Document no. 8619
[Erzberger, Matthias]
: La discussione pubblica sulla politica estera nel Reichstag e il contegno dei partiti
davanti alla politica pacifista, 12 October 1917
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qualsiasi
incentivo alla propaganda pangermanista che si valeva dell'espressione per fomentare
malumori e discordie. In questo senso è stata interpretata la dichiarazione del Cancelliere
anche dagli oratori dei vari partiti. Il deputato del Centro, Trimborn, si affrettò a
constatare che il Cancelliere si era messo in modo chiaro e netto sul terreno della
"risoluzione" del Reichstag. Anche i discorsi degli oratori che lo seguirono, del socialista
David e del democratico progressista Naumann, si aggirarono attorno al pensiero della pace
d'accomodamento, nonché al concetto esser la guerra tedesca niente altro che una guerra di
pura difesa. Specialmente l'onorevole Naumann diede rilievo alla circostanza che la Germania
non procede ad una guerra di conquiste, ricordando che questo pensiero origina dallo stesso
Imperatore tedesco e che significherebbe offendere l'alto e sacro pensiero se si
accarezzassero piani di conquista come certi fantastici li hanno messi in circolazione nel
mondo. Ricorda all'oratore conservatore che concepisce la pace come un affare, che quando i
popoli, dopo la guerra dei trent'anni – nella quale la Germania si ritrovò alle stesse
vicende, se anche suddivise in quel lungo spazio di anni, alle quali si ritrova oggi – si
decisero a concludere la pace, questo non avvenne in via affaristica, ma la pace uscì fuori
da saldi princìpi. L'atmosfera di pace deve anzitutto crearsi sul mondo; e solo quando
quest'atmosfera più pura solleverà i petti degli uomini nel vecchio e nel nuovo emisfero, si
verrà anche in questa guerra, come dopo la guerra dei trent'anni ad Osnabrück e Münster, ad
una 89r
Pax christiana e Restitutio; ad una pace in base all'accomodamento e ad una
rintegrazione [sic] dei confini delle varie nazioni. Su questa base generale dovranno
costruirsi poi i cambiamenti da prendersi in considerazione uno per uno, separatamente.
Naumann disse infine che, contrariamente all'affermazione dei pangermanisti aver la
"risoluzione" di pace del Reichstag prolungato la guerra, essendo stata interpretata dai
nemici come una debolezza della Germania, essa "risoluzione" ha favorito la causa della
pace, avendo determinato le deliberazioni degli operai inglesi e la lotta dei socialisti
italiani pro-pace. Ricorda le parole di Bethmann Hollweg quando disse che i Tedeschi debbono
marciare alla testa di tutto il mondo nella manifestazione dei loro intendimenti pacifisti.
Il Reichstag seguì nella sua grande maggioranza il cancelliere di allora, mentre la
minoranza credette opportuno rifiutarsi. Naumann termina dicendo: "Voler, però, fare di
questo rifiuto della minoranza, un rifiuto della maggioranza, è un'ingiustizia alla quale ci
ribelliamo." Il suo discorso fu coronato da vivi e lunghi applausi da parte della
maggioranza del Reichstag. La discussione vera e propria della politica estera fu iniziata con un discorso del deputato del Centro Fehrenbach. Egli disse che la maggioranza del Reichstag riconosce oggi come allora di avere colla "risoluzione" del 19 luglio compiuto un buon gesto; e illustra la "risoluzione" stessa dicendo rigettar essa non solo gli ampliamenti di territorio ottenuti colla forza e le viola-
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zioni politiche economiche e finanziarie, ma anche
tutti quei piani che mirano alla serrata economica e all'inimicizia dei popoli dopo la
guerra. Esige, però, in compenso e positivamente la libertà e l'indipendenza della Germania
e l'intangibilità del suo territorio, unitamente alla libertà dei mari, alla pace economica
e alla riorganizzazione internazionale del diritto. L'on. Fehrenbach passò quindi a
parlare dell'appello del Papa che disse essere un'eco della manifestazione di pace del
Reichstag. Il Papa – proseguì – ha rivolto un avvertimento di pace al mondo in lotta, e l'ha
fatto con un linguaggio commuovente, colla piena serietà e l'altissima dignità del suo
ministero sacerdotale, col dolore amarissimo che un principe della pace prova per tutte le
miserie rovesciate su l'umanità da lotte così cruente ed orribili, ma anche colla sapienza e
la giustizia di un uomo, il quale, mantenendosi sull'alta torre dell'imparzialità e della
spassionatezza, vede le cruente complicazioni dei tempi e può trovar i mezzi per guarirle e
ordinarle. Un applauso nutritissimo coronò le parole di Fehrenbach quando asserì che tutto
il mondo doveva al Santo Padre la più grande riconoscenza. La più perfetta imparzialità del
Papa innanzi alle nazioni belligeranti vien confermata, meglio di tutto, dal fatto che tanto
da parte dell'Intesa quanto da parte delle Potenze Centrali si sono sollevate singole voci
