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Sullo stato degli studi biblici in Germania
Durante lo scorso anno ebbi occasione di incontrare il Revmo
P. Leopoldo Fonck S. J., Presidente del Pontificio Istituto Biblico di Roma, il
quale mi manifestò le più vive preoccupazioni per lo stato degli studi biblici in Germania
dal punto di vista della dottrina cattolica. Secondo quanto egli mi affermò, le teorie
larghe e liberali sull'ispirazione proposte dal P. Lagrange e dal P. von
Hummelauer sono ivi quasi universalmente accolte e diffuse
così nella scuola nell'insegnamento come nelle varie pubblicazioni, e mentre nessun conto si tiene delle decisioni della
S. Sede ed in particolare della Pontificia Commissione per gli Studi biblici. Data la
gravità della situazione descrittami dal sullodato Padre, lo pregai ad di [ein
Wort unlesbar] redigere sull'argomentoe ad di inviarmi poi una relazione sull'argomento; ed
intanto io stesso dal canto mio mi sono studiato,(in quanto me lo han potuto
per-117v
mettere lo straordinario lavoro e le incessanticontinue difficoltà derivanti dalle turbolentissime
circostanze attuali), di
assumere informazioni a riguardo.in proposito. Ora, avendomi il P. Fonck fatto avere la
summenzionata relazione, credo mio dovere di non tardare a trasmetterla
all'E. V. R., affinché cotesta Pontificia Commissione
possa
eventualmenteprendere quei provvedimenti, che giudicasse del caso,esponendoed al tempo stesso mi permetto di
esporre
qui appressoqui appresso rispettosamente qui
appresso alcune osservazioni nel proposito,al riguardo,valendomi sia dellesuggeritemi sia dalle notizie raccolte come dall'esame
diretto da me fatto delle principali opere in questione.
La relazione del P. Fonck rappresenta lo stato degli studi biblici in Germania con
colori forse troppo foschi; tuttavia non vi è dubbio che,
sfrotolte le innegabilisfrondata dalle alcune esagerazioni e ridotta alle
sue vere proporzioni, essa denunzia una reale e deplorevole condizione di cose, a cui sembra
necessario portare rimedio.
I. I fatt i.Le origini. – Il P. Fonck afferma che le moderne
teorie sull'ispirazione comin-118r
ciarono a propagarsi in
Francia e che egualmente in Francia principiò ebbe inizio la opposizione contro
l'Enciclica Providentissimus. Ora è giusto riconoscere che
gli quegliquesti esegeti francesi desunsero le loro dottrine non dagli
esegetiscrittori tedeschi cattolici, ma dai protestanti
razionalisti, contro i quali i primi comb lottarono con successo per lungo
tempo. Soltanto "dopo d circa due decenni, ed in parte anche più, dacché in Francia
ed in altre regioni si navigava a piene vele spiegate nell'alto mare della critica biblica" (1), e non si
mancava anzi di deridere "des exégètes stationnaires de la nuance de catholiques allemands
(Bardenhever, Hoberg, etc.) qui n'admettent pas qu'il y ait une =question biblique=" (2), si
principiò anche in Germania a d sostenere dai cattolici
le nuove idee, prima dall'Holzhey (3), e poi soprattutto dal P. von Hummelauer, il
quale, del resto, nella prefazione al suo 118v
ben noto
opuscolo "Exegetisches zur Inspirationsfrage. Mit besonderer Rücksicht auf das Alte
Testament (Biblische Studien IX, 4, Freiburg im i. B. 1904)", dice
espressamente: "Tali questioni vennero sono state dibattute massimamente in Francia e
dagli scrittori francesi l'Autore ha raccolto molto utile materiale utile". Il male
quindi pur troppo non esiste soltanto in Germania né si può affermare che fra gli
scritt asserire, che, fra i dottiin quanto concerne i cattolici, che abbia avuto qui le sue origini.
II. Attualeestensionediffusionedelle nuove teorie in Germania. – Nella sua più volte citata relazione afferma
asserisce il P. Fonck che "in generale quasi tutti i professori delle facoltà
teologiche seguono le teorie larghe e liberali sull'ispirazione proposte dal
P. Lagrange e dal P. von Hummelauer. Uomini eruditi nella teologia e negli studi
orientali, … che sono ancora veramente conservatori e difensori della dottrina
dell'Enciclica di Leone XIII, sono una vera eccezione" (1).
