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Dokument-Nr. 6075
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 22. Februar 1918

Regest
Pacelli übersendet die Übersetzung eines Briefs von Reichskanzler Hertling vom 19. Februar 1918. Hertling versichert in diesem, alles in seiner Macht stehende zu tun, um die humanitären Anstrengungen des Papstes zu unterstützen. Was den Austausch der Kriegsgefangenen angeht, hofft er auf ein positives Ergebnis. Auch wenn die Initiative nunmehr von der italienischen Regierung ausgegangen ist, komme dem Papst doch das Verdienst zu, den ersten Schritt dorthin gemacht zu haben. Was das Begnadigungsgesuch für den zum Tode verurteilten Smets angeht, wartet Hertling selbst auf eine Reaktion auf sein Telegramm aus Brüssel. Bezüglich des Schutzes der Christen an der persischen Grenze nahm er Kontakt mit den zuständigen Behörden auf. Streng vertraulich berichtet er, dass er beim Kaiser den Heiligen Stuhl gegen Vorwürfe, die Haltung der Neutralität zugunsten der Entente verlassen zu haben, verteidigt habe. Zudem habe er gegenüber dem Kaiser den Wert, den die Friedensinitiative des Papstes angesichts einer drohenden Friedensinitiative des internationalen Sozialismus hätte, betont, und der Kaiser habe ihm in diesem Punkt völlig Recht gegeben. Dabei regte Hertling an, der Papst möge alle kriegführenden Parteien zu einer vertraulichen und unverbindlichen Besprechung zu versammeln suchen. Hierbei sollten bevollmächtigte Regierungsvertreter verhandeln und nicht nur unverantwortliche Gesandte wie gegenwärtig in der Schweiz. Dabei sollte der Papst ganz aus sich heraus und nicht auf Antrieb einer der Kriegsparteien handeln; würden die Feinde Vertreter an einen geeigneten Ort, etwa Holland senden, würden Deutschland und Österreich-Ungarn dies auch tun und ein solch geheimer Meinungsaustausch wäre viel zielführender als die bis heute vor der Öffentlichkeit gegebenen Erklärungen. Pacelli sieht in diesem Schreiben eine implizite Antwort auf zwei Briefe, die er am 6. und 10. Februar weisungsgemäß dem Reichskanzler sendete. Auf der anderen Seite werde Deutschland nicht vor den Friedensverhandlungen auf Belgien verzichten. Pacelli verweist dazu auf seinen Bericht vom 5. Oktober 1917 über ein Gespräch mit Hertling, in dem dieser erklärt hatte, Deutschland könne ohne Anerkennung der Integrität des Reichsterritoriums das Pfand Belgien nicht vorzeitig aus der Hand geben, da man sonst keine Verhandlungsmasse mehr hätte, wenn die Gegner Elsass-Lothringen fordern würden.
Betreff
Lettera del Signor Cancelliere dell'Impero a) Scambio dei prigionieri di guerra b) Domanda di grazia per il belga Sig. Smets c) Protezione dei cristiani nel confine persiano d) Iniziativa per la pace
Eminenza Reverendissima,
Credo mio dovere riprodurre qui appresso, tradotta dal tedesco, una lettera del Signor Cancelliere dell'Impero in data del 19 corrente, giuntami iersera:
"Posso assicurare ancora una volta Vostra Eccellenza che sarà mia cura costante di secondare i caritatevoli sforzi ed i desideri di Sua Santità, ogni qualvolta io lo possa, ma Vostra Eccellenza sa pure che le mie forze e la mia influenza hanno i loro limiti e quindi l'esito delle mie premure non corrisponderà sempre all'aspettazione della Santa Sede.
Quanto allo scambio dei prigionieri di guerra spero di giungere ad un favorevole risultato. Come a Vo-
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stra Eccellenza è già noto, una iniziativa a questo riguardo è qui ora giunta da parte del Governo Italiano; tuttavia non deve perciò in nessun modo rimanere diminuito il merito di Sua Santità di aver fatto in tal senso il primo passo.
Per ciò poi che concerne la grazia a favore del belga Signor Smets condannato a morte, è stato subito telegrafato a Bruxelles ed ora debbo attendere per vedere se e qual cosa sia possibile ottenere. Finalmente, per ciò che concerne la protezione dei cristiani nel confine persiano, mi son messo in rapporto colle Autorità competenti.