rimproveranti al Pontefice prevenzioni contro la propria parte. Riconoscere l'imparzialità
del Papa – proseguì Fehrenbach – non impedisce che in Germania si constati rispettosamente,
che, in quanto all'Alsazia-Lorena, non esistono questioni 90r
territoriali controverse fra la Germania e la Francia, perché l'Alsazia-Lorena è un paese
prettamente tedesco, con una popolazione di pura stirpe, lingua e costumi germanici, paese
strappato all'Impero tedesco; di modo che, la Germania, non fece altro, nel 1871, che
rimediare ad un'ingiustizia fattale in altri tempi. Fehrenbach chiamò le risposte dei
Governi tedesco ed austro-ungarico all'appello pontificio "manifestazioni nobilissime
ispirate al più onesto desiderio di pace." Proseguì osservando esser fuor di dubbio che il
Governo tedesco pensa ad una pace onorevole anche per l'Intesa. Constatò che il Governo
tedesco non aveva sollevato nessuna protesta per la proposta pontificia riguardante il
completo sgombro del Belgio e la rintegrazione [sic] di questo paese. Di speciale interesse
sono le dichiarazioni seguenti dell'on. Fehrenbach, imperocché riproducono il concetto
del partito del Centro sulla questione belga: "Noi esigiamo una nuova neutralità belga meglio assicurata di quel che non fosse per il passato; che offra le garanzie non venir questo paese adoperato da qualche Potenza come ariete contro i suoi nemici. La indipendenza nazionale del Belgio è una imperiosa necessità per la Germania. Noi chiediamo che il Belgio non cada più nella dipendenza militare delle Potenze dell'Intesa; e, aggiungiamo, tanto meno alle dipendenze della Germania. (Applausi e proteste.) Naturalmente, premessa indiscutibile per lo sgombro del Belgio e dei territori conquistati nella Francia
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del nord dopo la conclusione della pace, è che avvenga
lo sgombro di tutti i territori delle Potenze Centrali occupati ancora dai nemici, sia in
Europa, sia in Asia, sia in Africa o in qualsiasi altra parte del mondo. Noi esigiamo
specialmente la restituzione delle colonie tedesche. Un'altra premessa è che sia esclusa una
volta per sempre l'egemonia di un solo Stato sul mare. (Giustissimo!)" Nel discorso del conte Czernin – continuò l'on. Fehrenbach – si scorge la logica e coerente prosecuzione dei pensieri del Papa; quei pensieri che aprono una prospettiva tutta nuova. È vero che è enormemente difficile ottenere l'intento del disarmo; tuttavia ci si può bene aspettare dalle esperienze fatte colla guerra mondiale che sia ben giunto il tempo di abbandonare le considerazioni filosofiche e passare ai fatti. L'alto pensiero del diritto deve ottenere una buona volta la vittoria; il santo insegnamento del cristianesimo non deve essere cancellato dal catechismo dei costumi e rapporti dei popoli. – Seguito dalle approvazioni di tutto il Reichstag, l'on. Fehrenbach disse che, ormai, sta all'Intesa decidere sulla prosecuzione della guerra e che il Reichstag tedesco non potrà più procedere a nuove manifestazioni di pace dopo avere fatto l'umanamente possibile per giungere ad una conclusione onorevole per tutti.
Nel susseguente discorso del segretario di Stato agli affari esteri, dottore von Kühlmann, si apprese anzitutto che gli sforzi della Germania per addivenire
91r
cogli uomini di Stato avversari ad uno scambio
di pensieri sulle possibilità per mettere fine alla guerra, non avevano fatto un solo passo
dal giorno della risposta tedesca all'Appello pontificio; e che non è certo favorevole la
prospettiva che gli Stati dell'Intesa abbiano a seguire la generosa iniziativa del Pontefice
colla loro risposta ancora di là da venire. Ciò corrisponde abbastanza esattamente alle
parole colle quali il conte Czernin caratterizzò ultimamente la situazione, dichiarando non
essere troppo ottimistiche le sue aspettazioni riguardo alla volontà di pace dei nemici. Il
signor dottor von Kühlmann lo disse apertamente qual è la causa di questo stato di cose
fatalissimo per l'avvenire d'Europa e per l'umanità civile. Non è la questione belga che
sbarra la porta della pace, ma il pensiero francese di rivincita e la pretesa di voler
ristrappare alla Germania l'Alsazia-Lorena. Von Kühlmann corroborò il suo asserto
riferendosi al discorso tenuto a Leeds dall'ex-primo ministro inglese Asquith; nel qual
discorso si chiedeva non solo lo sgombro del Belgio, ma, soprattutto, la restituzione
dell'Alsazia-Lorena. Oltre a ciò il signor von Kühlmann basò il suo asserto su informazioni
avute, secondo le quali l'Inghilterra si sarebbe obbligata colla Francia di appoggiare
politicamente e militarmente la restituzione dell'Alsazia-Lorena finché la Francia stessa
insisterà su questa sua pretesa. Questa sua costatazione va d'accordo colle dichiarazioni
fatte alcune settimane fa da Bonar Law, Balfour e da altri ministri di Stato inglesi.