Secondo informa-119r
zioni, che debboho fondato motivo di ritenere degne di fede, una tale
affermazione sarebbe esagerata, giacché potrebbero ben
citarsi una dozzina di esegeti cattolici, le cui pubblicazioni non offrono alcun fondamento
per quel rimprovero o che sostengono direttamente il contrario. Egualmente non puòsarebbe forse giusto il dirsie che le riviste ivi citate hanno
abbiano quasiper programma la difesa delledifendano per partito preso le nuove dottrine; esse lasciano
per sé la parola ad ambedue le tendenze;, ma è vero pur troppo che la
tendenza moderna vi appariscefigura assai più spesso
dell'antica. Vi sono poi, d'altra parte, senza dubbio in
Germania altre riviste teologiche, per quanto io sappia, irreprensibili e di tendenze abbastanza conservatrici,
quali; comead esempio, (sebbene non si
trattai, nella , per la maggior parte, di riviste
strettamente scientifiche) il Katholik, il Pa s tor
Bonus (Treviri), le Stimmen der Zeit (prima Stimmen aus Maria Laach),
la Theologisch-praktische Monatsschrift (Passau), come pure la
Theologisch-praktische Quartal-119v
schrift di
Linz e la Zeitschrift für katholische Theologie di Innsbruck, nelle quali due due ultime,
quantunque, sebbene venganosi pubblicatechino in Austria, collaborano anche scrittori tedeschi. Nei Seminari è molto sono in uso spesso in usoè spesso adoperato come libro
io di testo la Introduzione del
Kaulen (rimaneggiata dal Hoberg) ed in parte altresì il Compendium del Cornely.; opere conosciute per
l'ortodossia della loro dottrina.
Non è neppure completa del tutto esatto l'asseverare che "quanto all'effetto
dell'ispirazione,(dagli autori moderni della Germania)si nega semplicemente l'inerranza per l'elemento secondario profano, restrigendo la
verità divina alle sole cose religiose." Così, ad esempio, infatti si esprime, ad
esempio, il Peters, che è senza indubbiamente uno dei principali
rappresentanti delle nuove tendenze: "I seguaci della scuola progressista si pongono innanzi
tutto per principioin massima con ambedue i piedi sul terreno della dottrina
cattolica. Essi hHanno quindi
la convinzione che i Libri sacri hannola Sacra Scrittura ha il contrassegno della ispirazione e
che tutti i libri del Canone della Chiesa cattolica, i protocanonici come i deuterocanonici,
con 120r
tutte le loro parti sono ispirati nel senso dei
Concili Tridentino e Vaticano. Essi respingono, non meno degli esegeti strettamente
conservatori, l'opinione che soltanto le verità religiose della Bibbia siano state scritte
sotto l'influsso dello Spirito Santo, e non già le parti gli elementi profani ivi
contenuti, … l'ispirazione è totale ed universale … Ma coll'ispirazione è data l'inerranza.
Ciò è richiesto senza dubbio dalla tradizione cristiana ed è stato energicamente inculcato
da Leone XIII nell'Enciclica Providentissimus Deus. Anche questa inerr
inerranza della Bibbia è quindi affermata dalla esegesi conservatrice progressista
non meno che dalla conservatrice." (1) Pur troppo, però, sebbene essi teoricamente (2)
ammettano tale inerranza, allorché discendono vengono a determinarne più precisamente
il concetto, ne distruggono praticamente l'efficacia colle note distinzioni fra lea
verità assoluta e relativa, fra l'elemento 120v
primario e
secondario, fra ciò che la Sacra Scrittura "afferma" ed
"insegna" e ciò che essa soltanto "contiene", ecc. ecc. (1).
