Datenschutz Impressum

Dokument-Nr. 12322
Pacelli, Eugenio an Merry del Val, Raffaele
Berlin, 10. Oktober 1925

Betreff
Sul Sac. Prof. Giuseppe Wittig
Eminenza Reverendissima,
Facendo seguito al mio rispettoso Rapporto Nr. 33459 del 29 Agosto c. a., compio il dovere di riferire all'Eminenza Vostra Reverendissima che, essendo l'Emo Sig. Cardinale Bertram, Vescovo di Breslavia, di passaggio per Berlino, venuto a visitarmi la sera del 3 corrente, non mancai di intrattenerlo nuovamente sul penoso argomento del Sac. Prof. Giuseppe Wittig, soprattutto per ciò che riguarda la possibilità della sua rimozione dalla cattedra, che egli occupa in quella Facoltà teologica. Il prelodato Signor Cardinale mi promise che mi avrebbe esposto per iscritto il suo pensiero su detta questione, come in realtà egli fece con lettera in data di quel medesimo giorno ( Allegato I ), consegnatami la mattina del 5.
In essa l'Eminentissimo cominciava col ri-
96v
cordare i seguenti provvedimenti, già da lui presi in passato nei riguardi del menzionato Professore, per dimostrare, come egli crede, che da parte sua aveva fatto tutto il possibile: 1º) Subito dopo la pubblicazione dell'articolo "Die Erlösten" indirizzò al Wittig una lettera di biasimo, che venne poi comunicata anche a vari Professori e parroci; - 2º) gli tolse l'ufficio di Preside della Congregazione mariana degli studenti; - 3º) lo fece ammonire per mezzo del decano della Facoltà teologica, affinché evitasse descrizioni leggiere e proposizioni temerarie; - 4º) nell'inverno scorso fece redigere dal Sac. Prof. Engelbert Krebs di Friburgo un voto sugli errori contenuti nei suoi scritti, che mandò allo stesso Wittig, chiedendogli di dare pubblici e soddisfacenti schiarimenti; - 5º) fece negare ufficialmente per mezzo del suo Vicario generale il richiesto Imprimatur al suo libro "Leben Jesu".
"Dopoché la Suprema S. Congregazione del S. Offizio (continuava l'Eminentissimo nella succitata lettera) mi partecipò la condanna dei di lui scritti, aggiungendo alcune prescrizioni per il Wittig, gliene
97r
diedi comunicazione, intimandogli di sottomettersi alle medesime non oltre il 15 Ottobre, nel qual giorno comincia il nuovo semestre degli studi universitari. Sino ad oggi non è certo se egli ubbidirà.
Ho inoltre l'intenzione:
1º) di ammonire al principio del nuovo semestre gli studenti di teologia di non far nulla, che non possa conciliarsi col rispetto dovuto alla decisione del S. Offizio.
2º) di suggerire al Prof. Wittig per mezzo del decano della Facoltà teologica, di prendere un congedo di sei mesi, affinché possa meglio riflettere alla sua situazione e siano così evitate non poche spiacevoli impressioni ed inconvenienti.
Del resto mi permetto di richiamare l'attenzione sui seguenti punti:
I. - Sono volentieri disposto a consigliare al Sac. Prof. Wittig di dimettersi dal suo ufficio di Professore, e chiedo se possa accennare esser ciò desiderio della S. Sede.
97v
II. La situazione della Germania richiede una certa circospezione nel trattare questo caso. Infatti:
1º) Il Professor Wittig ha, a causa del suo stile popolare ed assai fino dal punto di vista letterario, numerosissimi aderenti nei circoli colti, anche fra i buoni cattolici;
2º) Molti protestanti tendono già da decenni ad eliminare le Facoltà teologiche cattoliche dal corpo delle Università, perché la condizione dei professori di teologia è, secondo loro, inconciliabile colla "libera scienza" e colla "libera indagine"; un severo procedimento contro il Wittig rinforzerebbe questa tendenza; d'altra parte, la separazione delle Facoltà teologiche dalle Università costituirebbe un colpo gravissimo, fatale ed irreparabile per la Chiesa cattolica in Germania;
3º) Le trattative per il Concordato fra la S. Sede e la Germania cominceranno nel prossimo inverno; il protestantesimo lotta già da alcuni mesi contro qualsiasi Concordato; se il caso Wittig pren-
98r
desse una cattiva piega, sarebbe uno dei più grandi ostacoli per tali trattative".
