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Dokument-Nr. 266
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
München, 14. Oktober 1919

Regest
Pacelli berichtet über eine drohende Regierungskrise in Bayern, die aus der bayerischen Landeskonferenz der MSPD vom 27. und 28. September 1919 in Nürnberg resultiert, auf der eine gründliche Umbildung des Regierungskabinetts gefordert wurde, weil dieses aufgrund der Stärkeverhältnisse im Landtag nicht ausschließlich sozialistisch sein konnte. Die Presse forderte daher den Landtag auf, anlässlich seiner nächsten Sitzung vom 1. Oktober in erster Linie ein neues Kabinett zu bilden. Die aktuelle Situation wurde zum einen auch durch die Ereignisse im April (Palmsonntagsputsch) und Mai (Geiselmord im Münchner Luitpoldgymnasium) hervorgerufen, als die Regierung ihre Schwäche demonstrierte, und zum anderen durch die heftigen Angriffe der BVP-Presse und die ständigen Auseinandersetzungen mit der Bayerischen Volkspartei wegen der antireligiösen Politik von Ministerpräsident Hoffmann. Die Diskussionen zogen sich endlos hin, bis die Parteien entschieden, ihre eigenen Organisationen zur Beratung hinzuzuziehen, um eine letztendliche Entscheidung über den Umgang mit der Krise treffen zu können. Die BVP geriet dadurch in die Zwickmühle, einerseits als Mehrheitspartei den Regierungsvorsitz übernehmen zu müssen und sich andererseits der großen Verantwortung für die Lösung der zahlreichen sozialen und wirtschaftlichen Probleme stellen zu müssen, ohne über ausreichende Parteivertreter zu verfügen, die sich aufgrund ihrer Persönlichkeit durchsetzen können. In einer in Deggendorf am 6. Oktober gehaltenen Rede kritisierte Heinrich Held den von den Sozialisten an die Bayerische Volkspartei gerichteten Appell zu einer Übernahme der Regierungsverantwortung; dieser Appell komme erst jetzt, dass man das schwere Erbe der Räterepublik übernehmen müsse. Der Fraktionsvorsitzende der BVP schloss eine Koalition nicht aus, verlangte jedoch einen Mittelweg aus Rücksichtnahme gegenüber den Überzeugungen des bayerischen Volkes. Andernfalls blieben nur die Auflösung des Landtags und die Anberaumung einer neuen Wahl. Die Demokraten wollten hingegen keine neue Wahl, weil sie die Koalitionsregierung bevorzugten; ihre Stellungnahme begründeten sie mit der Notlage und mahnten die anderen Parteien zur Verantwortung. Die Sozialisten versuchten, die Argumente Helds zu widerlegen, indem sie die Schuld an der allgemein unerwünschten möglichen Neuwahl der BVP zuschob, weil diese sich weigerte, die Regierungsverantwortung zu teilen. Am 9. Oktober fand eine Sitzung der BVP statt, die zu der Entscheidung führte, unter der Voraussetzung einer Abänderung der Schul- und Religionspolitik in der Koalitionsregierung zu bleiben. Einen weiteren Grund für diese Entscheidung erfuhr Pacelli vertraulich von den führenden Mitgliedern der Partei: Es besteht nämlich die Gefahr, dass sich die Reichswehr, in der sich viele Sozialisten befinden, weigern würde, eine Regierung ohne sozialistische Präsidentschaft gegen kommunistische und spartakistische Unruhen zu schützen. Die Sozialisten versammelten sich am 12. Oktober und kamen zu dem Schluss, dass die bürgerlichen Parteien für die aktuelle Lage mitverantwortlich seien, sowohl weil sie die sozialistische Regierung nach dem Mord an Eisner unterstützt haben, als auch, weil sie ab Mai in einer Koalition mit den Sozialisten saßen und für die ganze Tätigkeit der Regierung mitverantwortlich sind. Selbst die Entscheidung der BVP und der Demokraten zeigt die Haltlosigkeit der Beschuldigungen gegen die Sozialisten. Pacelli bezeichnet die Krise als einen Sturm im Wasserglas, weil alles so bleibt, wie es war, abgesehen von der Ernennung des Finanzministers Speck zum Vizepräsidenten des Kabinetts. Obwohl die sozialistische Presse die verhinderte Wahl als Mutprobe ihrer Politiker begrüßt, bleibt für Pacelli die Möglichkeit, dass viele unzufriedene Wähler ihre Sympathie der – für die Regierungsaktion nicht direkt verantwortlichen – BVP schenken werden. Alles in allem errang die BVP einen Sieg. Die Partei wollte keine Regierungskrise und keine direkte politische Verantwortung in der Regierung mit den Sozialisten teilen; obwohl die Sozialisten beabsichtigen, die Macht mit den bürgerlichen Parteien zu teilen, tragen aber in der öffentlichen Meinung allein die Verantwortung. Es bleibt abzuwarten, ob es dem Zentrum gelingt, Hoffmann zu einer Änderung der Schul- und Religionspolitik zu bewegen.
