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Dokument-Nr. 82
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 12. September 1923

Regest
Pacelli erinnert an zwei Nuntiaturberichte, in denen er die Schriften Joseph Wittigs als zensurwürdig bezeichnete und weist auf den von Ernst Michel herausgegebenen Sammelband "Kirche und Wirklichkeit – Ein katholisches Zeitbuch" hin, in dem zwei Aufsätze Wittigs aus der Zeitschrift "Die Tat" erneut abgedruckt wurden. In "Das allgemeine Priestertum" spricht Wittig von einem Unterschied zwischen dem "allgemeinen Priestertum" und dem "Amtspriestertum". Pacelli bescheinigt Wittig gute Absichten, ist aber der Auffassung, dass die Ausführungen besonders bei theologisch nicht gebildeten Laien zu Missverständnissen führen können. In dem Aufsatz "Die Kirche als Auswirkung und Selbstverwirklichung der christlichen Seele" vertritt Wittig nach Pacellis Einschätzung ekklesiologische Positionen, die sich nur schwer von den Theorien der Protestanten unterscheiden lassen. Er zählt sechs Punkte auf und belegt sie mit Zitaten aus dem Aufsatz.
Diese und andere Schriften Wittigs wurden laut Pacelli von gesunden Geistern kritisiert, so z. B. in den "Stimmen der Zeit", doch gibt es auch viele Bewunderer und Nachahmer, vor allem unter den oberflächlichen, aber innovativen Schriftstellern, die einen attraktiven Stil pflegen. Wegen der anstehenden Konkordatsverhandlungen möchte Pacelli keine Professoren an theologischen Fakultäten verdammen. Er rät jedoch dazu, Wittig durch seinen Ortsordinarius, den Breslauer Fürstbischof Kardinal Bertram, von dem man sagt, er begegne Wittig eher mit Nachsicht, streng ermahnen zu lassen. Dem bei dem protestantischen Verleger Diederichs erschienen Buch Michels fehlt darüber hinaus die bischöfliche Druckerlaubnis.
Betreff
Sul Sac. Prof. Giuseppe Wittig
Eminenza Reverendissima,
Più volte (cfr. Rapporti N. 24192 del 26 Maggio 1922 e N. 26745 del 5 Marzo 1923) mi sono trovato già nella necessità di richiamare l'attenzione della S. Sede sugli scritti del Sac. Giuseppe Wittig, professore nella Facoltà teologica della Università di Breslavia, i quali, a mio umile avviso, davano pur troppo luogo a censura. Recentemente è stato pubblicato un volume, (Kirche und Wirklichkeit – Ein katholisches Zeitbuch – herausgegeben von Ernst Michel – Verlegt bei Eugen Diederichs in Jena 1923), in cui trovansi riprodotti due articoli del suddetto professore apparsi già nel periodico "Die Tat".
Nel primo di essi (pag. 21-43) il Wittig tratta del "sacerdozio generale" ( Das allgemeine Priestertum ). Dopo aver rilevato che il nome "sacerdote" non fu da Cri-
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sto usato né per Sé né per i suoi discepoli(1), e dopo aver aggiunto che solo indirettamente, vale a dire attraverso il concetto che il culto divino dell'Antico Testamento era ombra del Nuovo, si cominciò a ritener utile di rappresentar Cristo anche come Sacerdote(2) il Wittig viene a parlare ampiamente del suaccennato sacerdozio generale (allgemeines Priestertum), di cui è parola nella I Petr. 2,9 e nell'Apoc. I,6, e si studia di porlo nel massimo rilievo, attenuando nel maggior grado possibile la differenza fra esso ed il "sacerdozio d'ufficio" (Amtspriestertum). Malgrado le buone intenzioni dell'Autore, tutta l'esposizione sembrami tale da poter produrre in menti soprattutto di laici non
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versati nelle dottrine teologiche concetti falsi od equivoci. Ometto poi di rilevare qui varie espressioni o frasi leggere, come, ad esempio, allorché, dopo aver riportato un passo di Tertulliano, egli osserva "trattarsi ivi di una controversia circa il sacerdozio delle donne, e quindi di un campo, in cui è sempre difficile ad un uomo di essere oggettivo" (pag. 31).