In questa occasione mi permetto inoltre di sottoporre a Vostra Eccellenza in modo strettamente confidenziale quanto segue: Sono stato recentemente in Homburg, ove ho potuto avere lunghe conversazioni con S. M. l'Imperatore. Durante le medesime, di mia propria iniziativa ho combattuto le accuse sorte qua e là a riguardo della Santa Sede, quasi che Essa voglia ora abbandonare a danno delle Potenze centrali la neutralità mantenuta in mezzo alle più gravi difficoltà. Inoltre ho rappresentato a Sua Maestà quale straordinario valore avrebbe la mediazione del Santo Padre di fronte al serio pericolo che porterebbe con sé una iniziativa per la pace da parte del socialismo internazionale, e questo pensiero incontrò il pieno consenso dell'Imperatore. Rimetto perciò a Lei di considerare se non sarebbe possibile
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al Santo Padre di indurre gli Stati belligeranti ad una conversazione confidenziale e non impegnativa. Dovrebbero tuttavia a questo fine essere deputati rappresentanti riconosciuti dai rispettivi Governi, e non agenti irresponsabili, come ve ne sono in Svizzera e altrove, e sarebbe oltre a ciò necessario di escludere qualsiasi sospetto che il Santo Padre abbia per incitamento di una delle due parti compiuto un simile passo, il quale dovrebbe invece apparire una iniziativa assolutamente propria e spontanea di Sua Santità. Non appena constasse che in un luogo da determinarsi – preferibilmente in Olanda – e in un dato tempo giungano rappresentanti dei Governi nemici, anche la Germania e (non ne dubito) l'Austria-Ungheria invierebbero colà i loro delegati. Son convinto che una <manifestazione>1 scambievole e del tutto segreta delle rispettive vedute in un cerchio ristretto sarebbe assai più utile ed efficace che i discorsi tenuti finora in pubblico dagli uomini di Stato.
Lasciando a Vostra Eccellenza di dare a questo mio suggerimento quel seguito che Le piacerà, con sensi ecc…"
In questa comunicazione del Signor Cancelliere mi sembra di vedere una risposta implicita a due lettere da me indirizzategli in data del 6 e 10 corrente, in conformità ai venerati cifrati dell'Eminenza Vostra Reverendissima NN. 62 e 63.
Evidentemente la Germania non crede di poter scin-
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dere dalle altre la questione del Belgio, la quale vien considerata come facente parte di quel complesso di vertenze, che dovranno essere risolute nei negoziati di pace. Ad illustrazione di questo punto mi permetto richiamare l'attenzione di Vostra Eminenza su quanto ebbi già l'onore di riferire nel mio rispettoso Rapporto N. 1688 in data del 5 Ottobre dello scorso anno intorno ad una conversazione avuta col Signor Conte von Hertling, allora Ministro degli Esteri in Baviera. La Germania, egli mi disse, naturalmente sgombrerà il Belgio, ma non può fin da ora impegnarvisi con una promessa formale e togliersi così dalle mani questo importantissimo pegno, giacché in tal caso nelle future trattative di pace non avrebbe più nulla da far valere o da concedere di fronte alle esigenze (a suo giudizio inammissibili) degli avversari. Se la Germania avrà già rinunziato al Belgio, che cosa potrà essa dare o concedere, allorché le Potenze dell'Intesa reclameranno, ad esempio, l'Alsazia-Lorena? Perciò, finché queste non riconosceranno ed assicureranno l'integrità del territorio dell'Impero, la Germania non consentirà a separare la questione belga dalla discussione generale.
Dopo di ciò, in attesa di quelle istruzioni che all'Eminenza Vostra piacesse impartirmi circa la surriferita proposta del Sig. Conte von Hertling, m'inchino umilmente al bacio della sacra Porpora e con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di confermarmi
di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
1"manifestazione" hds. eingefügt von unbekannter Hand.
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 22. Februar 1918 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 6075, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/6075. Letzter Zugriff am: 11.11.2019.
Online seit 02.03.2011, letzte Änderung am 29.09.2014