Subject
Istanza del Revmo Vescovo di Fulda per imposizione di tributo a favore
del clero della diaspora
Insieme al relativo Allegato, che compio il dovere di restituire qui
accluso, mi è pervenutopervenne il venerato Dispaccio dell'E. V. R.
N. 2644/29 del 1º Maggio scorso.
LaLo straordinario lavoro, cui ho dovuto attendere a causa della conclusione
del Concordato colla Prussia, ha causato <pur troppo> nell'esecuzione dell'ordine
<ivi> impartitomi da V. E
da V. E. un ritardo, per il quale chiedo umilmente venia
all'E. V.
Per avere un più esatto concetto della questione proposta dal
Revmo Mons. Vescovo di Fulda, deve
però, occorre, a mio umile e
subordinato avviso, essere considerataconsiderarla
non nei riguardi non soltanto di quella diocesi, ma piuttosto
altresì
piuttostobensì di tutta la Germania.
È opportuno di premettere che col
nome di territorioi di diaspora (Diasporagebiete) vengono designate quelle regioni,
in cui i cattolici costituiscono meno di un terzo dell'intera popolazione. Tali regioni,
si secondo i dati statistici raccolti dal P. Krose S. J. nel
Priesterjahrheft des Bonifatius-Vereins 1928 (Paderborn 1928) pag. 67, si
trovano:trovano: nella Prussia orientale ed occidentale (la percentuale
della popolazione cattolica è in esse il 6,46), nel Brandenburgo
(8,19), nella Pomerania (3,51), nella Slesia inferiore
(18,52),27v
nella provincia di Sassonia (4,91), nello
Schleswig-Holstein (2,72), nell'Hannover (6,51), nell'Hessen-Nassau (16,32), in alcune parti dnella Renania-Westfalia (18,46), nello Stato di Sassonia (3,60), nello
Stato di Turingia (2,84), negli Stati tedeschi settentrionali (5,25),
in alcune regionin
dnella Baviera
(20,64), nel Württemberg (10,62), nel Baden (25,96), nell'Hessen (12,93). La maggior
parte dei territori
dell'I
della Germania, vale a dire quasi i due terzi Negli anzidetti territori di diaspora
della Germania vivono in tutto 3.315.194 cattolici in una
popolazione complessiva di circa 39 milioni di abitanti. La maggior parte del territorio del Reich germanico, vale a dire quasi i due
terzi, è dunque per i cattolici territorio di diaspora. I cattolici
rappresenta
Si sogliono designare col nome di diocesi sussidiate
(Zuschussdiözesen) quelle che, a causa deidella composizione della popolazione nei territori di diaspora in
esse compresi, non sono in grado di mantenere il loro clero coi propri mezzi. Le altre
diocesi, le quali invece si trovano in più favorevoli condizioni, vengono comunemente
chiamate Hinterlanddiözesen. Per il mant sostentamento degli ecclesiastici
nelle [ein Wort unlesbar]28r
diocesi sussidiate deve
venire in aiuto la cosiddetta Ausgleichskasse, o Cassa di compenso, istituita presso
la Presidenza generale del Bonifatius-Verein con sede in Paderborn. La Conferenza
vescovile di Fulda sise ne è ripetutamente occupata,di detta
Cassaistituzione, come risulta dalle seguenti risoluzioni prese
dalla medesima:
Anno 1923 "La Conferenza approva la fondazione di una Cassa di compenso
presso la Presidenza del Bonifatiusverein, allo scopo di assicurare ai sacerdoti della
diaspora uno stipendio minimo. Si ha l'intenzione di ricevereintende che debbano ricevere sussidi da detta Cassa soltanto quelle
diocesi della diaspora, le quali riscuotono una percentuale sull'assegno degli ecclesiastici
stipendiati dallo Stato. Tutti i membri della Conferenza si impegnano ad esaminare più
accuratamente le nelle loro Curie vescovili la questione, se in tutte le diocesi
possa e debba essere introdotta una simile contribuzione percentuale da parte deg dei
sacerdoti, che ricevono un assegno dallo Stato, a favore degli ecclesiastici della diaspora (cfr. Protokoll der Fuldaer Bischofskonferenz vom 21-23 August 1923,
n. 46).28v
Anno 1924 "A sollievo dei bisogni dei sacerdoti
della diaspora il Bonifatiusverein ha creato una Cassa di compenso. Per aiutare
questa Cassa i Vescovi sono pronti ad adoperarsi, affinché ciascun sacerdote di ogni diocesi
versi a favore dei<per i> a vantaggio dei sacerdoti della diaspora alla
Cassa di compenso almeno l'1% del suo assegno. Questa iniziativa sarà comunicata alla
Conferenza vescovile di Frisinga con preghiera di esaminare se per aiuto della
diaspora il Priesterverein (Unione sacerdotale) possa ess essere
nuovamente interessato in tutte le diocesi della Baviera a favore della diaspora".