L'Alsazia-Lorena forma, dunque, una specie di gancio che tiene insieme l'alleanza fra la
Francia e l'Inghilterra. In certi momenti si ha 91v
quasi
l'impressione che il Governo britannico sia divenuto, fino a un certo grado, prigioniero di
una situazione creata colle sue stesse mani. Per l'Inghilterra e per il popolo britannico
esiste dunque la grave questione se debbono continuare la lotta fino all'annientamento per
adempire un sogno di vanità francese; per riottenere la conquista di un re francese
combattuto a suo tempo dall'Inghilterra. Infatti, il signor von Kühlmann l'ha rilevato colla
massima chiarezza: all'infuori della pretesa francese tendente alla conquista
dell'Alsazia-Lorena non vi è un assoluto impedimento per la pace "né questione che non possa
essere risolta con negoziati e tale da giustificare davanti ai popoli ed alla storia lo
spreco di tanto sangue e di tanti beni." Il senso di questa frase è chiarissimo. Essa
risponde, in certo qual modo, anche alla questione, sull'avvenire del Belgio reiteratamente
presentata dagli uomini di Stato inglesi e dalla loro stampa; e non si può certo ammettere
che in Inghilterra non si possa comprendere questa risposta. Stando così le cose si deve
considerare come premessa indispensabile che, se la Germania dichiara non esser la questione
belga di impedimento alla pace, – ciò che implicitamente significa voler essa ridare la
completa libertà al Belgio una pace di accomodamento, – anche da parte inglese si deve dir
chiaro e tondo che non intendono, colà, di appoggiare la Francia nei suoi desideri di
conquista dell'Alsazia-Lorena. Questo insistere che Inghilterra e Francia fanno
sull'Alsazia-Lorena, prova alla Germania che gli avversari non sono animati da spirito di
accomo-92r
damento, sperando tuttora di abbattere
militarmente ed economicamente la Germania e di forzarla ad accettare qualsiasi condizione.
Il discorso del segretario di Stato ha caratterizzato magnificamente i due punti di vista
della Germania e dell'Intesa, ponendoli l'uno di fronte all'altro. I fini di guerra della
Germania sono sobri, ossia il semplice quoziente dei fatti. La Germania non mira a conquiste
fantastiche, ma combatte, – sebbene i suoi eserciti siano molto addentro in terra nemica, –
per la intangibilità dell'Impero. Il segretario di Stato ha constatato ancora una volta che
i tratti fondamentali ed essenziali della politica tedesca furono fissati dai fattori
competenti dopo accurati consigli e non dipendono affatto da risultato di singole imprese
militari. Quello che l'Intesa ha dato, invece, come complesso dei suoi fini di guerra, altro
non è – dice von Kühlmann – che un programma massimo di conquiste completamente utopistico,
che non tiene conto dei fatti e che può essere effettuato solo dopo lo schiacciamento
completo della Germania e dei suoi alleati. Il segretario di Stato non prende sul serio un
tale programma, e si rifiuta di seguire i nemici su questa via. Quel che seriamente importa
sono, infatti, le due questioni messe, nel discorso, una in fronte all'altra;
l'Alsazia-Lorena e il Belgio; e, osservato ancor più attentamente, la sola Alsazia-Lorena.
In quanto a quest'ultima, il segretario di Stato non ha lasciato il benché menomo dubbio,
rinsaldato da un applauso scrosciante e lunghissimo di tutta quanta l'assemblea, che i
nemici potranno pensare a quelle due province solo quando la Germania sarà annientata.
"L'Alsazia-Lorena è lo scudo, 92v
è il simbolo dell'unità
tedesca", disse von Kühlmann; ed espresse con queste parole una grandissima verità. Le dichiarazioni del signor von Kühlmann riguardanti l'Alsazia-Lorena sono state approvate con energici battimani fino all'estrema sinistra di tutti i partiti del Reichstag. Il socialista Gardhauer disse, che sintanto la Francia insisterà nella restituzione dell'Alsazia-Lorena, le prospettive di pace saranno ben piccole e bisognerà combattere ancora, non potendosi permettere che la cessione dell'Alsazia-Lorena divenga terreno di discussioni. Il medesimo oratore aggiunse ancora che l'Appello pontificio della pace vien salutato caldamente dal partito socialista e che anche la risposta del Governo tedesco a quest'appello ha incontrato la sua approvazione. Che l'oratore si sia dichiarato per il disarmo dopo la guerra, corrisponde alle tendenze predicate dall'internazionale socialista anche prima della guerra, ma andate perdute durante il conflitto per i socialisti dell'Intesa.
