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Dokument-Nr. 11199
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 03. November 1923

Regest
Pacelli berichtet über einen Besuch Viktor Naumanns, der unter anderem fragte, ob der Nuntius eine Bittschrift des Reichskanzlers Stresemann betreffend eines päpstlichen Appells zur Linderung der Notlage des deutschen Volkes an den Heiligen Stuhl weiterreichen würde. Der Nuntius erklärte sich dazu bereit, hob aber als persönliche Anmerkung hervor, dass sich der Heilige Stuhl seiner Auffassung nach ausschließlich auf karitative Fragen beschränken werde. Pacelli leitet nun den angekündigten Brief Stresemanns weiter. In seiner Rede vom 2. November in Nevers beschrieb der französische Ministerpräsident Poincaré das Elend in Deutschland ähnlich wie der Reichskanzler. Poincaré erklärte, dass besonders der Mittelstand von der trostlosen Wirtschaftslage in Deutschland betroffen sei; die Oberschicht lebe nach wie vor im Wohlstand und auch die Bauern hätten genug, während der Rest der Bevölkerung stark verarmt sei. Pacelli schließt sich dieser Analyse an und befürchtet soziale Unruhen in Deutschland. Er weist aber darauf hin, dass sich Stresemann durch einen päpstlichen Appell auch einen politischen Effekt erhoffen wird. Deshalb erinnert der Nuntius an den Vorschlag des Zentrumspolitikers und Moraltheologen Mausbach, der einen päpstlichen Appell nicht nur an Deutschland, sondern an alle betroffenen Länder der Welt angeregt hatte. Für Pacelli, der sich selbst als unabhängigen Beobachter versteht, ist die Reichsregierung allerdings für einen der entscheidenden Gründe der Geldentwertung in Deutschland, nämlich den passiven Widerstand, den er als politischen Irrsinn bezeichnet, selbst verantwortlich. Er schlägt vor, dass der Heilige Stuhl nach den großzügigen Spenden an die Kardinäle Bertram in Breslau, Schulte in Köln und Piffl in Wien sowie an den Caritasverband eine ähnliche Spende für Bayern schicken könnte. Eine solche Spende könnte einen positiven Eindruck in der öffentlichen Meinung Bayerns hinterlassen und indirekt den Konkordatsabschluss begünstigen.
Betreff
Appello del Cancelliere del Reich Sig. Stresemann al S. Padre
Eminenza Reverendissima,
Il Sig. Vittorio Naumann, ben noto all'Eminenza Vostra Reverendissima sin da quando il compianto Mons. Aversa inviava alla S. Sede le di lui informazioni, – personaggio alquanto discusso, ma intimamente legato coll'attuale Cancelliere Sig. Stresemann, il quale anzi, in occasione del mio ultimo viaggio a Berlino, mi manifestò la sua intenzione di dargli un importante posto di Ambasciatore o di Ministro, per es. a Parigi od a Bruxelles, – venuto a visitarmi il 24 Ottobre scorso, mi descrisse la difficilissima e quasi disperata situazione interna ed estera, in cui si dibatte attualmente la Germania, e mi chiese se la S. Sede avrebbe potuto fare qualche cosa per venire ad essa in soccorso. Risposi esser ben risaputo con quanta sollecitudine il S. Padre e l'Eminenza Vostra si fossero incessantemente
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adoperati per favorire la pacificazione dei popoli e per sollevare le miserie che opprimono l'umanità, ed aggiunsi non esservi dubbio che anche per l'avvenire verrebbe continuata una così pietosa e benefica missione. Mi interrogò allora, se sarei stato disposto a presentare alla S. Sede una eventuale domanda del Cancelliere per un'azione a favore della Germania, ed io replicai che lo avrei fatto ben volentieri, esprimendo però al tempo stesso, come mio pensiero puramente personale, la convenienza che, nelle presenti circostanze, essa si limitasse esclusivamente al campo della carità, evitando la parte politica.