Betreff
Minaccia di crisi di Governo in Baviera
Eminenza Reverendissima,
Da vario tempo si parlava di una possibile crisi del Governo bavarese. Le discussioni dei partiti politici, che da parecchi giorni si andavano svolgendo la <nella>1 stampa dei socialisti maggioritari e della Bayerischen Volkspartei, specialmente sulla politica religiosa e scolastica, avevano recentemente assunta una forma culminante. La spinta decisiva alla crisi fu data dalla riunione dei socialisti bavaresi, tenutasi a Norimberga il 27 e 28 Settembre scorso. Dopo una lunga discussione sulla situazione politica in Baviera, fu approvato all'unanimità il seguente ordine del giorno: "La conferenza dei socialisti bavaresi, adunatasi in Norimberga il 27 e 28 Settembre, ha discusso le difficoltà politiche dei socialisti e la situazione del parti-
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to nel gabinetto. La conferenza esprime tutta la sua fiducia ai rappresentanti del partito nel Governo. Essa rileva come una particolare difficoltà del partito socialista in Baviera il fatto che il Governo cosidetto [sic] di Hoffmann è ritenuto quale un Governo socialista, mentre è chiaro che la composizione del Governo e del Landtag esclude una politica prettamente socialista. Perciò la Conferenza propone una radicale riforma del Ministero. Essa autorizza i compagni Hoffmann, Segitz ed Endres a dimettersi dal Ministero, se la riforma creduta necessaria dalla Conferenza non possa effettuarsi."
In seguito a tale risoluzione, tutta la stampa fu concorde nel ritenere che il primo compito del Landtag, il quale doveva radunarsi il 1°Ottobre, fosse quello di riformare il gabinetto. E così per la prima volta in Baviera il sistema parlamentare avrebbe dovuto esplicarsi nella sua principale funzione, cioè la formazione del Governo; giacché, come Vostra Eccellenza <Eminenza Reverendissima>2 ben ricorda, l'attuale Governo Hoffmann nacque soltanto da un compromesso fra il Landtag, ridotto all'impotenza in seguito alla crisi prodotta dopo l'assassinio di Eisner, e il Consiglio centrale dei soldati, operai e contadini, che aveva preso nelle mani il potere.
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La ragione, che aveva spinto i socialisti a questa risoluzione di Norimberga, è che in verità l'attuale gabinetto di coalizione porta la firma e la responsabilità come socialista, ma di fatto i rappresentanti di questo partito vi si trovano in minoranza. È però da rilevarsi che tale situazione è stata messa innanzi dalla stampa socialista, soltanto nei giorni del processo contro l'assassinio degli ostaggi perpetrato dai Comunisti nel passato mese di Maggio, epoca in cui la responsabilità del Governo appariva più terribile, sia per la poca energia, che dimostrò nel reprimere la sommossa anarchica dell'Aprile, sia perché era esso che doveva dire l'ultima parola circa la condanna degli assassini, usando o meno del diritto di graziarli.
D'altra parte la stampa della Bayerischen Volkspartei aveva condotto una campagna sempre più violenta contro il Ministro Presidente Hoffmann per la sua politica scolastica apertamente antireligiosa. Sicché in fondo la crisi si presentava come una necessità logica e fatale prodotta dalla situazione di lotta fra i due principali partiti politici bavaresi, il socialista e quello del Centro (Bayerische Volkspartei).