Egualmente sarebbe ingiusto l'estendere a tutti gli esegeti non conservatori della
Germania la deplorevole espressione del professore di Monaco, cui si riferisce il
P. Fonck, che cioè l'Enciclica "Providentissimus
Deus" [sic] debba essere considerata come "opinione privata" di Leone XIII (2) ed i decreti della Commissione Biblica come "decisioni
puramente storiche". È d'uopo, tuttavia, d'altra parte, riconoscere che daidai menzionati esegeti si
non si tiene i decreti anzidetti non si tengono troppo spesso
nel debito contofa troppo spesso intorno ai decreti anzidetti il silenzio,
ovvero se ne abusa nella pratica applicazione. Così, a mo' di esempio, mentre questii decreti stessi permettono soltantounicamente in via d'eccezione e colla condizione di una
solida e sicura prova ("excepto casu in quo, salvis sensu ac iudicio Ecclesiae, solidis
argumentis probetur", "excepto casu, non facile nec temere admittendo, in quo, Ecclesiae
sensu non refragante eiusque salvo iudicio, solidis argumentis probetur") di ricorrere nella
interpreta-121r
zione della Sacra Scrittura alle "citazioni
implicite" od alle "narrazioni soltanto apparentemente soltanto storiche", molti fra
gli esegeti moderni non tengono quasi in nessun conto le sapienti limitazioni della suprema
Autorità ecclesiastica. Questa sfrenata libertà presenta gravissimi pericoli. Si dimentica
troppo facilmente che per la Sacra Scrittura valgono non solo le leggi dell'interpretazione
profana filologica, ma soprattutto i principi teologici, e si prende così l'abitudine di
parlare dei lLibri Santi nel
modo leggero e superficiale, che usano gli scrittori protestanti razionalisti, la cui
il cui modo di esprimersi, irriverente e scandaloso, adoperano sovente gli esegeti
progressisti. È questo un difetto fondamentale del commentodegli scritti del Prof. Šanda,
ai Libri dei Re, <contro il i quali ha giustamente min unanella speciale relazione annessa il P. Fonck muove> di cui tratta in particolare il P.
Fonck giustamente muove vivaci severe critiche, essendo esso viva fra le più avanza
giustamente severe critiche. – [Ein wort unlesbar] Verso simili opere le Curie vescovili dovrebbero mostrare un
maggior rigore nella concessione dell'Imprimatur.; una opportuna istruzione confidenziale della S. Sede al riguardo
potrebbe arrecare eventualmente non lievie vantaggio.
Alla fine di questo punto del presente rispettoso Rapporto mi sia permesso di
esporre anche la seguente osservazione.: aA cChi consi
guardi esaminia la produzione letteraria biblica
dei di questi ultimi tempi, trova che quella relativa all'Antico Testamento è
molto notevolmente minore di quella concernente il Nuovo. Così, ad
esempio, all'infuori delle Introduzioni a tutta la Sacra Scrittura del Kaulen-Hoberg e
del Cornely-Hagen e delle Introduzioni generali del Fell e del Mader, si è avuta
si è apparsa avutaè apparsa in questi ultimi anni una sola
Introduzione speciale all'Antico Testamento, ossia quella dell'Holzhey, condannata
dall' dalla S. C. dell'Indice, mentre che invece sono state si è
avuta circa una mezza dozzina di Introduzioni speciali al Nuovo Testamento, alcune anche
in più edizioni. Vi è chi attribuisce tal fatto a un certo pessimismo fra gli studiosi
cattolici dell'Antico Testamento e teme, forse non a torto, che il fuoco covi sotto la
cenere e possa poi un giorno scoppiare in un incendio.
121v
III. Le cause.
1) Tra le cause interne di
questadella ben triste condizione degli studi biblici in Germania
ben acon piena ragione il P. Fonck pone in primo luogo la
mancanza di una solida formazione filosofica e teologica. È questa, infatti, almeno per
molti dei moderni esegeti, il principale motivo dei loro errori. Una sana e soda cultura
teologica, la quale mostrasse loro l
earendesse ad essi la manifesta la
conseguenz portata di molte false ed inammissibili asserzioni, li preserverebbe senza
dubbio dall'accettarle.
Questa manca Tale mancanza è pur troppo una
conseguenza del metodo della formazione filosofica e teologica in Germania, la quale
trascura pur troppo la parte speculativa e scolastica di quelle discipline. Assai
sapientemente perciò la S. Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi
(Dispaccio N. 31/18 del 22 Maggio 1918), pur
concedendo un breve lassobiennio di tempo, affinché i Vescovi della Germania potesserossano superare le molte
e varie difficoltà innegabilmente inerenti all'applicazione del Can. 1365 del nuovo Codice di diritto 122r
canonico circa
il'obbligo
delilbienniocorso biennale di filosofia, scolastica,
per
diagli studi filosofici, neneha però volutovolle però inculcato e confermato l'obbligo anche per questa Nazione. Da parte mia, non solo mi feci un
dovere di comunicare a suo tempo senza indugio agli interessati questala suddetta decisione della S. Sede, accompagnandola
con opportune riflessioni ed esortazioni, ma non ho lasciato sfuggire occasione per intrattenermi cogli ordinari, coi quali insistere,
prudentemente ma fermamente, nel senso medesimo. Dio faccia che i nuovi tempi, pur in mezzo
a tanticosì gravisconvotravolgimenti ed a tanti mali, apportinoliberinotuttavia
alla la Chiesauna maggior libertà dalle antiche oppressive ingerenze dello
Stato e rendano quindi più men difficile una salutare riforma delnell'ordinamento degli studi ecclesiastici in
Germania!
