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Dokument-Nr. 10433
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro
[München], 16. November 1921

Regest
Pacelli berichtet über die schwierige politische Lage im Deutschen Reich nach dem Rücktritt des Kabinetts Wirth I in Folge des Beschlusses der alliierten Botschafterkonferenz zur Teilung Oberschlesiens. Nach der Bildung des Kabinetts Wirth II droht bei Weiterführung der vom Reichskanzler verkörperten Erfüllungspolitik nach Pacellis Auffassung längerfristig die Abspaltung des deutschnational-konservativen Lagers von der Zentrumspartei mit unabsehbaren Folgen für die Interessen der katholischen Kirche in Deutschland. Die Krise im Reich traf auch Preußen und die politische Lage verschlechterte sich für die katholische Kirche. Der Zentrumspolitiker Adam Stegerwald wurde vom Sozialdemokraten Otto Braun als Ministerpräsident abgelöst und im Amt des Kultusministers folgte auf Carl-Heinrich Becker der als intolerant geltende DVP-Politiker Otto Boelitz.
Die Reichsregierung bat Pacelli um eine Besprechung über die Ernennung eines Apostolischen Administrators für das Saargebiet und Reichskanzler Joseph Wirth wünschte den umgehenden Beginn von Reichskonkordatsverhandlungen. Obwohl der Nuntius diese eigentlich erst nach Abschluss des Bayernkonkordats in Angriff nehmen wollte, konnte er diesen Wunsch nicht zurückweisen, und übergab Wirth die Pacelli-Punktation II mit den vatikanischen Forderungen. Der Nuntius geht davon aus, dass die einem Reichskonkordat kritisch gegenüberstehenden Länder wie Preußen im Reichsrat dagegen opponieren werden. Er wies darauf hin, dass der Heilige Stuhl an einem Reichskonkordat unter Ausschluss der Schulfrage kein Interesse habe.
Die ohnehin schon schwierige Situation wurde durch das Verhältnis des Bayernkonkordats zum Reichskonkordat weiter erschwert. Darüber hinaus forderte Preußen ein separates Konkordat, sollte das Bayernkonkordat nicht im Reichskonkordat inbegriffen sein. Wenn ein Preußenkonkordat zustande kommen sollte, erscheint der Abschluss eines Reichskonkordats in Pacellis Augen sehr unwahrscheinlich. Der Nuntius hält allerdings weiter an einem Bayernkonkordat fest, da er davon ausgeht, dass dies der Wille des Heiligen Stuhles ist.
Neben der Saarfrage ist dem Heiligen Stuhl nach Pacellis Ansicht mit der Frage der kirchlichen Verwaltung in den verlorenen deutschen Ostgebieten in Oberschlesien und in der Freien Stadt Danzig eine weitere wichtige Waffe für die Reichskonkordatsverhandlungen in die Hand gelegt worden. Der Nuntius rät dazu, in dieser Frage ein Entgegenkommen zu signalisieren, sollte ein günstiges Reichskonkordat unter Einbeziehung der Schulfrage abgeschlossen werden.
Betreff
Viaggio a Berlino – Situazione politica in Germania – Trattative per un Concordato col Reich
La situazione politica in Germania attraversa attualmente un periodo assai critico.
L'antico Gabinetto Wirth (come ebbi a prevenire l'E. V. R. col mio rispettoso cifrato N. 397 del 12 Ottobre p. p.) si dimise in seguito alla sfavorevole decisione relativa all'Alta Slesia. Il Cancelliere aveva infatti giustificato dinanzi alla pubblica opinione la sua cosidetta "politica di esecuzione" degli oneri derivanti dall'ultimatum di Londra colla considerazione, che in tal modo sarebbe riuscito alla Germania di conservare quell'importante territorio. Per molti deputati era stato questo l'unico motivo, per cui avevano votato in favore dell'accettazione dell'ultimatum medesimo. "Salvare l'Alta Slesia mediante una leale politica di esecuzione sino all'estremo limite": era stato il pensiero che aveva guidato il Cancelliere nello svolgimento della sua politica. Le speranze così suscitate, forse poco prudentemente, nel popolo tedesco rimasero amaramente deluse colla decisione di Ginevra, che l'Ambasciatore d'Inghilterra in Berlino, Lord d'Abernon, non ha esitato a qualificare, anche parlando meco, come una "ingiustizia" verso la Germania. Al Cancelliere Wirth, il quale ripetutamente aveva annunziato il suo ritiro nel caso di un esito sfavorevole, non rimaneva quindi altro che dimettersi.