Interminabili e complicate discussioni si protrassero per giorni e giorni fra le varie frazioni politiche e nel
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le commissioni del Landtag, ma da esse non potè venir fuori che una dichiarazione, con la quale il partito del Centro faceva una mezza sconfessione degli attacchi apparsi nella stampa cattolica, e specialmente nel Bayerische Kurier, contro Hoffmann, e poi l'annunzio che per prendere una decisione definitiva intorno alla crisi bisognava che i vari partiti consultassero le proprie organizzazioni, e che ciò sarebbe stato fatto a breve scadenza.
Intanto la Bayerische Volkspartei si trovava in questa impasse: da una parte avrebbe dovuto accettare la responsabilità del Governo, essendo, il partito numericamente più forte, dall'altra parte, accettando tale responsabilità, avrebbe corso pericolo di serie compromissioni, dovendo, una volta al Governo, liquidare tutte le pendenze della guerra, affrontare tutte le ardue questioni create dal nuovo stato di cose, specialmente nell'ordine sociale e finanziario, e finalmente, per non parlare di altro, risolvere i minacciosi problemi alimentari e della vita materiale, che presenterà il prossimo inverno, ed a ciò bisogna aggiungere la mancanza assoluta di uomini in quel partito, che veramente si possano imporre col loro nome e col loro passato.
In un discorso pronunziato il 6 Ottobre, a Deggendorf, il Signor Held, Capo della frazione della Bayerischen Volkspartei del Landtag, confutò la ragione messa inanzi [sic] dai socialisti per
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dividere ora la responsabilità del Governo coi partiti borghesi, cioè le polemiche della stampa contro il Ministro Presidente Hoffmann. Già dal Novembre dell'anno scorso, disse Held, esistevano tali polemiche, le quali si intensificarono nel Gennaio e Febbraio di quest'anno. Perché i socialisti non hanno voluto allora una ricomposizione del Governo? Invece il partito socialista durante la rivoluzione ha preso nelle mani il potere, ha formato da solo un Governo, (quantunque nelle elezioni non abbia avuto che il terzo dei voti) ed anche durante la Repubblica dei Consigli ha mostrato il fermo proposito di volere da solo il potere e da solo conservarlo. Soltanto ora che bisogna assumere l'eredità della Repubblica dei Consigli, con tutte le sue conseguenze finanziarie, i socialisti pensano a voler dividere la responsabilità del potere, che si accorgono di non potere portare più da soli.
Noi vogliamo rimanere nella coalizione, ha soggiunto l'Held, e lavorare con essa, ma proponiamo che il Ministro Presidente trovi nel Governo una linea di mezzo, per la quale sia possibile non urtare le convinzioni della maggioranza
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del popolo bavarese e tralasciare tutto ciò che può offenderle. Se ciò non riesce, è impossibile qualunque cooperazione. I socialisti non devono pensare che basti un gesto da parte loro, perché la Bayerische Volkspartei debba piegarsi al Ministro Presidente. Ciò non è conforme né alla Costituzione, né al sistema politico parlamentare. Se non si può riuscire ad una soluzione soddisfacente della crisi governativa, non rimane altra possibilità che sciogliere il Landtag.
Lo scioglimento del Landtag era stato in verità discusso molto nei giorni della crisi da vari giornali. La situazione politica attuale in Baviera è però talmente complicata, che non lascia chiaramente prevedere quali sarebbero i risultati delle nuove elezioni. Naturalmente ciascun partito pretendeva che con esse avrebbe da guadagnare e non da perdere.