2) Dipendenza degli esegeti progressisti dagli Autori protestanti.
a) Il
P. Fonck nota nella sua rela-122v
zione che "quasi tutti i
candidati deall'insegnamento in questi studi fanno una gran parte dei loro studi
preparatori nelle scuole e nei seminari universitari dei professori razionalisti". È senza
dubbio vero che la maggior parte degli esegeti cattolici durante il tempo della loro
prepazione [sic] all'insegnamento nell'Università seguono frequentano le lezionile lezioni anche di professori non cattolici. Si tratta però
non di corsi teologici, ma delle discipline ausiliari storiche, letterarie e filologiche, la
cui conoscenza, indispensabile per i futuri esegeti candidati suddetti, e
raccomandata anche da Leone XIII nella Lettera Apostolica "Vigilantiae" del 30 Ottobre
1902: "mMultaeum operae in excolenda
philologia doctrinisque finitimis earumque persequendis progressionibus collocent". In molti
casi gli studenti cattolici non hanno altro modo se non di seguire i corsi di professori non
cattolici, giacché pur troppo nelle Università della Germania sono assai pochi i laici
cattolici che insegnano tali materie, mentre i più dotti specialisti nelle medesime sono di
regola 123r
protestanti. Non vi è in Germania nessun Istituto,
ove si insegni da professori cattolici per studenti di fil teologia e di esegesi, ad
esempio, la storia dei Babilonesi e degli Assirii, degli Egiziani, dei Persiani,
dell'Ellenismo, la storia della religione, della cultura,civiltà, della letteratura di questi popoli, ecc. In tal
modo spesso ai Vescovi non resta altro se non diche di dare, sebbene a malincuore, il loro consenso perché i
candidati all'insegnamento delle materie bibliche ascoltino le lezioni di dotti non
cattolici; il che, del resto, è sovente già perciò stesso
necessario, che essi soltanto in questa guisa possono conseguire i gradi accademici
richiesti per l'abilitazione. Affine, tuttavia, di diminuire i
pericoli derivanti da una
talesimile condizione di cose, non potrà mai abbastanza raccomandarsi ai
VescoviSono però evidenti i pericoli derivanti da una simile condizione di
cose, pericoli che in non pochi vengono altresì accresciuti dalla già
accennata menzionata insufficienza della mancanza di una
sufficiente istruzione filosofica e dogmatica, dal vano desiderio di figurare e
di acquistar fama di scienziati moderni, dalla mancanza di soda pietà sacerdotale. Non
potrà quindi mai abbastanza raccomandarsi ai Vescovi, onde diminuire almeno tali
pericoli, di procedere colla massima cautela e circospezione nella scelta di
coloro, a cui permettono quegli 123v
studi, di esigereesigere che i medesimi [premettano] abbiano in
precedentiza una seria e sana formazione filosofica e teologica e di chieder loro
conto circa la frequenza alle lezioni suddette e l'insegnamento che vi si impartisce. –
Occorre infine ricordare che, secondo i presenti ordinamenti, i Vescovi anche per ciò che
riguarda i professori di
le materieteologia
chei professori
di tali teologia non sono del tutto liberi nella scelta e nella
rimozione dei professoridi essi, giacché a norma dei Concordati e dei regolamenti lo
Stato pure haesercita una notevole influenza nel conferimento delle
cattedre teologiche. È da augurarsi che anche in questo punto così importante gleinuove tendenzeattuali rivolgimenti politico-sociali importate dallavalganoconducano almeno a far ri conquistare alla Chiesa
quella maggior libertà, mercé la quale può soltanto sperarsiche le permetta di apportare efficace rimedio ai lamentati inconvenienti.