Il Centro pensò allora che fosse possibile
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di formare, in luogo dell'antica, una più larga coalizione, la quale cioè includesse anche il partito popolare tedesco (Deutsche Volkspartei). Le trattative iniziate al riguardo erano già assai avanzate, allorché vennero rotte all'improvviso a causa dell'insuperabile resistenza, che i capi del partito popolare tedesco trovarono nella loro frazione. Il partito anzidetto decise quindi di rifiutare l'esecuzione della decisione di Ginevra; i democratici ed il partito popolare bavarese presero la stessa attitudine, cosicché il Centro ed i socialisti rimasero i soli disposti ad acconsentire all'invio di un Commissario per le trattative sull'Alta Slesia. La situazione divenne in tal guisa estremamente complicata. Un Gabinetto di destra era impossibile per evidenti ragioni di politica estera; il Centro si era pronunziato contro una coalizione unicamente coi socialisti, e questi d'altra parte respingevano la proposta di costituire essi soli il Ministero. Il Presidente del Reich , il quale aveva minacciato di ritirarsi di fronte ad una simile situazione, che sembrava senza uscita ed era resa ancor più critica dal fatto che mancavano soltanto due giorni alla scadenza del termine fissato dall'Intesa per la nomina del Commissario suddetto, finì col rivolgersi di nuovo al Wirth, scongiurandolo di costituire almeno un Gabinetto, che attendesse provvisoriamente al disbrigo degli affari, finché non fosse possibile di formare un Governo con più larga base. Il Wirth accettò, e dinanzi alla gravità dell'ora la frazione del Centro non osò di opporsi. Così nacque il nuovo Ministero, composto da quattro membri del Centro (Wirth = Cancelliere e Ministro degli Esteri; Hermes = vettovagliamento e provviso-
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riamente finanze; Sac.  Brauns = lavoro; Giesberts = poste) e da quattro socialisti maggioritari (Bauer = Vicecancelliere e Ministro del tesoro; Köster = interno; Schmidt = economia; Radbruch = giustizia). Il democratico Gessler è rimasto come Ministro della difesa, sebbene il suo partito sia uscito dalla coalizione.
Tale soluzione della crisi ha attirato ancor più sul Centro la opposizione dei partiti di destra, ed i cattolici a tendenza nazionalista, e quindi contrari alla politica di sottomissione di fronte all'Intesa seguita dal Wirth e dal Centro medesimo, si staccano da esso in numero sempre maggiore e vanno ad ingrossare le file dei tedeschi nazionali e dei popolari tedeschi, nei quali impera lo spirito protestante. Se si dovesse continuare per questa via, si farebbe assai minaccioso il periodo di una durevole scissione fra i cattolici tedeschi, e la forza del Centro crollerebbe con incalcolabili conseguenze per gl'interessi della Chiesa in Germania.
Sopravvenne poco dopo la crisi anche nel Gabinetto prussiano colle dimissioni del Ministro Presidente Stegerwald, deputato del Centro. Alla testa del nuovo Ministero, composto dai socialisti, dal Centro, dai democratici e dai popolari tedeschi, si trova il socialista Braun. Ministro del Culto è il Dr.  Bölitz, direttore di ginnasio in Soest e appartenente al partito popolare tedesco. Egli è stato già fieramente attaccato da vari organi socialisti e democratici, che gli attribuiscono tendenze reazionarie, ed anche alcuni giornali del Centro lo accusano di intolleranza verso i cattolici. Certo è che l'attuale Governo in Prussia rappresenta di fronte al precedente un notevole
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peggioramento nei riguardi della Chiesa. L'antico Ministro Dr.  Becker è tornato ad essere Segretario di Stato nel medesimo Ministero del Culto.
Dopo il colloquio avuto dall'E. V. R. con cotesto Sig.  Ambasciatore di Germania sulla questione della richiesta nomina di un Amministratore Apostolico nel territorio della Sarre (Dispaccio N. B=27237 dell'8 corrente), colloquio il quale non mancò di produrre la voluta impressione, mi fu fatto conoscere che in Berlino si desiderava di parlarmi quanto prima. Partii così senza indugio per quella Capitale, conformemente all'autorizzazione impartitami già dall'E. V., e l'11 mattina fui ricevuto dal Sig. Cancelliere. Egli mi dipinse anzitutto la gravissima e si direbbe quasi disperata situazione finanziaria della Germania e quindi, dopo aver accennato alla suddetta questione del territorio della Sarre, mi espresse il desiderio che fossero senza il minimo indugio iniziate anche le trattative per il Concordato col Reich . Tale domanda egli rinnovò il giorno seguente e poi anche per iscritto con lettera in data del 14 corrente, che qui acclusa ho l'onore d'inviare in copia all'E. V. insieme alla traduzione italiana (Alleg.  I e II ). Sebbene per le molteplici ragioni già note all'E. V. sarebbe stato preferibile che dette trattative venissero cominciate soltanto dopo la conclusione del Concordato bavarese, mi sembrò nondimeno, tutto ben considerato, impossibile di respingere simile richiesta; e perciò con Nota del giorno seguente 15 corrente, di cui compio egualmente il dovere di qui accludere il testo tedesco e la traduzione italiana (Alleg.  