In seguito a ciò, mi è stata oggi rimessa da questo Rappresentante del Reich in Monaco, Sig. von Haniel, la lettera del Sig. Cancelliere, che qui acclusami permetto d'inviare all'Eminenza Vostra. In essa il Sig. Stresemann, dopo aver alluso alla suddetta conversazione col Sig. Naumann, descrive coi colori più foschi la spaventosa miseria, cui sono esposte le popolazioni della Germania, e gli orrori del freddo, della fame e delle malattie, ai quali vanno incontro nel prossimo inverno. Una tale situazione produce nel popolo sentimenti di amarezza e di disperazione, aumentando sempre più il numero dei suicidi, dei furti e dei saccheggi, e mette in pericolo i fondamenti stes-
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si dell'ordine civile e sociale.
"In tale profonda miseria (prosegue il Sig. Cancelliere) i miei sguardi si volgono verso quella Potenza, che in particolar modo è chiamata a ricordare ai popoli gli eterni ed immutabili principi della umanità e dell'amore per il prossimo. Non ho bisogno di assicurarLa, Signor Nunzio, che in nessun modo penso ad un'azione politica della S. Sede, se oggi La prego di impetrare il concorso di Sua Santità per mitigare la disperata situazione del popolo tedesco. Sua Santità ha già ripetutamente, ed anche in questi giorni, dimostrato la Sua caritatevole premura per i sofferenti ed i bisognosi in Germania. Ora però la miseria del popolo tedesco è così enorme, che le peggiori conseguenze non possono essere evitate se non con una vasta azione di soccorso da parte dell'estero. Occorre rivolgere ai popoli, che possono e vogliono venire in aiuto dell'affamata Germania, la istante preghiera di alleviare con pronto invio di viveri la opprimente indigenza. Se Sua Santità il Papa fosse disposto ad indirizzare in questo senso un Appello alle suddette Nazioni del mondo, forse per mezzo delle Nunziature e Delegazioni Apostoliche ovve-
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ro di eminenti membri dell'Episcopato, Egli potrebbe essere sicuro della inestinguibile riconoscenza dell'abbattuto popolo tedesco. Non dubito che il Suo Appello avrebbe un [sic] eco nel mondo e sprigionerebbe nobili e molteplici forze per la salvezza di un popolo sull'orlo del precipizio". – II Sig. Cancelliere termina interessandomi a portare quanto prima il suo esposto a conoscenza del S. Padre.
Che in realtà numerose classi della popolazione tedesca, soprattutto del ceto medio, versino attualmente pur troppo nella più squallida miseria, e che ancor più grave e spaventosa indigenza le minacci nell'imminente inverno, è cosa indubitata e riconosciuta da tutti, lo stesso Sig. Poincaré, nel discorso pronunziato ieri a Nevers, pur affermando che la Germania è e rimane ricca, ammetteva la povertà di almeno una parte della popolazione: "Si aujourd'hui (cosi egli si esprimeva) l'Allemagne offre le spectacle paradoxal d'un Etat ruiné, dont une partie de la population est réduite à la mendicité et dont l'autre est opulente, c'est qu'elle l'a bien voulu. Ce n'est pas le pays qui est appauvri, c'est l'Etat, ce sont les classes moyennes. L'Allemagne est et reste riche; elle possède des ressources immenses, mais ces ressources sont scandaleusement accaparées par les grands industriels et par les gros banquiers,
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qui ne veulent rien donner à l'Etat et que l'Etat ne s'efforce pas sérieusement de contraindre à remplir leurs devoirs de citoyens. De là, l'apparente détresse du Reich; de là, la misère trop réelle des milieux intellectuels, des petits commerçants, des artisans, des ouvriers. Mais le paysan allemand, lui, n'est pas malheureux; il vit largement …". Che tale miseria costituisca altresì un grave pericolo di torbidi sociali, è pure, a mio umile avviso, innegabile, come sembrano egualmente certi gli ottimi risultati che, anche dal punto di vista religioso e morale, produrrebbe in Germania l'Appello del S. Padre implorato dal Cancelliere. D'altra parte, è, se non m'inganno, ben probabile che il Sig. Stresemann, pur avendo evitato nella sua lettera qualsiasi accenno alle controversie internazionali, si riprometta da un tale Appello Pontificio, oltre l'urgente soccorso materiale, indirettamente anche un effetto politico. A tale riguardo può essere forse utile di ricordare il pensiero svolto dal Revmo Mons. Mausbach nel di lui scritto, da me già trasmesso all'Eminenza Vostra col rispettoso Rapporto N. 28878 in data di ieri l'altro. Invocando, infatti, egli pure un simile "pubblico Appello di Sua Santità a tutti i popoli" per soccorrere i poveri