L'Held, per esempio, nel citato discorso, dopo aver fatta balenare la possibilità delle nuove elezioni, soggiungeva: Allora vedremo che cosa il popolo dirà del Governo di Hoffmann. I socialisti non devono pensare che il popolo bavarese rifiuti l'idea di nuove elezioni. Io son convinto che esso ha imparato a distinguere dove si trova veramente il bene della patria, se presso i socialisti ovvero presso la Bayerischen Volkspartei. Un Ministero della Bayerischen Volkspartei non può
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assumersi le responsabilità dell'opera del Governo di Hoffmann, specialmente per ciò che riguarda la politica scolastica e quella finanziaria. Tutta la stampa, dalla democratica alla indipendente, darebbe addosso alla Bayerischen Volkspartei, rendendola responsabile di tutti i disagi in cui si trova il paese, e più che ogni altro Ministro Presidente, quello della Bayerischen Volkspartei dovrebbe rispondere: Non posso far nulla!
I democratici invece si opponevano energicamente alle nuove elezioni. Essi dicevano che un appello al corpo elettorale nel prossimo inverno, quando già si temono tumulti ed agitazioni a causa delle condizioni alimentari e della mancanza di carbone e di lavoro, non poteva essere desiderato da nessun partito, se non per egoismo. Quindi le conseguenze di nuove elezioni, in un periodo così agitato, cadrebbero non soltanto sulle spalle dei socialisti, i quali le avrebbero provocate con la loro risoluzione di Norimberga, ma anche su quelle della Bayerischen Volkspartei, che, per egoismo di partito, avrebbe secondato il desiderio dei socialisti. Naturalmente i democratici facevano le più ampie riserve sulle rosee speranze del partito del Centro circa i risultati ad esso favorevoli nella eventualità delle elezioni. Del resto, concludevano i democratici, le elezioni non potrebbero aver luogo che nei prossimi mesi, men
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tre noi ora abbisogniamo di sicurezza, del consolidamento della nostra situazione politica, di autorità e di forza nel Governo, e questo non può venirci che da un Ministero di coalizione.
I socialisti cercavano di ritorcere contro la Bayerische Volkspartei gli argomenti esposti da Held. Costui dice (così leggevasi nel Nr. 234 della Münchener Post) che un Ministro Presidente, il quale ha contro di sé l'opinione pubblica, deve rispondere, che non può far nulla. Ma il gabinetto di Hoffmann, secondo la stampa del Centro, ha contro di sé l'opinione pubblica. Dunque esso non può governare, ed è perciò che vuol passare il potere alla Bayerischen Volkspartei. Quanto alle nuove elezioni, non siamo noi socialisti che le vogliamo, ma è la Bayerische Volkspartei che le propone e le provoca col suo rifiuto ad assumere il potere: sappia però il Signor Held, che noi in una battaglia elettorale non mancheremo di richiamare su questa situazione l'attenzione degli elettori.
Finalmente si venne alla riunione dei vari partiti. La sera del nove corrente la Bayerische Volkspartei tenne una imponente assemblea, alla quale presero parte gli uomini più influenti del partito. Dopo una calorosa discussione fu votato un ordine del giorno che più o meno ripeteva quanto aveva det
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to l'Held nel suo succitato discorso: Se finora fece comodo ai socialisti un Ministero di loro parte, la Bayerische Volkspartei non ha ora alcuna voglia di assumere il potere in condizioni tanto difficili e di così spaventosa responsabilità. Dunque rimanga il Ministero di coalizione, al quale la Bayerische Volkspartei coopererà volentieri, se verrà modificata la politica scolastica e religiosa. Se i [sic] scolastici non vogliono aderire a tale programma, la Bayerische Volkspartei non teme le elezioni, che si dovranno fare secondo la nuova legge elettorale. – Devesi inoltre aggiungere che, secondo quanto mi hanno riservatamente confidato i capi della Bayerischen Volkspartei, vi è anche un altro gravissimo motivo, per cui questo partito non potrebbe accettare nel momento attuale la presidenza del Ministero, ed è il timore che l'esercito (Reichswehr), in cui pure abbondano i socialisti, non si presterebbe a difendere contro nuove agitazioni comunistiche e spartachiane un Governo non presieduto da un socialista.