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III e IV ), e nella quale ebbi cura di mettere, per ogni buon fine, la espressa clausola "salve possibili future modificazioni ed aggiunte", rimisi al Dr. Wirth i punti contenenti i desideri della S. Sede al riguardo. Detti punti furono da me, come Ella ricorderà senza dubbio, preparati, tenendo conto dei voti manifestati dalla Conferenza vescovile di Fulda, nel mese di Marzo dello scorso anno in Roma, ove incontrarono l'approvazione del S. Padre e dell'E. V. – In seguito a colloqui avuti con competenti personaggi e ad alcune osservazioni proposte dall'Emo Signor Cardinale Bertram, vi introdussi man mano dei miglioramenti, di ordine però soltanto secondario, e, per ciò che concerne le Facoltà teologiche e la questione scolastica, sostituii alla primitiva redazione la nuova formula adottata per la Baviera (cfr. Rapporti N. 17896 dell'11 Settembre 1920 e N. 20850 dell'8 Giugno 1921, e Dispacci N. B=13174 del 24 Novembre 1920 e N. B=21860 del 21 Giugno 1921). Finalmente il 12 corrente, per desiderio espresso del Sig. Cancelliere, i punti medesimi vennero confidenzialmente discussi alla mia presenza in una lunga seduta, cui presero parte S. E. il Sig.  Spahn, deputato al Reichstag e già Ministro della Giustizia in Prussia, il Dr.  Porsch, Vicepresidente del Landtag prussiano e Capo della frazione del Centro nel Landtag stesso, il Sig.  Marx, Consigliere Segreto, Capo della frazione del Centro nel Reichstag, Presidente della organizzazione pro-Schola e del Volksverein , ed il Revmo Mons.  Kaas, Professore di diritto canonico in Treviri e deputato al Reichstag. Alcune saggie modificazioni, suggerite durante la discussione, furono da me accolte nel testo definitivo, che V. E. troverà, tradotto anche in italiano, negli A lleg.  V e VI . È inoltre da notare che i punti in discorso rappresentano il materiale complessivo proposto dalla S. Sede per le trattative; tuttavia l'ulteriore esame dei medesimi mostrerà quali di essi potranno essere inclusi nel Concordato per il Reich, e quali invece, a norma della Costituzione germanica, dovranno essere lasciati ad eventuali posteriori Concordati o convenzioni particolari coi singoli Stati.
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Coll'immediato inizio delle trattative concordatarie il Governo del Reich ha voluto evidentemente rimuovere il temuto pericolo della nomina dell'Amministratore Apostolico della Sarre. Si può anzi ritenere il Governo medesimo, sotto la pressione degli avvenimenti attuali, sia nel momento presente disposto non sfavorevolmente riguardo alla conclusione del Concordato, la cui necessità per impellenti ragioni politiche è riconosciuta non solo dal Cancelliere cattolico Dr. Wirth, ma altresì dal socialista Ministro dell'Interno Dr. Köster, col quale pure ho avuto occasione di intrattenermi. Queste disposizioni del Governo del Reich incontreranno però, a quanto si prevede, assai viva opposizione in molti degli Stati particolari, che dovranno dare nel Reichsrat la loro approvazione al relativo progetto, e soprattutto nella Prussia, la quale, secondo che ebbi già ad accennare nel mio ossequioso Rapporto N. 22173 del 27 Ottobre scorso, è in principio contraria ad includere la questione scolastica nel Concordato. Da parte mia, non ho mancato di far chiaramente comprendere ad ogni occasione che, qualora questo punto rimanesse escluso, la S. Sede non avrebbe più, si può dire, alcun interesse alla stipulazione del Concordato medesimo e quindi non si vede come potrebbe essere indotta a consentirvi; il Governo però dovrebbe naturalmente sopportare poi le inevitabili conseguenze di un tale stato di cose, creato dalla sua attitudine.
A complicare ancor più la già difficile ed intricata situazione si aggiunge la questione dei rapporti fra il Concordato bavarese e quello per il Reich. Come infatti l'E. V. 