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della Germania, soggiungeva: "La descrizione della miseria del nostro popolo, che sarebbe contenuta in detto Appello, richiamerebbe in pari tempo per sé stessa e tacitamente tutti gli sguardi verso l'origine di tale calamità, vale a dire la cecità spietata di coloro, che si servono del trattato di pace come di uno strumento per turbare la pace dei popoli" (1). È ben vero, tuttavia, che, senza disconoscere le colpe e le durezze altrui, ad un osservatore imparziale apparirebbe pure, malgrado ciò, come una delle non ultime cause della catastrofe della valuta e della conseguente attuale rovina del popolo tedesco (per tacere <di>1 altri errori) la folle politica della resistenza passiva nella Ruhr, prolungata sino all'assurdo,
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anche cioè quando doveva essere ad ognuno evidente la assoluta impossibilità di un successo in quella impari lotta, resistenza, per la quale il Governo del Reich ha dilapidato miliardi di marchi-oro.
In questa occasione mi sia altresì permesso di sottoporre rispettosamente all'Eminenza Vostra una umile supplica. La S. Sede ha recentemente rimesso – come è stato annunziato anche dai pubblici fogli – all'Emo Sig. Cardinale Bertram ed all'Emo Sig. Cardinale Schulte L. 150.000 per ciascuno a vantaggio dei fedeli delle diocesi, che fanno parte dell'annuale Conferenza vescovile di Fulda (Dispaccio N. 22922), nonché un milione di Lire al Caritasverband (Dispaccio N. 23214). I giornali hanno parlato altresì di una munifica oblazione all'Emo Sig. Cardinale Piffl per le popolazioni dell'Austria. Se ora il S. Padre si degnasse di inviare una elargizione anche alla Baviera2, credo che un tale atto di Sovrana carità produrrebbe qui la più favorevole impressione nella3 pubblica opinione e potrebbe anzi con ciò giovar pure indirettamente alla conclusione del Concordato. Gli organi più sicuri, poi, per la equa distribuzione di un eventuale Pontifìcio sussidio sarebbero, a mio subordinato parere, questo Emo Cardinale e gli altri Remi Vescovi4
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bavaresi, i quali si trovano meglio di ogni altro in grado di conoscere i bisognosi5 delle rispettive diocesi.
Chinato umilmente al bacio della Sacra Porpora, con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di confermarmi
Di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Pacelli Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
(1)Lo stesso Sig. Cancelliere, nell'intervista concessa oggi al corrispondente del Times in Berlino per rispondere al surriferito discorso del Sig. Poincaré, ha affermato fra l'altro: "Le gravi crisi economiche e politiche, che Ella osserva in Germania, sono non già la conseguenza dell'attitudine tedesca o di errate misure del Governo del Reich , ma unicamente il risultato dei metodi usati contro di noi dal Governo francese".
1Hds. eingefügt von Pacelli.
2 Textpassage "nonché un milione [...] alla Baviera," am linken Seitenrand mit roter Farbe markiert und hds. von unbekannter Hand notiert, vermutlich vom Empfänger: "urge rispondere Si credeva che la Baviera potesse godere dell'elargiz. fatta al Caritasverband di Germania".
3Textpassage "S. Padre [...] nella" hds. mit roter Farbe unterstrichen, vermutlich vom Empfänger.
4Am linken Seitenrand von unbekannter Hand, vermutlich vom Empfänger, hds. eingefügt und mit roten Klammern versehen: "date £ 150.000 al Card. Faulhaber £ un milione al Caritasverband".
5Hds. korrigiert, vermutlich von Pacelli.
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 03. November 1923 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 11199, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/11199. Letzter Zugriff am: 28.11.2020.
Online seit 16.12.2013, letzte Änderung am 25.02.2019