Anche l'oratore del partito democratico-progressista, Haussmann, dichiarò che il suo partito approvava la risposta tedesca alla Nota del Papa e il discorso del conte Czernin; e disse segnare le due manifestazioni un passo importante nella via degli scopi ideali. Assicurò il segretario di Stato von Kühlmann che il Reichstag approva la sua politica, che la maggioranza del luglio l'appoggia egualmente, unita e compatta. L'oratore toccò, quindi, la questione delle colpevolezze allo scoppio dell'immane conflagrazione, e lo fece, come egli disse, non tanto in omaggio alla storia quanto perché è di speciale
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interesse, per fermare i fini di guerra, mettere prima in sodo quali popoli sono
responsabili dello scoppio delle ostilità. La colpa storica dell'Inghilterra – proseguì
Haussmann – consiste in questo: che l'Inghilterra tentò di impedire con tutte le sue forze
l'accordo tedesco-francese, mira costante dell'Imperatore Guglielmo; che aumenta in Francia
la certezza che l'Inghilterra avrebbe aiutato la Francia, e che fece riconoscere chiaramente
alla Russia di avere nell'Inghilterra una sostenitrice delle sue mire belliche. Gettando
fasci di luce sull'ambiente francese prima dello scoppio della guerra, l'on. Haussmann
ricordò che 15 giorni prima che la medesima scoppiasse, si diceva impunemente a Parigi
che nel primo giorno della mobilitazione Jaurès doveva essere ammazzato. Richiamò, inoltre,
sul fatto che la notizia della mobilitazione russa fu tenuta segreta ai Francesi per ben
24 ore; e la contromisura tedesca, ossia la dichiarazione dell'imminente pericolo di
guerra, presentata come la determinante della mobilitazione russa. Con questa spudorata
falsificazione dei fatti si eccitò lo spirito bellico nel popolo francese, mantenuto
tutt'oggi nel fatale errore. Jaurès fece ogni sforzo nei giorni che precedettero lo scoppio
delle ostilità per mantenere la pace. Egli domandò che la Francia protestasse a Pietroburgo;
caso contrario ritenersi questa sciolta da qualsiasi impegno. Haussmann disse esser Jaurès
il più grande patriota che la Francia abbia mai posseduto. Comunicò, infine, all'alto
consesso che Jaurès, 30 giorni prima di essere assassinato, gli aveva detto a quattr'occhi:
"La politica della Francia 93v
deve essere questa: sciogliere
la Francia dall'abbraccio della Russia e avvicinarla alla Germania." Per
l'on. Haussmann lo stato di cose in Russia è una prova che la sovranità del popolo nei
paesi democratici non è che frase vuota, quando i Governi non posseggono il senso della
responsabilità e nascondono la verità al popolo. Per la prosecuzione della guerra,
l'on. Haussmann, chiama anzitutto responsabile il presidente Wilson. Wilson era, in
questa guerra, il tutore predestinato del diritto internazionale, specialmente della libertà
dei mari. E che cosa ha fatto invece? Non ha mosso dito contro il blocco inglese della fame;
non ha mosso dito per salvaguardare i diritti dei popoli neutrali. A ragione
l'on. Haussmann fa notare che fu proprio il blocco inglese della fame che provocò la
guerra subacquea illimitata; e che il Governo tedesco, prima di dichiararla, scongiurò
reiteratamente Wilson perché procedesse contro le violazioni britanniche del diritto delle
genti; aggiungendo che se gli Stati Uniti avessero riportato un insuccesso la Germania si
sarebbe veduta costretta a trarne le conseguenze. Corrisponde ai fatti che – come dice
l'on. Haussmann – la stragrande maggioranza del popolo tedesco veda nella inasprita
guerra subacquea un terribile mezzo di difesa tedesca contro una terribile violazione
inglese del diritto delle genti. La Germania accettò la nota di Wilson, ma l'Inghilterra non
ne volte sapere. La colpa di Wilson consiste nel non aver saputo trarre immediatamente le
conseguenze da un tale stato di fatto. Egli avrebbe dovuto dichiarare di arrestare le
forniture per l'Inghilterra, finché questa non cessasse dalla sua violazione del diritto
internazionale. Ma Wilson non 94r
fece uso alcuno di questa sua
arma. – Il secondo principale colpevole per il prolungarsi della guerra,
l'on. Haussmann dice essere Lloyd George, che nel dicembre 1916, quando la
Germania offrì pubblicamente la pace, fece cadere il suo stesso Gabinetto perché sapeva
contenere uomini pronti a negoziare. Citando quel discorso di Lloyd George,
l'on. Haussmann, aggiunge: "Allora il signor Lloyd George tenne il suo famoso discorso pieno d'immagini tolte all'arte del pugilato. Il primo cittadino dell'Inghilterra parlò della guerra in modo così brutale, come non l'avrebbe fatto nessun onesto soldato inglese. Egli parlò come un lottatore negro che sputa addosso all'avversario, lo graffia e lo ricopre di improperi."
