongono invero maestri e maestre forti, istruiti e caldi nella loro fede. Ma tali non potranno uscire dagli istituti professionali interconfessionali. Scuole confessionali e formazione confessionale dei maestri sono due cose l'una all'altra intimamente connesse.
Se, a modo di esempio, mi è lecito di parlare della mia vasta diocesi, quale prospettiva si avrebbe, qualora, dopo la distruzione di tutte le scuole magistrali cattoliche per i maestri e per le maestre, nell'Est, vi si erigessero ora istituti pedagogici interconfessionali! Crede davvero l'Eccellenza Vostra che il popolo cattolico sopporterà in pace tutto ciò? Non sente Ella, quale eco un così irriguardoso procedimento avrebbe nell'Alta Slesia cattolica, nell'Ovest cattolico ed anche nella Baviera cattolica? Sono i tempi attuali veramente adattati per tener in non cale le diffidenze di numerosissimi cattolici contro provvedi-
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menti governativi così gravi di conseguenze e contro le Autorità che li emanano?
Con tutta la franchezza, che in ogni tempo è stata un dovere dell'Episcopato cattolico, chiudo pregando il Ministero di non dimenticare i riguardi ai più sacri interessi del popolo cattolico, nel quale la Prussia in mezzo a tutti i rivolgimenti può trovare l'appoggio più saldo della civiltà cristiana, dei costumi cristiani e del rispetto per l'Autorità.
(firm.) A. Card. Bertram
Principe Vescovo di Breslavia.
Empfohlene Zitierweise
Bertram, Adolf Johannes an Boelitz, Otto vom 07. März 1923, Anlage, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 11047, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/11047. Letzter Zugriff am: 01.02.2023.
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