b) Circa lL'uso delle opere di
Autori non cattolici, sembra che esso in una certa misura[in] non può, entro certi limiti,non possa essere
omessoevitatoessere escl omesso dagli esegeti cattolici, i qualiche debbono conoscere gli errori,
124r
gli argomenti ed i metodi degli avversari affine di
combatterli combattere le loro perniciose dottrine. Inoltre, come già si è detto, in Germania le discipline ausiliarie (filologia, archeologia, storia, storia della letteratura)
sono il più spessovengono coltivate più specialmente da dotti non
cattolici, i quali sono quindiquindi in esse il più delle volte le prime autorità; le c
le cui pubblicazioni non è quindi per conseguenza
possibile evitare di consultarne le pubblicazioni. Se, tuttavia, un tale uso non importa per
sé la dipendenza degli esegeti cattolici dagli Autori protestanti, non si può, è ciò
nondimeno, innegabile che per parecchi,di essi, non solidamente formati nella scienza teologica, esso costituisce un pericolo; è d'uopo anzi riconoscere che
non pochi di fatto si lasciano troppo influenzare dai metodi della esegesi protestante. Da
ciò deriva che in vari commenti moderni la parte teologica è eccessivamente trascurata,
mentre si dà invece importanza essenziale, come nelle opere dei
124v
protestanti, alle questioni filologiche, archeologiche,
critiche e storiche. Una tale osservazione vale pur troppo per i volumi finora pubblicati
usciti apparsi dell'"Exegetisches Handbuch
zum Alten Testament" pubblicato dal Prof. J. Nikel.di Breslauvia, nei quali, aA differenza, infatti, dei
commenti dei sec. XVI e XVII ed anche di recenti commenti cattolici, il lato dogmatico
è in essi assai negletto., e vi è
vi èquindi il pericolo che
da temere cheil clero cattolico della Germania non ricaverà
ne potrà ricavarela necessaria istruzione teologica. Siccome, tuttaviaperò, l'opera è ancora al principio, stimoè da ritenere che una seria
e paterna ammonizione del Vesuoproprio Vescovo al suddetto Professore varrebbe siasia ad evitare per
l'avveniresia il deplorato difetto ed a far sì che
nei nuovi volumi, accanto all'apparato scientifico critico e filologico, si seguano più
da vicino le orme dei grandi esegeti cattolici del passato,come pure
sia come pure soprattutto in particolar modo
ad impedire che esso accolga nuovamente lavori, comesimili a quelli del Prof. Šanda.
IV. – Oltre ai
rimedi già accennati ed a quegli altri, il cui che la il
supremoa giudizio autorità della S. Sede potràgiudicasse eventualmente decretare,del caso, sembra che sarebbe
opportuno di procurare che per mezzo di apposite
pubblicazioni d'indole privataglii moderni esegeti cattolici venissero meglio illuminati suglill'argomentio in discorso. 125r
Credono, infatti, molti
di essi che le difficoltà storiche, critico-filologiche e di scienza naturale non possano
essere consufficientemente risolte, se si ammetta
ritenga l'antico e tradizionale concetto dell'inerranza anche nelle cose non
religiose.si estend
ea
l'
inerranza assoluta
la pienainerranza dei Libri sacri anche alle cose non religiose,
ed ed e tengono quindi
in ciò
presente
intendono quindi
quindi
l'inerranzaed affermano quindi intorno ad essa più ciò
stessa piuttosto secondo quelloche, assolutamente parlando, avrebbe potuto essere il disegno di Dio
nell'ispirare i Libri Sacri, che [ciò tra]
secondo
quanto quanto c'insegnala dottrina costante ed universale della Chiesa c'insegna su questo
disegno nell'ordine presente. Converrebbe quindiperciò che un buon teologo,(o, meglio ancora, più d'uno e di diversa nazionalità),
conoscitore altresì degli studi esegetici recenti, fosse incaricato di scrivere un'opera,
nella quale a) si stabilisse
scasse il punto essenziale della controversia e delle
difficoltà, che hanno non pochi dotti cattolici nell'accettare e spiegare i decreti della
Commissione Pontificia, b) si esponessero
ganoessero, non in forma polemica, ma nellain maniera poil più possibile oggettiva e pacifica, i principi teologici,
dai quali deriva la perfettail genuino concetto della inerranza degli
125v
Scrittori sacri anche nelle cose non religiose, secondo la
dottrina costante ed universale della Chiesa, cc)si mostriasse come, anche posto tale concetto, si possanoono convenientemente sciogliere tutte le
difficoltà apparenti. – Anche la esposizione e la
discussione delle opinioni contrarie dovrebbe essere fatta in modo sereno, cercando
unicamente di far valere la verità nella maniera più convincente. – In Germania sembra che
sarebbe adatto per tale difficile incarico il P. Pesch S. J., buon teologo, come
lo prova la sua grande opera dogmatica, e ben istruito nelle questioni speculative
sull'ispirazione, come lo attesta il suo volume "De inspiratione Sacrae Scripturae",
scrittore chiaro e pacifico.