(cfr. Protokoll der Fuldaer Bischofskonferenz vom 18. bis
20. August 1924 n. 36).
Anno 1925. "La Conferenza raccomanda ...
un rinnovato appello ai sacerdoti aventi un sufficiente assegno per una volontaria
contribuzione a favore dei sacerdoti della diaspora" (cfr. Protokoll der Fuldaer Bischofskonferenz vom 18. bis 20. August 1925,
n. 31 a).
Anno 1926. "Per il Rev. Clero è una impellente questione di convenienza ed un obbligo di carità di venire in soccorso ai
confratelli ecclesiastici bisognosi della diaspora. Perciò disponiamo
che29r
1º = Nelle diocesi della diaspora, sussidiate
dalla Cassa di compenso, tutti i sacerdoti i qualiche godono di un sufficiente assegno, versino il 3% del loro
stipendio a favore dei sacerdoti della diaspora della loro diocesi, i quali hanno un minore assegno.inferiore.
2º = In tutte le altre diocesi i sacerdoti,
che ricevono un sufficiente assegno, versino almeno l'1% del
medesimo alla Cassa di compenso della Presidenza generale in Paderborn.
Un
"sufficiente" "sufficiente assegno" ricevono anche quei parroci della Prussia, i
quali subiscono perdite nel loro asseg stipendio. Sono tenuti alla detta
contribuzione non soltanto i parroci, ma anche i Canonici, delle
can
Chiese cattedrali i sacerdoti insegnanti in scuole od istituti oppure aventi un
altro ufficio posti gratuiti,speciali, come pure i vicari parrocchiali, se essi ricev
hanno lo stipendio fissato dalla Conferenza vescovile. I Vescovi contribuiranno almeno con
la stessa percentuale". (cfr. Protokoll der Fuldaer Bischofskonferenz
vom 10. bis 12. August 1926, n. 26).29v
Anche la
Conferenza vescovile didei vescovi della Baviera in Frisinga prese nel 1926 la seguente
risoluzione: "La Conferenza è unanime nel ritenere che essache una simile Cassa di compenso è un dovere di amore fraterno e che
il Clero bavarese non deve sottrarvisi ... I Vescovi bavaresi sono perciò
[insieme] convenuti d'accordo essere conveniente che i vicari parrocchiali
versino annualmente per la Cassa di aiuto ai sacerdoti e di compenso Marchi 10, i
parroci Marchi 20, i Canonici ed i professori Marchi 30 all'incirca".