Fin qui l'esposto dell'Eminentissimo Bertram, nel quale, tuttavia, mancava, a mio subordinato parere, un punto essenziale. Rimanendo, infatti, incerto se il Wittig si sarebbe sottomesso entro il termine prefissogli dal Sig. Cardinale Vescovo di Breslavia, e neppure se egli accetterebbe il suggerimento di prendere un congedo di sei mesi, era importante di sapere quali provvedimenti l'Eminentissimo intendeva di prendere in caso negativo, massime per ciò che concerne la frequenza degli studenti di S. Teologia alle lezioni del più volte menzionato professore. Perciò mi sembrò necessario di domandargli maggiori schiarimenti al riguardo con foglio dello stesso giorno 5 corrente.
Ieri mattina mi giunse una nuova lettera dell'Eminentissimo in data del 7 corr. ( Allegato II ), nella quale mi comunicava in copia ( Allegato III ) la risposta avuta dal Wittig. Sebbene il Sig. Cardinale Bertram vi abbia soppresso alcuni passi (probabil-
98v
mente i più scabrosi), essa, insolente nella forma, contiene, pur colla dichiarazione del suddetto Professore di non voler essere disubbidiente, un chiaro rifiuto di sottoporsi alla decisione di cotesta Suprema.1 Egli dichiara bensì di riconoscere in principio la potestà della Chiesa di vietare ai fedeli la lettura di scritti contrari alla fede ed ai costumi, ma aggiunge subito che la proibizione, la quale ha colpito i suoi libri, è sprovvista di qualsiasi motivazione. Se egli ha da sottomettersi come uomo ragionevole, debbono essergli dettagliatamente significati i motivi della proibizione medesima, di guisa che possa rettamente spiegare o modificare in nuove edizioni i luoghi censurati. Egli ha avuto la miglior volontà di servire con tutte le forze sino alla fine fedelmente la Chiesa; questa l'ha compensato con "proscrizione" e "condanna". La suaccennata proibizione gli ha procurato già nei due primi mesi gravi pregiudizi materiali e morali; ora è stato sempre ritenuto come immorale di danneggiare in tal guisa, anche coi mezzi del diritto, un uomo, senza aver ma-
99r
nifestato pubblicamente e colla massima accuratezza che ciò era necessario e non poteva farsi altrimenti. Egli considera perciò quella proibizione come non obbligante.
Il Wittig passa poi nella sua deplorevolissima risposta a parlare dell'impostogli precetto di emettere la professione di fede ed il giuramento antimodernista e non si perita di qualificare il motivo di tale ingiunzione ("quia errores, quos ... Wittig litteris tradidit, certe quidem ex parte, doctrinam divino-catholicam funditus subvertunt) come una "manifesta crassa falsità", giacché al contrario, egli afferma, i suoi libri hanno ricondotto alla fede od in essa confermato ed edificato molte persone. In conseguenza di ciò, poiché non gli è lecito di negare l'opera di Dio, non può in coscienza riconoscere né con una firma né con un atto quel falso motivo. Del resto egli ha già emesso, con una convinzione, che asserisce di aver anche attualmente, sia la professione di fede che il giuramento antimodernista, e non intende di rinnovarli, giacché
99v
non è e non vuole essere trattato come spergiuro. Il precetto, poi, della emissione del giuramento antimodernista è una nuova prova che Roma non conosce affatto i suoi scritti, ogni linea dei quali sono una negazione del modernismo. Alcuni suoi Colleghi lo hanno consigliato di far rilevare come Roma stessa per motivi politico-ecclesiastici ha dispensato i membri delle Facoltà teologiche della Germania dal giuramento in discorso e che l'eludere questa Convenzione solleverebbe serie difficoltà. Ma egli non si cura della politica ecclesiastica. La ragione, per cui non pensa di ripetere quei due atti, è perché non può riconoscersi spergiuro e perché la sua coscienza gli vieta di abusare del giuramento come di un comodo riparo contro i fastidi, che lo minacciano e della cui gravità egli si rende pienamente conto. La sua risposta perciò non significa che egli rifiuta di ubbidire, ma che quanto gli è chiesto è stato già fatto e non può essere in queste circostanze ripetuto per motivi di coscienza.
