Document no. 700
Il contegno dell'Inghilterra nella crisi bosniaca, June 1916
La risposta difende sir Edward Grey dal rimprovero di aver praticato una politica bellicosa durante la crisi bosniaca. Nella sua intervista col signor Wiegand, il Cancelliere costatò semplicemente che il Governo britannico non ad erì alla proposta tedesca di mediazione intesa a mantenere la pace. Quanto alla causa del rifiuto la risposta del Foreign Office non dice nulla, perché essa, come abbiam già segnalato, passa sotto il più assoluto silenzio questo punto importantissimo. La pubblicazione d'un frammento di circolare di sir Edward Grey, riferentesi ad un periodo anteriore dell'affare bosniaco, non fornisce schiarimento alcuno al riguardo. Rimane dunque evidente che la politica inglese s'è messa, in pratica, in contraddizione con i principi proclamati nella circolare. Infatti il progetto tedesco di mediazione avrebbe messo fine a tutto l'affare bosniaco e quindi assicurata la pace. Si tratta, come ognun vede, di un vero e proprio procedimento tipico di politica d'accerchiamento. Questa politica vedeva compromesse le sue mire egoistiche in ogni avvicinamento della Germania e dell'Austria-Ungheria con qualsiasi Potenza dell'Intesa. Abbiamo allora l'appoggio dato da sir Edward Grey alle violazioni di trattato fatte dalla Francia riguardo al Marocco, appoggio giunto sino ad offrire direttamente man forte armata; abbiamo l'incoraggiamento alla politica anti-austriaca della Russia nei Balcani, come fu stabilito a Reval nel 1908; abbiamo infine il malcontento causato dall'appianamento delle divergenze austro-russe riguardo alla crisi bosniaca grazie alla mediazione tedesca. Questo malcontento fu portato dinanzi al pubblico in un articolo di fondo dal "Times" del 27 marzo 1909 il quale si faceva portavoce delle strane dichiarazioni per cui sir Arthur Nicolson si sforzava a Pietroburgo d'avvelenare le relazioni russo-tedesche. In questo articolo fu rimproverato fra l'altro alla Germania d'avere distrutto l'equilibro europeo gettando il peso della sua spada nella bilancia.
La risposta del Foreign Office si rivolge finalmente contro quella dichiarazione attribuita a sir Edward Grey che cioè "nel caso si fosse venuti ad una guerra l'opinione pubblica in Inghilterra avrebbe approvato l'intervento inglese a fianco della Russia". La medesima risposta attribuisce l'asserzione del Cancelliere ai rapporti dell'ambasciatore germanico, rapporti che dice evidentemente basati su "false voci e chiacchiere maligne." Sennonché la nostra pubblicazione del 27 maggio prova che il rapporto concernente i rimproveri mossi da sir Arthur Nicolson al Ministro degli Affari Esteri di Russia a proposito della proposta tedesca di mediazione, nonché l'espressione pronunciata da sir Edward Grey, non riposano affatto su "si dice" né su chiacchiere, ma su una informazione proveniente da ottima e sicura fonte. Sir Edward Grey contesta di aver pronunciato le parole "a un pranzo o altrove". Esse gli uscirono di bocca in un colloquio ufficiale del Ministro inglese coll'incaricato d'affari di
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Russia a Londra, e che furono riportate quasi testualmente dall'uomo di fiducia russo a cui fu fatta la confidenza, lo dimostra anche la straordinaria concordanza colla dichiarazione fatta da sir Edward Grey al Governo francese nell'occasione della conferenza d'Algesiras, quando fece sperare nel concorso militare della Gran Bretagna in caso di guerra. Nel suo discorso alla Camera dei Comuni, il 3 agosto 1914, sir Edward Grey s'espresse così:"Dissi allora che non avrei potuto promettere ad una Potenza estera cose che, in caso di conflitto, non avessero potuto attenere dopo l'adesione piena ed intiera dell'opinione pubblica inglese. Dissi che se alla Francia fosse stata imposta la guerra a causa del Marocco, l'opinione pubblica del n ostro paese avrebbe aderito all' appoggio materiale da prestarsi alla Francia."
Lo spirito e la lettera di questa dichiarazione s'accordano perfettamente con quella attribuita a sir Edward Grey nel rapporto del conte Pourtalès il 5 maggio, sulla cui autenticità non sussiste dubbio alcuno.
Repugna al sentimento ed ai concetti tedeschi di ricorrere, anche dinanzi ad un avversario, a espressioni del genere di quelle adoperate dai signori Asquith e Edward Grey contro il Cancelliere germanico. Noi costatiamo dunque e semplicemente che se sir Edward Grey nega di non aver pronunciato le parole che sopra, la memoria l'ha lasciato in asso come avvenne colla sua risposta nella questione del deputato King nella primavera del 1914 riguardo ai pourparlers anglo-russi in vista d'una convenzione navale; come avvenne nella sua affermazione che la Germania pretese dall'Inghilterra nel 1912 la promessa d'una neutralità assuluta; e come avenne, infine, nella sua incongruenza riguardo al rapporto del Principe Lichnowsky e le sue dichiarazioni nel giorno in cui scoppiò la guerra attuale.
La riposta del Foreign Office non è, del resto, che una conferma dell'attitudine adottata in altre occasioni da sir Edward Grey. Le doglianze sollevate nuovamente da lui contro il militarismo prussiano nella sua intervista col redattore del "Chic ago Daily News", hanno dato al Cancelliere germanico l'occasione di provare, con alla mano la storia degli ultimi 20 anni, che non alla Germania va il rimprovero di militarismo, ma all'Inghilterra, e che questa politica militaristica è appunto l'opera di sir Edward Grey e dei suoi spalleggiatori passati e presenti. Questo vien provato ad abundantiam già dal contegno da lui tenuto alla conferenza di Algesiras e nell'incidente di Agadir. Colla politica intesista diretta contro la Germania a partire del giorno in cui, or son 10 anni, egli prese in mano la direzione della politica estera inglese, evocò a poco a poco gli spiriti di guerra che nell'estate del 1914 non potè più scongiurare. È per questo che sir Edward Grey resterà nella storia quale uno dei principali colpevoli della guerra mondiale attuale, né tutte le sue mentite proteste d'amore per la pace, né le sue pretese buone intenzioni, né quant'altri sforzi potesse ancor fare, varranno a liberarlo da queste colpa immensa ad atroce.