Secondo
la decisione della Conferenza vescovile di Fulda del 1926, come riportata più sopra, i sacerdoti delle diocesi sussidiate debbono dunque dare per l'aiuto della diaspora il 3% del loro stipendio,
quelli delle altre diocesi (Hinterlanddiözesen) l'1%. Tuttavia, come apparisce già dalla
risoluzione della Conferenza vescovile di Fulda,Frisinga, vari Ordinari di queste ultime diocesi hanno raccomandato,
invece di una percentuale, una somma fissa. Nel Baden (archidiocesi di Friburgo) fu
suggerita la seguente contribuzione: 30 Marchi per i parroci, 20 Marchi per i
vicari parrocchiali. Nel Württenberg (diocesi di Rottenburg): 40 Marchi per i Canonici
della30r
Cattedrale, 30 Marchi per gli investiti delle
parrocchie importanti e medie, 20 Marchi per quelli delle piccole parrocchie e per i parroci pensionati, 12 Marchi per i sacerdoti
senza ufficio stabile. Anche nella diocesi di Magonza fu raccomandato un simile
contributo. Nelle diocesi Tra le diocesi della Prussia, quelle di Limburgo e di
Münster intendono di esortare il clero a dare l'1%. Nell'Archidiocesi di Colonia invece la
conferenza dei decani stabilì somme determinate: 50 Marchi per i parroci, 20 per i
vicari parrocchiali. In Treviri si è i introdotta una analoga partecipazione.
Nondimeno in nessuna delle dette [diocesi] anzidetteHinterlanddiözesen è stato pienamente applicato il principio del pagamento dell'1%
della rendita. Per le diocesi Come diocesi sussidiate (Zuschussdiözesen) vengono considerate:
Breslavia (per la parteil territorio della Delegazione vescovile di Berlino,)il quale <però> in base al [nuovo] recente Concordato
<colla Prussia> sarà eretto in diocesi propria) propria),
Warmia, Fulda, Hildesheim, Limburgo, Meissen, Osnabrück, Paderborn, l Warmia e
la Prelatura nullius di Schneidemühl. Riferendosi alla surriferita risoluzione della
Conferenza vescovile di Fulda, il bollettino annuale sacerdotale della
So-30v
cietà di S. Bonifacio (Priester-Jahrheft des
Bonifatiusvereins) dell'anno 1927 pag. 61 scriveva:
"La decisione di Fulda non dice nulla di nuovo, poiché una tale contribuzione è in uso già
da anni e sovente in misura più elevata (7,5 e 4%). Warmia, Fulda e Hildesheim hanno in
confronto dello scorso anno notevolmente migliorato il loro contributo diocesano. Alla testa
di tutte le diocesi, assolutamente e relativamente, sta di gran lunga Paderborn. Quest'anno
il risultato sarà qui alquanto inferiore, perché il 1º Ottobre dello scorso anno la
quota per i parroci fu diminuita al 4% ...
I vicari parrocchiali di Paderborn
pagano già dal 1º Ottobre 1926 soltanto il 3% ... È senza dubbio una
disuguaglianza che dagli ecclesiastici con sufficiente assegno delle diocesi della diaspora
si esiga un contributo del 3 o 4%, mentre i confratelli delle altre diocesi non debbono
pagare che l'1%. Ma il contributo più elevato è sentito nelle
diocesi della diaspora come un dovere, un caro dovere, trattandosi della diaspora della
propria diocesi, nella quale molti ecclesiastici hanno trascorso i più belli anni del loro
sacerdozio. Gli ecclesiastici delle altre diocesi indivistadi fronte ai
pfronte ai maggiori sacrifizi delle diocesi
della31r
diaspora si sentiranno certamente stimolati a versare
da parte loro interamente almeno l'uno per cento ad essi raccomandato". - Lo stesso bollettino del corrente anno (pag. 36) e segg.) segnala
<<bensì> per lo scorso anno il 1928 un> un notevole aumento di
Marchi 56.328,83, vale a dire del 22% in confronto del 1927, <aumento> dovuto
principalmente al fatto che le diocesi <l'Opera a favore della diaspora ha
preso più solide basi nelle diocesi> della provincia ecclesiastica dell' del
Reno superiore; (Friburgo, Rottenburg, Magonza), afferma tuttavia il bisogno di
ulteriore
un ulteriore accrescimento dell'incasso, massime in seguito al miglioramento
degli stipendi effettuatisi nel 1928, ed insiste sulla necessità che invece delle
insufficienti somme fisse, in uso in varie diocesi, si introduca <dovunque> il
contributo percentuale. Finalmente nella seduta dell'8 corr.