Sarebbe inoltre [anche] assai utile che si
stampasse e si diffondesse in Germania un'es una raccolta completa di tutti i decreti
della Commissione Pontificia deg per gli Studi biblici., simile a quella già pubblicata in Roma dal P. Fonck
nel 1915.
*
*
*
126r
Per l'Emo van Rossum Ho infine l'onore di significare
all'E. V. che, interessando l'argomento del presente Rapport ossequioso
Rapporto, per ciò che concerne soprattutto l'insegnamento,
anche la S. Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi, mi son creduto
in dovere d'inviarne copia all'Emo Sig. Cardinale Prefetto della sullodata
S. Congregazione.
Per l'Emo Bisleti Ho infine
l'onore di significare all'E. V. che del il presente ossequioso Rapporto è stato
da me inviato anche, come di dovere, all'Emo Sig. Cardinale Presidente della
Commissione Pontificia per gli Studi biblici.
Dopo di ciò, chinato
118r
(1) Fonck, Der Kampf um die Wahrheit der
hl. Schrift seit 25 Jahren, 1905, pag. 108.
(2) Bulletin de littérature
ecclésiastique, 1903, 66.
(3) Holz h ey, Schöpfung, Bibel und
Inspiration, 1902.
118v
(1)
Il P. Fonck È da notare che il Becker di Magonza, citato dal P. Fonck
fra i rarissimi conservatori, è professore non di esegesi, ma di dogmatica.
Professore di esegesi dell'Antico Testamento era, fino a poco tempo fa, il Decano del
Capitolo Selbst ed ora il Prof. Kalt (ambedue, a quanto mi si assicura, di tendenze
conservatrici). Anche il Professore di esegesi del Nuovo Testamento, Dr. Schäfer,
ha riputazione di sana e sicura
dottrina.
120r
<(1) Peters, Die
Wahrheit der hl. Schrift nach der Anschauung der neueren katholischen Exegese (in
Hochland, IV. Jahrg. 2. Bd. pag. 281). – Cfr. anche
Pesch, De inspiratione Sacrae Scripturae, 1906, pag.
N. 480: "Non defuerunt inter Catholicos quoque, qui in rebus profanis errores in
Scriptura admitterent. Ecclesiastica vero auctoritas huic opinioni non solum nullum
umquam favorem praestitit, sed v. g. libros doctorum Bartolo, Lenormant, Loisy in
Indice notavit, sententiam vero a doctore d'Hulst explicatam ut falsam reiecit. Unde
inter Catholicos convenit fere Scripturae dicta omnia esse vera, sed sat
ac ris adhuc disputatio viget, quomodo singulorum dictorum veritas sit intelligenda et
tenenda".
(2) Fonck, op. cit., pag.
136.
(2) Fonck, op. cit., pag. 136.
120v
(1) Cfr. anche Sawicki, Die Wahrheit des
Christentums, Paderborn 1913, pag. 248 e seg.
(2)
Così, Cfr., ad esempio, lo stesso il Peters,
il quale (l. c., pag. 279) nega soltanto che l'Enciclica in discorso
sia una "definizione ex cathedra nel senso stretto del dogma dell'infallibilità
definito dal Concilio Vaticano".
126r, "Per l'Emo van Rossum" und
"Per l'Emo Bisleti" hds. von Pacelli hinzugefügt und von unbekannter Hand in blauer
Farbe in runden Klammern erschlossen.
Recommended quotation
Pacelli, Eugenio to Rossum, Willem Marinus van from 25 March 1919, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', document no. 5253, URL: www.pacelli-edition.de/en/Document/5253. Last access: 03-04-2025.