Il secondo articolo (pag. 189-210) intitolato " Die Kirche als Auswirkung und Selb s tverwirklichung der christlichen Seele " presenta un concetto della Chiesa, il quale sembra a mala pena distinguersi dalle teorie dei Protestanti. – Il Wittig premette che ogni vera società deve procedere dall'anima dell'uomo, spontaneamente, senza influsso esteriore(1). Così anche la Chiesa è una società sorta per natura sua dall'anima umana(2), ed un simile processo fu
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necessario per interna necessità(1), di guisa che Cristo volle bensì tale comunità, ma necessariamente, e non in modo spontaneo ed esplicito(2). Ne segue che:
1°) La Chiesa è la stessa vita(3), la proiezione dell'anima cattolica(4).
2°) L'anima è la misura della Chiesa(5).
3°) Non vi è nella Chiesa un magistero propriamente detto, ma lo spirito di Cristo vive nell'anima dei fedeli e per essi si rivela, finché la comunità dei fedeli stessi dichiara per la bocca del Pontefice come articolo di fede la cognizione nuovamente acquistata, emanante dalla eterna vita dell'anima cristiana(6).
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4°) Quindi il Papa non è propriamente Maestro autentico, ma piuttosto esemplare e norma oggettiva della verità. Nella sua anima vive la Chiesa non altrimenti che nelle anime dei fedeli. Egli ha soltanto la prerogativa che la Chiesa vive nella sua anima sotto la protezione e la garanzia di Dio, e l'ufficio di mostrare a tutti questa Chiesa, affinché le altre anime possano controllare, se forse in esse la Chiesa sia guasta a causa di qualche umana torbidezza(1).
5°) L'organizzazione esterna della Chiesa è secondaria ed accessoria(2); non è fondata da Cristo, ma rap-
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presenta piuttosto una imitazione della Sinagoga e dell'Impero Romano(1).
6°) Gli storici ed i giuristi hanno un concetto della fondazione della Chiesa assolutamente umano, esterno, superficiale e falso(2). Di tutto il processo vitale, che vien designato col nome di Chiesa, essi non abbracciano che
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le forme esterne; non veggono che la Chiesa ha le sue radici nell'anima, e sono così colpevoli che l'anima non riconosce più nella Chiesa sé stessa, ma una volontà ed una forma ad essa estranea. Che anzi di questo errore e di questa colpa partecipano pure i dogmatici, gli apologeti ed i politici ecclesiastici(1). Nessuna meraviglia perciò che, quanto maggiori progressi fa l'apologetica, tanto minore è il numero delle conversioni(2). – Ai nostri tempi è debole la corrente della vita(3), e noi non possiamo far, altro se non attendere con intenso desiderio, finché un flusso di vita di-
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vina scorra nuovamente nelle anime e da queste nella Chiesa e dalla Chiesa di nuovo nelle anime, sia che esso prorompa dall'anima di un Santo, sia che un Papa riapra porte chiuse(1).
Ho creduto mio dovere di segnalare quanto sopra all'Eminenza Vostra Reverendissima, anche perché gli anzidetti ed altri simili scritti del Wittig, se incontrano senza dubbio l'opposizione degli spiriti sani (cfr., ad esempio, la critica, pur non eccessivamente rigorosa, apparsa nel fascicolo dello scorso Agosto delle Stimmen der Zeit dei PP. Gesuiti53. Jahrgang 11. Heft 105. Band <359-362> 1 –), trovano però, – come suole accadere degli scrittori superficiali, ma innovatori e dotati di stile attraente, – una larga schiera di ammiratori e di seguaci. Sebbene, poi, non sembri attualmente opportuno, per non pregiudicare le trattative concordatarie, di procedere ora a pubbliche condanne di opere di professori delle Facoltà teologiche, giudicherà tuttavia l'Eminenza Vostra se non convenga almeno che il Wittig abbia
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dal suo Ordinario, l'Emo Sig. Cardinale Bertram (a quanto si dice, piuttosto debole verso di lui), a nome della S. Sede una seria ammonizione. È superfluo di aggiungere che il succitato volume, pubblicato da un editore protestante quale è il Diederichs, e contenente scritti estratti da una Rivista (Die Tat), non porta l'Imprimatur dell'Autorità ecclesiastica.
Chinato umilmente al bacio della Sacra Porpora, con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di confermarmi
Di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Pacelli Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
(1)"Den Priesternamen hat Christus weder für sich noch für seine Jünger im allgemeinen noch für die zu seinem besonderen Dienst auserwählten Apostel in Anspruch genommen … In diesem Sinne lag Priestertum und Priestername ganz ausserhalb der Gedanken Jesu …" (pag. 23). – L'Autore tuttavia non vuol negare che Gesù abbia istituito il sacerdozio del Nuovo Testamento (pag. 24).
