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Dokument-Nr. 3063
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 20. Februar 1919

Regest
Pacelli teilt Gasparri mit, vielen in Deutschland missfalle, dass das Zentrum nun mit den linken Parteien regiert, weil man sich eine Regierung nur von bürgerlichen Parteien gewünscht habe. Dies sei aber nur möglich, wenn die Deutsche Demokratische Partei an der Koalition teilnehmen würde, was aber in Anbetracht von deren Weigerung, zusammen mit rechten Parteien zu regieren, nicht denkbar ist. Die Teilnahme der Zentrumspartei an der Regierungskoalition bedeute aber nicht, dass das Zentrum die Prinzipien der Sozialisten teile; sie wird von Pacelli angesichts der wenigen Posten in der Regierung als geschickte Entscheidung begrüßt, die der Partei selbst eine wichtige Rolle ohne gravierende Kompromittierung gewährleisten kann.
Betreff
Centro e Governo
A molti non è piaciuto che il Centro sia entrato a far parte del Governo in Germania ed abbia così consentito a formare una maggioranza insieme coi partiti di sinistra; essi avrebbero piuttosto preferito che si fosse costituita una unione di tutti i partiti borghesi. Per quanto, però, quest'ultima soluzione possa apparire idealmente più desiderabile, è tuttavia indubitato che essa urtava nella realtà contro ostacoli insormontabili. Pur prescindendo, invero, da molte altre considerazioni derivanti dall'attuale situazione interna, la costituzione, nell'Assemblea Nazionale,1 di una maggioranza coi soli partiti borghesi contro il socialismo sarebbe stata possibile unicamente colla cooperazione del partito democratico tedesco ( Deutsche Demokratische Partei ). Infatti il Centro (89 membri), il partito popolare nazionale tedesco ( Deutschnationale Volkspartei – 43 mem-
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bri) ed il partito popolare tedesco ( Deutsche Volkspartei – 22 membri), messi insieme, coi loro 154 voti erano ben lungi dal formare una maggioranza, mentre il partito socialista conta da solo 163 voti; sarebbe dunque stata indispensabile l'entrata del suddetto partito democratico coi suoi 74 voti. Ma, essendo questo contrario in massima ad una maggioranza contro il socialismo ed irriducibilmente ripugnante a collaborare coi partiti di destra, risulta evidente l'impossibilità di una simile combinazione.
Tuttavia il Centro avrebbe potuto lasciare che i partiti socialista e democratico costituissero da soli la maggioranza, senza entrare a far parte della medesima. Al qual proposito bisogna riconoscere che, sotto certi riguardi, considerazioni di tattica parlamentare avrebbero forse potuto anche consigliare a far sì che il socialismo, il quale il 9 Novembre prese di sua propria scelta la direzione degli affari della Nazione, portasse il formidabile peso della responsabilità del governo nel momento attuale
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e fosse obbligato a trovare esso stesso la via per uscire dalla terribile situazione, in cui colle agitazioni rivoluzionarie ha gettato la Germania, già abbattuta in seguito all'infelice esito della guerra. Ma, dopo un maturo esame della questione, il Centro ha creduto che in quest'ora d'indicibili difficoltà e di gravissimi pericoli, onde è minacciata la Nazione, conveniva porre il bene della Patria al di sopra dei partiti; ha pensato che avrebbe più utilmente unito il popolo collaborando nel Governo, anziché tenendosi in disparte in un atteggiamento di critica e di opposizione, e che infine anche per la causa della pace sarebbe stato giovevole che i nemici vedessero su quale grande e forte maggioranza si appoggia il nuovo Governo.
Ciò tuttavia non significa punto che il Centro si sia assoggettato al partito socialista o ne abbia ammesso i principi, come apparisce del resto, dallo stesso programma del Governo. Ond'è che il deputato del Centro Gröber ha ben potuto affermare nel suo discorso all'Assemblea Nazionale: "Il programma del Governo è un programma di
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coalizione, non un programma socialista… Noi ci poniamo sul terreno dei fatti; noi vogliamo una repubblica democratica, ma non socialista".
Dal punto di vista del numero dei rappresentanti nel Governo, può sembrare che al Centro non sia stata fatta la parte, cui avrebbe avuto diritto. Oltre al Presidente dell'Assemblea Nazionale (Fehrenbach), esso ha un Ministro senza portafoglio (Erzberger), il Ministro delle Poste (Giesberts) ed il Ministro delle Colonie (Bell). Nondimeno, anche questa limitazione ha la sua spiegazione. In primo luogo, infatti, il Centro aveva forti difficoltà, facilmente comprensibili, a riguardo dei portafogli offertigli delle Finanze e degli approvvigionamenti, così che non volle indursi ad accettarli; inoltre esso non intendeva, per i motivi di tattica sopra accennati, porsi ora troppo in vista e compromettere la sua posizione per l'avvenire. Nella combinazione attuale la frazione del Centro può esercitare sufficientemente la sua influenza: sull'Assemblea Nazionale mediante il numero dei suoi membri ed il Presidente della medesima, e sul Governo direttamente per mezzo dei tre suoi rappresentanti.
Così il Centro ha risolto molto abilmente, a mio avviso, la complessa questione della sua partecipazione al Governo. Esso può avere nella politica una parte assai importante, e talvolta anche preponderante, pur senza troppo impegnarsi, e può adempiere i suoi più puri doveri patriottici, pur conservando intatte le sue riserve per il futuro.
Nel riferire quanto sopra all' E. V. R. , m'inchino
1Dieser Satzteil befand sich ursprünglich an einem anderen Ort: „la costituzione, di una maggioranza nell’Assemblea Nazionale, coi soli partiti borghesi […]".
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 20. Februar 1919 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 3063, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/3063. Letzter Zugriff am: 11.12.2019.
Online seit 04.06.2012, letzte Änderung am 29.09.2014