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ricorderà senza dubbio, nel Novembre dello scorso anno riuscii non senza sforzo ad ottenere dall'allora Ministro degli Esteri in Berlino Dr.  Simons una comunicazione scritta, nella quale dichiarava di non aver nulla da opporre al proseguimento ed alla conclusione delle trattative per il Concordato bavarese, ed inoltre che questo non sarebbe toccato da posteriori leggi del Reich (Rapporto N. 18532 del 14 Novembre 1920). Ciò tuttavia suscitò le gelosie del Governo prussiano, il quale (come risulta altresì dalla lettera indirizzatami in data del 21 Giugno scorso dall'allora Ministro del Culto Dr. Becker, e che mi onoro pure di qui compiegare colla relativa traduzione italiana – Alleg.  VII e VIII ) ha ripetutamente richiesto che anche il Concordato bavarese rimanga incluso in quello generale per il Reich, aggiungendo che, se la Baviera dovesse invece avere un concordato del tutto separato ed indipendente, anche la Prussia reclamerebbe per sé un eguale diritto. È chiaro però che, qualora si stipulasse un Concordato del tutto separato ed indipendente, anche la Prussia reclamerebbe per sé un eguale diritto. È chiaro però che, qualora si stipulasse un Concordato separato anche per la Prussia, non resterebbe più che poca o nessuna speranza di concludere un Concordato per il Reich, giacché nei rimanenti Stati (in molti dei quali dominano i socialisti ed i protestanti) non sarebbe possibile di raggiungere una maggioranza favorevole, e quindi non si potrebbe nemmeno più (e ciò sarebbe grave sciagura) venire con quel mezzo in aiuto ai cattolici della Diaspora. Malgrado queste innegabili difficoltà mi sono finora studiato sempre di mantenere il punto di vista del Concordato separato colla
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Baviera, sia perché una rinunzia o cessione in materia arrecherebbe (almeno per quanto ho potuto constatare) vivo dolore all'Episcopato ed ai cattolici bavaresi, sia soprattutto perché tale mi è sembrata essere la volontà della S. Sede (ad esempio, nel Dispaccio N. B=20766 del 20 Maggio 1921 si parla espressamente di un "Concordato che si spera di concludere tra la Germania – esclusa la Baviera – e la Santa Sede"), volontà resa, per così dire, tangibile col mantenimento della Nunziatura, di Monaco. Il Governo di Berlino, il quale si sente a disagio legato dalla succitata dichiarazione del Dr. Simons, e bramerebbe un Concordato per il Reich includente pure la Baviera, non ha omesso di manifestarmi nei giorni scorsi simile desiderio, rilevando altrimenti aumenterebbero gli ostacoli per la conclusione del Concordato anzidetto; ma io ho evitato di lasciar concepire speranze in quel punto. So che il Sig. Cancelliere ha profittato anche della quasi contemporanea presenza in quella Capitale del Ministro Presidente bavarese Sig.  Conte von Lerchenfeld per discutere il delicato argomento, senza però giungere ad una soluzione; in tal guisa le trattative per il Concordato colla Baviera, in conformità della più volte menzionata dichiarazione, continueranno intanto come prima.
Nel frattempo un'altra questione è sorta, la quale, come a me consta, preoccupa il
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Governo germanico non meno di quella del bacino della Sarre, e può quindi rappresentare nelle mani della S. Sede una nuova validissima arma per le trattative concordatarie col Reich; vale a dire l'ordinamento dell'amministrazione ecclesiastica nei territori dell'est perduti dalla Germania, ed in particolare nello Stato libero di Danzica e nella parte dell'Alta Slesia attribuita alla Polonia. Su quest'ultimo punto anzi così il Presidente del Reich Sig. Ebert, come il Cancelliere Dr. Wirth, mi hanno già caldamente pregato d'interessare la S. Sede; del resto, cotesta Ambasciata di Germania, a quanto mi è stato riferito, presenterà fra breve all'E. V. le relative proposte. Ora, a giudizio di persone competenti, per esercitare una pressione sul Governo prussiano e cercare di vincerne le resistenze, massime contro l'inclusione della questione scolastica nel Concordato, sarebbe di somma importanza, se la S. Sede – senza dare naturalmente per ora una formale promessa, la quale toglierebbe subito a quell'arma ogni efficacia – lasciasse tuttavia in qualche modo intravedere benevole disposizioni al riguardo, nell'ipotesi del felice esito delle trattative concordatarie. Mi permetto perciò subordinatamente di richiamare in modo del tutto speciale su questo punto assai importante la superiore attenzione dell'E. V.
Dopo di ciò, chinato
Empfohlene Zitierweise:
Pacelli, Eugenio an Gasparri, Pietro vom 16. November 1921 , in: 'Kritische Online-Edition der Nuntiaturberichte Eugenio Pacellis (1917-1929)', Dokument Nr. 10433, URL: www.pacelli-edition.de/Dokument/10433. Letzter Zugriff am: 18.10.2019.
Online seit 14.05.2013, letzte Änderung am 26.06.2019