In Germania, continuò l'on. Haussmann, Bethmann Hollweg non voleva, né il Governo attuale vuol prolungare la guerra. Il contegno del Governo germanico, così come è espresso nella risposta al Pontefice, non ha trovato eco nei paesi dell'Intesa. Anche per Haussmann e per il suo partito è chiaro, che se Lloyd George dichiarò qual fine di guerra, nel suo ultimo discorso, la conquista dell'Alsazia-Lorena, ha annunciato così la lotta per la vita e la morte. La Germania accetta il guanto di sfida. L'oratore espresse, quindi, la sua soddisfazione che il Segretario di Stato von Kühlmann abbia fatto conoscere nel suo discorso che il Belgio non è un impedimento per una pace d'intesa. Comunque, egli avrebbe desiderato che il signor Kühlmann avesse pronunciato ciò in modo formale.
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Astrazione fatta da questa diversità nel
concetto della tattica, l'on. Haussmann approvò, ancor una volta, in nome del suo
partito, la politica estera del Segretario di Stato. Ai fautori della politica della forza
egli oppose il riconoscimento della pace basata sull'accordo reciproco. – Quello che l'oratore dei liberali nazionali, on. Stresemann, disse, è oltremodo notevole, perché in molti punti del suo atteggiamento dinanzi alla politica pacifista del Governo si scorge un avvicinamento ai partiti della maggioranza e un allontanamento, quindi, da quello dei conservatori e pangermanisti. Stresemann si partì dalle parole di Hindenburg che mai la situazione militare della Germania è stata così favorevole come lo è attualmente; e fece notare che lo stesso "Temps" ha dovuto ammettere che la Germania si presenterà alla conferenza grandemente più forte dal lato militare "se anche economicamente implorante." (!) La guerra subacquea – continuò a dire Stresemann – ha tali effetti, che l'Inghilterra combatte oggi coll'orologio alla mano. L'on. Stresemann vede in questo la decisione fondamentale per l'avvicinarsi della pace. Passando al discorso del Segretario di Stato von Kühlmann, ammette che molti pensieri espressi in questo discorso non vadano d'accordo colle opinioni del partito liberale nazionale. Ciò non impedisce che il partito provi gioia e soddisfazione per la forma e per il contenuto delle dichiarazioni del Segretario di Stato. Secondo Stresemann la lotta per la formulazione di future condizioni di pace è meno importante degli sforzi da farsi per indurre, anzitutto, l'Intesa a sedersi attorno al tavolino della
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pace. Seconda condizione
essenziale è che la Germania si faccia rappresentare al tavolino della pace da buoni
diplomatici. Se certe frasi del discorso di Kühlmann sono state sottoposte dalla stampa
tedesca ad una certa critica, non si deve dimenticare che il Segretario di Stato deve aver
riguardo alla psicologia dell'estero. Ora, appunto a questo rapporto, l'on. Stresemann
dichiarò di dover approvare proprio certe locuzioni criticate, e aggiunse di sperare nel
miglior successo del modo di agire del Segretario di Stato. Il suo discorso, – proseguì –
conteneva molte sfumature, era, dal punto di vista statale, ben pensato fin nei suoi
particolari; breve come un refrigerio. In quanto alla "Risoluzione di pace" del Reichstag,
l'on. Stresemann è d'opinione che essa non abbia avuto l'effetto sperato dai partiti
della maggioranza, specialmente sulla Russia, che non ci si debbano fare speranze col
credere che dichiarazioni di pace del Reichstag, dichiarazioni di rinuncia riguardo ai
territori occupati o ad altri territori, possano avere l'effetto tattico di avvicinare il
mondo alla pace. L'Appello pontificio ha creato una situazione nuova, e Stresemann dice che
il partito nazionale liberale ha approvato il pensiero fondamentale di questo appello anche
riguardo al disarmo e i tribunali arbitrali. Una diminuzione degli armamenti dopo la guerra
mondiale deve venire e verrà; purché sia graduale e simultanea. Per la Germania, che ha una
situazione geografica difficile, la cosa è, però, ben più difficile che non per gli altri
paesi; specialmente per l'America. Per questo il disarmo spinto fino al punto da lasciare
soltanto le forze necessarie all'ordine interno, sembra a Stresemann, per
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ora, un desiderio campato nel mondo ideale. Dice che
anche il partito liberale nazionale non vuole una guerra di conquiste, e approva,
naturalmente, che non si combatta nemmeno un giorno più a lungo se l'Intesa manifesta il
desiderio di negoziare colla Germania. Spera che si addivenga presto alla fine della guerra,
e osserva che se alla pace si verrà, lo dovremo agli effetti della guerra subacquea
illimitata; i quali, se non metteranno in ginocchio l'Inghilterra, la condurranno però assai
più remissiva al tavolo verde della pace. Conclude dichiarando che il suo partito rifiuta
decisamente di dividere il popolo in due parti, in una parte patriottica ed in una non