nell'nell'l'ultima Conferenza
vescovilevescovile di Fulda, nella tenutasi dal 6 all'8 corrente,
fusi è occupata ancora una volta dell'argomento ed ha risoluto quanto
appresso: "Su domanda del Bonifatiusverein la Conferenza esorta decide che si
esortino di nuovo gli ecclesiastici in forma ufficiale gli ecclesiastici
sufficientemente retribuiti nelle diocesi dell'Hinterland prussiano (Colonia, Münster,
Treviri, Glatz, Katscher) a versare per il miglioramento dell'assegno dei sacerdoti della
diaspora l'1% del loro stipendio fissato già nel 1926. Al qual
proposito conviene di rilevare che le somme [ein Wort
unlesbar] fisse, in uso in vari luoghi (50 o
25 Marchi), in considerazionedelin uso in vari luoghi, non rappresentano più, in seguito al
miglioramento degli stipendi, nonpossono
rappresentanopiùvalere
come
un [se] come l'1% dell'assegno annuo e che
perciò deve riprendersi la percentuale (1%) stabilita nel 19286. I Revmi Ordinari delle diocesi
dell'Hinterland non prussiano (Friburgo, Magonza, Rottenburg) sono pregati di esortareraccomandare
31v
ufficialmente [ad] un aumento delle contribuzioni corrispondente agliai relativi assegni". (Protokoll der Verhandlung der Fuldaer
Bischofskonferenz vom 6. bis 8. August 1929, n. 26).
Per venire
ora a parlare più particolarmente della istanza del Revmo Mons. Vescovo di Fulda, è vero - e
le ripetute surriferite esortazioni della Conferenza vescovile lo
confermano - che in alcune diocesi, mal non tutti gli ecclesiastici danno il loro
contributo per la diaspora. Alcuni adducono motivi di vario genere: il bisogno di aiutare
parenti poveri, spese per malattie, ecc. Specialmente per i sacerdoti impiegati nelle
scuole superiori, od in altri uffici stipendiati dallo Stato o dai Comuni, si sottraggono
spessonon di rado a quel pagamento. D'altra parte, non sembra che il
Codice di diritto canonico permetta ai Vescovi d'imporre tale contributo come obbligatorio;
infatti il can. 1505 non parla che di una exactio extraordinaria., mentre le
prestazioni a favore della diaspora dovrebbero essere
stabili.32r
Parmi pertanto subordinatamente che al
sullodato Vescovo possa concedersi la facoltà da lui implorata, eventualmente ad
tempus, per es. ad quinquennium.
Contro la domanda in discorso potrebbe
forse opporsi unail § 20 della vecchia legge dell'11 maggio 1873,
(§ 20), (emanata dallo Stato
all'epoca del Kulturkampf,),lail quale impedivaproibiva ai Vescovi di diminuire la rendita degli ecclesiastici
senza il consenso dell'Au autorità civile,. Ma innanzi tutto sembra po<tersi>ssa fondatamente sostener<e>si che
detta disposizione sembra è inconciliabile
coll'art. 1373 <coll'articolo 137 cap.<ov.> 3
della>collarecentenuova Costituzione germanica;;del Reich
;del 1919.
e quindi da essa abrogata; ed inoltre la S. Sede non
concederbconcederebbefarebbe nel caso attuale che concedere una
facoltà al Vescovo, al quale rimarrebbe la intiera responsabilità della ordinanza, che
emanerebbe poi al riguardo.
Chinato
27r, oben mittig hds. von unbekannter Hand, vermutlich von einem
Nuntiaturangestellten, notiert: "C".
Recommended quotation
Pacelli, Eugenio to Sbarretti, Donato Raffaele from 24 August 1929, in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', document no. 19275, URL: www.pacelli-edition.de/en/Document/19275. Last access: 05-04-2025.