(2)"Erst auf dem Umwege über den Gedanken, dass der alttestamentliche Gottesdienst ein Vorschatten des neutestamentlichen sei, bot sie die alttestamentliche Priesteridee zum lehrreichen Vergleich an. Man begann, es für nützlich zu halten, Christum, dessen Wesen und Amt ganz, allein durch den Namen 'Sohn des lebendigen Gottes' erschöpfend gekennzeichnet werden konnte, nun auch als Priester darzustellen …" (pag. 26).
(1)"Willkür und Gewalt sind Sünden gegen die innersten Notwendigkeiten des Wesens … Gemeinschaften, die im Willen eines Einzelnen ihren ersten und einzigen Ursprung haben und nur durch irgendwelche Gewalt, Drohung oder Verheissung, sei es auch des ewigen Lebens entstanden sind, haben im Grunde genommen mit der Seele nichts zu tun" (pag. 190).
(2)"Seit neunzehn Jahrhunderten glauben Millionen von Menschen daran, dass die Menschenseele ihr einst durch die Sünde verlorenes volles Leben und die Gesundheit ihres Wesens durch eine Wiedergeburt wiedererlangt hat … Und mit ihr war da eine neue Gemeinschaft! Und die neugeschaffenen Seelen bekannten sich zu ihr, gehörten ihr an, bildeten sie, sahen in ihr wieder die Quelle ihrer neuen Kraft, richteten ihr Leben nach ihr, gingen ganz in ihr auf und nannten sie mit einem Namen, der uns heute vielfach widerwärtig und seelenfremd geworden ist: Ecclesia; katholische Kirche" (pag. 192-193).
(1)"Sie (die Kirche) war da, wie selbstverständlich aus dem neuen Leben der Seele hervorgewachsen, das neue Leben selber darstellend und darbietend" (pag. 193).
(2)"Christi Gemeinschaftsbildung war Tätigkeit seiner Seele, eine gewollte, aber nicht eine willkürliche Tätigkeit. Er hätte nicht etwas anderes an Stelle der Kirche aus seinem Leben herauswachsen lassen können" (pag. 197).
(3)"Lauter Leben" (pag. 193).
(4)"Und wieder ist die Kirche das grosse Projektionsbild der katholischen Seele" (pag. 201).
(5)"Die Seele ist das innere Mass der Kirche. Die katholische Kirche hat dies anerkannt, indem sie den Grundsatz aufstellt: Suprema lex est salus animarum. Unter salus animarum muss ich die durch Christus wiederhergestellte Gesundheit und Voll-Lebendigkeit der Seele verstehen" (pag. 198).
(6)"Sein Geist (Christi) ist das neue Leben, das in den umgeschaffenen Seelen der Christgläubigen lebt; aus ihnen heraus offenbart er sich und verkündet er, erst mit wenig Stimmen, dann mit immer mehr Stimmen; und wenn die Stimmen überzahl-
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reich geworden sind auf der ganzen Erde, dann erklärt die Gemeinschaft der Christgläubigen durch den Mund ihres anerkannten Lehrers die neugewonnene Erkenntnis als Glaubenssatz. Weil diese Erkenntnis nicht von irgendwoher, sondern aus dem ewigen Leben der neugeschaffenen Seele kommt, das nichts anderes ist als das Leben Christi …" (pag. 200). Quindi i dogmi sono rappresentati come "Folgerungen aus wahrem Erlebnis, das zwar in Schrift und Tradition tausend Beweise fand, aber keines Beweises bedurfte … Erlebnis im Sinne einer erkenntnissprudelnden, Glaubenserkenntnis gebenden Quelle" (pag. 209).
(1)"In der Seele des Papstes lebt die Kirche, aber nicht anders, als sie in unserer Seele lebt. Er hat nach seiner eigenen Lehre nur den Vorzug, dass die Kirche in seiner Seele unter garantierendem Schutze Gottes lebt, und das Amt, diese Kirche allen zu zeigen, damit die anderen Seelen kontrollieren können, ob nicht in ihnen durch irgendwelche menschliche Trübungen die Kirche verderbt ist" (pag. 202).