L'infelice e ribelle sacerdote termina il
100r
suo scritto con un attacco contro l'Emo Bertram: "Io accuso apertamente Vostra Eminenza di avere, fatta paurosa da alcuni istigatori, cooperato, - con tutta la serie delle Sue misure, le quali secondo il modo proprio degli scrupolosi sempre più si inasprivano, - all'attuale sciagura. Abbandonato dal mio Vescovo, son rimasto esposto ad ogni latrato e per porre fine a questo abbaiamento, si interdice a me di predicare il Vangelo della misericordia di Dio. Se il mio caso produrrà scandalo in tutto il popolo cattolico, non ne ho io la più gran parte di colpa".2
Nella succitata lettera l'Emo dichiara non esservi più per lui, dopo di ciò, alcun dubbio che debba togliere al Wittig la missio canonica e proibire agli studenti di frequentare le sue lezioni. Poiché, tuttavia, nel presente grave conflitto occorre aver riguardo alle trattative concordatarie, e siccome dopo la risposta del Wittig sarebbe inutile di raccomandargli di prendere un congedo, il Sig. Cardinale Bertram mi interessa di portare con ogni sollecitudine quanto sopra a conoscenza della S. Sede per le ulteriori eventuali istruzioni. D'altra parte, egli aggiunge, secondo il parere del Prof. Canonico Seppelt,
100v
l'anzidetta proibizione per gli studenti è più facilmente attuabile prima del 3 Novembre, giorno in cui ricominceranno le lezioni, giacché, se queste, già iniziate, dovessero poi essere interrotte, ciò darebbe luogo ad un pubblico e clamoroso scandalo con pericolo di dimostrazioni ostili a Roma. L'Eminentissimo ricorda inoltre il Regolamento del 13 Settembre 1840 circa i rapporti fra la Facoltà teologica di Breslavia ed il Vescovo, cui ebbi già occasione di accennare nel succitato Rapporto N. 33459 e del quale, del resto, l'Eminenza Vostra troverà il testo parimenti qui compiegato ( Allegato IV ). Secondo il § 48 lett. b di detto Regolamento, qualora un professore nel suo insegnamento o nei suoi scritti offenda la dottrina cattolica, il Vescovo è autorizzato a denunziare il caso al Ministero, il quale, in base a tale denunzia, procederà con rigore ed energia e porterà rimedio al lamentato inconveniente.3 In conformità di ciò, il Sig. Cardinale si propone di indirizzarsi senza indugio al menzionato Ministero del Culto prussiano con un officio, di cui ha inviato un progetto di minuta ( Allegato V ), e mi ha chiesto di significargli quanto prima, a motivo dell'angustia del tempo, se, a mio avviso, nulla
101r
osti a tale passo.
Ho risposto oggi stesso all'Eminentissimo Vescovo di Breslavia, assicurandolo che avrei immediatamente riferito quanto sopra a cotesta Suprema S. Congregazione per opportuna cognizioni della medesima e per quegli ulteriori provvedimenti, che Essa giudicasse eventualmente del caso. Poiché, poi, l'Emo chiedeva, come ho accennato, il mio modesto parere al riguardo, ed in vista della urgenza delle cosa, gli ho significato, come mia opinione personale, quanto segue:
41º) Non vi è dubbio che debba essere tolta al Wittig la missio canonica e proibito agli studenti di frequentare le sue lezioni.
2º) Nulla sembrarmi ostare a che l'Eminentissimo si rivolga al Ministero del Culto a norma del suaccennato Regolamento, riconosciuto dalla stessa S. Sede nella Convenzione per la erezione della Facoltà teologica di Straburgo del 5 Dicembre 1902 (articolo 4).
3º) Quanto al progetto di minuta mi sono permesso di proporre all'Emo con ogni delicatezza, e sempre come avviso puramente personale, alcune modificazioni:
101v
a) Invece delle parole "a causa dell' aperto conflitto del Prof. Dr. Wittig colle prescrizioni della S. Sede in cose riguardanti la dottrina cattolica" ho suggerito di porre: "...colle prescrizioni delle competenti Autorità ecclesiastiche...", giacché egli ha in realtà trasgredito anche il precetto dell'Ordinario, il quale gli aveva prefisso un termine per sottomettersi, ed altresì affinché apparisca di fronte al Governo che non solo la S. Sede, ma eziandio l'Ordinario medesimo riprova e condanna gli errori contenuti negli scritti in questione.