Giacché anche i democratici si erano in una loro adunanza dimostrati contrari ad una crisi del gabinetto, non rimaneva che la parola dei socialisti. Ed essa fu detta nella riunione del partito, il 12 corrente, a Monaco. Fu votata in quella adunanza un ordine del giorno che suona più o meno così: I partiti borghesi vollero che i socialisti prendessero la respon
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sabilità del Governo dopo gli avvenimenti del 21 Febbraio (assassinio di Eisner); i partiti borghesi nel maggio si sono uniti coi socialisti per formare un Ministero di coalizione con un programma compilato di comune accordo, che è stato eseguito fin ora; per conseguenza i partiti borghesi hanno avuto la responsabilità di tutta l'opera del Governo sino ad oggi. Ciò non ostante questi partiti hanno ostacolato in tutti modi l'azione del Governo; lo hanno proclamato responsabile di tutti i guai del paese; non hanno voluto accettare la intiera responsabilità del Governo, che ora si offriva loro dai socialisti, ed invece hanno deciso che l'attuale gabinetto presieduto da Hoffmann debba rimanere al potere. Dunque resta stabilita la responsabilità di tutti i partiti per l'intiera azione, che si è svolta finora, e che si svolgerà in seguito dall'attuale Governo. I rappresentanti della Bayerischen Volkspartei e dei democratici hanno con le loro stesse conclusioni riconosciuti infondati gli innumerevoli attacchi contro i socialisti che stanno al Governo. Infine l'ordine del giorno citato conclude che i socialisti nelle attuali circostanze non possono assumere la responsabilità delle nuove elezioni, le quali aggraverebbero le spaventose difficoltà, che presenta il prossimo inverno.
Da tutto lo svolgersi della crisi si finisce per rilevare che si è trattato di una tempesta in un bicchier d'acqua
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e che le cose rimangono come prima.
Rimane cioè il Ministero di coalizione presieduto da Hoffmann, e soltanto si è avuta questa innovazione, che il Ministro delle finanze Dr.  Speck del partito del Centro, è stato nominato vice-presidente del gabinetto.
Il fatto che i socialisti non abbiano voluto affrontare le elezioni e decantato dalla loro stampa come un atto di specchiato patriottismo, che deve essere tenuto presente dal paese, il quale dovrà riconoscere il sacrificio che i medesimi hanno fatto nel continuare la gestione del Governo in condizioni così difficili; ma esso potrebbe essere spiegato anche dalla loro incertezza sul risultato delle prossime elezioni. Infatti da una parte la politica scolastica dell'Hoffmann, dall'altra l'impossibilità di contentare il paese nella politica finanziaria e alimentare (l' 3 impossibilità che si aggraverà nell'imminente inverno) fanno supporre che molti aderenti al partito socialista gli volteranno le spalle nelle venture elezioni; mentre il partito del Centro, non essendo direttamente impegnato e responsabile del Governo, potrà guadagnare le simpatie di molti. Infatti l'opinione più diffusa e seria è che nella eventualità delle elezioni guadagnerebbero il Centro e gli Indipendenti. A questi ultimi affluirebbero tutti i malcontenti ed i disillusi del socialismo, che non vorrebbero passare al Centro per le loro
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convinzioni politiche e religiose.
Guardata da questo punto di vista, la situazione attuale e la minacciata crisi che l'ha consolidata potrebbe dare buoni frutti per l'avvenire.
Tutto sommato, il Centro (Bayerische Volkspartei) ha avuto una vittoria. Non voleva una crisi ministeriale e essa non ha avuto luogo; voleva che la responsabilità diretta del Governo fosse del partito socialista e l'ha ottenuto; giacché, per quanto i socialisti dicano che questa responsabilità dovrà dividersi anche coi partiti borgehsi [sic], pure il popolo continuerà ad addossarla al partito socialista che dirige il gabinetto. Rimane soltanto a vedere se il Centro potrà ottenere che il Signor Hoffmann modifichi la sua politica scolastica e religiosa.
Chinato umilmente al bacio della Sacra Porpora, con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di confermarmi
Di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
Hds. S. 93r, oben zentral: All. ric. col disp. N.  98144 del 31 ottobre 1919
1Hds. gestrichen und eingefügt von Pacelli.
2Hds. gestrichen und eingefügt von Pacelli.
3Hds. durchgestrichen.
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 14. Oktober 1919 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 266, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/266. Letzter Zugriff am: 28.03.2020.
Online seit 04.06.2012, letzte Änderung am 29.09.2014