(2)"Indem er (Christus) das neue Leben begründet, begründet er die Kirche. Aus dem neuen Leben heraus, aus den neugeschaffenen Seelen heraus, organisierte sie sich. Wenn man von einem Akt der Kirchengründung spricht, darf man nur an solche Vorgänge aus der christlichen, d. h. zu vollem Leben neugeschaffenen Seele denken. Sonst beginge man eine Geschichtsfälschung" (pag. 195).
(1)"Die von ihm (Christus) neugeschaffenen, 'wiedergeborenen' Seelen erkannten sogleich die Gemeinschaft mit seiner Seele und untereinander. Wie sahen sie diese Gemeinschaft oder wie dachten sie sich ihre Gestaltung? Sie sahen und dachten zunächst eine in Glaube und Hoffnung und Liebe verbundene Jüngerschaft. Als sie mit dem neuen Gedanken erfüllt wurden, die ganze Welt für diese Gemeinschaft zu gewinnen, hatten sie zwei grosse Vorbilder – mehr als Vorbilder, nämlich erlebte Gemeinschaftsbilder, in denen ihre Seelen ganz und gar lebten: die Gottesgemeinschaft des jüdischen Volkes und das Weltreich der Römer. Es ist gar nicht anders denkbar, als dass die Stiftung Christi in diese beiden Bilder hineinwuchs, und dass sie, als sie wegen ihrer Ueberfülle den Rahmen sprengte, darüber hinauswuchs und zunächst, oder auch für lange Zeit noch, die Aehnlichkeit des Gestaltens an sich trug …" (pag. 197).
(2)"Wenn die Historiker von der Gründung der Kirche sprechen, so reden sie echt menschlich, äusserlich und oberflächlich. Sie reden davon wie von der Gründung irgendeines Vereins" (pag. 195). - "Eine Kirchengründung nach der Auffassung der Historiker und Juristen … wollte Christus nicht" (pag. 196). – "Die Juristen und Historiker sind oft im Innersten ärgerlich darüber, dass sie in den schriftlichen Dokumenten aus der Zeit dieses ersten werdenden neuen Lebens und seiner Gemeinschaftsbildung so wenig juristisch Geprägtes, Greifbares zum Beweis oder Gegenbeweis finden. Was man damals schrieb, war gar nicht dazu angetan, um Beweise oder Gegenbeweise zu liefern, sondern nur, um das neue Leben weiterzugeben … ob Christus eine Kirche gründen wollte, ob, wann und in welcher Weise er sie gegründet hat, darüber flutet das altchristliche Leben hinweg …" (pag. 194).
(1)"Die Historiker erfassen von dem ganzen Lebensprozess, der mit dem Namen Kirche bezeichnet werden kann, immer nur die äusseren Formen und werden darum nie recht klug aus der Kirche. Sie sehen nicht die Verwurzelung der Kirche in der Seele. Sie begreifen nicht, dass die Seelen ein neues Leben empfangen haben und führen die Kirche auf Formen des alten Lebens zurück. Sie bereiten eine Fremdheit zwischen der Seele und der Kirche … Sie sind mitschuld, dass die Seele in der Kirche nicht mehr sich selbst erkennt, sondern fremde Willkür, fremde Form. Diesen Fehler und diese Mitschuld teilen mit den Historikern auch die Dogmatiker und Apologeten, auch die Kirchenpolitiker, wenn sie irgendein Ziel verfolgen oder an irgendwelcher Einrichtung festhalten, die selbst eine voll christliche Seele als ausserhalb ihres neuen Lebens stehen erkennen muss" (pag. 197-198).
(2)"Die Konversionen in den mittleren Jahrzehnten des abgelaufenen Jahrhunderts so wunderbar zahlreich, nahmen mit den Fortschritten der Apologetik ab" (pag. 210).
(3)"Vielleicht waren die letzten fünfzig Jahre eine Periode schwächeren Lebensstromes …" (pag. 210).
(1)"Da ist auch gar keine Hoffnung, bis wieder einmal eine neue Flut göttlichen Lebens in die Seelen strömt und von diesen in die Kirche und von der Kirche wieder in die Seelen, sei es, dass sie hervorbricht aus der Seele eines Heiligen, sei es, dass ein Papst wieder einmal verschlossene Türen öffnet. Wir können nichts tun als warten. Das ist der Zweck alles Arbeitens und Schreibens, das Warten sehnsüchtig und inhaltsreich zu machen" (pag. 206).
1Hds. eingefügt von Pacelli.
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 12. September 1923 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 82, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/82. Letzter Zugriff am: 15.08.2020.
Online seit 24.10.2013, letzte Änderung am 25.02.2019