patriottica. Queste parole non si possono riferire ad altro che agli intrighi del nuovo
"Partito della Patria", il cui nome presuntuosamente altisonante, rappresenta già una
provocazione per la maggior parte del popolo tedesco. Una mentalità diametralmente opposta a quella degli oratori che lo precedettero, fu rivelata dal discorso dell'on. conte Westarp, oratore dei conservatori. Egli dichiarò di sentire per la manifestazione pontificia quella riconoscenza e quel rispetto che si deve al Capo supremo della Chiesa cattolica; ma che, considerate obbiettivamente, le proposte del Papa non corrispondono affatto agli interessi vitali della Germania, come non vi corrispondono per la maggior parte le dichiarazioni del conte Czernin. Quando leggiamo nella Nota del Papa che alla forza materiale delle armi deve subentrare la forza morale del diritto, e sentiamo dire al conte Czernin che spera in
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un nuovo ordinamento
mondiale, confessiamo che i pensieri del disarmo generale e del tribunale arbitrale
internazionale sono davvero inebrianti, ma io non credo – dice il conte Westarp che dichiara
di parlare anche a nome del partito – alla possibilità di un disarmo internazionale e alla
salvaguardia della pace mondiale per mezzo dei tribunali arbitrali. Un motivo internazionale
di pace non sarebbe altro, per il conte Westarp, che un'alleanza anglosassone-americana per
tener la Germania terra terra. La Germania, situata nel cuor dell'Europa, dovrà rinfidarsi,
come per lo passato, esclusivamente nella sua forza. Essa non dovrà lasciarsi imporre limite
alcuno nei suoi armamenti; anzi, il desiderio del partito conservatore è che non si parli
nemmeno di disarmo nella conferenza della pace. La Germania potrà assicurare il suo diritto
all'esistenza e allo sviluppo delle sue energie solo in quanto che un tal diritto sarà
appoggiato validamente dalla forza. Le dichiarazioni del Segretario di Stato, von Kühlmann
sull'Alsazia-Lorena, sono ritenute giustissime, secondo l'oratore, non foss'altro dinanzi
all'estero. Grave è, però, che il Segretario di Stato dica esser la questione
alsaziano-lorenese l'unico impedimento per addivenire alla pace. Compito di questa guerra è
quello di liberare l'Europa dalla unilaterale tirannia dell'Inghilterra, ed a questo
altissimo compito debbono essere esclusivamente ispirate le pretese della Germania. Passando
alla questione belga disse che, volendo l'Inghilterra avere assolutamente il Belgio come
testa di ponte contro la Germania, è dovere della Germania, se vuol difendere il suo
avveni-96v
re e la sua esistenza, mettere il Belgio sotto
l'influenza tedesca. Dice di non ritenere felice la "Risoluzione" di pace del Reichstag,
perché secondo il suo modo di vedere non fa che legare le mani ai plenipotenziari tedeschi.
La dichiarazione del Cancelliere – potersi assicurare l'avvenire della Germania nell'ambito
della "Risoluzione" di pace del Reichstag, – l'oratore la chiama l'argomento che contrasta
col concetto conservatore. Esprime i suoi dubbi riguardo alla dichiarazione del Segretario
di Stato "esser già tracciate definitivamente nelle loro linee principali le direttive del
Governo tedesco indipendentemente dagli avvenimenti militari". Contro la dichiarazione dello
stesso Kühlmann "dover la politica estera essere improntata dall'approvazione della gran
massa del popolo e della sua rappresentanza", obbietta che deliberazioni del Reichstag sulla
conformazione della pace non scioglie i ministri dalla responsabilità che loro incombe
davanti alla storia e al popolo germanico, alla negoziazione della pace. Comunque, qualsiasi
pace vittoriosa che gli uomini di Stato concluderanno nella piena coscienza della loro
responsabilità, troverà il popolo sempre consenziente. Il discorso del conte Czernin non
avvicinerà, certo, alla pace la Germania e le Potenze Centrali, come non ce l'avvicinerà il
dibattito odierno. Militarmente la Germania trovasi in condizioni tali da poter dir che essa
non potrà essere vinta. La posizione economica è tale che ci si può ben attendere lo
sfruttamento politico delle vittorie militari. – Il conte Westarp fu in certo qual modo, secon-
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dato dall'oratore susseguente, ossia
dall'on. Warmuth della frazione tedesca. Questi disse, fra l'altro, che il Governo ha
risposto al Pontefice in modo da conservarsi mano libera, se pur le dichiarazioni del
Governo destano l'apparenza che questa libera mano sia, in verità, abbastanza legata. Il
Belgio non dovrà divenire territorio di marcia dell'Inghilterra e della Francia. Vi è anche
un diritto morale di conquiste e di indennizzi, ma un diritto che compete però
all'assalitore e non al difensore. I fautori della "Risoluzione" di pace del Reichstag
dissero doversi escludere qualsiasi acquisto territoriale (la "Risoluzione" in parola varia