b) Nella frase "non mi è al presente (zurzeit) possibile di permettere agli studenti di teologia della diocesi di Breslavia di frequentare le di lui lezioni" ho proposto di sopprimere la parola zurzeit, la quale potrebbe dare l'impressione che si tratti soltanto di provvedimento transitorio.
c) L'ultimo periodo: "In conformità del citato § 48 lett. b (del Regolamento) prego che si prenda un rimedio (Abhilfe) sufficiente per i bisogni degli studenti, ad esempio dando l'incarico dell'insegnamento al libero docente Dr. Altaner di Breslavia" mi è sembrato che
102r
autorizzasse una troppo stretta interpretazione dell'obbligo del Governo alla Abhilfe, limitandolo a quello di dare un sostituto al Professore dichiarato per i suoi errori inabile all'insegnamento delle scienze sacre, senza tuttavia allontanarlo dalla cattedra nella Facoltà teologica. Perciò ho suggerito la seguente modificazione: "In conformità ... prego che si prenda un corrispondente rimedio. Per i bisogni degli studenti propongo che sia dato l'incarico...".5
Mentre sottometto quanto sopra al superiore giudizio ed all'alto senno dell'Eminenza Vostra, chiedendo umilmente venia, se a causa della mia insufficienza e della ristrettezza del tempo, la quale non mi permetteva di attendere le venerate di Lei istruzioni, avessi errato nella risposta data all'Emo Bertram, stimo mio dovere di riferire altresì a Vostra Eminenza come da molti si desidererebbe che cotesta Suprema, a somiglianza di quanto fece già per il Manuel biblique ou Cours d'Ecriture Sainte à l'usage des Séminaires di Vigouroux, Bacuez e Brassac, dichiarasse pubblicamente quali sono le erronee dottrine del Wittig. Data invero la grande diffusione e lo straor-
102v
dinario favore che i suoi scritti hanno incontrato anche fra numerosi cattolici, sembrerebbe a non pochi opportuno che i fedeli fossero autenticamente illuminati sugli errori, che hanno condotto alla condanna delle sue opere.
Chinato umilmente al bacio della Sacra Porpora, con sensi di profondissima venerazione ho l'onore di confermarmi
Di Vostra Eminenza Reverendissima
Umilissimo Devotissimo Obbligatissimo Servo
+ Eugenio Pacelli Arcivescovo di Sardi
Nunzio Apostolico
96r, unterhalb der Datusmzeile hds. von unbekannter Hand, vermutlich vom Empfänger, notiert: "18-X-25 [In] Aud. [SS]. Si scriva a Mg. Pacelli dicendogli, che la S. Cong. approva (oppure non ha nulla da osservare in contrario) alla lettera <risposta> da lui spedita <data> all'E Card. di Breslavia: il quale faccia pure quanto ha esposto. Per riguardo poi all'ultimo punto di una lettera esplicativa il S. O. non crede di dare opportuno di farla nel caso Wittig. I motivi della condanna sono stati esaurientemente indicati negli articoli che in proposito delle stesse sono stati pubblicati nelle riviste tedesche. (N. B. Prima di scrivere questa 2da parte si informi se e quali riviste cattoliche hanno scritto in proposito, sollecitando dei lavori relativi, in caso che non fossero ancor stati pubblicati).
C. [Pensi]"; unterhalb der Betreffzeile hds. von gleicher Hand hds. notiert: "20-X-25. Scritto a Mg. Pacelli per riguardo al 1. punto [Kürzel unlesbar]".
1"Suprema" hds. am linken Seitenrand, vermutlich vom Empfänger, angestrichen.
2"colpa" hds. am rechten Seitenrand von unbekannter Hand, vermutlich vom Empfänger, angestrichen.
3"nei suoi scritti ... lamentato inconveniente" hds. von unbekannter Hand, vermutlich vom Empfänger, am linken und rechten Seitenrand angestrichen.
4Anfang des Absatzes hds. von unbekannter Hand, vermutlich vom Empfänger, am linken Seitenrand angestrichen.
5"l'incarico..." hds. von unbekannter Hand, vermutlich vom Empfänger, angestrichen.
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Merry del Val, Raffaele vom 10. Oktober 1925 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 12322, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/12322. Letzter Zugriff am: 10.04.2020.
Online seit 24.06.2016