soltanto del rigetto di acquisti territoriali mediante la "violenza"). Propugnavano, dunque,
una rinuncia vera e propria; – osserva Warmuth – ed a questo io e i miei amici ci apponiamo
[sic]. – Precisa quindi la sua idea in quanto al disarmo, dicendo che, senza la forza, la
Germania non potrà mai tutelare il suo diritto. L'ultimo oratore sulla questione della politica estera fu il socialista indipendente Ledebour. Egli salutò i progressi dell'idea del disarmo e dei tribunali arbitrali; disse, però, che queste idee si potranno realizzare in tutto il loro valore sol quando gli Stati europei si risolveranno di discutere insieme i loro interessi e di creare una organizzazione, se anche alquanto libera nei movimenti. Ma siamo ancor lontani da questo, mancando tanto al Governo tedesco quanto ai Governi dell'Intesa le necessarie premesse per ciò fare. Se i Governi avversari non vogliono la pace, il Governo tedesco non deve, per questo, dedurne che bisogna tener le mani conserte. Esso
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deve tener conto del valore morale di una
dichiarazione pacifista chiara e non ambigua. Se ai Governi non riuscirà a conseguire la
pace, sarà compito del proletariato di tutti i paesi di occuparsene, per metter fin a questo
macello conducente all'annientamento dell'umanità. Se ora si prende in considerazione dal punto di vista della politica interna tutta quanta la discussione sulla politica estera, si rileva anzitutto questo vantaggio: che, in virtù, della dichiarazione del Cancelliere sulla "Risoluzione" del 19 luglio, è stato tolto terreno alla propaganda pangermanista che faceva una guerra accanita alla "Risoluzione" discreditandola, dicendo che menava ad una "pace della fame". Il Cancelliere aggiunse alla sua rinnovata accettazione della "Risoluzione", ciò che gli avversari della politica d'accomodamento dovrebbero sapere senz'altro se non avessero perduto, col loro fanatismo, qualsiasi senso d'obbiettività: che, cioè, non è affatto vero che la pace, concertata col Reichstag e col Governo, venga ad assumersi il carattere di una pace della fame e delle rinunce. Il Cancelliere dell'Impero dichiarò che tutto quello che la Germania ha bisogno per il suo sviluppo economico e culturale, si può raggiungere nell'ambito della "Risoluzione" e in via d'una politica d'accomodamento, a patto, naturalmente, che anche l'Intesa voglia seguire la medesima politica, sulla base del nuovo ordinamento dell'Europa. Togliendo alla "Risoluzione" il carattere di rinuncia affibbiatole intenzionalmente dai pangermanisti, e rilevandone il lato positivo, il Cancelliere volle, indubbiamente, darle un'interpretazione che toglies-
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se di mano agli avversari le loro armi e li
avvicinasse, se possibile, alla medesima formula. Che i conservatori e i fautori di una pace
basata sulla forza non abbiano, però, cambiato la loro posizione dinanzi alla "Risoluzione"
del Reichstag, lo comprovarono le dichiarazioni degli oratori del partito conservatore e
della frazione tedesca. Comunque l'interpretazione del Cancelliere tende a togliere di mezzo
alcuni svisamenti nella lotta contro la manifestazione del Reichstag. La dichiarazione di von Kühlmann "esser la questione alsaziano-lorenese il solo impedimento per la pace" ha creato una situazione nuova nella discussione dei fini di guerra, perché è data così la base dell'unità, colla necessità di rimanere tutti compatti nel combattere le pretese dell'Intesa miranti al territorio dell'Impero tedesco. A questo riguardo vi è unanimità di pensiero in tutto il popolo Germanico, dall'estrema destra all'estrema sinistra; è impossibile, cioè, che il Governo tedesco possa far concessioni riguardo all'Alsazia-Lorena, e la Francia non riceverà giammai terra dell'Impero finché la Germania sarà in grado di muoversi militarmente ed economicamente. Sintanto che l'Intesa manterrà il suo programma di conquiste, non c'è nemmeno da pensarci che la Germania abbia a cedere alle pretese inglesi. Solo quando l'Intesa avrà receduto dalle sue brame conquistatrici, sarà venuto il momento di discutere anche la questione belga insieme al complesso delle questioni riguardanti la pace. Per questo, assai più importante che formulare i fini di guerra, è creare l'atmosfera necessaria per la pace; creare cioè
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un ambiente nel quale amici e nemici si rendano esatto
conto dei seguenti punti capitali raccolti in sintesi nel discorso del Segretario di Stato
von Kühlmann: 1) che la Germania non combatte per fantastiche conquiste, ma per l'intangibilità del territorio dell'Impero;
2) che la politica tedesca è reale e sobria e non si regola secondo il risultato di singole imprese militari;
3) che non c'è, all'infuori di quella alsaziano-lorenese, nessuna questione che non possa essere regolata coi negoziati, e che possa giustificare il proseguimento della guerra davanti ai popoli e davanti alla storia. Quando la politica di Kühlmann, espressa in questi tre punti, avrà avuto i suoi effetti ed ottenuto che le belligeranti si seggano al tavolo della conferenza, allora sarà venuto il momento per intendersi sui singoli punti. Il Segretario di Stato Kühlmann ha ottenuto così che il partito liberale nazionale si mostri proclive ad appoggiare insieme ai partiti della maggioranza la politica di Kühlmann. I liberali nazionali vengono a mettersi così sulla nuova base creata colla Nota del Papa. Per dare un esempio l'oratore liberale nazionale Stresemann ha accettato l'idea del disarmo. Ne è derivato che i liberali nazionali si son venuti a trovare più isolati che mai. Il conte Westarp ha, per così dire, ritirato il consenso condizionato dei conservatori alla nota di risposta al Papa, dicendo non corrispondere le proposte del Papa agli inte-
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ressi
vitali tedeschi. Disse impossibile qualsiasi disarmo e si dichiarò contrario a che nella
conferenza della pace vengano persino toccate certe questioni, ed altre simili (tribunali
arbitrali). I conservatori si dichiararono tuttora fautori della politica della spada. I
liberali nazionali, invece, hanno operato una certa evoluzione, riconoscendo accanto alla
forza delle armi la necessità che anche la diplomazia lavori per addivenire alla fine del
conflitto. Lo si deduce dalle stesse espressioni di Stresemann, quando disse che la guerra
dei subacquei non metterà tanto presto in ginocchio l'Inghilterra ma la porterà più presto
che non si creda al tavolo della conferenza. I liberali nazionali riconoscono, dunque, che
la guerra può essere terminata in via di trattative e in modo onorevole e vantaggioso per la
Germania, se le armi daranno posto ai negoziati nel momento in cui l'Inghilterra, e per i
successi militari tedeschi e, sopratutto, in forza della guerra subacquea, si vedrà
costretta di abbandonare la tesi della guerra fino agli estremi e di preferire ad essa i
negoziati. I conservatori, invece, si irretiscono nel concetto che tutto quello che la
Germania ha bisogno per il suo avvenire si possa ottenere soltanto da un avversario
completamente battuto, e che la guerra dovrà esser, quindi, continuata fino alla completa
distruzione militare della Gran Bretagna. La situazione di politica interna è dunque questa; che, in certi rapporti, tutti i partiti del Reichstag, ad eccezione dei conservatori, formano una certa unità compatta in quanto che vogliono appoggiare la
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politica di Kühlmann. Ora, in questo appunto sta lo
sviluppo positivo e continuativo della situazione politica. Si comprende senza fatica che i gruppi conservatori e pangermanisti sono poco contenti delle dichiarazioni del Governo in quanto alla politica estera, e dei risultati del dibattito. La loro stampa si lamenta che il Cancelliere faccia sempre più concessioni alla maggioranza del Reichstag, e trincia critiche acerbissime sulla politica di Kühlmann. Invece nella stampa dei partiti della maggioranza, a cominciare dal socialista "Vorwärts" fino alla liberale nazionale "Berliner Börsenzeitung", il Segretario di Stato Kühlmann viene indicato come l'uomo su cui si impernia la direzione del Governo. Se in questi partiti della maggioranza viene salutato von Kühlmann con maggior calore del Cancelliere dipende da questo: che dal Cancelliere si aspettava esprimesse con maggior energia la sua decisione di seguire la politica di accomodamento e di avversare le tendenze dei pangermanisti. Questo desiderio sta in rapporto colla risposta formalmente meno felice del vice-cancelliere Dr. Helfferich, responsabile anche per la politica interna, all'interpellanza socialista riferentesi all'agitazione del Partito della Patria nell'esercito; infine col trattamento – tatticamente non prudente nei suoi effetti di politica interna, secondo il modo di vedere dei partiti della maggioranza, – fatto dal Cancelliere e dal Segretario di Stato per la Marina ad alcuni membri del partito socialista indipendente. Gli organi conservatori e pangermanisti, al contrario, difendono il Cancelliere dall'a-
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cerba critica
cui è stato fatto segno per questo; gli stessi giornali, cioè, che lo attaccano senza pietà
nella sua politica pacifista. Se negli organi della maggioranza si parla di una crisi del
Governo, si va troppo avanti; non foss'altro perché i partiti della maggioranza non vogliono
saper essi stessi di crisi ed aspettano che misure acconce contribuiscano e che la posizione
del Governo si consolidi automaticamente. Vero è, però, che tutti domandano un corso più
fermo e più sicuro di intenti nella politica del Governo: lo che, come ben si comprende, non
si riferisce affatto al signor Kühlmann, che gode la fiducia di tutti quanti i partiti,
conservatori e pangermanisti compresi. 12.10.17